Luca Annunziata
giovedì 26 febbraio 2009

Processo alla Baia, seconda settimana

Il verdetto si avvicina, in aula sfilano pesci piccoli e pesci grossi. L'accusa cambia ancora i capi di imputazione. L'industria dei contenuti giustifica le sue richieste, e svela uno dei suoi alleati: Google

Conclusa la prima fase, mercoledì è stato il turno di nientepopodimenoché John Kennedy, ex-CEO di Universal Music Group e oggi a capo di IFPI (l'associazione che sostiene gli interessi delle major). Kennedy ha confermato di essere in aula per tenere fede al proprio mandato, vale a dire far rispettare e se possibile "migliorare" le leggi che tutelano il diritto d'autore, precisando che "la pirateria ha causato danni immensi all'industria della musica". Pur ammettendo di avere una conoscenza limitata di BitTorrent, dei software utilizzati per la condivisione e del funzionamento di TPB, Kennedy ha definito la Baia come la sorgente numero uno della musica pirata nel mondo.

Per Kennedy, ogni download equivarrebbe ad un album acquistato in meno: le cifre starebbero a testimoniare l'impatto del file sharing, con i fatturati delle major calati da 27 miliardi di dollari nel 2001 ad appena 18 nel 2008. Dietro insistenza della difesa, il CEO di IFPI ha ammesso di non conoscere l'esatto impatto dei download legali di musica su queste cifre ma ha anche precisato che, tra un prodotto ceduto gratuitamente e uno in vendita, a suo giudizio il consumatore finale non avrebbe dubbi: sceglierebbe sempre quello gratis. Ma non per questo, a differenza che in passato, IFPI inizierà a trascinare in tribunale ogni singolo utente beccato ad utilizzare i servizi offerti da TPB.

A supporto delle sue teorie, Kennedy ha snocciolato sei diversi studi condotti da alcune università sull'impatto del file-sharing sulle vendite di musica: cinque di questi studi confermerebbero le sue tesi, uno soltanto proporrebbe la teoria che i download siano un vantaggio per l'industria musicale. La difesa ha chiesto di conoscere quanti di questi studi fossero stati commissionati da IFPI o dalle sue associate: Kennedy ha risposto di non saperlo.
Infine, capitolo Google. Secondo la difesa, che basa molta della sua strategia su questo punto, TPB non sarebbe altro che l'equivalente di Google sebbene ristretto ad un argomento specifico: perché dunque non fare causa anche a Google, visto che attraverso il suo motore di ricerca si possono individuare gli stessi file torrent? "Abbiamo discusso con Google di come prevenire la pirateria" ha spiegato Kennedy, che ha anche rivelato come BigG sia divenuta un partner importante in tal senso e che una task force apposita opererebbe a Londra per filtrare dai risultati del motore di ricerca i contenuti indesiderati. BigG, insomma, collabora: la Baia, no.

A quello di Kennedy è seguito l'intervento di Bertil Sandgren, rappresentante dell'industria cinematografica, che ha quantificato e giustificato i danni chiesti agli imputati, motivandoli con il calo delle vendite dei biglietti al cinema: un calcolo effettuato, ha spiegato, stimando - in base ai risultati al botteghino - la percentuale di download di un film su un totale presunto. Sandgren, pressato ancora una volta dalla difesa, non ha voluto tuttavia esprimersi sugli incassi record fatti registrare nel 2008 dalle sale svedesi.

Prima che la corte si aggiornasse, c'è stato ancora spazio per le testimonianze del CEO svedese della divisione locale di Universal Per Sundin, e del rappresentante della IFPI svedese Louis Werner. Quest'ultimo ha ribadito le cifre delle vendite in calo, tali da giustificare una richiesta di danni: i dati forniti in sede dibattimentale, tuttavia, secondo qualcuno sarebbero in contraddizione con quanto la stessa associazione aveva illustrato tempo addietro sul proprio sito. Le vendite negli ultimi anni, questa la ricostruzione dei blogger, non sarebbero affatto calate.

Seduta aggiornata, si riprenderà oggi stesso.

Luca Annunziata
174 Commenti alla Notizia Processo alla Baia, seconda settimana
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  • Fra la figuraccia della scrittrice pescata in flagrante elogio di Pirate Bay e l'investigatore di cui si è scoperto che prima di collaborare con l'accusa aveva lavorato per la Warner, questo processo è davvero una miniera di spasso. Un'assurdità che finora non mi sembra essere stata notata da nessuno (e ahimè sarebbe stato un bel colpo a segno della difesa) è questa: John Kennedy, il big boss della IFPI mondiale, ha sostenuto solennemente che Google è "ben diversa" da TPB, perché mentre quelli di TPB sono (sic!) "i delinquenti più grandi e più malvagi di tutta la Rete" Google "collabora attivamente" con la IFPI nell'opporsi alla pirateria, e la IFPI ha "un team di dieci persone che lavorano a stretto contatto con Google". Be', a quanto pare questi dieci signori fanno maluccio il loro lavoro: non si sono accorti che se uno cerca su Google "The Pirate Bay" ottiene come primo risultato il link al covo più famigerato del mondo?
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    Modificato dall' autore il 28 febbraio 2009 00.26
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    Modificato dall' autore il 28 febbraio 2009 00.32
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  • Caro Ruppolo,

    sei uno dei pochissimi strenui oppositori della pirateria che dica cose
    piuttosto intelligenti e non da troll, anche se è evidente che lo fai perché
    sei "del giro", e dunque, per forza di cose, di parte. Ma questo in sé non
    lo trovo un male: ognuno giustamente difende ciò che ha e ciò che è, e io
    preferirei che ci fossi tu al posto di gente come Barbareschi o Enzo
    Mazza, perché se non altro sembri avere una discreta conoscenza di Internet,
    hai un buon modo di argomentare, e di sicuro mi piacerebbe, a me incallito
    pirata, poter discutere con te a tu per tu. Perché? per provare a spiegarti
    come non tutti i "pirati" (spero che almeno ammetterai che poche volte è
    stato fatto un uso altrettanto distorto di una parola che un tempo aveva
    connotazioni morali infinitamente peggiori) scaricano file illegali per una
    bieca questione economica. (Così come, e su questo temo che in questo
    processo la IFPI si farà molto male, può accadere che quattro signori come
    Peter Sunde e soci abbiano messo su il po' po' di sito che hanno messo su in
    questi anni guadagnandoci davvero poco o niente.) Alcuni, e tra questi vedi
    caso io, hanno abbracciato con entusiasmo il P2P "illegale" per un complesso
    di ragioni che potrei riassumere in due punti: 1) rivendicazione "politica"
    contro uno stato di cose (lo stato attuale della legge sul diritto d'autore
    e il modo in cui essa è "gestita" dalle major) che non ha più ragion
    d'essere nella mutata temperie tecnologica in cui viviamo, e quindi
    infrangere la legge politicamente il più possibile nella speranza di far
    crollare il più velocemente possibile il "sistema" che l'ha fatta nascere 2)
    coscienza di vivere in un momento storico in cui, proprio grazie alle
    possibilità offerte dalla tecnologia, si offre a un'intera generazione un'orgia di "cultura" quale nessun'altra generazione ha conosciuto mai. Mi
    dispiace davvero che tu dica che il cinema non possa essere considerato un
    bene di prima necessità, perché per me lo è sempre stato e continua a
    esserlo, così come sono i libri, la musica classica e la musica pop, e le
    mille manifestazioni dell'arte figurativa. Tutte forme di SAPERE (e per
    alcuni, credimi, il sapere non è un lusso ma una necessità senza la quale la
    vita non avrebbe senso) alle quali, grazie al P2P, legale e illegale, noi
    tutti ci troviamo di colpo in grado di accedere gratuitamente in misura
    astronomica, iperbolica, inebriante. Quello che voi discografici non cercate
    nemmeno di capire è che quest'improvvisa orgia di libertà, che naturalmente
    tu chiameresti licenza, arbitrio, illegalità diffusa e così via, ha avuto un
    tale impatto sul popolo della rete, e di riflesso sulla popolazione del
    pianeta, che le cose non potranno mai essere più come prima, perché ormai
    tutti abbiamo assaggiato il frutto proibito della libera condivisione delle
    opere dell'ingegno (proprio, o altrui, per noi non fa davvero questa gran
    differenza, così come non la faceva per gli uomini dell'antichità). E
    ripeto, rassegnatevi, voi che gestite la filiera che prospera e campa
    intorno agli ingegni dei pochi veri "autori", rassegnatevi, voi strenui
    difensori (interessati) della moralità e della legalità: il concetto di
    proprietà intellettuale non tornerà mai più a essere quello che era prima.
    Potrete vincere un milione di battaglie, disconnettere un miliardo di
    utenti, e metterne in prigione mille miliardi: ormai il genio è uscito dalla
    lampada, e vaga indisturbato per il mondo, e sarebbe molto più realistico
    prenderne atto piuttosto che continuare questo patetico tentativo di
    restaurazione del ventesimo secolo. Del resto, anche la storia ci insegna
    molte cose: innanzitutto che l'umanità ha vissuto benissimo fino al 1700
    senza il diritto d'autore, e producendo cosette mica male come l'Eneide, la
    Divina Commedia, gli oratori di Bach e il teatro di Shakespeare, e che non è
    del tutto folle pensare che potrebbe tornare a farne a meno. Cordiali saluti
  • Complimenti, hai scritto un bel post.
    davvero..
    non+autenticato
  • però per favore finiamola col finto perbenismo della diffusione della cultura o dello "scarico per provare"... questo esisterà nell'1% dei casi...
    il resto è un magna magna incredibile! intere discografie, collezioni di film da far impallidire videonoleggi... per favore, siamo seri e sinceri.
    Poi possiamo portare qualsiasi altra argomentazione, ma le affermazioni da faccia di bronzo lasciamole da parte.
    non+autenticato
  • ma non stiamo dicendo che il pianeta è informaticamente ignorante? non lo afferma il ceo stesso di Microsoft (vedi altro articolo di oggi) ?

    quindi chi è che svuota le sale?

    ma figuriamoci

    chiedete ai vostri colleghi e amici.

    stanno A CASA.

    hanno sky, hanno l'home theater, vanno a noleggio, acquistano i dvd, si prestano a vicenda i dvd, vedono la tv via cavo...

    e non hanno voglia di andare al cinema a sentire casino cellulari pubblicità e pagare un casino per mangiare
    non+autenticato
  • Scusate ... sono rincoglionito io o c'è qualcosa che no va? Se apro www.punto-informatico.it mi mostra delle notizie, se selezione per data di oggi me ne mostra delle altre... che succede?
    non+autenticato
  • Ciao!

    Non riesco a riprodurre il problema che descrivi: ti spiacerebbe spiegarmi meglio?

    Qui sembra tutto ok...Occhiolino

    A dopo!

    L
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