Lo stesso impegno occorre pensarlo anche sull'
interoperabilità. Marzano: "L'interoperabilità non richiede il software libero, chiede che il fornitore
A parli con il fornitore
B per garantire la compatibilità. Al momento non succede, non sempre le pubbliche amministrazioni detengono la conoscenza sulla struttura che racchiude i loro dati. L'unica garanzia che si ha in questi casi è pretendere la fornitura di queste informazioni, obbligare a fornire la struttura dati, i database e le porte di accesso per garantire l'interoperabilità. Oppure, per semplificare: software libero per tutti, così che chiunque possa realizzare il ponte tra una struttura e un'altra".
Interviene Prosperetti: "Ci sono esperienze concrete di questi principi, ad esempio nella zona altoatesina, oppure in Baviera: è stato osservato - racconta a
Punto Informatico - che se in alcuni contesti se si guarda al software libero prima di guardare le soluzioni proprietarie, si individuano modelli di efficienza che consentono un risparmio. Non è detto che lo scopo sia sempre risparmiare: ma il software libero nella PA consente di affrontare problemi della società dell'informazione che negli anni a venire devono ricevere maggiore attenzione di quanta ne ricevano oggi. Privilegiare l'open source non deve essere una scelta ideologica, ma una necessità concreta: in Cina l'hanno fatto".
Viene ribadita la necessità di una scelta laica, basata sulle
effettive esigenze tecniche e pratiche dello Stato che deve offrire servizio ai cittadini: "Si va sul mercato - prosegue Marzano - e si valuta l'offerta migliore, quella con il miglior rapporto qualità/prezzo: c'è bisogno di garantire l'utilizzo dello stesso software e degli stessi dati anche tra 10 anni, di essere certi di non avere backdoor nel proprio sistema e non costringere i cittadini a comprare del software per accedere ai servizi". Concorda Prosperetti: "La PA deve interfacciarsi e interloquire per mettere in piedi un sistema che comunichi attraverso la tecnologia al di là di standard chiusi, licenze: deve essere accessibile a tutti e garantire la massima fruibilità".
Ma non c'è il rischio che, mettendo tanta carne a cuocere in argomenti così diversi l'uno dall'altro, si finisca per disperdere le forze? "Noi siamo all'opposizione - spiega il senatore Vimercati - La nostra è una iniziativa volta a formulare una proposta complessiva del PD su questi temi: nella discussione parlamentare valuteremo la posizione del Governo, e siamo disponibili a convergere su un testo condiviso laddove sia possibile". Allo stato attuale, chiarisce, non ci sono
proposte organiche come questa presentata dal suo partito: i vari provvedimenti proposti dagli onorevoli
Carlucci e
D'Alia, a suo avviso, non rispondono a tutte le domande sul tavolo.
"La mia opinione - prosegue - l'ho chiarita citando Lessig e la raccomandazione della UE: siamo fermamente convinti della necessità di combattere le varie forme di criminalità in Rete, ma non vogliamo acquisire fatti di cronaca come alibi per introdurre la censura su Internet in modo indiscriminato. Verrebbe meno uno dei ruoli fondamentali di Internet stessa: quello di spazio pubblico della democrazia, dove si da significato alla libertà di espressione". Per questo, conclude Vimercati, "Ci sembra che le iniziative dell'on. Carlucci e di altri siano da respingere. L'Italia non è un paese autoritario e non vuole diventarlo: noi ci batteremo per fare di Internet uno strumento di democrazia, un anticorpo alla dominazione della comunicazione di massa che si verifica di solito in Italia".
Vimercati plaude alle
iniziative che sono nate in Rete in questi mesi proprio per sostenere queste posizioni. Ma la
necessità di una legge quadro, per così dire, è sentita anche dall'avvocato Prosperetti: "È necessario regolamentare a livello di principi, visto che gli attuali non sono più adeguati alla attuale evoluzione tecnologica". L'obiettivo, sottolinea la dottoressa Marzano, è anche quello di razionalizzare gli sprechi: "La trasparenza che può garantire il free software, da Turati in poi è un valore che la pubblica amministrazione non può trascurare". L'invito che arriva dal senatore Vimercati è di
partecipare a questo cambiamento: "Vogliamo provare a discutere con gli utilizzatori dei servizi, vogliamo provare a fare i parlamentari in modo diverso: abbiamo già ricevuto centinaia di contatti e suggerimenti, ma ne aspettiamo degli altri - conclude - e dopo Pasqua avvieremo anche l'iter parlamentare di questo disegno di legge".
a cura di Luca Annunziata