NEXA: è ora di parlare di file sharing

Il centro di ricerca del Politecnico di Torino spiega perché è arrivato il momento di discutere del P2P. Proponendo soluzioni ragionate su come legalizzare lo scambio dei contenuti in Rete

Roma - "È ora che il dibattito sul file sharing si liberi dal veleno dello sterile scontro sulla cosiddetta pirateria per approfondire, con spirito inclusivo, soluzioni che permettano di conciliare la remunerazione dei detentori dei diritti con un ampio accesso alla conoscenza da parte di tutti": il centro di ricerca NEXA su Internet e società del Politecnico di Torino si inserisce nel dibattito che infiamma sulla questione del diritto d'autore in Rete. E per dare una svolta alla vicenda, al momento polarizzata in Europa sulla dottrina Sarkozy e il Pacchetto Telecom e a livello globale su ACTA, pone l'accento su quanto fino a oggi sembrerebbe essere stato trascurato: le licenze collettive.

"Le licenze collettive estese possono contribuire a far sì che il file sharing, da problema, si trasformi in opportunità di crescita sociale ed economica per il nostro Paese" scrivono gli esperti NEXA in un documento diffuso nelle scorse ore: uno strumento che, spiegano, potrebbe contribuire a risolvere assieme due dei problemi che affliggono l'industria dei contenuti, vale a dire la riproduzione e la messa a disposizione del brano. Che, guarda caso, sono anche i due principali argomenti di discussione in materia di file sharing, o pirateria che dir si voglia.

Secondo NEXA, i protocolli P2P offrono la possibilità di diffondere i contenuti e dunque la cultura in maniera molto efficiente: il diritto d'autore, tuttavia, da strumento che dovrebbe contribuire a questa diffusione "in assenza dell'autorizzazione preventiva di tutti i titolari dei diritti, autorizzazione estremamente onerosa da ottenere, proibisce, quando si abbia a che fare con contenuti tutelati dal diritto d'autore, tale pratica di file sharing". In pratica costituisce un ostacolo alla circolazione del materiale coperto da copyright, impedendo di allargare l'offerta a questi nuovi meccanismi di distribuzione probabilmente più efficaci di quelli tradizionali e arginando la circolazione della cultura.
Pur essendo una realtà di successo da molto tempo, quindi, il file sharing è visto dai detentori dei diritti come una sorta di avversario che minaccia un business fino ad oggi consolidato e redditizio: "Nonostante che tale problema si ponga ormai da molti anni - si legge nel documento - è un fatto che, fino ad oggi, i titolari dei diritti non si sono organizzati per rendere disponibili delle licenze globali". Mancando l'accordo su questo tipo di licenze, poi, i detentori dei diritti "non solo rinunciano ai ricavi di questo potenziale mercato, ma costringono anche gli utenti in una condizione subottimale": vale a dire che il P2P e il file sharing, che potrebbero essere una risorsa, si trasformano invece in un ostacolo.

Secondo NEXA, tentare un approccio regolatorio sia di tipo penale, dunque con condanne in presenza di profitto, sia amministrativo (multe o disconnessioni come prescrive la dottrina Sarkozy), non è la soluzione: invece di puntare a far incontrare la domanda, vale a dire gli utenti che sempre più numerosi utilizzano il P2P, e l'offerta, chi produce i contenuti, tenta di "contenere il fenomeno facendo leva sulla forza dissuasiva delle sanzioni penali", senza offrire una "soluzione al fallimento del mercato di cui si è fatto cenno". Inevitabile, proseguono i ricercatori, interrogarsi quindi su come riformare il diritto d'autore per ricondurlo al passo coi tempi e con le abitudini degli utenti finali.

Sono tre le possibili soluzioni illustrate nel documento. La prima, definita di "fiscalità generale", prevede un sistema di tassazione che generi i compensi per i detentori dei diritti sul modello già attuato per le biblioteche: in pratica lo stato si fa carico di recuperare i fondi necessari a garantire la remunerazione di chi gestisce le opere. Nel secondo caso, quello che prevede una "tassa di scopo", si inserisce il cosiddetto equo compenso: ciascuna connessione ad Internet potrebbe essere gravata di un balzello per provvedere al pagamento dei diritti d'autore, sulla falsariga di quanto già avviene oggi per i supporti magnetici e ottici (hard disk, CD, DVD, memorie flash).

Infine, vi è la possibilità di concedere in licenza i contenuti con forme nuove, obbligatorie o facoltative ma in ogni caso pensate per venire incontro alle nuove forme di distribuzione tipiche del file sharing. Per NEXA, si tratta in effetti dell'unico sistema già oggi in linea con le leggi e i regolamenti della Comunità Europea: ci sono già esempi di questo tipo di licenza applicata in alcuni paesi del Nordeuropa, non è in contrasto con eventuali altre forme di licenza esclusiva in quanto non obbligatoria, risolve il problema delle cosiddette "opere orfane".

Soprattutto, una licenza collettiva estesa è in grado di realizzare "un equilibrato bilanciamento del diritto fondamentale degli autori alla tutela dei loro interessi morali e materiali con quello di tutti all'accesso alla cultura". In mancanza di novità in questo senso, il perdurare dell'ostilità rispetto al file sharing "causa un pesante sacrificio alla libertà di accesso alla cultura previsto dall'art. 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, con impatto difficile da valutare in maniera quantitativa - concludono i ricercatori - ma molto probabilmente ingente in termini di mancato sviluppo culturale ed economico delle nostre società".
20 Commenti alla Notizia NEXA: è ora di parlare di file sharing
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  • si ancora con le discussioni....passano gli anni e discutete lol..intanto la rete fra altri 4 milioni di progressi mentre voi discutete....
    non+autenticato
  • ELIMINARE l'iniquo compenso su CD/DVD ecc....
    ELIMINARE intermediari parassiti (SIAE, ecc....)
    FAR PAGARE dagli ISP un compenso, detraendo una percentuale sui loro LAUTI GUADAGNI derivanti dagli abbonamenti ADSL, DIRETTAMENTE agli ARTISTI CHE MERITANO, NO PRODUTTORI DI IMMONDIZIA che si spacciano per artisti!
    Ficoso
    non+autenticato
  • - Scritto da: vday
    > FAR PAGARE dagli ISP un compenso, detraendo una
    > percentuale sui loro LAUTI GUADAGNI derivanti
    > dagli abbonamenti ADSL, DIRETTAMENTE agli ARTISTI
    > CHE MERITANO,

    E perché io dovrei pagare, da utente, una tassa per poter scaricare della roba che non mi interessa? Perché naturalmente gli ISP non sono enti di beneficienza e se devono pagare, lo rigirano in bolletta agli utenti il costo...
    non+autenticato
  • si ripeterebbe il solito problema. La maggior parte dei soldi andrebbe ai nomi noti sostenuti dalle major che a malapena meritano la definizione di artista.
    Musica che non sento e non mi piace riceverebbe i miei soldi mettendo sempre più da parte quel poco di interessante che raramente viene proposto
    guast
    1319
  • Non e' affatto detto. Il paper parla dello strumento giuridico a monte; tutt'altro problema -cruciale, ma diverso- quello di come ripartire eventuali proventi da licenze collettive estese. In proposito, si possono pensare tecniche molto piu' eque e precise di quelle usate attualmente, andando quindi a remunare chi adesso vede poco o niente. Terry Fisher ha affrontato approfonditamente il problema in "Promises To Keep".
    non+autenticato
  • Nuove tasse per tutti
    non+autenticato
  • giusto!!!
    li le chiamano"
    licenze collettive estese per la remunerazione dei diritti d'autore."
    ahah .
    suppostone in arrivo per tutti
    non+autenticato
  • Chi detiene i diritti di un'opera li detiene su due principali filoni, il primo è quello del compenso economico e l'altro quello dei tempi e dei contesti in cui far valere tale diritto. Ad esempio per i libri: la prima edizione normalmente parte con una rilegatura ad un prezzo intorno ai 20-30 Euro per poi, dopo 6 mesi/un anno, passere ad un prodotto dal 10-18 Euro rilagato in cartone. Tale discorso vale per le trasmissioni TV che vengono infarcite di pubblicità, pubblicità che ha un preciso valore in funzione di parametri e di accostamenti non che di aree di trasmissione. Tutti questi modelli con il FS vanno a monte in quanto l'opera diviene fruibile sempre in tutte le sue versioni e quindi il suo vero valore è solo il valore di ciò che è, mancante di tutti quegli amplificatori di valore prima accennati.
    Il sotto bosco che si è venito a creare in questi 50 anni di produttori di diritti è talmente fitto che addirittura impedisce il libro elettronico nelle scuole e la possibilità di produzione di testi universitari/scolastici con tecniche quali quelle adottate da Wikipedia. Tutto questo dovrebbe ben rendere evidente la situazione e le estreme resistenze ad un vero processo di riforma.
    Il portare l'utile per un'opera nella modalità descritta dall'articolo, se da un lato avvantaggerebbe assolutamente l'autore, il quale spesso non percepisce che qualche frazione degli utili, se la percepisce... dall'altro non renderebbe interessati i veri dententori dei diritti i quali, nel tempo, diventerebbero sempre più inutili, facciamo degli esempi:
    * Scrittori, avrebbero i diritti per quello che effettivamente viene letto, sarebbero molti di più e sicuramente meglio motivati a non pubblicare raccolte di libri tutti più o meno uguali, ma sparirebbero gli editori, le librerie e fortunatamente gran parte dei concorsi letterari.
    * Televisione e tutto ciò che ci gira, si ridimensionerebbe il circuito televisivo, la pubblicità che attualmente frutta l'80%-100% delle entrate dovrebbe approdare in nuovi e sconosciuti lidi, l'industria perderebbe la possibilità di potere con tale circuito e quindi veicolare il proprio schema di azione, la politica non avrebbe spazi precontingendati e quindi assisteremo ad un frazionamento dell'offerta. Mancherebbe gran parte del controllo industriale/politico sull'informazione.
    * Cinema, aumenterà la fruizione di precedenti opere e quindi vi sarà un minor interesse verso le attuali, certo non sarà sempre così, ma il cinema viaggia sull'offerta istantanea, vicina al modello televisivo, non certo sulla storicizzazione dell'offerta, quella chr ha sempre fatto con il circuito delle videocassette oramai agonizzante causa proprio il P2P e dei materizzatori.

    Potremo continuare così per ore e quindi renderci conto che l'articolo se da un lato si pone il problema della fruizioe del diritto di autore a chi è l'autore, dall'altro non si pone nel contesto attuale di chi questi diritti li vuole detenere.
    Siamo oramai a dei livelli assolutamente inconcepibili fino a pochi anni fa, pensate alla diffida fatta da Amzon sul suo lettore di e-book verso chi pubblica un link in cui si insegna ad utilizzarlo per leggere altre opere. In questo caso il possesso dell'oggetto è vincolato dal circuito dal quale si preleva l'opera. Questo potrebbe essere accettabile se l'oggetto viene venduto ad una frazione del suo reale valore (quindi qualche euro...), ma non ha senso ha per un oggetto che viene venduto a prezzo pieno e che quindi diovrebbe essere di completo possesso da parte dell'utente, ma attualmente un giudice come si esprimerebbe in una eventuale causa indetta tra un utente ed il costruttore dell'oggetto ?. Stessa cosa vale per i-Pod e i-Phone, le consolle giochi e tanti altri oggetti ancora.
    Ho l'impressione che è necessario allargare il tema su tante altre cose perchè il problema non è oramai solo il FS, ma qualcosa di ben più generalizzato.
  • Ottime considerazioni.
    La resistenza al cambiamento tecnologico viene fatta da chi sta guadagnando un sacco di soldi da questo tipo di organizzazione, cioe' da tutto l'establishment politico economico.
    Secondo me siamo solo all'inizio di un grande processo di ridimensionamento della capacita' di creare notizie e di forzare il mercato da parte di questi gruppi di potere economico-politico. Chi puo' farlo adesso, si vede sfuggire di mano questo potere e lo vede dividersi tra i milioni di utenti di Internet che scelgono a chi collegarsi e possono produrre e fruire direttamente di notizie e contenuti ( vedi U-TUBE)

    Perche' non pubblichi il tuo post sul sito
    http://antipirateria.governo.it/
    dove ho appena copia-incollato l'articolo della NEXA?
    non+autenticato
  • Fatto ...
    Grazie
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