Gaia Bottà
mercoledì 11 marzo 2009

Audizioni antipirateria, primo round

Soluzioni modellate sulla dottrina Sarkozy, con alcune variazioni sul tema. L'industria dei contenuti al cospetto del Comitato Masi propone filtraggio e disconnessioni, autoregolamentazione e leggi più elastiche

Le soluzioni snocciolate dall'industria dei contenuti? La parti coinvolte nel Comitato avevano già mostrato di simpatizzare per il modello francese, e i detentori dei diritti si accodano, affiancando alle soluzioni repressive delle misure informative e destinate alla sensibilizzazione.

A proporre la combinazione delle due strategie è FAPAV, che invita alla "creazione di un sistema per l'invio di warning educativi agli utenti informandoli che i loro account vengono utilizzati per violare i diritti di proprietà intellettuale, spiegando quelle che sono le conseguenze del persistere in tali azioni illecite e includendo un sistema sanzionatorio proporzionato e di effettiva deterrenza per i recidivi". Si tratta di un obiettivo, spiega l'associazione, che sembra dover passare per un accordo fra le parti in causa e il consenso informato dei cittadini della rete. A giocare un ruolo fondamentale dovrebbero essere i provider, coinvolti non solo nell'identificazione dei responsabili, ma anche nell'operare attivamente in rete, con la "rimozione ed il filtraggio di link per il downloading e la fruizione di file illeciti, bloccandone la distribuzione alla fonte", a seguito di una segnalazione "debitamente motivata da parte di enti predisposti alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale". A tale proposito, FAPAV raccomanda lo studio di "tecnologia(e) di filtraggio e di impronte che permettono alle reti di operare in modo non invasivo grazie all'identificazione e al blocco del materiale all'origine della violazione, senza interrompere l'attività lecita".

A proporre un meccanismo di avvertimenti e disconnessioni è anche AESVI, che nel contempo analizza gli attriti che potrebbero presentarsi sul piano legislativo nell'implementazione di un sistema alla francese. Lo aveva già sottolineato in maniera piccata la International Intellectual Property Alliance (IIPA) nel proprio report annuale: le disposizioni a tutela della privacy del cittadino e l'implementazione italiana della Direttiva 31/2000 sul commercio elettronico che stabilisce i confini della responsabilità dei provider costituiscono un intralcio all'enforcement in rete dei diritti di proprietà intellettuale.AESVI non esclude l'intervento del legislatore: auspica che il Governo "possa rimuovere gli ostacoli normativi che attualmente limitano la co-operazione tra Internet Service Provider e titolari dei diritti di proprietà intellettuale per la repressione delle violazioni online, in particolare eliminando il requisito della necessità di un provvedimento dell'autorità giudiziaria previsto dal D. Lgs. n. 70 del 2003". Auspica altresì che all'industria venga concessa la possibilità di dotarsi di strumenti che consentano ai detentori dei diritti di svolgere una "legittima attività di monitoraggio online". Nel contempo, si dovrà negoziare con i provider: i fornitori di connettività dovrebbero rendersi disponibili a "conservare le informazioni necessarie per favorire l'identificazione degli utenti che hanno reiteratamente violato i diritti di proprietà intellettuale", a ricevere segnalazioni da parte dei detentori dei diritti e a inoltrare le notifiche ai propri utenti, ad agevolare per i netizen la possibilità di sottomettere una contro-notifica per difendere la propria posizione. Non si tratterebbe però di introdurre sistemi di filtering o di fingerprinting: AESVI segnala che soluzioni di questo tipo potrebbero "porre rischi alla privacy, all'innovazione o avere possibili effetti negativi sull'efficienza della rete stessa".

Le proposte di FIMI si dipanano verso gli stessi obiettivi, ma con strumenti sensibilmente diversi: oltre a sollecitare il Comitato ad incentivare le alternative legali al P2P, oltre alla proposta di legge in fase di discussione oltralpe, si ripercorrono le esperienze di altri paesi come Regno Unito, Giappone e Nuova Zelanda. I discografici suggeriscono di sensibilizzare magistratura e cittadini riguardo all'impatto della normativa che tutela il diritto d'autore. Si vorrebbe introdurre "una previsione amministrativa connessa all'illecita immissione in rete di contenuti protetti dalla legge sul diritto d'autore che preveda la disconnessione immediata dalla rete": FIMI suggerisce un meccanismo simile al DASPO che vige nell'ambito delle manifestazioni sportive, una "disconnessione immediata dalla rete, per un periodo temporale determinato, con provvedimento del questore", che avvenga su segnalazione delle forze dell'ordine, con la mediazione dunque delle istituzioni, a differenza di quanto auspicato da altri attori.

Si è trattato del primo round di audizioni: le seconda convocazione coinvolgerà provider e industria del software, operatori di piattaforme online, alcune associazioni di consumatori e editori. I cittadini della rete, nel contempo, rumoreggiano: l'associazione ScambioEtico, che in più occasioni si è rivolta alle istituzioni per chiedere un ripensamento del regime a tutela del diritto d'autore, ha postato sul forum del governo una lettera aperta che ha assunto i contorni di una petizione. I firmatari chiedono la liberalizzazione dello sharing delle opere che abbiano esaurito il loro ciclo commerciale, chiedono "l'istituzione di un sistema di licenze collettive che legalizzino le condivisioni telematiche non a scopo di lucro" ma a scopo promozionale e per favorire la circolazione della cultura. Chiedono di poter prendere parte al dibattito.

Gaia Bottà
31 Commenti alla Notizia Audizioni antipirateria, primo round
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  • approvo..

    qui si sta andando fuori da ogni logica.

    c'è una canzone di un tal F.F.F. Fiale che recita "ciò che c'è in natura, l'ho visto prima io! Lo brevetto ed è mio!"

    ecco dove si arriverà.

    che poi, parliamoci chiaro, molto spesso sono i distributori stessi a mettere in rete i lavori (personalmente ho trovato album completi 2-3 mesi prima del lancio..tutti di artisti di secondo piano.).

    i metallica, tanto per citare un esempio di lotta concreta al download selvaggio, non hanno permesso ciò, e il loro disco si è trovato online soltanto il giorno successivo al lancio.

    ma il reperire files in rete non dev'essere sempre strettamente connesso al reato.

    personalmente, dopo i moleplici bidoni ricevuti, preferisco un ascolto, almeno parziale, di un disco prima di comprarlo.. anche perchè con sta crisi, i 20 euro per UN singolo disco (che poi l'artista ne becca uno, massimo 2 a chi riesce..) NON AIUTANO.

    ma vai a farlo capire a certi individui che NON SANNO neanche lontanamente cosa significhi LAVORARE PER 900 EURO AL MESE, A PROGETTO.
    non+autenticato
  • approvo..

    qui si sta andando fuori da ogni logica.

    c'è una canzone di un tal F.F.F. Fiale che recita "ciò che c'è in natura, l'ho visto prima io! Lo brevetto ed è mio!"

    ecco dove si arriverà.

    che poi, parliamoci chiaro, molto spesso sono i distributori stessi a mettere in rete i lavori (personalmente ho trovato album completi 2-3 mesi prima del lancio..tutti di artisti di secondo piano.).

    i metallica, tanto per citare un esempio di lotta concreta al download selvaggio, non hanno permesso ciò, e il loro disco si è trovato online soltanto il giorno successivo al lancio.

    ma il reperire files in rete non dev'essere sempre strettamente connesso al reato.

    personalmente, dopo i moleplici bidoni ricevuti, preferisco un ascolto, almeno parziale, di un disco prima di comprarlo.. anche perchè con sta crisi, i 20 euro per UN singolo disco (che poi l'artista ne becca uno, massimo 2 a chi riesce..) NON AIUTANO.

    ma vai a farlo capire a certi individui che NON SANNO neanche lontanamente cosa significhi LAVORARE PER 900 EURO AL MESE, A PROGETTO.
    non+autenticato
  • L'ho scritto sul mio blog e lo sostengo da sempre.

    Le logiche dei diritti d’autore come anche dei diritti connessi a ‘immagine’ o panorama non stanno più in piedi!

    Il massimo dell’abberrante è che se ad esempio volessi filmare (e magari rivendere) sul nuovo ponte di Reggio Emilia, dovrei corrispondere anche in questo caso dei diritti d’immagine (di ‘panorama’).

    La situazione ovviamente è davvero un caos, ma come conciliare chi per questi diritti paga con il rischio che altri se ne approprino?

    Ho cercato di approfondire il ragionamento e ho una mia soluzione a mio parere logica.

    Questo il ragionamento, se apro un teatro e faccio pagare la gente per entrare ho diritto di farlo senza dubbio, se vieto l’ utilizzo di dispositivi all’interno per registrare tale spettacolo idem.
    Sono divieti che faccio rispettare io e i relativi costi sono miei.
    Questo è a mio parere assolutamente sacrosanto ed è un mio evidente diritto.
    Posso anche accordarmi con l’artista perché si esibisca per me in esclusiva, è altrettanto giusto.
    Fin qua va tutto bene e ha un senso e ‘crea mercato’.

    Mettiamo che qualcuno riesca a filmare il mio spettacolo e metterlo su Internet, se ‘becco’ chi è entrato nel mio teatro e ci ha piazzato una telecamera trovo anche giusto avere degli strumenti per perseguirlo.
    Ovviamente avendo io gli strumenti per creare audiovisivi con telecamere professionali ecc. potrò fare un bel film del mio evento.
    Se creo un DVD originale dello spettacolo se qualcuno me lo duplica e lo spaccia per il mio deve essere altrettanto perseguibile.

    L’assurdo oggi viene da qui in poi …
    Il mio diritto non deve stare attaccato al filmato fraudolentamente sottratto o al DVD scopiazzato, è diventato (mio malgrado o per la mia ’scarsa protezione’) parte della cultura di massa (che la gente si scambia, magari senza alcuna consapevolezza dell’illecito, anche perché questo scambio di files non è per la logica comune una cosa sbagliata, anche se lo è dal punto di vista legale e quindi andrebbe evitato).
    Non posso neanche scaricare costi sulla collettività perché faccia rispettare questo mio preteso diritto.
    Non ho diritto a chiederne il ritiro come non posso obbligare le persone a dimenticare quello che hanno visto e non dovevano vedere o che si sono raccontati a vicenda.

    Questa è a mio parere la giusta soluzione per cui mi batto, vale per il teatro, i concerti, gli eventi olimpici, mp3 ecc.

    Tutto il resto è follia pura, e ogni iniziativa legale a salvaguardare questi pretesi diritti ‘incollati’ all’opera servirà solo a sparare nel mucchio magari a persone assolutamente inconsapevoli e sarà sempre più sorpassato dai tempi.
  • Per le lamentele andate qui:
    http://antipirateria.governo.it/

    Petizione:
    http://firmiamo.it/legalize-p2p

    Per chi dice che non serve a niente tanto hanno già deciso..
    Avete sempre la facoltà di scrivere e di dire la vostra opinione, è un diritto di tutti.
    non+autenticato
  • La differenza è che nelle democrazie vi ascoltano.
    In Italia no.
    non+autenticato
  • Gia'..... ma se una cosa non piace e' sempre meglio esprimere la propria opinione piuttosto che non dire niente o accontentarsi di quello che passa il convento pensando che "si.. tanto fanno quello che vogliono loro".
    Anche se e' una magra consolazione, almeno puoi dire "io ci ho provato".Sorride
    ciao
    non+autenticato
  • Come il milione di email inviate a Ciampi contro la guerra in Iraq e tenute in debita considerazione (ironia...)? Si, ci hai provato, coscienza a posto....
  • [E alla pirateria: 1300 file per ogni computer, ricorda FIMI, il 23 per cento dei cittadini della rete italiani attinge al P2P (sei milioni), un dato che non si differenzia troppo da quello stimato per lo scorso anno]

    1) Da dove cavolo esce il numero di 1300.
    2) Che base hanno tutte le sopracitate cifre perchè se sono prese da osservatori permanenti contenuti digitali senza citare il come/quando/quanti ci faccio carta da culo, non mi basta che mi dici il 37% quà, il 25 là, lo devi dimostrare con dati reali che sono dirette conseguenze della pirateria, potrei fare lo stesso discorso agganciando le perdite alla crisi economica e sarebbe mooolto più credibile, senza contare che i dati di Stanford sono LEGGERMENTE diversi....

    [i traffici illeciti che si intessono in Italia incidono più del doppio rispetto a quelli legali, vale il 5 per cento il contributo dell'Italia]

    Come sopra, in base a quale modello matematico (che non sono le perdite...) viene posta come vera questa affermazione, visto che la pirateria è incalcolabile, lo sanno solo loro, che si preoccupino del perchè si devono pagare separatamente SIAE, FIMI e i diritti sugli aerei...RIDICOLI, ma credo che bindo Bond e il suo governo Bassotti la prenderà al volo come pistola fumante

    [rimozione ed il filtraggio di link per il downloading e la fruizione di file illeciti, bloccandone la distribuzione alla fonte]

    Eccoli, sono arrivati loro, questi geni non sanno neanche di cosa parlano e cosa credono di poter fare...ma in che mani siamo...
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