Luca Annunziata
giovedì 26 febbraio 2009

Processo alla Baia, seconda settimana

Il verdetto si avvicina, in aula sfilano pesci piccoli e pesci grossi. L'accusa cambia ancora i capi di imputazione. L'industria dei contenuti giustifica le sue richieste, e svela uno dei suoi alleati: Google

Roma - La settimana è iniziata sotto tono, ma promette di entrare nel vivo entro venerdì: ormai la conclusione del processo a The Pirate Bay, e più precisamente ai quattro individui ritenuti dall'accusa i fondatori e gestori del sito, si avvicina, e dunque le parti in causa non risparmiano alcuna carta per tentare di convincere il giudice togato e i tre giudici popolari delle proprie ragioni. Difficile dire al momento chi la stia spuntando, anche se parrebbe che la strategia messa in atto da Peter Sunde (in arte BrokeP) e compagni stia dando i propri frutti.

Nella prima udienza della settimana, tenutasi martedì e dedicata ai testimoni dell'accusa, davanti alla corte sono sfilati tre due investigatori che si sono occupati dell'istruttoria del caso per conto dell'industria. Gli avvocati dei detentori dei diritti avevano preannunciato anche un terzo teste che, tuttavia, non hanno ritenuto far salire sul banco.

È toccato dunque solo a Magnus Mårtensson e Anders Nilsson illustrare il risultato delle loro ricerche: hanno mostrato alla Corte una serie di schermate salvate in precedenza, ma hanno dovuto ammettere - pressati dalla difesa - di non avere prove tangibili di aver utilizzato le risorse messe in campo da The Pirate Bay, né di avere la certezza che quanto hanno scaricato fosse protetto da diritto d'autore.
Proprio a tal riguardo, un'altra delle novità della settimana è costituita da un nuovo cambio nel capo di imputazione: se prima i quattro erano accusati di aver messo a disposizione degli utenti "un website con motore di ricerca, (...) un database contenente file torrent, (...) e un tracker", fornendo cioè "tutti i componenti necessari agli utenti del servizio per condividere file", ora l'accusa si potrebbe accontentare di dimostrare che la Baia ha fatto anche solo una di queste cose. È in quella parola tutti che risiede la difficoltà di dimostrare la colpevolezza degli accusati: rimuovendola, alla luce di quanto si è visto in aula fino a questo punto, i legali dell'accusa sperano di riuscire a dimostrare almeno in parte le proprie tesi e di ottenere una condanna.
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