Luca Annunziata

Metti un pomeriggio a Venezia

di Luca Annunziata - L'open source può anche divenire uno strumento per le aziende italiane per uscire dalla crisi. O almeno può essere il mezzo attraverso il quale l'Azienda Italia si trasformi in una azienda moderna

Roma - Una sala gremita di gente è quanto non ti aspetti. Durante la settimana, parlare di open source in impresa a un convegno a Venezia può sembrare quasi una scommessa. E invece poi, quando ci vai a quel convegno, scopri che la sala è talmente piena da avere gente in piedi: neppure gli organizzatori si aspettavano un tale successo, tanto che alla fine le copie stampate dello studio attorno al quale ruota l'evento non basteranno per tutti. L'interesse per quello che l'open source può fare per le aziende (e non solo) è palpabile in Veneto. C'è solo da augurarsi che la cosa si allarghi presto anche al resto d'Italia (sempre che non l'abbia già fatto).

In un certo senso, lo studio portato a termine dai ricercatori TeDIS Alessandro De Rossi e Antonio Picerni è l'occasione per contarsi: quando venne varato, assieme a loro concordavamo sul fatto che poter finalmente comprendere quanto contasse davvero il software a sorgenti aperti in un contesto economico dove il profitto - che lo si voglia o meno - costituisce l'obiettivo primario, era una priorità. Finita la bolla del web 2.0, finita la moda dell'open source, oggi questo modello di sviluppo è meno presente sui media di quanto lo fosse appena un paio d'anni fa: questione di trend del mercato?

Alla luce di quanto fatto registrare nello studio del TeDIS, e alla luce della quantità di pubblico in sala, evidentemente le cose stanno in modo diverso. Il direttore della VIU, Stefano Micelli, durante i lavori è stato chiarissimo quando ha parlato di "intensità mediatica inferiore", ma al contempo di "mercato solido e consistente": oggi l'OSS non è più un fenomeno di costume o un fenomeno passeggero, ma si è trasformato in un vero e proprio modello di business che viene attuato da aziende piccole con fatturati piccoli e da aziende multinazionali che puntano ai pesci grossi costituiti dalle pubbliche amministrazioni.
Sempre secondo il professor Micelli, l'open source è in grado di innescare "una dinamica economica in grado di sostituire la filiera tradizionale": si riferisce ovviamente alla possibilità di sviluppare - abbattendo i costi - un software in un ambiente vasto quanto la Rete, non strutturato, dove chiunque può interagire con il resto della comunità per offrire il proprio contributo e la propria esperienza. Chi ha fatto il grande passo, chi ha creduto e investito in questo cambiamento epocale, sta oggi ottenendo risultati quantomeno interessanti: lo studio TeDIS lo ha dimostrato. Il problema, semmai, è che non tutti hanno ancora compreso i vantaggi di un certo approccio al mercato del software e dei servizi.

Pensare che chiunque possa contribuire allo sviluppo di un software è impensabile: non tutti oggi sono in grado, né lo saranno in futuro, di mettere mano a un kernel per ricompilarlo o a un file make per variare quanto occorre a costruire una build personalizzata per la propria workstation. Però tutti possono pensare di contribuire, anche solo attraverso il feedback: è quanto già oggi accade con due dei principali successi dell'open source, vale a dire Firefox e OpenOffice. In un certo senso, l'open source abbatte pure il digital divide: coinvolge l'utente finale nella crescita della tecnologia che utilizza, lo rende più consapevole degli strumenti che ha a disposizione.

Se si vuole davvero che l'open source cessi di essere una ideologia e si trasformi in una realtà, anche imprenditoriale, occorre anche tenere un approccio quanto più laico possibile: esiste una differenza tra free software e open source, esisterà sempre, ma non bisogna per questo mettere in piedi vere e proprie guerre civili tra le parti chiamate in causa. Chi vuole mettere in piedi un business, fare soldi con l'open source, deve essere libero di farlo: che tragga vantaggi per sé è comprensibile nella cultura economica occidentale, e forse i vantaggi per la comunità ci saranno anche a prescindere dal suo approccio etico alle licenze.
36 Commenti alla Notizia Metti un pomeriggio a Venezia
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  • Cioe',
    sono stupido e ignorante.
    Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    A cosa servirebbe sviluppare un software in "open source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono mettere le mani sopra?

    Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?

    Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi* valutiamo il caso di mettere in mezzo le PA...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare
    > Cioe',
    > sono stupido e ignorante.
    > Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    > A cosa servirebbe sviluppare un software in "open
    > source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
    > mettere le mani
    > sopra?
    >
    > Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    > Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?
    >
    > Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi*
    > valutiamo il caso di mettere in mezzo le
    > PA...

    REDHAT, ti dice ninete questo nome?
    no, eh?
    ciao.
    non+autenticato
  • - Scritto da: attonito
    > - Scritto da: Mi scoccio di loggare
    > > Cioe',
    > > sono stupido e ignorante.
    > > Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    > > A cosa servirebbe sviluppare un software in
    > "open
    > > source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
    > > mettere le mani
    > > sopra?
    > >
    > > Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    > > Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?
    > >
    > > Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi*
    > > valutiamo il caso di mettere in mezzo le
    > > PA...
    >
    > REDHAT, ti dice ninete questo nome?
    > no, eh?
    > ciao.

    Ho chiesto "Esempi pratici".
    Ok, hai tirato in mezzo un'azienda che produce un sistema operativo Linux...
    Andiamo oltre la tua sintesi...
    Forse intendevi il sistema operativo che in linee di massima e' gratuito invece di un sistema operativo Windows che non lo e'.
    Ottimo, ma ancora non capisco dov'e' il risparmio...
    Sulle installazioni del sistema operativo? I prezzi sono uguali tra Windows e RedHat...

    Quindi non capisco dove si "risparmia"...
    se hai la voglia di spiegarmelo....
    altrimenti io resto sempre dell'idea che Open Source = Metodo per spennare i polli sfruttando codice di terzi...
    non+autenticato
  • > > REDHAT, ti dice ninete questo nome?
    > > no, eh?
    > > ciao.
    >
    > Ho chiesto "Esempi pratici".
    > Ok, hai tirato in mezzo un'azienda che produce un
    > sistema operativo Linux...
    che impacchetta linux ed un'altra miriade di software allo scopo di produrre una distribuzione linux, si.


    > Andiamo oltre la tua sintesi...
    > Forse intendevi il sistema operativo che in linee
    > di massima e' gratuito invece di un sistema
    > operativo Windows che non lo
    > e'.
    > Ottimo, ma ancora non capisco dov'e' il
    > risparmio...
    > Sulle installazioni del sistema operativo? I
    > prezzi sono uguali tra Windows e
    > RedHat...
    Redhat basa il suo business su software libero: crea una distro e VENDE i servizi ad essa associati: installaizone, manutenzione, assistenza, formazione. Non vende software. o meglio, potrebbe venderlo, ma in quanto sotto licenza GPL, il software DEVE essere distribuito su richiesta.

    > Quindi non capisco dove si "risparmia"...
    > se hai la voglia di spiegarmelo....

    Esempio.
    ditta di 50 poestazioni office.

    Ti servono:
    A. 50 licenze vista + 50 licenze office.
    B. almeno una licenza windows 2003 server
    C. un sistemista.

    Se scegli una soluzione Windows diaciamo che A costa (50*100)=5000E , B costa 2000E, C costa 3000E.
    Totale: 10000E.

    Se scegli una soluzione open, i costi sono: A=B=0 C=3000E.
    Totale: 3000E

    Ovvio che ti serve l'hardware: per vista, ci vuole un bel 2 core con 2Gram, diciamo un 700E a pc, totale 50*700=35000E.
    Con GNU/linux, puoi stare su un vecchio P4 con 1Gram, diciamo 400E a pc, totale 20000E.

    Chiaro fino a qui? Bene.

    Mettiamo che il software X, vitale per il tuo buziness, abbia un problema.
    Se il soft e' chiuso, devi contattare il fornitore, lagnarti del problema, etc etc e va spesso a finire che devi comprarti l'aggiornamento. Non ci sono soluzioni alternative.
    Se invece il soft e' open, puoi modificarlo tu stesso, o pagare qualcuno per sistemanrlo, adattarlo se serve, etc.


    > altrimenti io resto sempre dell'idea che Open
    > Source = Metodo per spennare i polli sfruttando
    > codice di terzi...
    Redhat ha prodotto parecchio software che rilascia sotto licenza GPL.
    non+autenticato
  • - Scritto da: attonito
    [CUT ROBA INUTILE]
    > > Quindi non capisco dove si "risparmia"...
    > > se hai la voglia di spiegarmelo....
    >
    > Esempio.
    > ditta di 50 poestazioni office.
    >
    > Ti servono:
    > A. 50 licenze vista + 50 licenze office.
    > B. almeno una licenza windows 2003 server
    > C. un sistemista.
    >
    > Se scegli una soluzione Windows diaciamo che A
    > costa (50*100)=5000E , B costa 2000E, C costa
    > 3000E.
    > Totale: 10000E.
    >
    > Se scegli una soluzione open, i costi sono: A=B=0
    > C=3000E.
    > Totale: 3000E

    I prezzi della RedHat per le PA e per le aziende non sono ZERO, ma ti ripeto che si avvicinano a quelle di Windows.
    https://www.redhat.com/wapps/store/catalog.html

    Quindi al massimo si risparmia per il prezzo di OpenOffice...


    > Ovvio che ti serve l'hardware: per vista, ci
    > vuole un bel 2 core con 2Gram, diciamo un 700E a
    > pc, totale
    > 50*700=35000E.
    > Con GNU/linux, puoi stare su un vecchio P4 con
    > 1Gram, diciamo 400E a pc, totale
    > 20000E.

    Voglio vedere l'ultima release di RedHat su un P4 a 1Gb... si inchioda all'avvio di X e ti dice "please upgrade your hardware...."

    > Chiaro fino a qui? Bene.

    Non tanto....

    > Mettiamo che il software X, vitale per il tuo
    > buziness, abbia un
    > problema.
    > Se il soft e' chiuso, devi contattare il
    > fornitore, lagnarti del problema, etc etc e va
    > spesso a finire che devi comprarti
    > l'aggiornamento. Non ci sono soluzioni
    > alternative.
    > Se invece il soft e' open, puoi modificarlo tu
    > stesso, o pagare qualcuno per sistemanrlo,
    > adattarlo se serve,
    > etc.

    Premesso che spesso i BUG vengono risolti in breve tempo e rilasciati "for free", diciamo che gli aggiornamenti hanno sempre un costo ( variabile ) e pertanto anche un aggiornamento di licenza da RedHat 6 ( parlo di preistoria ) alla 7 ti costa un tot ( parliamo di licenze per aziende ), quindi non vedo dove sia "il risparmio"...


    > > altrimenti io resto sempre dell'idea che Open
    > > Source = Metodo per spennare i polli sfruttando
    > > codice di terzi...
    > Redhat ha prodotto parecchio software che
    > rilascia sotto licenza
    > GPL.

    Mi sono espresso male...
    Chi inneggia all'OSS senza "sviluppare" OSS, in pratica lo fa solo per spennare i polli sfruttando i codici di terzi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare

    > I prezzi della RedHat per le PA e per le aziende
    > non sono ZERO, ma ti ripeto che si avvicinano a
    > quelle di
    > Windows.
    > https://www.redhat.com/wapps/store/catalog.html

    Leggi bene. Sono pacchetti di assistenza.
    IL SO è distribuito gratuitamente.
  • non ho parole..
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...mah..
    > non ho parole..

    Dalla mancanza di argomenti "validi", potrei dirti che al massimo "non hai esempi"...
    non+autenticato
  • Dai finiscila... L'open ormai è il software più sicuro che si produce... io mi fiderei di un software open, perchè saprei quello che c'è dentro e che uso fa dei miei dati.
    Hai mai pensato che Microsoft utilizzi i suoi programmi per studiare i tuoi comportamenti... abitudini... etc...?

    P.s. se vedo che in un software open c'è un bug o ruba i miei dati senza averlo dichiarato io subito avverto la comunità scrivendolo su vari forum... questo è l'open... è essere liberi e rispettare chi utilizza il proprio software.
  • - Scritto da: str4to
    > Dai finiscila... L'open ormai è il software più
    > sicuro che si produce... io mi fiderei di un
    > software open, perchè saprei quello che c'è
    > dentro e che uso fa dei miei
    > dati.
    > Hai mai pensato che Microsoft utilizzi i suoi
    > programmi per studiare i tuoi comportamenti...
    > abitudini...
    > etc...?
    >
    > P.s. se vedo che in un software open c'è un bug o
    > ruba i miei dati senza averlo dichiarato io
    > subito avverto la comunità scrivendolo su vari
    > forum... questo è l'open... è essere liberi e
    > rispettare chi utilizza il proprio
    > software.

    Ecco.
    E' questo il punto.
    L'Open vuol dire "Sicurezza" e non "Risparmio".
    Quindi l'intero articolo si basa sul nulla cosi come il meeting che si e' tenuto a Venezia.

    Dire che l'Open Source e' una opportunità per uscire dalla crisi economica ( cosi come la "politica eco" ), e' una baggianata enorme, perche' in entrambi i comparti ( closed-source <-> open-source ), ci sono dei costi che bene o male si equivalgono.

    In questo periodo di "enorme crisi mondiale", le parole "risparmio" e "rilancio dell'economia", hanno superato "sicurezza", ed ecco quindi che ci troviamo :

    - Politici che praticano "politiche ambientaliste volte al risparmio"
    - Aziende automobilistiche che lanciano le auto "eco2" per il risparmio
    - Open source dedite al "risparmio" (che c'e' in ambiti privati ma non professionali )....

    Insomma...l'unico motivo valido per adottare l'OSS e' per la sicurezza che il codice scritto all'interno sia quello che e' stato dichiarato e non accompagnato da codice non dichiarato...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare

    > Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    > A cosa servirebbe sviluppare un software in "open
    > source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
    > mettere le mani
    > sopra?
    >
    > Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    > Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?

    L'argomento è abbastanza complesso e richiederebbe una spiegazione molto lunga e articolata. Cercherò di farne un sunto.

    Parti dal presupposto che, escluse le software house, a nessuna azienda interessa fare soldi col software che usa, ma le interessa che il software acceleri il resto del processo produttivo, che renda possibili lavori che prima erano impossibili (per esempio perche` richiedevano troppo tempo), ecc.

    Ora, se 1000 aziende in un contesto, locale o globale che sia (in Veneto la cifra delle aziende che lavorano nel calzaturiero e` piu` o meno quella), hanno bisogno di un software per snellire i processi produttivi, qualcosa che metta in contatto automaticamente i produttori di materie prime, i trasformatori di tali materie, i distributori e i rivenditori, potrebbero mettersi d'accordo, mettere 1000 euro l'una, e raccogliere un milione di euro.

    Con questi soldi fanno sviluppare un software apposito per loro, completamente personalizzato, e open source.

    Quali sono i vantaggi?

    1- hanno investito relativamente poco (software del genere costano anche 20 o 30.000 euro)

    2- hanno un software completamente personalizzato e che fa quello che vogliono, come lo vogliono

    3- tale software e` standardizzato tra le aziende che interagiscono, e...

    4- essendo open source, il protocollo e il formato di interazione e di salvataggio e` pubblico, quindi ogni azienda puo`, per conto suo, farsi estendere il software in caso di bisogno

    5- sempre essendo open source, non dipendono da un solo produttore, ma se quello che lo ha sviluppato diventa "rognoso", ne cercano un altro e lo sviluppo continua

    6- se allargano il discorso, e hanno adottato una licenza adeguata (GPL, per dirne una), altre aziende nel loro settore possono prendere il software, localizzarlo, estenderlo, correggerne i bug, migliorarlo, documentarlo, ecc. ecc. e le aziende originarie ne traggono vantaggio a investimento quasi 0.

    7- si crea un "ecosistema" di aziende che danno supporto, formazione e assistenza su quel software, in regime di concorrenza, quindi con i relativi vantaggi sui prezzi e sulla qualita` del servizio

    E questo solo dal punto di vista "utilitaristico" delle aziende commissionanti originarie, che con 1000 euro di investimento generano un volano che va a loro completo vantaggio, sempre di piu` man mano che il software viene sviluppato.

    Possono anche permettersi di finanziare una cosa del genere 2 volte l'anno, volendo.

    A livello "PA", i vantaggi sono ancora piu` evidenti:

    1- il milione di euro viene investito nell'economia locale, generando immediatamente posti di lavoro e facendo "girare l'economia"

    2- viene abbattuto il problema dei formati di trasmissione dei dati.

    3- la PA puo` finanziare tale progetto per inserire un modulo che automaticamente calcoli anche i dati per le dichiarazioni pubbliche (F24, ma anche richieste al catasto o domande di autentifica documenti o che so io)

    Obiezioni possibili:

    D- Ma cosi` le software house attuali chiudono.
    R- Sì, se non si adeguano al nuovo modello. Ma per un'azienda che chiude, come hai visto sopra, ne nascono diverse

    D- Ma allora è vero che scrivendo software opensource non ci si guadagna
    R- Nì. Ci guadagni lo stesso, ma i soldi non li fai strozzando i tuoi clienti con formati proprietari e facendo il software che vuoi. Guadagni facendo il software che vogliono loro, e modificandolo secondo le loro esigenze.

    D- Ma come fanno 1000 aziende a mettersi d'accordo su qualcosa?
    R- Le associazioni di categoria esistono per qualcosa, giusto? Confcommercio, Confartigianato, Associazioni locali, ecc. possono coordinare queste iniziative. O possono nascere nuovi enti che lo fanno, entrando nel suddetto circolo virtuoso.

    Utopia? Tutto sta a iniziare.

    Bye.
    Shu
    1232
  • le solite cose trite e ritrite per far lavorare dei teorici dell'informatica, l'open source nelle PA non esiste, almeno come lo intendevano loro, non certo il browser o qualche timida installazione di open-office.

    cerchiamo di essere più pratici
    non+autenticato
  • "[...]Però tutti possono pensare di contribuire, anche solo attraverso il feedback: è quanto già oggi accade con due dei principali successi dell'open source, vale a dire Firefox e OpenOffice. In un certo senso, l'open source abbatte pure il digital divide: coinvolge l'utente finale nella crescita della tecnologia che utilizza, lo rende più consapevole degli strumenti che ha a disposizione[...]"

    Sono due realtà di opensource molto promettenti ma, diciamoci la verità, questi due software sono diventati popolari perchè il primo era la prima netta concorrenza all'odiato internet explorer ed il secondo per non pagare la costosa licenza di office! Anche se molti diranno "scusa, non è poco" bisogna fare i conti con chi usa a casa la versione pirata del software, parlando di office, e va ad un internet point dove c'è l'antagonista che non può nè aprire e nè formattare il documento come era originariamente. Naturalmente il caso vale anche e soprattutto al contrario.
    non+autenticato
  • questo seminario doveva essere così interessante che non c'è neanche il link sul sito dello stesso tedis... nn maleA bocca aperta
    manie di autocelebrazione?
    non+autenticato
  • - Scritto da: lol
    > questo seminario doveva essere così interessante
    > che non c'è neanche il link sul sito dello stesso
    > tedis... nn male
    >A bocca aperta
    > manie di autocelebrazione?

    Gia'...la penso esattamente cosi...
    A meno che l'open-source non sia una tecnologia closed-friends
    non+autenticato
  • Bella iniziativa, peccato che sul sito non ci siano registrazioni video o slide dell'evento. Si possono reperire da qualche parte?
    non+autenticato
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