Le soluzioni snocciolate dall'industria dei contenuti? La parti coinvolte nel Comitato avevano già mostrato di
simpatizzare per il modello francese, e i detentori dei diritti si accodano, affiancando alle soluzioni repressive delle misure informative e destinate alla sensibilizzazione.
A proporre la combinazione delle due strategie è FAPAV, che invita alla "creazione di un sistema per l'invio di warning educativi agli utenti informandoli che i loro account vengono utilizzati per violare i diritti di proprietà intellettuale, spiegando quelle che sono le conseguenze del persistere in tali azioni illecite e includendo un sistema sanzionatorio proporzionato e di effettiva deterrenza per i recidivi". Si tratta di un obiettivo, spiega l'associazione, che sembra dover passare per un
accordo fra le parti in causa e il consenso informato dei cittadini della rete. A giocare un ruolo fondamentale dovrebbero essere i provider, coinvolti non solo nell'identificazione dei responsabili, ma anche nell'
operare attivamente in rete, con la "rimozione ed il filtraggio di link per il downloading e la fruizione di file illeciti, bloccandone la distribuzione alla fonte", a seguito di una segnalazione "debitamente motivata da parte di enti predisposti alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale". A tale proposito, FAPAV raccomanda lo studio di "tecnologia(e) di filtraggio e di impronte che permettono alle reti di operare in modo non invasivo grazie all'identificazione e al blocco del materiale all'origine della violazione, senza interrompere l'attività lecita".
A proporre un meccanismo di avvertimenti e disconnessioni è anche AESVI, che nel contempo analizza gli attriti che potrebbero presentarsi sul piano legislativo nell'implementazione di un sistema alla francese.
Lo aveva già sottolineato in maniera piccata la International Intellectual Property Alliance (
IIPA) nel proprio report annuale: le
disposizioni a tutela della privacy del cittadino e l'
implementazione italiana della
Direttiva 31/2000 sul commercio elettronico che stabilisce i confini della responsabilità dei provider costituiscono un
intralcio all'enforcement in rete dei diritti di proprietà intellettuale.
AESVI non esclude l'intervento del legislatore: auspica che il Governo "possa rimuovere gli ostacoli normativi che attualmente limitano la co-operazione tra Internet Service Provider e titolari dei diritti di proprietà intellettuale per la repressione delle violazioni online, in particolare eliminando il requisito della necessità di un provvedimento dell'autorità giudiziaria previsto dal D. Lgs. n. 70 del 2003". Auspica altresì che all'industria venga concessa la possibilità di dotarsi di
strumenti che consentano ai detentori dei diritti di svolgere una "legittima attività di monitoraggio online". Nel contempo, si dovrà
negoziare con i provider: i fornitori di connettività dovrebbero rendersi disponibili a "conservare le informazioni necessarie per favorire l'identificazione degli utenti che hanno reiteratamente violato i diritti di proprietà intellettuale", a ricevere segnalazioni da parte dei detentori dei diritti e a inoltrare le notifiche ai propri utenti, ad agevolare per i netizen la possibilità di sottomettere una contro-notifica per difendere la propria posizione. Non si tratterebbe però di introdurre sistemi di filtering o di fingerprinting: AESVI segnala che soluzioni di questo tipo potrebbero "porre rischi alla privacy, all'innovazione o avere possibili effetti negativi sull'efficienza della rete stessa".
Le proposte di FIMI si dipanano verso gli stessi obiettivi, ma con strumenti sensibilmente diversi: oltre a sollecitare il Comitato ad
incentivare le alternative legali al P2P, oltre alla proposta di legge in fase di discussione oltralpe, si ripercorrono le esperienze di altri paesi come
Regno Unito,
Giappone e
Nuova Zelanda. I discografici suggeriscono di sensibilizzare magistratura e cittadini riguardo all'impatto della normativa che tutela il diritto d'autore. Si vorrebbe introdurre "una previsione amministrativa connessa all'illecita immissione in rete di contenuti protetti dalla legge sul diritto d'autore che preveda la disconnessione immediata dalla rete": FIMI suggerisce un meccanismo simile al
DASPO che vige nell'ambito delle manifestazioni sportive, una "disconnessione immediata dalla rete, per un periodo temporale determinato, con provvedimento del questore", che avvenga
su segnalazione delle forze dell'ordine, con la mediazione dunque delle istituzioni, a differenza di quanto auspicato da altri attori.
Si è trattato del primo round di audizioni: le
seconda convocazione coinvolgerà provider e industria del software, operatori di piattaforme online,
alcune associazioni di consumatori e editori. I cittadini della rete, nel contempo, rumoreggiano: l'associazione
ScambioEtico, che in più occasioni
si è rivolta alle istituzioni per chiedere un ripensamento del regime a tutela del diritto d'autore, ha postato sul forum del governo una
lettera aperta che ha assunto i contorni di una
petizione. I firmatari chiedono la
liberalizzazione dello sharing delle opere che abbiano esaurito il loro ciclo commerciale, chiedono "l'istituzione di un sistema di licenze collettive che legalizzino le condivisioni telematiche non a scopo di lucro" ma a scopo promozionale e per favorire la circolazione della cultura. Chiedono di poter prendere parte al dibattito.
Gaia Bottà