Alfonso Maruccia

Jaiku e Twitter: che futuro per il microblogging?

Jaiku diventa open source e il suo destino ora č nelle mani della Rete. Twitter, invece, diventa una piattaforma sulla quale costruire qualcosa: come fa il fondatore di Digg, Kevin Rose

Roma - La "svolta" era già stata preventivata da tempo, quando Google aveva deciso di mutare radicalmente forma e sostanza di Jaiku, l'anti-Twitter dalle belle speranze, nell'ambito di un riassetto generale delle iniziative in sviluppo e lavorazione in quel di Mountain View. La transizione della piattaforma all'open source è completa, e ora chiunque potrà costruirsi il proprio motore di micro-blogging privato, purché che non si sposti di una virgola dai capaci server di Google.

Jaiku è stato definitivamente spostato su Google App Engine, ed è disponibile sotto il nome JaikuEngine e licenza Apache 2.0. Google non svilupperà più il codice dell'applicazione, si legge sul blog ufficiale, e il suo futuro sarà quindi ora nelle mani della community e di chi vorrà contribuire al codice.

Se Jaiku è stato "liberato" nel codice, lo stesso non si può dire della piattaforma di destinazione visto che al momento non è previsto il supporto a nessun altro ambiente al di fuori del suddetto Google App Engine, men che meno la onnipresente piattaforma LAMP (Linux, Apache, MySQL e Perl/PHP/Python).
Un eventuale porting su un ambiente Linux/Apache/MySQL/PHP, si osserva su ZDNet, permetterebbe una diffusione decisamente superiore dell'engine, probabilmente "la miglior piattaforma di micro-blogging open source oggi disponibile".

Twitter, nel frattempo, non sarà open source ma ha una base utenza enormemente superiore a Jaiku(Engine), tanto da aver catalizzato le attenzioni del founder di Digg Kevin Rose. L'ultimo progetto di Rose è appunto WeFollow, una directory di utenti Twitter che è pronta a spazzare via la concorrenza grazie al vantaggio della notorietà dell'imprenditore e potendo contare su testimonial eccellenti.

Come in ogni altra directory di utenti, chiunque può "twittare" un messaggio al canale wefollow con un massimo tre tag differenti, che serviranno a selezionare le categorie in cui l'utente verrà inserito nella directory. Interfaccia semplice e pulita in pieno stile Twitter, WeFollow vuole servire da ideale punto di incontro tra persone appartenenti agli stessi ambienti/professioni e dotati di interessi comuni.

A parte Kevin Rose, a ogni modo, il successo di WeFollow appare annunciato per via della presenza sul portale di un buon numero di pezzi da novanta inclusi Google e celebrità come Ashton Kutcher. E chi non vi si piazza spontaneamente viene trascinato suo malgrado nel gorgo infernale delle micro-comunicazioni compulsive, incluso il publisher The New York Times.

Alfonso Maruccia
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