Giovanni Arata

La sopravvivenza dei giornali passa da Internet

Microtransazioni, micropagamenti, contenuti non pių gratuiti. Le proposte in campo sono molte, tra tutte spicca quella di Murdoch. Ma niente č ancora deciso

Roma - Gli editori nordamericani pensano sia necessario discutere seriamente di modelli di business per l'online, di raccolta pubblicitaria, di rapporto con Google. Ma pensano sia opportuno farlo, almeno per il momento, in una maniera un po' più riservata di quanto non si faccia di solito. Per questo stanno organizzando delle riunioni parallele, da tenersi a margine della loro conferenza annuale. Il tutto mentre i big del settore protestano in modo sempre più aperto contro la circolazione gratuita dei contenuti online, e gli addetti ai lavori continuano a dividersi.

Il rumour relativo alle riunioni segrete è stato fornito per primo da Alan Mutter, già direttore di diversi quotidiani ed oggi consulente editoriale. I CEO dei grandi giornali, spiega Mutter, si dovrebbero comunque incontrare per via del meeting annuale della Newspaper Association of America, che sta per prendere il via a San Diego. E allora, continua, hanno semplicemente pensato di integrare il programma con una serie di incontri privati, da tenersi al riparo da telecamere e taccuini.

Nel corso di tali incontri, spiega Mutter, i CEO dei grandi giornali si intratterranno su tutte le questioni più scottanti per le imprese culturali contemporanee, dalla crisi della raccolta pubblicitaria al rapporto con gli aggregatori (grandi e piccoli) di notizie. Ma soprattutto, si intratterranno sul vero problema dei problemi, e cioé la possibilità di imporre dei pagamenti per la fruizione digitale dei propri contenuti editoriali.
I grandi gruppi si dicono convinti che per gli articoli di qualità si debba pagare, anche online. "Le persone si stanno abituando ad ottenere qualsiasi contenuto in modo completamente gratuito online, e questa attitudine va cambiata" ha detto solo pochi giorni fa Rupert Murdoch, proprietario di News Corp. Salvo poi rincarare ulteriormente: "Dovremmo dare a Google, e non solo a Google, la possibilità di rubare tutti i nostri materiali sotto copyright? Credo di no, soprattutto se hai un brand come il WSJ o il New York Times".

In linea di principio, la posizione del magnate australiano è condivisa dalla grande parte dei suoi colleghi. Salvo che, osserva Roy Greenslade sul Guardian, nel passaggio dalla teoria alla prassi il modello si rompe. Che tradotto significa: quando provano a far pagare per i propri articoli, i quotidiani generalisti perdono più di quanto guadagnano. E finiscono irrimediabilmente per tornare indietro.

Di qui la ricerca di strade e modelli di business nuovi. Da un lato, le grandi testate fanno pressing sui motori di ricerca, chiedendo corsie preferenziali per i propri contenuti o compensi diretti per i contenuti forniti. Dall'altra provano ad ipotizzare scenari del tutto nuovi, talvolta legando i pagamenti a nuovi stili di lettura, talaltra scommettendo sulla diffusione virale dei propri materiali.

Di tutto questo si parlerà nel corso delle riunioni parallele dei grandi editori a San Diego. Salvo che, come osserva ValleyWag non senza sarcasmo, tali abboccamenti avrebbero dovuto svolgersi almeno dieci anni fa. Mentre oggi, a fronte di soggetti di rete sempre più forti ed autorevoli, gli sforzi dei grandi giornali rischiano di risultare vani.

Giovanni Arata
8 Commenti alla Notizia La sopravvivenza dei giornali passa da Internet
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  • I giornalisti veri vivono già di internet. Cioè quelli che informano davvero, chissenefrega dell'editoriale di eugenio scalfari se ci sono altri 1000 bloggers che postano commenti altrettanto sensati?
    La grossa differenza tra il vecchio ed il nuovo sistema è che nel vecchio ci si siede alle otto davanti alla tele e ci si fa infarcire di baggianate, mentre nel nuovo sistema le informazioni devo essere cercate attivamente dagli utenti, il condizionamento è molto più difficile nel secondo caso.
  • benissimo, in questo modo gli utenti del web invece di andare sui siti degli editori, passeranno piu' tempo sui siti dei blogger.

    E i blogger invece di mandare semplici link ai siti, saranno maggiormente stimolati ad approfondire le notizie, creando una nuova generazione di giornalisti.
    Togliendo agli editori quel controllo, spesso fazioso, sul modo di proporre le notizie su questo o su quell'argomento.

    Questa situazione non penso sia sostenibile per gli editori per più di 2 o 3 anni, in quanto non c'e' nessuna possibilita' che si sviluppi un modello nel quale gli intermediari dell'informazione (gli editori della carta e degli altri media) possano sul web dare un tale valore aggiunto da indurre gli utenti a pagare per leggere le notizie
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mauro Cagliari
    > benissimo, in questo modo gli utenti del web
    > invece di andare sui siti degli editori,
    > passeranno piu' tempo sui siti dei blogger.

    > E i blogger invece di mandare semplici link ai
    > siti, saranno maggiormente stimolati ad
    > approfondire le notizie, creando una nuova
    > generazione di giornalisti.
    > Togliendo agli editori quel controllo, spesso
    > fazioso, sul modo di proporre le notizie su
    > questo o su quell'argomento.

    > Questa situazione non penso sia sostenibile per
    > gli editori per più di 2 o 3 anni, in quanto non
    > c'e' nessuna possibilita' che si sviluppi un
    > modello nel quale gli intermediari
    > dell'informazione (gli editori della carta e
    > degli altri media) possano sul web dare un tale
    > valore aggiunto da indurre gli utenti a pagare
    > per leggere le notizie

    Vediamo il valore aggiunto... Mi sembra di ricordare che i giornalisti una volta taaaanto tempo fa erano meglio di chi faceva i discorsi da bar o rimaneggiava le notizie...
    Chissa' che non si ritorni a giornalisti che per distinguersi dai bloggher si rimettano a fare buon giornalismo ????
    krane
    22544
  • per me internet sta facendo saltare parecchi sbocchi economici. Vivranno telecom, infostrada, ecc.
    non+autenticato
  • - Scritto da: baubau
    > per me internet sta facendo saltare parecchi
    > sbocchi economici. Vivranno telecom, infostrada,
    > ecc.

    Ma ne ha anche creati altri, e altri sono ancora allo stato embrionale e stanno per esplodere; personalmente ritengo che questa "crisi" non sia altri che l'adeguamento del sistema all'entrata del nuovo mezzo : internet.
    krane
    22544
  • - Scritto da: Mauro Cagliari
    > benissimo, in questo modo gli utenti del web
    > invece di andare sui siti degli editori,
    > passeranno piu' tempo sui siti dei
    > blogger.

    Come i legislatori del nostro paese insegnano, si può allora procedere rendendo l'attività di blogging sempre più difficile, per farli desistere.
    E' una sfida tra un sistema vecchio, ma remunerativo (per pochi) e consolidato, e uno più nuovo, che può distribuire maggiormente la ricchezza e la conoscenza (per molti), ma che manca ancora parecchio di esperienza; e che si svolge su più fronti, come la musica, il cinema, il software e, appunto, l'informazione.
    Purtroppo, però, quelli del vecchio sistema godono di un sostanziale vantaggio: si fanno molti meno problemi a giocare sporco.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Maglio
    > - Scritto da: Mauro Cagliari
    > > benissimo, in questo modo gli utenti del web
    > > invece di andare sui siti degli editori,
    > > passeranno piu' tempo sui siti dei blogger.

    > Come i legislatori del nostro paese insegnano, si
    > può allora procedere rendendo l'attività di
    > blogging sempre più difficile, per farli
    > desistere.

    > E' una sfida tra un sistema vecchio, ma
    > remunerativo (per pochi) e consolidato, e uno più
    > nuovo, che può distribuire maggiormente la
    > ricchezza e la conoscenza (per molti), ma che
    > manca ancora parecchio di esperienza; e che si
    > svolge su più fronti, come la musica, il cinema,
    > il software e, appunto,
    > l'informazione.
    > Purtroppo, però, quelli del vecchio sistema
    > godono di un sostanziale vantaggio: si fanno
    > molti meno problemi a giocare sporco.


    Ma il tempo gioca a favore del nuovo, ed il tempo non si puo' fermare per quanti soldi si investano in tal senso...
    krane
    22544