Roma - Che cosa si ottiene con 10 milioni di mail spazzatura al giorno e un guadagno esentasse di 750mila dollari al mese? La libertà e il beneplacito della Corte Suprema USA: Jeremy Jaynes, noto
spammer arrestato nel 2003 per violazione delle norme anti-posta spazzatura dello stato della Virginia
può continuare a dormire sonno tranquilli fuori dalla prigione, e le autorità non potranno più chiedergli il rendiconto dei danni e dei ricavi illeciti raccolti nel corso degli anni passati.
Dopo condanna, ripensamento e appello, dunque,
la vicenda di Jaynes si conclude tutta a favore dell'imputato: inizialmente sbattuto in galera per un periodo di nove anni con tanto di multa da pagare, lo spammer era riuscito ad appellarsi contro la decisione dei giudici
chiamando in causa il Primo Emendamento della Costituzione statunitense, quello sulla libertà di parola e di espressione.
La Corte Suprema della Virginia aveva inizialmente confermato la condanna di Jaynes, ma era poi tornata sulla sua decisione perché
le norme anti-spam erano troppo vaghe e generiche, includendo anche utilizzi potenzialmente legittimi dello spam come la propaganda politica e, appunto, la libertà di espressione.
Il procuratore generale Bob McDonnell si era appellato alla Corte Suprema, ma ora l'Alta Corte federale ha comunicato
la propria indisponibilità a sentire le ragioni del procuratore rafforzando, nei fatti, la giustezza della decisione precedente.
Jaynes rimarrà a piede libero e lo stato della Virginia perderà il suo "regime speciale" anti-spam, talmente largo nella definizione di posta spazzatura da essere pericoloso per le libertà costituzionalmente garantite.
Negli Stati Uniti è da tempo vigente il
Can-Spam Act, pensato proprio per sanzionare comportamenti come quelli del buon Jaynes ma, per fortuna dello spammer, la legislazione è entrata in vigore in un periodo successivo e non è quindi applicabile al caso in oggetto.
Alfonso Maruccia