Vincenzo Gentile

Il tracciamento è nel cervello

C'è un nesso tra la memoria e l'orientamento. Lo ha scoperto un team di ricercatori britannici: ricordi e percezioni spaziali vengono archiviati con criterio

Roma - Pur essendo lontani di almeno un decennio dalla comparsa di macchine in grado di leggere il pensiero, suscita interesse lo studio condotto da un'equipe di ricercatori britannici, volto a comprendere come il cervello umano sia in grado di archiviare e richiamare i ricordi. Tramite alcuni test in cui veniva chiesto ad alcuni volontari di spostarsi in differenti ambienti virtuali, gli studiosi sono riusciti a decodificare le informazioni provenienti dal cervello, individuando la posizione del soggetto esaminato. Le speranze per il futuro convergono su nuovi dispositivi e nuovi approcci medico-scientifici in grado di combattere malattie neurologiche come l'Alzheimer.

Per i loro esperimenti, i ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging presso lo University College di Londra, hanno chiesto ad un gruppo di volontari - cui è stato fornito un apposito elmetto - di muoversi in quattro differenti location situate all'interno di un edificio virtuale inglobato in un'esperienza molto simile a quella dei giochi di ruolo. In seguito, grazie ai dati ottenuti utilizzando la tecnica conosciuta come functional magnetic resonance imaging (fMRI) e ad un software sviluppato per analizzare i pattern creati nell'attività cerebrale dall'interazione con il mondo virtuale, gli scienziati hanno compreso come alcuni particolari gruppi di cellule contenessero una sorta di codice che, una volta decodificato, ha permesso di stabilire l'esatta posizione occupata dai soggetti esaminati all'interno dello spazio virtuale.

"Sorprendentemente, grazie a questa tecnologia siamo stati in grado di predire in maniera accurata la posizione di un individuo nell'ambiente virtuale utilizzando esclusivamente i dati ricavati dal cervello - spiega Eleanor Maguire, co-autrice dello studio - Inoltre abbiamo potuto anche stabilire quali ricordi il soggetto stava richiamando nella sua mente, in questo caso quelli relativi alla posizione nello spazio". Comunque, va specificato che i dati sono stati ottenuti dopo un lungo periodo di elaborazione, per il quale sono stati necessari numerose scansioni su ogni singolo individuo.
Lo studio è stato focalizzato sulla regione dell'ippocampo, la zona interessata nella creazione e archiviazione dei ricordi e dalla cosiddetta "navigazione" nello spazio circostante. In tal senso, i ricercatori dicono di veder ridimensionate le precedenti ipotesi che volevano i ricordi immagazzinati all'interno del cervello umano senza apparenti criteri utili a fornire una decodificazione. Questa ipotesi era stata alimentata in precedenza anche da precedenti test effettuati studiando la stessa regione del cervello dei ratti, anche se va precisato che all'epoca furono analizzati solo alcune decine di neuroni, mentre lo studio attuale si è basato sull'osservazione di decine di migliaia di cellule: "osservando l'attività di oltre decine di migliaia di neuroni siamo stati in grado di capire che deve esserci una struttura funzionale, uno schema, di come i ricordi vengono codificati" continua Maguire.

Lo studio britannico sembrerebbe una diramazione spontanea di quello effettuato dal team di ricercatori della Advanced Telecommunications Research Institute International di Kyoto, in grado di ricostruire tramite una tecnologia molto simile a quella descritta in questo articolo le immagini catturate dal cervello.

Sebbene l'intento degli scienziati sia quello di creare una nuova forma di approccio terapeutico per malattie come l'Alzheimer ed i vari traumi psichici che portano al danneggiamento o alla perdita della memoria, in prospettiva futura la possibilità di estrapolare informazioni relative allo spazio fisico risulterebbe sicuramente utile alle forze dell'ordine in ambito delle indagini. Nonostante per padroneggiare a pieno le possibilità offerte dalla scienza ci vorrà, stando a quanto dichiarato da Maguire e colleghi, non meno di un decennio, sarebbe auspicabile iniziare a discutere sin da ora le conseguenze a livello etico implicate nella vicenda.

Vincenzo Gentile
10 Commenti alla Notizia Il tracciamento è nel cervello
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  • Perche si buttano soldi qui e non a fare qualcosa di utile?
    Vedo solo cose socilamente piuttosto pericolose.

    ..lo scopo sarebbe
    l'intento degli scienziati sia quello di creare una nuova forma di approccio terapeutico per malattie come l'Alzheimer ed i vari traumi psichici che portano al danneggiamento o alla perdita della memoria, in prospettiva futura la possibilità di estrapolare informazioni relative allo spazio fisico risulterebbe sicuramente utile alle forze dell'ordine in ambito delle indagini.
    non+autenticato
  • Imparate a svuotare la mente e a elevare lo spirito
    A crittografare i vostri pensieri

    E' l' ultima spiaggia della sicurezza e della privacy
  • Ne dubito fortemente. Dato che sono servite numerose scansioni su OGNI individuo, tendo a pensare che i meccanismi di codifica differiscano da individuo a individuo. Insomma, il modo in cui io memorizzerei di essere in una data stanza potrebbe essere diverso da quello in cui un'altra persona memorizzerebbe la stessa cosa. E si parla di una serie limitatissima di possibilita` (una stanza su quattro).

    Molto peggio dovrebbe andare per la memoria semantica, che magari tende a formare riferimenti a se` stessa per apprendere il significato di una parola nuova. Che so... "asciugamano" potrebbe essere memorizzata come il ricordo che corrisponde al concetto di "asciugare" e quello di "mano", ma non varrebbe solo per le parole composte. Il colore rosa potrebbe essere associato al ricordo della pelle chiara, il giallo a un canarino... in un'altra persona lo stesso rosa magari e` associato a un fiore di quel colore e lo stesso giallo a un limone. La memoria si forma progressivamente e probabilmente costruisce su se` stessa, man mano che l'individuo si sviluppa e fa esperienza.

    Insomma, quel che voglio dire e` che secondo me non c'e` bisogno di crittografare niente: e` gia` crittografato con un codice neurale personale. Cosi` come due computer basati sullo stesso hardware ma file system profondamente diversi non riuscirebbero a leggere uno stesso disco, due cervelli avranno con tutta probabilita` un codice mnemonico individuale e difficilissimo da decifrare, al di la` del riuscire o meno a leggere i dati "crudi".
  • Sono cose pero' affascinanti...nemmeno riesco a capire come possano tenere sotto controllo il contenuto "dati" di ogni singolo neurone.
    Come fanno a capire da quale sinapsi passa l'pinformazione, dove vada e se venga in qualche modo "modificata" nel tragitto.
    Quali schemi sono in uso, da cosa siano formati, come vengano applicati e SE vengono applicati sempre nel medesimo modo.
    Quante domande...hanno forse delle risposte?
    Forse il problema dovrebbe essre affrontato diversamente:
    siamo il frutto dell'evoluzione, questa non agisce per schemi complessi,e' solo una continua modifica della BASE per l'adattamento.
    Forse se capissimo LA BASE e cercassimo di applicarvi delle modifiche strutturali, come quelle della selezione naturale, capiremmo come l'evoluzione di una ameba abbia portato ad un cervello complesso come quello di un pesce e poi a quello nostro attuale!
    Qualche cosa in noi e' accaduto che ha cambiato le cose, nessune ssere vivente ha le nostre capacita' anche avendo cervelli parecchio piu' voluminosi.
    Sono gli schemi,l'evoluzione della BASE che hanno creato tutto, compreso il gioiellino nostro.
    Anche se , a ben vedere, non ne stiamo facendo un uso cosi' INTELLIGENTE...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ricky
    > Qualche cosa in noi e' accaduto che ha cambiato
    > le cose, nessune ssere vivente ha le nostre
    > capacita' anche avendo cervelli parecchio piu'
    > voluminosi.
    Non è tanto il cervello ad aver reso gli homo sapiens ciò che sono oggi (nel bene e nel male) quanto le MANI, i pollici opponibili.
    È questo che ha fatto la differenza.
    non+autenticato
  • giusta osservazione, condivido tutto quelo che dici.
    Può darsi però che ci siano delle analogie nell'apprendimento.
    Per esempio delle persone che imparano una certa lingua sono abituate a pensare in un certo modo, oppure che due fratelli siano predisposti ad apprendere allo stesso modo.
    A questo punto sarebbe un pochino più facile decrittare il cervello.
  • > Molto peggio dovrebbe andare per la memoria
    > semantica, che magari tende a formare riferimenti
    > a se` stessa per apprendere il significato di una
    > parola nuova. Che so... "asciugamano" potrebbe
    > essere memorizzata come il ricordo che
    > corrisponde al concetto di "asciugare" e quello
    > di "mano", ma non varrebbe solo per le parole
    > composte.


    Per le parole composte è addirittura peggio di quanto ipotizzi.
    L'inconscio apprende le composte come entità atomiche, quindi "asciugamano" viene memorizzata come un'unica idea a sé stante. Mentre il razionale, per logica, è in grado di associare la composta con altri elementi, come ad esempio all'idea di asciugare, di acqua, di mani etc.

    Se poi ci metti che ogni termine viene associato allo strato più astratto ovvero quello emozionale, dove ogni emozione è caratterizzata da un certo tipo di esperienza, la complessità aumenta a dismisura.
    non+autenticato
  • Pnl anche tu?
  • Intendi per caso QUESTO tipo di meditazione?!

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    Sorride
  • Eccola...la famosa guru meditation di amiga os...l'ho vista non so' quante volte...e non era un pc con windowsSorride
    La implementerei su Windows 7,solo per quella darei quasi contento di piantare l'osSorride
    non+autenticato