Alfonso Maruccia

Google, remix a base di semantica

Tante novità sulle pagine di ricerca. Contenuti più ampi, anteprime più succose, ricerche che gli sviluppatori ora dicono siano più precise. E senza dimenticare che anche il portafogli vuole la sua parte

Google, remix a base di semanticaRoma - È un cambiamento quasi sotterraneo quello a cui Google sta sottoponendo la panoplia dei suoi servizi di ricerca web, dai contorni un po' fumosi ma sempre e comunque all'insegna del motto "a me gli occhi" tanto caro a Mountain View: il remix riguarda l'interfaccia, le funzionalità e gli algoritmi alla base dell'infrastruttura di rete più significativa da qualche lustro a questa parte.

Soprattutto, occhio agli algoritmi: i risultati di ricerca presentati all'utenza sono ora arricchiti da capacità di contestualizzazione semantica, annuncia Google sul blog aziendale, un fatto che fa sentire il suo peso nell'accresciuta quantità di termini delle "ricerche correlate" presentate in basso nella pagina dei risultati. Dal Googleplex spiegano la funzionalità con l'esempio della ricerca sui "principi della fisica", query che gli algoritmi remoti interpreteranno e a cui assoceranno altri termini quali "relatività speciale", "big bang", "meccanica quantistica" e via di questo passo.

In attesa che si concretizzi la favolistica nuova Internet della conoscenza interconnessa dai significati e non semplicemente da link e keyword, Google accetta la sfida di progetti ambiziosi e discussi come il recentemente presentato Wolfram Alpha di Stephen "Mathematica" Wolfram e innesta "intelligenza" nella sua piattaforma net-cosciente. Questo tenendo bene a mente che la società rimane fedele al suo modello infrastrutturale, in cui la miglior risposta alle esigenze degli utenti non deriva da un solo metodo di ricerca ma da un mix sapiente di keyword, link, semantica e tutto il resto.
Semantica a parte, Google ha in serbo novità anche per l'interfaccia e più in generale le modalità di presentazione dei risultati delle ricerche degli utenti: il breve estratto di testo presentato accanto a ogni risultato, ad esempio, è stato espanso per offrire ai netizen la possibilità di farsi un'idea più precisa su quello che devono attendersi oltre il click sul link corrispondente. Idea lodevole dal punto di vista della praticità e utilità del web search, ma che espone il fianco a qualche critica sulla volontà di Google di tenere l'utente impegnato per più tempo sulle sue pagine piuttosto che sulle quelle dei siti web indicizzati.

Di importanza non triviale risulta poi il potenziale di un prototipo di un nuovo pannello di controllo innestato sulla sinistra dell'interfaccia minimale del motore di ricerca, pannello che ricorda in qualche modo quanto Microsoft sta facendo con Kumo e che dalla sua ha non solo la possibilità di estendere il range di contesti e modalità di fruizione della ricerca (video, forum, recensioni, organizzata per linea temporale e altro ancora) ma anche la cosiddetta "Wonder wheel", una mini-appliance in tecnologia Flash che presenta i risultati della ricerca in modalità grafica sotto forma di balloon ramificati e navigabili in ogni direzione.

Se infine la funzionalità "nascosta" per la ricerca di immagini in base alla tonalità di colore e quella di indicizzazione degli argomenti trattati su Twitter si rivolgono ancora e soprattutto a chi fa ricerche sul web, il servizio di advertising che vuole diventare "l'AdSense per le immagini" offerto da Pixazza riequilibra il focus sul business pubblicitario puro.

Pixazza, che ha ottenuto finanziamenti per 5,75 milioni di dollari da Google e altri investitori, è in grado di analizzare le immagini messe online da un publisher o da un webmaster di un sito web e individuare i prodotti commercializzati attraverso il suo network, appioppando delle vere e proprie etichette da vetrina di negozio estrapolate grazie al lavoro pregresso di "investigatori" dello shopping volontari.

Dietro il servizio di Pixazza non c'è infatti alcun algoritmo ubercomplesso o semantico di sorta, ma un vero e proprio lavoro di catalogazione "a base umana" indispensabile se si tratta di individuare un paio di scarpe di marca della collezione primaverile per il 2009 e altri prodotti di tale risma. Il publisher che crea un account sul sito e integra il codice javascript necessario al tagging in tempo reale dei contenuti grafici si imbarca consapevolmente in un'operazione che al momento dà adito a qualche dubbio, sia per quanto riguarda la mera fruibilità di fotografie "etichettate" a destra e a manca che per la mancata partecipazione nel circuito dei ricavi di chi quella foto l'ha scattata in prima istanza.

Alfonso Maruccia
14 Commenti alla Notizia Google, remix a base di semantica
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  • Sulla mia pagina di Google non la vedo.
    Ma bisogna forse entrare sul link "iGoogle" che vedo in alto a destra? nell'articolo si parla di qualcosa che sarebbe a sinistra. grazie ciao
    non+autenticato
  • lavoro in un'universita': mi capita sempre piu' spesso di vedere studenti che mi dicono in una data discussione: "le cose stanno cosi': ho visto su internet" laddove -semanticamente parlando...sigh!- cio' vuol dire che hanno fatto un velocissimo googling e visto solo i primi due-tre link: non un'ombra di ricerca su una banca dati specialistica, su una bibliografia di un'opera "classica" riguardo all'argomento trattato, ecc.

    ora -neanche farlo apposta- cercando "principi della fisica" il primo link che mi capita si limita alla dinamica newtoniana (la pagina di wikipedia)...ovviamente questa non vuole essere una critica a google (strumento utilissimo se non indispensabile per una buona ricerca) ma ai suoi usi superficiali, purtroppo sempre piu' diffusi.

    che ne pensate?
    ciao,

    fabianope
  • Che ormai si usa e si percepisce il tutto come si usa e si percepisce l'individualità e il ragionamento....un poco troppo in leggerezza.
    I primi risultati di ogni ricerca sono generali.
    Dipende poi dall'interesse di chi si informa valutare nella parte generale il particolare. Stabilito questo si potranno affinare le ricerche e procedere in una catena di induzioni o di deduzioni.
    La cosa annichilente è che ci si accontenta del generale, vedendolo come particolare, perché quando si approfondiscono le cose, ultimamente, senti dire una di queste cose (sempre generalizzandoOcchiolino ): non ti deve interessare; non farti di questi problemi; se ti interessi del dettaglio stai sicuramente pensando a qualcosa di male; se non ti accontenti delle nozioni generali...bhé accontentati perché sono più facilmente gestibili.
    saluti
    non+autenticato
  • - Scritto da: qualche volta
    > Che ormai si usa e si percepisce il tutto come si
    > usa e si percepisce l'individualità e il
    > ragionamento....un poco troppo in
    > leggerezza.
    > I primi risultati di ogni ricerca sono generali.
    > Dipende poi dall'interesse di chi si informa
    > valutare nella parte generale il particolare.
    > Stabilito questo si potranno affinare le ricerche
    > e procedere in una catena di induzioni o di
    > deduzioni.
    > La cosa annichilente è che ci si accontenta del
    > generale, vedendolo come particolare, perché
    > quando si approfondiscono le cose, ultimamente,
    > senti dire una di queste cose (sempre
    > generalizzandoOcchiolino ): non ti deve interessare; non
    > farti di questi problemi; se ti interessi del
    > dettaglio stai sicuramente pensando a qualcosa di
    > male; se non ti accontenti delle nozioni
    > generali...bhé accontentati perché sono più
    > facilmente gestibili.
    >
    > saluti
    ciao,
    IMHO hai ragionissima: c'e' la tendenza a trovare la soluzione "quick & dirty" che indubbiamente in molti casi di vita & problemi quotidiani va bene ma in tantissimi altri no, e tra questi IMHO ci casca dentro tutta la ricerca -sia scientifica che umanistica-

    se vogliamo continuare con gli esempi, qui sulla terra "si percepisce poco" la differenza tra la gravitazione di newton e la relativita' generale...le cose cominciano a vedersi un pochino dalle parti di mercurio...poi probabilmente aumentano dirigendoci ad esempio verso il centro della galassia...."ma chi se ne frega" -ti rispondono- "tanto noi abitiamo in un braccio periferico..." :=)))

    al di la' degli scherzi, quello che mi rattrista tantissimo e' che l'atteggiamento superficiale di cui parliamo si va sempre piu' diffondendo nelle nostre universita' (sia studenti che docenti).

    detto questo ribadisco comunque che questa NON vuole essere assolutamente una critica a google ma bensi' a quello che io considero un suo uso sbagliato.
  • Hai ragione, ma ricordati del pollo sferico...
  • ma forse infondo se cerco "principi della fisica" è giusto che mi si proponga di partire da Newton. Se poi in seguito sono stati elaborati nuovi modelli, ad un livello di studio sono più comprensibili se si capisce prima la fisica newtoniana.

    in effetti però, più in generale, mentre la ricerca grezza per parole chiave è pura e oggettiva, la ricerca semantica partirà già da dei presupposti. L'importante è che questi presupposti siano il più possibile "di basso livello" e onesti. Non ideologizzati.

    A.
    non+autenticato
  • ciao, Aktarus
    mi lego al tuo pensiero (che condivido in grandissima parte) per esprimere meglio il mio.



    > in effetti però, più in generale, mentre la
    > ricerca grezza per parole chiave è pura e
    > oggettiva, la ricerca semantica partirà già da
    > dei presupposti.

    ecco: questo e' il punto: bisogna essere consapevoli che parte da presupposti: non bisogna cadere in una sorta di "feticismo di google" della serie "se lo dice google tra i primi 3-4 links allora e' vero"

    la ricerca (in primis scientifica) deve essere faticosa, deve avere il "gusto per il particolare", per i "conti che non tornano".

    in una parola deve andare a braccetto con una sorta di perenne insoddisfazione intellettuale, di bisogno di continua verifica ed approfondimento.
    un po' alla Socrate, se vuoi...

    >L'importante è che questi
    > presupposti siano il più possibile "di basso
    > livello" e onesti. Non
    > ideologizzati.

    IMHO lo sono inevitabilmente: io sarei propenso a credere -ad esempio- all'onesta' di un Tommaso d'Aquino che mi dicesse "ma e' impossibile che Aristotele sia in torto...un cosi' bel sistema...ma come e' possibile che sia confutato da due stupidate viste con quel tubo dotato di lente..."

    tutti -sia noi che Abelardo- -sia scienziati che gente comune- siamo impregnati del nostro ambiente culturale:
    mi sembra che proprio Kelvin, poco prima dell'avvento delle scoperte della meccanica quantistica, avesse scritto piu' o meno che nella fisica atomica da quel momento in poi non ci sarebbe stato sostanzialmente nulla di nuovo...

    altri -tipo il grande matematico Kronecker- boicottava adirittura le pubblicazioni di Cantor perche' non voleva ammettere che si potesse legittimamente sostenere che un insieme infinito puo' essere "piu' grande" di un altro (chi mi legge ed e' matematico, mi perdoni l'inesattezza dei termini!! :=))

    per evitare cose simili in futuro, IMHO una cosa buona da fare e' invitare i giovani ad essere il piu' possibile "critici" (in senso positivo e costruttivo) verso queste inevitabili premesse culturali in cui -per dirla con Heidegger- "siamo gettati" da sempre e non possiamo farne a meno (e perche' dovremmo, poi?? :=)))

    mi limito a dire che questo "spirito critico" mal si sposa con un "googlin'quick & dirty", anche se questo fosse il miglior motore di ricerca della storia.

    ...ma lo e' poi veramente?

    fate un salto su:

    http://homer.informatics.indiana.edu/censearchip/

    digitate "Tiananmen" e cliccate su "Image Search"

    qui non c'e' semantica che tenga....


    ciao a tutti

    fabianope
    non+autenticato
  • - Scritto da: aktarus
    > ma forse infondo se cerco "principi della fisica"
    > è giusto che mi si proponga di partire da Newton.
    > Se poi in seguito sono stati elaborati nuovi
    > modelli, ad un livello di studio sono più
    > comprensibili se si capisce prima la fisica
    > newtoniana.
    >
    > in effetti però, più in generale, mentre la
    > ricerca grezza per parole chiave è pura e
    > oggettiva, la ricerca semantica partirà già da
    > dei presupposti. L'importante è che questi
    > presupposti siano il più possibile "di basso
    > livello" e onesti. Non
    > ideologizzati.

    quali che siano questi presupposti...
    lasciamo che li decida google per noi?
    o chiunque altro?

    ma vi rendete conto di cosa significa questo???

    da un lato (quello del "potere") si sta arrivando a tecniche e livelli di condizionamento sociale e culturale che goebles neanche sognava...

    dall'altro (quello del "popolo") si sta arrivando alla totale remissività ed assoggettamento sociale e culturale che un gregge di pecore rispetto a noi sembra un branco di sovversivi...
    non+autenticato
  • * per quanto riguarda google:
    dietro l'immagine "buona" ed "aperta" google opera con strategie che coniugano l' uso di sistemi avanzati di raccolta e stoccaggio dati con sistemi di reperimento
    delle informazioni correlati a tecniche di profilazione dirette e indirette con la personalizzazione
    delle pubblicità
    si tratta di un dispositivo che millanta di poter gestire interamente il complesso sistema delle conoscenze disponibili su Internet (contribuendo con forza ad accreditare la falsa equivalenza google <==> internet), spaccia per verità oggettive risposte che sono solamente percorsi soggettivi filtrati dalle sue tecnologie di ricerca...
    insomma: google ha la sua bella parte di responsabilità per il progressivo accrescersi della superficialità e diminuzione della consapevolezza degli "utenti" della rete
    un testo sull'argomento (liberamente scaricabile):
    http://ippolita.net/google

    * cito:
    ..ovviamente questa non vuole essere una critica a google (strumento utilissimo se non indispensabile per una buona ricerca) ma ai suoi usi superficiali, purtroppo sempre piu' diffusi

    la superficialità non è solo nell'uso di google... è molto più generale e diffusa... e va ben oltre il web...

    e tutto questo (di)mostra che chi "lavora" sul condizionamento ed il controllo sociale ha fatto (e sta facendo) un ottimo lavoro: progressivo "depotenziamento" e dell'istruzione a tutti i livelli (da qualche decennio in qua), tv, giornali, offerta e consumo "digitale" (apparecchiature e prodotti software e multimediali), "chiusura" dei formati, restrizioni alla circolazione delle idee e dei saperi... eccetera eccetera eccetera...

    google è solo un "pezzo" di un dispositivo globale (ben più ampio), "interdisciplinare" e "trasversale", di condizionamento e di controllo...

    il che mette quanto meno i brividi
    non+autenticato
  • quoto integralmente CCC, ma vorrei aggiungere che poiché giustamente parla di dispositivo, dovremmo andare più a fondo per vedere come funziona.

    Google non impiega solo strumenti altamente discutibili (per quanto utili), ma finanzia anche iniziative ancora più discutibili (a cui aggiunge il lobbying). Ad esempio Stop-badware, del Berkman Center (Harvard), che sta facendo campagna contro il badware per far passare l'idea che il controllo è necessario, inevitabile e perfino desiderabile.

    E'ad Harvard che si sta decidendo quali misure di controllo siano accettabili o più "legittime" per i netizens. Là lavora Zittrain, già noto per aver lanciato l'allarme sull'internet "generativa", salvo predicare, per salvarla, l'introduzione del trusted system e del labelling. Nell'estate sarà raggiunto da Lessig, così potremo stare tranquilli circa il futuro orientamento dei nostri paladini del free speech. Pollice verso.
    non+autenticato
  • ciao, CCC
    ti straquoto: purtroppo i problemi sono proprio quelli che tu hai segnalato.

    al riguardo penso che in definitiva l'assenza di informazione in realta' equivalga al bombardamento di informazioni odierno, il quale genera un impressionante "rumore bianco" di variegate "irresistibili tentazioni" ed insieme l'illusione di un UNICO strumento che lo padroneggi bene e -before all- velocemente.

    in una parola si vive con il motto "devo sbrigarmi ad imparare la raltivita' generale, in quanto al mondo ci sono tante altre robe da sapere, toccare, vedere, assimilare, giocare, calcolare, ecc.ecc.ecc."
    uno strano "edonismo della sapienza" (simile all'edonismo del drogato della "sister ray" dei velvet underground o forse alla chiacchiera e curiosita' di Heideggeriana memoria) che portava qualche anno fa diritti filati nelle braccia dei bignamini ed oggi invece verso il mito dell'unico motore di ricerca che "dall'alto vede, capisce ed ordina tutto" facendoci risparmiare tempo prezioso (qualsiasi allusione al vecchio altavista e' fortemente voluta!!! :=))

    ciao,

    fabianope
  • - Scritto da: fabianope
    [...]
    > uno strano "edonismo della sapienza"

    ottima cosnsiderazione...

    è una chiave di lettura complementare per questo "fenomeno", che si affianca ad altre pure possibili...

    mi hai fatto pensare a "consumo dunque sono" (Bauman)... trasformato in "googlo dunque sono" o "googlo dunque so" o qualcosa del genere...

    > simile all'edonismo del drogato della "sister ray" dei
    > velvet underground

    citazione splendida!!!

    ciao
    non+autenticato