Luca Annunziata

Processo alla Baia, seconda settimana

Il verdetto si avvicina, in aula sfilano pesci piccoli e pesci grossi. L'accusa cambia ancora i capi di imputazione. L'industria dei contenuti giustifica le sue richieste, e svela uno dei suoi alleati: Google

Roma - La settimana è iniziata sotto tono, ma promette di entrare nel vivo entro venerdì: ormai la conclusione del processo a The Pirate Bay, e più precisamente ai quattro individui ritenuti dall'accusa i fondatori e gestori del sito, si avvicina, e dunque le parti in causa non risparmiano alcuna carta per tentare di convincere il giudice togato e i tre giudici popolari delle proprie ragioni. Difficile dire al momento chi la stia spuntando, anche se parrebbe che la strategia messa in atto da Peter Sunde (in arte BrokeP) e compagni stia dando i propri frutti.

Nella prima udienza della settimana, tenutasi martedì e dedicata ai testimoni dell'accusa, davanti alla corte sono sfilati tre due investigatori che si sono occupati dell'istruttoria del caso per conto dell'industria. Gli avvocati dei detentori dei diritti avevano preannunciato anche un terzo teste che, tuttavia, non hanno ritenuto far salire sul banco.

È toccato dunque solo a Magnus Mårtensson e Anders Nilsson illustrare il risultato delle loro ricerche: hanno mostrato alla Corte una serie di schermate salvate in precedenza, ma hanno dovuto ammettere - pressati dalla difesa - di non avere prove tangibili di aver utilizzato le risorse messe in campo da The Pirate Bay, né di avere la certezza che quanto hanno scaricato fosse protetto da diritto d'autore.
Proprio a tal riguardo, un'altra delle novità della settimana è costituita da un nuovo cambio nel capo di imputazione: se prima i quattro erano accusati di aver messo a disposizione degli utenti "un website con motore di ricerca, (...) un database contenente file torrent, (...) e un tracker", fornendo cioè "tutti i componenti necessari agli utenti del servizio per condividere file", ora l'accusa si potrebbe accontentare di dimostrare che la Baia ha fatto anche solo una di queste cose. È in quella parola tutti che risiede la difficoltà di dimostrare la colpevolezza degli accusati: rimuovendola, alla luce di quanto si è visto in aula fino a questo punto, i legali dell'accusa sperano di riuscire a dimostrare almeno in parte le proprie tesi e di ottenere una condanna.
174 Commenti alla Notizia Processo alla Baia, seconda settimana
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  • Fra la figuraccia della scrittrice pescata in flagrante elogio di Pirate Bay e l'investigatore di cui si è scoperto che prima di collaborare con l'accusa aveva lavorato per la Warner, questo processo è davvero una miniera di spasso. Un'assurdità che finora non mi sembra essere stata notata da nessuno (e ahimè sarebbe stato un bel colpo a segno della difesa) è questa: John Kennedy, il big boss della IFPI mondiale, ha sostenuto solennemente che Google è "ben diversa" da TPB, perché mentre quelli di TPB sono (sic!) "i delinquenti più grandi e più malvagi di tutta la Rete" Google "collabora attivamente" con la IFPI nell'opporsi alla pirateria, e la IFPI ha "un team di dieci persone che lavorano a stretto contatto con Google". Be', a quanto pare questi dieci signori fanno maluccio il loro lavoro: non si sono accorti che se uno cerca su Google "The Pirate Bay" ottiene come primo risultato il link al covo più famigerato del mondo?
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    Modificato dall' autore il 28 febbraio 2009 00.26
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    Modificato dall' autore il 28 febbraio 2009 00.32
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  • Caro Ruppolo,

    sei uno dei pochissimi strenui oppositori della pirateria che dica cose
    piuttosto intelligenti e non da troll, anche se è evidente che lo fai perché
    sei "del giro", e dunque, per forza di cose, di parte. Ma questo in sé non
    lo trovo un male: ognuno giustamente difende ciò che ha e ciò che è, e io
    preferirei che ci fossi tu al posto di gente come Barbareschi o Enzo
    Mazza, perché se non altro sembri avere una discreta conoscenza di Internet,
    hai un buon modo di argomentare, e di sicuro mi piacerebbe, a me incallito
    pirata, poter discutere con te a tu per tu. Perché? per provare a spiegarti
    come non tutti i "pirati" (spero che almeno ammetterai che poche volte è
    stato fatto un uso altrettanto distorto di una parola che un tempo aveva
    connotazioni morali infinitamente peggiori) scaricano file illegali per una
    bieca questione economica. (Così come, e su questo temo che in questo
    processo la IFPI si farà molto male, può accadere che quattro signori come
    Peter Sunde e soci abbiano messo su il po' po' di sito che hanno messo su in
    questi anni guadagnandoci davvero poco o niente.) Alcuni, e tra questi vedi
    caso io, hanno abbracciato con entusiasmo il P2P "illegale" per un complesso
    di ragioni che potrei riassumere in due punti: 1) rivendicazione "politica"
    contro uno stato di cose (lo stato attuale della legge sul diritto d'autore
    e il modo in cui essa è "gestita" dalle major) che non ha più ragion
    d'essere nella mutata temperie tecnologica in cui viviamo, e quindi
    infrangere la legge politicamente il più possibile nella speranza di far
    crollare il più velocemente possibile il "sistema" che l'ha fatta nascere 2)
    coscienza di vivere in un momento storico in cui, proprio grazie alle
    possibilità offerte dalla tecnologia, si offre a un'intera generazione un'orgia di "cultura" quale nessun'altra generazione ha conosciuto mai. Mi
    dispiace davvero che tu dica che il cinema non possa essere considerato un
    bene di prima necessità, perché per me lo è sempre stato e continua a
    esserlo, così come sono i libri, la musica classica e la musica pop, e le
    mille manifestazioni dell'arte figurativa. Tutte forme di SAPERE (e per
    alcuni, credimi, il sapere non è un lusso ma una necessità senza la quale la
    vita non avrebbe senso) alle quali, grazie al P2P, legale e illegale, noi
    tutti ci troviamo di colpo in grado di accedere gratuitamente in misura
    astronomica, iperbolica, inebriante. Quello che voi discografici non cercate
    nemmeno di capire è che quest'improvvisa orgia di libertà, che naturalmente
    tu chiameresti licenza, arbitrio, illegalità diffusa e così via, ha avuto un
    tale impatto sul popolo della rete, e di riflesso sulla popolazione del
    pianeta, che le cose non potranno mai essere più come prima, perché ormai
    tutti abbiamo assaggiato il frutto proibito della libera condivisione delle
    opere dell'ingegno (proprio, o altrui, per noi non fa davvero questa gran
    differenza, così come non la faceva per gli uomini dell'antichità). E
    ripeto, rassegnatevi, voi che gestite la filiera che prospera e campa
    intorno agli ingegni dei pochi veri "autori", rassegnatevi, voi strenui
    difensori (interessati) della moralità e della legalità: il concetto di
    proprietà intellettuale non tornerà mai più a essere quello che era prima.
    Potrete vincere un milione di battaglie, disconnettere un miliardo di
    utenti, e metterne in prigione mille miliardi: ormai il genio è uscito dalla
    lampada, e vaga indisturbato per il mondo, e sarebbe molto più realistico
    prenderne atto piuttosto che continuare questo patetico tentativo di
    restaurazione del ventesimo secolo. Del resto, anche la storia ci insegna
    molte cose: innanzitutto che l'umanità ha vissuto benissimo fino al 1700
    senza il diritto d'autore, e producendo cosette mica male come l'Eneide, la
    Divina Commedia, gli oratori di Bach e il teatro di Shakespeare, e che non è
    del tutto folle pensare che potrebbe tornare a farne a meno. Cordiali saluti
  • Complimenti, hai scritto un bel post.
    davvero..
    non+autenticato
  • però per favore finiamola col finto perbenismo della diffusione della cultura o dello "scarico per provare"... questo esisterà nell'1% dei casi...
    il resto è un magna magna incredibile! intere discografie, collezioni di film da far impallidire videonoleggi... per favore, siamo seri e sinceri.
    Poi possiamo portare qualsiasi altra argomentazione, ma le affermazioni da faccia di bronzo lasciamole da parte.
    non+autenticato
  • ma non stiamo dicendo che il pianeta è informaticamente ignorante? non lo afferma il ceo stesso di Microsoft (vedi altro articolo di oggi) ?

    quindi chi è che svuota le sale?

    ma figuriamoci

    chiedete ai vostri colleghi e amici.

    stanno A CASA.

    hanno sky, hanno l'home theater, vanno a noleggio, acquistano i dvd, si prestano a vicenda i dvd, vedono la tv via cavo...

    e non hanno voglia di andare al cinema a sentire casino cellulari pubblicità e pagare un casino per mangiare
    non+autenticato
  • Scusate ... sono rincoglionito io o c'è qualcosa che no va? Se apro www.punto-informatico.it mi mostra delle notizie, se selezione per data di oggi me ne mostra delle altre... che succede?
    non+autenticato
  • Ciao!

    Non riesco a riprodurre il problema che descrivi: ti spiacerebbe spiegarmi meglio?

    Qui sembra tutto ok...Occhiolino

    A dopo!

    L
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