Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Diritti tossici

di Marco Calamari - La dottrina Sarkozy è solo una manifestazione dell'irrigidimento della tutela del diritto d'autore. Che finisce sempre più per creare monopoli, avvelenare la società, congelare la creatività - UPDATE: una precisazione di SIAE

UPDATE: Punto Informatico ha pubblicato una precisazione di SIAE il cui testo è disponibile qui.

Roma - Un nuovo obbrobrio giuridico ha rischiato di diventare legge di uno stato in cui da sempre i diritti dell'individuo e la laicità delle istituzioni sono scolpiti profondamente nella vita pubblica. In Francia la "Dottrina Sarkozy" o dei "Tre colpi" è stata respinta per un soffio: una decisione simile dovrà essere presa a breve dal Parlamento Europeo e da diversi stati, inclusa forse l'Italia. Speriamo bene.

Un cittadino francese avrebbe quindi potuto essere privato del diritto alla libertà di espressione in Rete dietro semplice denuncia di parte di un sedicente detentore di diritti d'autore su opere digitali: questo senza nessun contraddittorio giuridico, e senza la possibilità di opporsi al distacco fino a quando questo non fosse stato effettuato.
Tutta la faccenda è una manifestazione di inciviltà e di subordinazione dei diritti civili agli interessi economici. Dobbiamo aver chiaro che il problema non nasce nel parlamento francese, e neppure nelle leggi che mirano a reprimere il P2P per tutelare la cosiddetta proprietà intellettuale in Rete. Il problema è più a monte.

Nessuno che sia in possesso della ragione potrebbe negare il diritto degli autori di opere dell'ingegno a veder ricompensato il proprio lavoro: questo naturale diritto era già riconosciuto secoli fa, quando la carta stampata (allora abbastanza rara) era il solo mezzo di diffusione delle opere. Un diritto esclusivo di sfruttamento limitato a 15 anni dalla data di pubblicazione dell'opera era considerato un equo bilanciamento tra il diritto dell'autore a veder ricompensato il proprio lavoro ed il diritto della società di cui faceva parte a sviluppare la cultura, inglobando l'opera di tutti a vantaggio di tutti.

Se qualcuno fosse turbato dalla riduzione del periodo di sfruttamento del lavoro intellettuale, potrebbe fare il parallelo con il lavoro di meningi di un neurochirurgo o un ingegnere, altrettanto immateriale di quello di musicisti e scrittori, che vengono pagati per il loro lavoro senza nessun diritto successivo. Musicisti e letterati del passato sono vissuti e hanno realizzato capolavori venendo pagati semplicemente alla consegna da chi commissionava l'opera. Perché oggi no?

Comunque una compensazione sulla base di un periodo esclusivo di sfruttamento dell'opera pubblicata mantiene un senso e un'utilità anche ai nostri giorni.

L'uso dei meccanismi del diritto d'autore è stato però completamente snaturato da due fattori, causati da azioni di lobby tanto potenti quanto continue. Da una parte abbiamo l'allungamento, ridicolo se non fosse tragico, del periodo di sfruttamento esclusivo a 75 o 90 anni dalla morte dell'ultimo co-autore: augurando lunga vita a tutti vorrebbe dire in media 120-135 anni dalla data di pubblicazione dell'opera. Dall'altra c'è la totale trasferibilità dei diritti dall'autore a terzi, che ne mantengono integralmente i diritti per lo stesso periodo. Quest'ultimo fattore sembra naturale, ma non lo è se lo si esamina più approfonditamente: perché entità economiche che sfruttano un'opera già appartenuta all'autore devono aver diritto (non ne hanno bisogno) allo stesso tipo di tutela che spetta a chi del lavoro intellettuale deve vivere?

Se queste norme fossero state effettive in passato, la cultura come la conosciamo e ne beneficiamo oggi semplicemente non esisterebbe. La reale dimensione di questa affermazione non è probabilmente percepibile ad una prima lettura. Significa che tutta la struttura culturale, almeno della parte cosiddetta "civilizzata" dei "20 grandi" del mondo, non avrebbe avuto modo di svilupparsi, e così l'attuale mercato delle opere dell'ingegno quali musica, letteratura, teatro e cinema. Il mercato infatti non si sviluppa con le barriere ed i monopoli, quelli hanno l'effetto di mantenere situazioni di concentrazione del profitto, cioè esattamente quello che sta succedendo oggi.

I diritti di proprietà intellettuale infatti appartengono solo in rari casi agli autori originali: la maggior parte di quelli che valgono qualcosa è già stato ceduto ed appartiene ad un ristrettissimo gruppo di multinazionali, ed il resto viene gestito da associazioni nazionali come la SIAE italiana. Quest'ultima non è certo esempio di equità e trasparenza, visto che è commissariata da decenni e non deve rendicontare il proprio operato.

I Diritti Tossici sono proprio questi. Diritti d'autore, naturali e produttivi appartenenti agli autori, alienati tal quali ad entità economiche non creative ma parassitarie, che diventano perciò parte non di un sano ciclo cultuale ed economico, ma di una rendita di posizione di tipo monopolistico.

La normativa dei diritti d'autore dovrebbe evolvere insieme ai nuovi media veicolati dalla rete: invece l'intermediazione dei diritti digitali, proprio come quella dei debiti immobiliari americani, ha prodotto la creazione di "diritti tossici" di proprietà intellettuale, che generano parassitismo economico, intossicano la società dell'informazione ed impoveriscono le persone. Esattamente lo stesso tipo di danno sociale che è stato provocato dai titoli tossici, che molti hanno per loro sfortuna sperimentato in una forma o nell'altra. I Diritti Tossici di proprietà intellettuale sono dannosi per la società nel suo complesso proprio come i titoli tossici sono stati dannosi per l'economia mondiale: hanno arricchito ed arricchiscono speculatori e sfruttatori improduttivi e impoverito il resto della società.

Proprio come i titoli tossici, i diritti d'autore tossici necessitano di una reazione altrettanto importante e radicale. Anche se i diritti di proprietà intellettuale già acquistati in uno stato di diritto non possono essere semplicemente "aboliti", essi potrebbero essere resi innocui a medio termine semplicemente con una riforma della loro durata.

Conservando una durata ragionevole per gli autori originali (i quindici anni di due secoli or sono potrebbero essere un ordine di grandezza ragionevole), questa dovrebbe essere drasticamente ridotta in caso di cessione a terzi, ad esempio alla metà di quella spettante all'autore. Inoltre si dovrebbe obbligare chi ha acquistato un diritto di sfruttamento ad un rinnovo periodico dello stesso, pena la sua decadenza, mantenendo queste registrazioni in un archivio pubblico che dovrebbe essere gestito da un ente super partes, magari della pubblica amministrazione.

Altrimenti i Diritti Tossici continueranno ad avvelenare la società dell'informazione e a impoverire tutti eccetto pochi sfruttatori.

La maggior parte dei danneggiati non lo sa, non se ne cura o addirittura è irretita dalla pubblicità continuamente propinata a colpi di spot in prima serata, al cinema e nei salotti televisivi. È la storiella dei poveri scrittori e musicisti, ridotti in miseria da stuoli di pirati informatici sogghignanti, chiaramente apparentati e complici dei pedoterrosatanisti.

Tutti i giorni chi acquista DVD, biglietti del cinema o PayTV compra Diritti Tossici che avveleneranno lui, la società di cui fa parte oggi ed il futuro della cultura.

Leggevo proprio in questi giorni in cronaca che i manager delle banche, bancarottieri e creatori di veleni economici cominciano a diventare "impopolari" invece che modelli di furbetti da imitare. A quando lo stesso trattamento per chi avvelena informazione e cultura?

Marco Calamari

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38 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Diritti tossici
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  • Ai tempi dei primi editori un libro se non lo stampavi non aveva alcuna possibilità di essere diffuso.
    Ergo il loro lavoro, seppur per nulla creativo, svolgeva un'importantissima funzione al pari di quella dell'autore, perchè in assenza del lavoro dell'editore l'opera moriva con il proprio autore.

    Oggi le cose stanno molto diversamente e il lavoro dell'editore è più quello di pubblicizzare l'opera e di distribuirla secondo i canali, non più efficienti, ma economicamente più produttivi.

    L'attività della major è diventata sempre più sfruttamento dell'opera commercialmente più reddittizia e oblio per le opere oggi non commercializzabili in modo egualmente proficuo.

    Così da servizio alla cultura l'attività editoriale (non tutta ci mancherebbe, ma quella delle potenti major) è diventata un vincolo.

    Sei un autore? Ti pubblico solo se sei vendibile subito a un largo pubblico in grado di ripagare ampiamente il mio investimento.

    Certo come autore posso sempre decidere di pubblicare in proprio ... ma sarò in grado di competere con i mezzi pubblicitari di cui dispongono le major? non credo proprio ...

    e così anche se ho scritto la miglior opera dell'ultimo cinquantennio o cedo i diritti alla major che ne fa quello che vuole riconoscendomi quello che ritiene ... o posso lasciarla nell'oblio.

    da parte mia gli internauti non dovrebbero semplicemente opporsi ai tentativi delle major di violare i più basilari diritti civili come stanno oggi facendo ... scendiamo al loro livello:

    sono disponibile a farmi disconnettere se violo i diritti dell'autore a patto che sia l'autore titolare del diritto di disconnettermi e questo diritto sia inalienabile.
  • autori che hanno ceduto diritti a multinazionali e quindi ? Dove sta il male, mica li ha obbligati il medico. Magari erano i primi interessati ad ottenere il miglior sruttamento economico delle loro opere. Qui si ribaltano i principi per inventarsi scenari che sono economicamente e finanziariamente opposti.
    L'azienda senza l'autore non esiste, la banca invece il titolo tossico lo crea.
    L'azienda spesso finanzia in perdita l'artista e l'autore e i contratti prevedono delle advance royalties che azzopperebbero un cavallo. I titoli tossici sono alcuni contratti miliardari fatti ad artisti che poi si sono rivelati un flop. La banca non ti da una lira in perdita, anzi ti rifila pure un titolo tossico.
    Megli studiare in maniera più approfondita le dinamiche del settore prima di scrivere certe stupidaggini. E lo dico da autore che se non avesse trovato un editore stava ancora con il culo per terra.
    non+autenticato
  • la tua esperienza è sacra e non si discute in sé

    però a quanto pare la siae versa la grandissima parte dei proventi agli editori, e tra loro a quelli più grossi, in maniera automatica e non necessariamente proporzionale alle effettive esecuzioni

    agli autori le briciole, e di queste la grandissima parte a quelli più famosi (che vendono di +), in maniera automatica e non necessariamente proporzionale alle effettive esecuzioni

    tanto che ci sono "correnti" di soci in siae che sono molto polemiche verso la politica delle ripartizioni, evidentemente condizionate dalle major...basta andare su internet

    tra l'altro c'è una puntata di report assai illuminante...
    non+autenticato
  • - Scritto da: rufus
    > L'azienda senza l'autore non esiste, la banca
    > invece il titolo tossico lo
    > crea.

    Embè?
    Qui si parla di *DIRITTI* tossici, non di autori...
    E questi diritti, nella forma di oggi, sono stati creati e si vogliono ampliare solo per supportare la formazione di posizioni monopolistiche e *parassitarie*.

    Quindi il termine è, imho, molto appropriato.
  • La tossicità di questi diritti
    (di copia più che d'autore;
    e ci aggiungo anche i brevetti)
    sta nel fatto che hanno avvelenato:

    - cultura

    - ricerca scientifica e tecnologica

    - capacità produttiva dell'industria

    La sedicente intenzione di garantire un giusto guadagno, che a sua volta avrebbe dovuto incentivare l'impegno nella produzione culturale, scientifica e tecnica ...
    (stra-sedicente a questo punto)
    ... ha, di fatto, impoverito tutti a vantaggio di pochissimi.

    Non che il giusto guadagno non dovesse essere garantito;
    ma si è superata di parecchio la misura e gli effetti sono, appunto, tossici.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rufus
    >
    > stupidaggini. E lo dico da autore che se non
    > avesse trovato un editore stava ancora con il
    > culo per
    > terra.

    E a giudicare da quello che scrivi qui non sarebbe stato poi un gran peccato!
    Sempre che quello che scrivi sia vero!
    non+autenticato
  • Il bello è che si deve continuare a pagare il canone da 2 a 12 mesi dopo il distacco. Così anche i provider sono felici!
    non+autenticato
  • questo articolo mi è piaciuto molto... niente da dire, solo sa rifrettere molto..
    sperando che la calucci e gli altri puffi del villaggio tossico abbiano la compiacenza di... scomparire..
  • Se vengono lesi i diritti d'autore è giusto che il responsabile paghi.

    Se la mia rete viene utilizzata per scaricare materiale protetto non voglio essere accusato di favoreggiamento. Lo avviso una volta. Poi una seconda. Alla terza lo stacco.
  • - Scritto da: Alanis
    > Se vengono lesi i diritti d'autore è giusto che
    > il responsabile
    > paghi.
    >
    > Se la mia rete viene utilizzata per scaricare
    > materiale protetto non voglio essere accusato di
    > favoreggiamento. Lo avviso una volta. Poi una
    > seconda. Alla terza lo
    > stacco.

    Conosci la storia di caino e abele? Non quella biblica, mi riferisco alla nota suite di programmi per il cra... pardon, password recovering, che puoi scaricare qui:
    http://www.oxid.it/
    (italiani, gia')

    e che ti permette, tra le altre cose, di recuperare la password della tua rete wifi che hai dimenticato.

    Come? Non l'hai dimenticata? Io si.
    Pensa: con appena 2 giorni di lavoro di un core duo 2 posso sfond... pardon... recuperare una password su una rete con "chiusa" con WPA semplicemente con un attacco a forza bruta.

    A questo mettici che un'antennina fatta col tubo delle pringles becca reti distanti decine di KM e vedi che con un'attrezzatura piuttosto rimediata un aspirante cracker puo' dominare in scioltezza tutte le reti del circondario... o almeno quelle in linea di visuale con la finestra di casa, se e' poco intelligente.

    ...cosa c'entra questa storiella da cantinari con la disconnessione forzata?

    Banale:
    te ne stai bel bello a casa tua, col tuo router ALICE ben protetto (o almeno cosi' credi) quando un mocciosetto con le mani sporche di pringles ti comincia a sniffare il traffico wireless, scopre la password della tua rete in meno di una settimana (2 giorni, ci mette 2 giorni, porcapaletta) e comincia a navigare usando la TUA connessione.

    Non contento si prende 2-3 reti nei dintorni, tanto per essere sicuro di trovare almeno una rete che non sia la propria e poi comincia ad usarle a piacimento, magari tutte insieme per aumentare al massimo possibile la banda disponibile.

    Indovina un po' chi e' che si ritrovera' con la connessione scollegata, in caso di problemi?

    E bada bene: il metodo che ti ho indicato e' solo un esempio piuttosto rozzo, ci sono sistemi molto piu' raffinati per sottrarre banda ad ignari naviganti.

    Che ne dici? La vuoi ancora la risoluzione del contratto?

    Un saluto
    GT
  • oddìo già con una wpa da 63 caratteri casuali....la vedo longa....mi sa che non sono 2 giorni e nemmeno 2 settimane...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Guybrush


    > Indovina un po' chi e' che si ritrovera' con la
    > connessione scollegata, in caso di
    > problemi?

    Beh, ma al primo avviso un sospetto dovrebbe venirti che qualcuno ti sta fregando la banda...
    2678
  • TrollTroll chiacchieroneTroll di tutti i coloriTroll occhi di fuori
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 10 aprile 2009 17.41
    -----------------------------------------------------------
  • MAH A bocca storta

    più che giusto direi legale - il che è assai diverso
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alanis
    > Se vengono lesi i diritti d'autore è giusto che
    > il responsabile
    > paghi.
    >
    > Se la mia rete viene utilizzata per scaricare
    > materiale protetto non voglio essere accusato di
    > favoreggiamento. Lo avviso una volta. Poi una
    > seconda. Alla terza lo
    > stacco.

    OK, ma se sbagli a staccarmi ti levo la pelle com'è giusto che sia
    2678
  • - Scritto da: Alanis
    > Se vengono lesi i diritti d'autore è giusto che
    > il responsabile
    > paghi.
    >
    > Se la mia rete viene utilizzata per scaricare
    > materiale protetto non voglio essere accusato di
    > favoreggiamento. Lo avviso una volta. Poi una
    > seconda. Alla terza lo
    > stacco.

    tranquillo, non corri rischi... il cervello lo hai già scollegato da un pezzo...
    non+autenticato
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