Click-stream, spam e privacy violata

a cura di Valentina Frediani (ConsulenteLegaleInformatico.it) - La profilazione degli utenti, ritenuta così decisiva per le attività economiche sulla rete delle reti, può avvalersi di mezzi estremi e trasformarsi in una attività illegale

Roma - In ambito di commercio elettronico, il trattamento dei dati degli utenti è un processo necessario ma altrettanto delicato, considerando che pur sussistendo l'esigenza di individuare con certezza il cliente (per ovvi motivi anche solo pratici: consegna del prodotto o del servizio, dati inerenti alla carta di credito ecc.) è altrettanto necessario preservare i suoi dati da un utilizzo che vada oltre a quello prettamente necessario per la conclusione dell'operazione commerciale.

Negli ultimi anni, difatti, è andato sviluppandosi il fenomeno della cosiddetta profilazione dell'utente, consistente in una attività mediante la quale una serie complessa di dati inerenti agli utenti/clienti viene elaborata da specifici programmi in grado di creare una segmentazione dell'utenza ripartendola in gruppi omogenei di comportamento, al fine di conoscerne le abitudini e le necessità commerciali, rispondendo mediante la diffusione in rete dei prodotti a tale utenza necessari o di suo interesse.

Tale profilazione si è resa possibile anche mediante il cosiddetto "click-stream" (o "click-trail"), uno strumento di raccolta dinamica dei cookies da parte di un network di siti web visitati dal navigatore, anche definito come un flusso di informazioni accumulate relativamente al percorso nel web da parte di un utente.
Le informazioni raccolte mediante il click-stream contengono i collegamenti seguiti dall'utente e registrati nei web server (o meglio dai computer dei fornitori di servizi Internet per coloro che non dispongono di un proprio web server) e sono in grado di documentare molti degli "spostamenti" di un utente in rete permettendo la ricostruzione della sua personalità da un punto di vista di abitudini, passioni, prodotti e servizi di suo interesse. Così, conoscendo le pagine web visitate, è possibile acquisire un quadro piuttosto preciso della navigazione effettuata da un soggetto.

Ma da un punto di vista legale si può ritenere lecita questa attività? Soprattutto pensando alla complessa normativa sulla privacy?

L'intera procedura sopra descritta esula quasi sempre dalle conoscenze dell'utente, ma soprattutto in alcun modo allo stesso viene mai richiesto l'assenso al trattamento dei dati relativi alla sua navigazione ed appare pertanto in contrasto con la legge 675/96.

È vero che il tracciato dei cookies utilizzati con questi scopi non può ogni volta materialmente essere sottoposto ad un vaglio di autorizzazione da richiedere all'utente (ciò per ovvi motivi logici e tecnici), e che quindi non si può sollevare una questione di illecito utilizzo dei dati personali. Ma nel caso della profilazione, e cioè dell'utilizzo di quei dati da parte di un titolare di un sito, allora l'illecito si realizza, in quanto la privacy del navigatore è violata.
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