Alfonso Maruccia

Wolfram Alpha: sarà vera rivoluzione?

Il papà di Mathematica ora vuole mettere le sue competenze scientifiche al servizio del search. Cambiando per sempre, dice, il modo in cui si fanno le domande al computer e le risposte che si ottengono

Roma - Stephen Wolfram è un ingegnere del software che in vita sua ha raccolto molte lodi, ma anche qualche critica sulla sua tendenza a usare toni metafisici quando non ce ne sarebbe proprio necessità: creatore del potente e popolare software computazionale Mathematica, Wolfram si è guadagnato un bel po' di critiche della comunità scientifica a causa del libro A New Kind of Science, e ora continua a far discutere grazie a Wolfram Alpha, o per meglio dire quello che viene definito il primo engine di conoscenza computazionale del web.

Ribattezzato subito per l'occasione come ennesimo "Google killer", il nuovo motore di ricerca (online a maggio per il grande pubblico) non offre risultati multipli a una richiesta di informazioni archiviate in un indice più o meno grande, ma si occupa di analizzare la richiesta specifica dell'utente, comprenderla e infine trovarvi una risposta coerente, univoca e soprattutto fattuale.

Il modello di "engine computazionale della conoscenza" di cui Wolfram parla è insomma del tutto diverso da uno "stupido" motore di ricerca, e lo scienziato ha integrato in esso il lavoro fatto in precedenza sui sistemi computazionali che ha portato a Mathematica prima, e al discusso e pretenzioso tomo ANKoS poi.
"Tutto ciò che occorre fare è prendere le domande che le persone pongono in un linguaggio naturale, e rappresentarle in una forma precisa che possa andar bene alle computazioni che è possibile fare" scrive Wolfram a proposito del suo ancora misterioso, nuovo progetto. Dando in pasto queste domande a "una mistura di algoritmi intelligenti e sistemi euristici, un bel po' di scoperte e curature linguistiche e quelli che probabilmente rappresentano dei seri avanzamenti teoretici" dice Wolfram, il sistema di computazione della conoscenza sarà pronto a processare "migliaia di miliardi di pezzi di dati curati" attraverso "milioni di linee di algoritmi".

Per ora di Wolfram Apha non esiste granché da prendere in esame, essendo il portale attualmente aperto solo a test in forma privata. E se è altamente improbabile che il nuovo engine possa anche solo entrare in competizione con un sistema software affatto diverso come il motore di ricerca di Google, c'è chi come Nova Spivak (autore di un altro Google-killer wannabe, Twine) l'ha provato ed è pronto a scommettere che Wolfram Apha sarà "importante per il web tanto quanto Google, ma per uno scopo diverso".

Al contrario di quanto è in grado di fare Google, dice Spivak dopo aver avuto modo di chiacchierare per qualche ora con Wolfram, il nuovo engine è in grado di "comprendere" le domande poste dall'utente, non si limita a metterle in relazione con altre già presenti in archivio ma le usa invece come chiave per aprire l'accesso a un vastissimo database di conoscenze specialistiche che spaziano dalla scienza alla geografia, dalla culinaria ai viaggi, dall'astrofisica alla biologia.

In attesa di verificare la mirabolante invenzione di Wolfram Apha, è interessante evidenziare il commento di Ars Technica, secondo la cui opinione il processo di assembramento di un insieme rilevante di fatti prima di trasformarli in conoscenza e comunicarli a un lettore interessato è un qualcosa "che non può essere automatizzato" da un computer, per quanto potente possa essere e nemmeno se ci si mette Stephen Wolfram.

Alfonso Maruccia
29 Commenti alla Notizia Wolfram Alpha: sarà vera rivoluzione?
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  • ciao, a chi puo' interessare il Sig. Stephen Wolfram terra' un seminario introduttivo del motore di ricerca nell'auditorium del CNR di Pisa, il giorno 24 Giugno, nel pomeriggio. La partecipazione e' aperta ma bisogna registrarsi al seguente link.
    http://www.wolfram.com/news/events/wolframalphatal...


    Spero di aver fatto cosa gradita
  • Che il web semantico sia un'evoluzione ed un passaggio obbligato, se ne parla da anni ma su progetti e prototipi più che altro accademici.
    Anche l'approccio è sempre stato, a mia memoria, volto ad una sorta di sperimentazione, un laboratorio dove dimostrare l'applicabilità di alcune tecniche e provare a gestire ed anticipare alcune tendenze.

    L'argomento è ambizioso, il progetto sfidante (si ricordi twine).
    Adesso la parola deve necessariamente passare al mercato, alle applicazioni reali e all'uso che gli utenti ne faranno diffusamente.

    Al momento non vi è una vera e propria contrapposizione con Google visto che il target è decisamente (ad oggi) diverso. Non mi meraviglierei se Google decidesse di investire, oltre che sulla pubblicità mirata sulla cronologia dei siti visitati, anche sul nuovo mercato del web semantico, se quest'ultimo dovesse "tirare" economicamente.

    Certo in questo caso con la sconfinata mole di dati profilati che ha a disposizione, non sarebbe facile per Wolfram avere la meglio.

    Ad ogni modo, buon lavoro e stiamo a guardare Sorride
  • Nell'articolo si definisce Stephen Wolfram come un ingegnere del software. A leggere bene la sua biografia risulta, invece, evidente che sia innanzitutto un fisico e un matematico.
    non+autenticato
  • Per l'esattezza Fisico Teorico.
    Da giovane, anzi giovanissimo, ha dato contributi fondamentali in "teoria delle particelle fondamentali"...

    http://www.slac.stanford.edu/spires/find/hep/www?r...)

    - Scritto da: Luca
    > Nell'articolo si definisce Stephen Wolfram come
    > un ingegnere del software. A leggere bene la sua
    > biografia risulta, invece, evidente che sia
    > innanzitutto un fisico e un
    > matematico.
    non+autenticato
  • Tutto questo esiste già ed è il progetto del Web Semantico (nella visione di Berners-Lee).
    Partire dal testo per arrivare alla semantica penso sia una pia illusione.

    Così com'è successo per il Web, quando ci si renderà conto dei vantaggi, anche economici, della pubblicazione, oltre che del contenuto, anche di annotazioni (metadati) espresse in rappresentazioni formali (da RDF ad OWL per capirci), allora sì che si avrà a disposizione "conoscenza computazionale" interpretabile dalle macchine ai fini della classificazione, ricerca e quant'altro.

    Ci sono sistemi basati sull'elab. del linguaggio naturale che svolgono un lavoro egregio, ma hanno dei limiti invalicabili.
    Difficilmente si scalzerà Google tramite questi mezzi.

    Come compromesso tra ling. formali e naturali,
    hanno intanto preso piede vie di mezzo in cui si sfruttano le annotazioni fornite volontariamente da comunità sociali (del web 2.0) espresse semplicemente attraverso i tag che presentano le limitazioni del ling. naturale, ma possono essere una miniera di metadati (a buon mercato).
    non+autenticato
  • "[...]interessante evidenziare il commento di Ars Technica, secondo la cui opinione il processo di assembramento di un insieme rilevante di fatti prima di trasformarli in conoscenza e comunicarli a un lettore interessato NON è un qualcosa "che NON può essere automatizzato" da un computer, per quanto potente possa essere e nemmeno se ci si mette Stephen Wolfram."

    O uno dei due NON è di troppo oppure c'è un errore logico nella citazione... A bocca storta
    non+autenticato
  • Grazie della segnalazione, la redazione ha provveduto a correggere.Occhiolino
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