Conclusa la prima fase, mercoledì è stato il turno di nientepopodimenoché
John Kennedy, ex-CEO di Universal Music Group e oggi a capo di IFPI (l'associazione che sostiene gli interessi delle major). Kennedy ha confermato di essere in aula per tenere fede al proprio mandato, vale a dire far rispettare e se possibile "migliorare" le leggi che tutelano il diritto d'autore, precisando che "la pirateria ha causato danni immensi all'industria della musica". Pur ammettendo di avere una conoscenza limitata di BitTorrent, dei software utilizzati per la condivisione e del funzionamento di TPB, Kennedy ha definito la Baia come la sorgente numero uno della musica pirata nel mondo.
Per Kennedy, ogni download equivarrebbe ad un album acquistato in meno: le cifre starebbero a testimoniare l'impatto del file sharing, con i fatturati delle major calati da 27 miliardi di dollari nel 2001 ad appena 18 nel 2008. Dietro insistenza della difesa,
il CEO di IFPI ha ammesso di non conoscere l'esatto impatto dei download legali di musica su queste cifre ma ha anche precisato che, tra un prodotto ceduto gratuitamente e uno in vendita, a suo giudizio il consumatore finale non avrebbe dubbi: sceglierebbe sempre quello gratis. Ma non per questo, a differenza che in passato, IFPI
inizierà a trascinare in tribunale ogni singolo utente beccato ad utilizzare i servizi offerti da TPB.
A supporto delle sue teorie, Kennedy
ha snocciolato sei diversi studi condotti da alcune università sull'impatto del file-sharing sulle vendite di musica: cinque di questi studi confermerebbero le sue tesi, uno soltanto proporrebbe la teoria che i download siano un vantaggio per l'industria musicale. La difesa ha chiesto di conoscere quanti di questi studi fossero stati commissionati da IFPI o dalle sue associate: Kennedy ha risposto di non saperlo.
Infine, capitolo Google. Secondo la difesa, che basa molta della sua strategia su questo punto, TPB non sarebbe altro che l'equivalente di Google sebbene ristretto ad un argomento specifico: perché dunque non fare causa anche a Google, visto che attraverso il suo motore di ricerca si possono individuare gli stessi file torrent? "Abbiamo discusso con Google di come prevenire la pirateria" ha spiegato Kennedy, che ha anche rivelato come
BigG sia divenuta un partner importante in tal senso e che una task force apposita opererebbe a Londra per filtrare dai risultati del motore di ricerca i contenuti indesiderati. BigG, insomma, collabora: la Baia, no.
A quello di Kennedy è seguito l'intervento di Bertil Sandgren, rappresentante dell'industria cinematografica, che ha quantificato e giustificato i danni chiesti agli imputati, motivandoli con il calo delle vendite dei biglietti al cinema: un calcolo effettuato,
ha spiegato, stimando - in base ai risultati al botteghino - la percentuale di download di un film su un totale presunto. Sandgren, pressato ancora una volta dalla difesa, non ha voluto tuttavia esprimersi sugli
incassi record fatti registrare nel 2008 dalle sale svedesi.
Prima che la corte si aggiornasse, c'è stato ancora spazio per le testimonianze del CEO svedese della divisione locale di Universal Per Sundin, e del rappresentante della IFPI svedese Louis Werner. Quest'ultimo ha ribadito le cifre delle vendite in calo, tali da giustificare una richiesta di danni: i dati forniti in sede dibattimentale, tuttavia, secondo qualcuno
sarebbero in contraddizione con quanto la stessa associazione aveva illustrato tempo addietro sul proprio sito. Le vendite negli ultimi anni,
questa la ricostruzione dei blogger, non sarebbero affatto calate.
Seduta aggiornata, si riprenderà oggi stesso.
Luca Annunziata