Roma - Per conquistare le centinaia di migliaia di cittadini della rete cinesi, per competere con gli altri servizi sul mercato cinese, Google dispenserà musica. Brani legali, brani ripagati alle etichette con la pubblicità.
Per ora le tracce scaricabili sono 350mila, ma supereranno presto il milione. Organizzate, analizzate e catalogate in modo che i netizen cinesi
possano cercare in lungo e in largo per scoprire nuova musica. L'accordo sarà valido
solo entro i confini della Cina, rivolto alle peculiarità di un mercato su cui Mountain View non si è ancora saputa imporre. Google l'aveva
anticipato lo scorso anno: per rivalersi su Baidu, il motore di ricerca per antonomasia oltre la Grande Muraglia digitale,
offre ora download a tutti i cittadini della rete locali. L'accordo con etichette indipendenti e con le major è stato raggiunto: Warner Music, EMI, Universal e Sony BMG hanno riversato i propri cataloghi online, appoggiandosi all'infrastruttura per il download legale di
Top100.cn, di cui Mountain View detiene delle quote. Google addizionerà
pubblicità, i cui ricavi verranno spartiti con l'industria della musica.
La motivazione che spinge l'84 per cento dei netizen cinesi a rivolgersi ai motori di ricerca è il
download di brani musicali. La Grande G, che in Cina
detiene il 16,6 per cento del mercato del search, sfiderà così gli aggregatori di link messi a disposizione dai motori di ricerca locali,
servizi offerti
da anni ad esempio da Baidu, il search engine più popolare in Cina che può contare su una quota di mercato pari al 76,9 per cento. Baidu, a cui in un primo momento
era stato assicurato il diritto di organizzare e di linkare contenuti rintracciati e indicizzati su server disseminati per il mondo, si trova ora a dover sostenere la propria posizione di fronte ad un'industria che
lo accusa di patente corresponsabilità nella violazione del diritto d'autore.
Il mercato cinese della musica, spiegano i detentori dei diritti,
è legale per l'uno per cento. Le autorità
si sono dibattute tra
roghi di prodotti contraffatti e dissuasione a mezzo
multe: la strategia collaborativa di Google potrebbe pagare, a patto che
contribuisca a
mantenere la rete
salubre e civilizzata.
Ne è convinto Kai-fu Lee, dirigente della divisione locale della Grande G: "Si tratta di una grande iniezione di fiducia per noi, speriamo di poter trasformare questo panorama in un modello di distribuzione legale". Concordano i detentori dei diritti: "si tratta del primo vero tentativo di monetizzare la musica online in Cina",
ha sottolineato il rappresentante locale di IFPI. Nonostante infatti non manchino le sperimentazioni condotte da altri attori dell'online, quello siglato da Google è il primo accordo che
coinvolga i colossi dell'industria della musica. Che non temono di disseminare i propri brani fra gli utenti cinesi: "
Non abbiamo paura che questa collaborazione con Google si ripercuota sulle vendite attraverso i canali tradizionali - ha spiegato la dirigente di EMI Caroline Chow - la pirateria online in Cina ha già avuto un impatto sui nostri affari in quel segmento".
Gaia Bottà