Alessandro Del Rosso

Opera: un IE amovibile non ci basta

Il boss della software house scandinava ha accolto con moderato entusiasmo l'annuncio di un IE8 che potrà essere disinstallato da Windows 7. Ribadisce che il passo successivo dev'essere la piena uguaglianza

Roma - Microsoft ha recentemente confermato che gli utenti di Windows 7 avranno la possibilità di disinstallare Internet Explorer dal sistema operativo. Ma questa mossa non soddisfa tutti, ed in particolare non soddisfa il CEO di Opera Software Jon von Tetzchner, colui che ha innescato una recente indagine europea antitrust su Microsoft proprio in merito all'integrazione di IE in Windows.

In una intervista rilasciata a BetaNews, von Tetzchner ha affermato che la decisione di Microsoft è sì positiva, ma tutt'altro che sufficiente a risolvere il problema. Perché il vero problema, secondo il boss di Opera Software, resta uno solo: l'inclusione di IE tra i software preinstallati in Windows.

Il dirigente norvegese auspica che si arrivi a soluzioni più efficaci, come ad esempio la visualizzazione di una finestra, al primo avvio di Windows o già in fase di installazione, che permetta all'utente di scegliere ed installare nel sistema il browser che più gli aggrada: Opera, Firefox, Safari, Google Chrome ecc. Non è necessario, secondo von Tetzchner, che tali browser siano già presenti sull'hard disk o sul media di installazione del sistema operativo: sarebbe sufficiente un link diretto ai vari download (che in questo caso penalizzerebbe però chi non dispone, in quel momento, di una connessione ad Internet).
Nella sua battaglia contro Microsoft, il CEO di Opera ha recentemente guadagnato alleati di spicco come Google e Mozilla. Proprio un portavoce di BigG ieri ha dichiarato che gli utenti di Windows "dovrebbero poter avere la possibilità di scegliere qualsiasi browser in qualsiasi momento", e questo in modo rapido e semplice, attraverso l'uso di un'apposita interfaccia grafica richiamabile ogni qual volta se ne ha necessità.

Se da un lato l'Unione Europea sembra diventata il peggior incubo di Microsoft, dall'altro lato c'è chi sostiene che certe politiche di quest'ultima siano visibilmente influenzate dal gigante del software americano. Questa influenza, spiega l'editorialista di CNet Matt Asay, emerge in particolare da un recente rapporto della Commissione Europea intitolato Towards a European Software Strategy, dove vi sarebbero numerosi esempi di come i redattori del testo "hanno cercato di attenuare l'appeal dell'open source minimizzando la sua rilevanza e ripetendo più volte che l'open source non è più importante del software proprietario".

Alessandro Del Rosso
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