Roma - Una rete in cui il cittadino è telespettatore, una rete soggetta alle istanze dei detentori dei diritti. Emendamenti e votazioni, dibattiti e aggiustamenti: il Pacchetto Telecom sta progressivamente assumendo una forma. Quelli che ora sembrano punti fermi, osservano in molti, potrebbero irreggimentare la rete, trasformarla in un servizio controllato dall'industria dei contenuti, privarla della neutralità.
Le istituzioni europee si sono riunite nei giorni scorsi per affinare il testo delle disposizioni e per prepararle ad essere messe al voto. Alla Commissione Mercato Interno (IMCO)
sono stati sottoposti testi ed emendamenti: IMCO, nell'intervenire sulla
Direttiva Servizi Universali, sembra essersi
espressa a favore di una rete alla mercé dei provider. Ha infatti dominato la
linea tracciata dal
rapporto stilato da Malcom Harbour, relatore che, nella propria attività in Europa, sembrerebbe mostrarsi
sensibile alle istanze dell'industria dei contenuti. Ha sbaragliato la possibilità di prendere in considerazione
certi emendamenti che avrebbero garantito tutele al cittadino in linea con quanto approvato nel
rapporto Lambrinidis: filtraggio e potere discrezionale agli ISP, che si troverebbero in una posizione privilegiata per avvantaggiarsi o per stringere alleanze strategiche con i detentori dei diritti,
denuncia ad esempio il candidato svedese all'europarlamento Erik Josefsson, veicolando contenuti e servizi attraverso
corsie preferenziali e corsie discriminate.
Via libera dunque a non meglio precisate "politiche di gestione della rete". L'obbligo al quale saranno sottoposti i provider sarà
semplicemente quello di informare i propri utenti: nel contratto che stipuleranno con i cittadini dovranno indicare le "condizioni che limitano l'accesso o l'uso dei servizi e delle applicazioni", dovranno garantire informazioni riguardo ad "ogni procedura di analisi del traffico e di traffic shaping messa in campo" al fine di non sovraccaricare l'infrastruttura.
Sembrano ora
mancare i riferimenti alla proporzionalità nell'utilizzo di queste misure, che erano contenuti nell'emendamento conosciuto in prima lettura come
166: ai provider non viene più raccomandato di soppesare l'introduzione di strumenti per la gestione del traffico tenendo contro della loro effettiva necessità e limitandone il raggio d'azione in modo che non ostacolino "lo sviluppo della società dell'informazione" e che non collidano con "i diritti fondamentali del cittadino, incluso il diritto alla privacy e il diritto ad un giusto processo". L'emendamento è per ora in fase di stallo, verrà ridiscusso.
A presidio dei diritti del netizen ci sarebbe dovuto altresì essere l'emendamento noto come
110, che prevedeva che i provider non fossero coinvolti nel controllo di ciò che i cittadini avessero fatto della connettività, se non sotto l'ordine dell'autorità giudiziaria. L'emendamento è stato modificato: potrebbe agevolare, presso gli stati membri, l'introduzione di
sistemi di risposta graduale come quello che la Francia
ha ormai innestato nel proprio quadro normativo.
A tutela dei netizen europei nei confronti di meccanismi fatti di giustizia privata, di sorveglianza, di avvertimenti e di disconnessioni avrebbe inoltre dovuto agire l'
emendamento 138.
Introdotto nel Pacchetto Telecom nei mesi scorsi,
stralciato e di nuovo
reintrodotto dalla parlamentare europea Catherine Trautmann, avrebbe dovuto impedire che calassero ghigliottine deterrenti e punitive sulle connessioni, sul diritto del cittadino a informarsi e ad esprimersi. Nel corso del trilogo tra le istituzioni europee, sotto le
pressioni di Francia e Regno Unito, la disposizione ha subito delle
modifiche:
non rappresenta più un paletto all'avvento di un regime di risposta graduale che culmina con il blocco dell'erogazione di connettività. Si tratterebbe ora di una semplice
raccomandazione non vincolante.
Ma non è tutto: se la prima versione dell'emendamento imponeva che fosse l'autorità giudiziaria l'unica a poter agire sulle libertà del cittadino, ed eventualmente a poterle comprimere per sanzionare comportamenti illegali, il testo del frammento
dispone ora che non sia necessariamente l'autorità giudiziaria ad essere investita da questa responsabilità, ma siano invece "
le autorità che la legge definisce competenti". L'Hadopi francese, ad esempio, l'
Haute Autorité pour la diffusion des ouvres et la protection des droits sur Internet, che non sarà composta da magistrati, avrà libertà di imporre identificazioni e disconnessioni in quanto riconosciuta dalla legge. Sarà la Commissione Industria, ricerca e energia (ITRE) a doversi esprimersi a riguardo in una votazione che, salvo variazioni di programma,
avverrà il 21 aprile.
Il voto finale al Pacchetto Telecom è previsto per il 5 maggio. I
cittadini della rete hanno organizzato la resistenza. L'Europa si prepara al
blackout.
Gaia Bottà