SCO indaga: Linux viola il copyright?

L'ex Caldera International arruola uno dei più celebri legali d'America per stabilire se i suoi diritti non siano violati dagli utenti del sistema del Pinguino. Rischio boomerang

Roma - SCO Group, ex Caldera International, ha annunciato una operazione che rischia di tirarle addosso le ire e gli sberleffi della comunità open source. L'azienda ha infatti "arruolato" David Boies, uno dei più celebri avvocati statunitensi, per verificare se gli utenti Linux non violino alcuni diritti di proprietà intellettuale in suo possesso.

SCO, che rivendica i diritti su alcune delle porzioni più importanti dei codici UNIX acquisiti dai Bell Labs, vuole capire se chi utilizza un sistema operativo UNIX o Linux non debba chiedere un'apposita licenza all'azienda.

SCO ha già creato SCOsource, un dipartimento che si occuperà della gestione dei propri copyright. E in una nota ha spiegato che l'azienda "possiede molta parte delle proprietà intellettuali su UNIX e ha il pieno diritto di fornire licenze su questa tecnologia nonché far valere i propri brevetti e copyright. SCO viene spesso avvicinata da produttori hardware e software nonché da clienti che vogliono accedere a porzioni chiave della tecnologia UNIX".
Chris Sontag, che gestirà SCOsource, ha spiegato che "sebbene Linux sia un prodotto open source, condivide filosofia, architettura e API con UNIX. SCO intende aiutare i clienti a combinare in modo legale le tecnologie Linux e UNIX per gestire migliaia di applicazioni UNIX".

Non sarà facile per SCO far valere diritti sui quali ci sarà molto da discutere. Dalla sua ci sarà però Boies, che in questi anni, dopo aver difeso Napster, ha assistito il dipartimento della Giustizia nella causa antitrust contro Microsoft.
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