Niente privacy, benvenuti su Facebook

di Guido Scorza - Si chiede la rimozione dei profili, ma il social network si limita a renderli meno raggiungibili. Basta qualche astuzia. L'esperimento di una programmatrice, mentre l'Europa chiede ai grandi più rispetto

Niente privacy, benvenuti su FacebookRoma - Do you want the internet to turn into a jungle? This could happen, you know, if we can't control the use of our personal information online. Si apre con queste parole il videomessaggio che Viviane Reding, Commissario UE alla società dell'informazione ed ai Media, il 14 aprile, ha indirizzato ai netcitizen europei ed alle istituzioni.

La tentazione di chiunque creda nella capacità della Rete di autoregolamentarsi è quella di bollare il grido di allarme ed il richiamo all'ordine di Reding come l'ennesimo sintomo di quella dilagante tecnofobia legislativa o, piuttosto, come il preludio di un nuovo pesante intervento - questa volta da parte delle istituzioni europee - nell'attività di sovra-regolamentazione della Rete cui negli ultimi mesi abbiamo assistito impotenti.

Io stesso, all'indomani della raccomandazione del 17 ottobre 2008 con la quale i Garanti per la privacy di mezzo mondo, riuniti a Strasburgo, hanno indirizzato raccomandazioni e suggerimenti agli utenti delle piattaforme di social network ed ai loro gestori, spingendosi a caldeggiare l'utilizzo di pseudonimi nell'ambito di tali realtà ed a imporre/proporre la non indicizzazione da parte dei motori di ricerca dei profili degli utenti creati ed ospitati su tali piattaforme, ho avanzato dubbi e perplessità sull'opportunità ed utilità di un approccio regolamentare tanto invadente e "dirigista" rispetto ad una nuova dimensione della socialità. Ero, infatti, convinto - e lo sono tuttora - che l'approccio con il quale nel secolo della Rete e nell'era del web 2.0 occorrerebbe guardare alla privacy degli utenti dovrebbe essere orientato più che alla fissazione di regole e principi, a far sì che ogni utente riceva un'informativa effettivamente puntuale e trasparente circa i termini e le modalità di trattamento dei dati personali che lo riguardano e possa conseguentemente determinare, in ogni momento ed in assoluta autonomia, l'ambito di diffusione di tali dati nello spazio telematico. Il diritto ad autodeterminare tali profili relativi alla propria identità personale, infatti, costituisce un principio irrinunciabile quale che sia la nozione di privacy cui si intende accedere, risultato dell'evoluzione dei costumi, della società e del mercato, di riferimento nel passato, nel presente e nel futuro.
Tuttavia, per chiedere al legislatore e al Governo di fare un passo indietro o, almeno, di non lasciare che la paura del nuovo o l'ansia di restaurare in Rete le dinamiche di controllo proprie del vecchio, costituiscano i principi cui ispirare la nostra politica dell'innovazione occorre che anche i protagonisti del web - i grandi e gli utenti - facciano la loro parte con rispetto reciproco ed equilibrio.
Non sempre è così.

Non è così, ad esempio, nei rapporti tra Facebook, i propri utenti e le leggi.
Nei giorni scorsi Cristina D'Arienzo, una giovane programmatrice, mi ha segnalato una duplice preoccupante curiosità nel trattamento dei dati personali da parte del colosso del social network in relazione all'archiviazione, la conservazione e la cancellazione delle immagini caricate dagli utenti.
Le immagini, infatti, all'atto dell'upload vengono caricate su un server diverso da quelli sui quali gira la piattaforma e, ad esse, viene assegnato un autonomo IP che le rende raggiungibili senza l'esigenza di passare per la piattaforma stessa. Con una prima, importante, conseguenza: chiunque conosca la "codifica" dell'URL assegnato ad ogni immagine all'atto dell'upload - si tratta, peraltro, di una codifica che risponde ad un preciso schema matematico e, dunque, agevolmente decodificabile come mostrano su Trackback - è in condizione, quali che siano le scelte in materia di privacy del titolare delle immagini - di accedervi, visualizzarle ed appropriarsene per qualsiasi genere di uso.
Piuttosto grave, se si considera che le condizioni generali sul trattamento dei dati personali dell'utente pubblicate su Facebook inducono quest'ultimo a ritenere - in conformità peraltro alla disciplina vigente - di essere in grado di autodeterminare l'ambito di "pubblicità" dei dati e delle informazioni immesse nella piattaforma.

Ma c'è di più.
Le stesse condizioni generali chiariscono all'utente che, in qualsiasi momento, può rimuovere i contenuti che ha caricato online, revocando - da un punto di vista giuridico - il consenso prestato alla diffusione al pubblico delle proprie immagini.
Cristina ha fatto una prova in questo senso: il 12 marzo ha caricato un'immagine sul suo profilo FB e l'ha quindi rimossa. Peccato che la foto sia ancora lì, non più raggiungibile attraverso il profilo di Cristina ma facilmente accessibile da chiunque abbia conservato l'URL di pubblicazione o, addirittura, casualmente.

La sostanza è questa: pare che Facebook, a seguito della richiesta di rimozione di un contenuto dalla propria piattaforma (e dunque della revoca del consenso all'utilizzo dei dati personali di un utente) si limiti a sospendere l'indicizzazione del contenuto medesimo in abbinamento al profilo dell'utente ma conservi i relativi dati o informazioni.

Quando mi hanno raccontato di quest'esperienza, ho chiesto di fare un'ulteriore prova: manifestare a Facebook, attraverso l'apposito form, la propria volontà di cancellare integralmente il proprio profilo - giuridicamente, potremmo dire, recedere dal contratto - e verificare poi se i contenuti sino a quel momento pubblicati restassero raggiungibili.

Detto, fatto.
Il 24 marzo 2009 abbiamo proceduto a richiedere la cancellazione del profilo su Facebook di un amico (Cristina, questa volta, non se l'è sentita di fare a meno della sua social identity!) seguendo le istruzioni rese disponibili online. Ci è stato, quindi, comunicato che la rimozione del profilo era prevista per il successivo 7 aprile. Il 7 aprile qualcosa è realmente accaduto nel senso che il profilo "sacrificale" del nostro amico non era più raggiungibile nella piattaforma ma, sfortunatamente, le sue immagini caricate nel periodo di utilizzo del profilo oggi sono ancora al loro posto e, quindi, raggiungibili da chiunque.

È grave, gravissimo promettere ad un utente la cancellazione di un dato e continuarlo, invece, ad utilizzare.
Si tratta - prima che di una violazione di legge - di una manifestazione di scarso rispetto che rischia di compromettere ogni possibilità di dialettica e confronto tra i protagonisti della Rete e le istituzioni ed è un peccato che per gli errori di pochi debbano pagare in molti, assistendo impotenti al proliferare di una politica legislativa di repressione rispetto ad una tecnologia che, se usata con rispetto, equilibrio e buon senso, può essere il più fedele alleato dei cittadini del XXI secolo e non già il loro nemico giurato come troppo spesso viene rappresentata.

Sarebbe, per questo, auspicabile un immediato intervento del Garante - almeno nei limiti in cui al trattamento di dati personali posti in essere da Facebook risulti applicabile la disciplina italiana - al fine rimettere in riga il gigante del social network e scongiurare il rischio che ci si debba, tra qualche mese, ritrovare costretti a convenire con il Commissario Reding sul rischio che la Rete si trasformi in una giungla.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
170 Commenti alla Notizia Niente privacy, benvenuti su Facebook
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  • Dopo l'adesione a Facebook, purtroppo, ho costatato che il mio indirizzo é diventato di pubblico dominio. Ricevo decine e.mail tutti i giorni da mittenti sconosciuti che non dovrebbero conoscermi. Vorrei canellarmi completamente da Facebook senza dover cambiare il mio indirizzo.
    Cordialmente
    non+autenticato
  • PENSO CHE E UNA BELLA COSA
    non+autenticato
  • di chi si sente ANDERGRAUND... schifare facebook xkè è di massa.... ce l'hanno tutti!
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio
    > di chi si sente ANDERGRAUND... schifare facebook
    > xkè è di massa.... ce l'hanno
    > tutti!

    Ahaha scusa ma sto ridendo come un pazzo!

    Una persona non vuole seguire la moda di iscriversi a facebook perché segue un'altra moda! hahaha
    non+autenticato
  • > Ahaha scusa ma sto ridendo come un pazzo!
    >
    > Una persona non vuole seguire la moda di
    > iscriversi a facebook perché segue un'altra moda!
    > hahaha
    è vero solo se lo fa dicendo "sono tutti iscritti a faccialibro, io no perchè sono anticonformista".
    Tutt'altro è se la gente lo fa davvero per scelta sua, se ne sente il bisogno o meno. Qui nessuno può dire nulla. Ma quanto è difficile stabilirlo?Sorride molto molto difficile
    non+autenticato
  • - Scritto da: stengun
    > Tutt'altro è se la gente lo fa davvero per scelta
    > sua, se ne sente il bisogno o meno. Qui nessuno
    > può dire nulla. Ma quanto è difficile stabilirlo?
    >Sorride molto molto
    > difficile

    Vero.

    Ma IMVHO, reputo che sia più facile che la gente non lo faccia perché non interessa, che una persona lo faccia perché non è spinto dalla moda comune "ce l'hanno tutti, allora lo faccio anche io". Non so se è anche il tuo caso, ma ne conosco parecchi di quest'ultimo caso.

    Ma permettimi - sempre IMHO - la frase di NR è al limite del ridicolo! Creare una moda per difenderne un'altra!

    Ciao
    non+autenticato
  • La privacy non dovrebbe essere garantita per legge alimenta solo la creazione di segreti e malintesi, meglio tutto in chiaro e chi deve nascondere le sue cose provveda da solo o non usi mezzi potenzialmente pericolosi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Giorgio Battani
    > La privacy non dovrebbe essere garantita per
    > legge alimenta solo la creazione di segreti e
    > malintesi, meglio tutto in chiaro e chi deve
    > nascondere le sue cose provveda da solo o non usi
    > mezzi potenzialmente
    > pericolosi.

    Un esempio.
    Se la privacy non esistesse, si potrebbe dire a tutti (anche perché i medici non sarebbero tenuti al segreto, in quanto "niente privacy" e "niente leggi sulla privacy") che uno è affetto da AIDS.
    Chiaramente costui anche se potrebbe vivere una vita decente, avrebbe la vita rovinata...
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio
    > xkè?

    già, è così che funziona... perchè bisognerebbe cambiare la società per fare in modo che funzioni diversamente...
    I malati di AIDS vengono discriminati per i motivi più vari.
    Per dire, se devi assumere qualcuno nella tua azienda, poi voi che lavori dopo che gli hai insegnato il mestiere... ma se è malato di AIDS... chissà, meglio "non rischiare" e assumere qualcun altro.
    non+autenticato
  • È curioso vedere quando uno pubblica un articolo, quanto subito il popolo si divida in Pro E Contro. Ma da dove imparate a pensare, dalla Televisione ?

    Chiunque si sia iscritto a Facebook sa più o meno quello che c'è scritto nel regolamento, tipo : Io con le tue immagini ci faccio quello che voglio, però ci sono due cose importanti che vengono evidenziate dall'articolo.

    1) Chiunque ha una pagina su Facebook, me compreso, ha una paginetta con scritto : PRIVACY, con tante belle caselline da spuntare (sono combo per l'esattezza). CHI PUÒ VEDERE LE TUE FOTO ? Di solito c'è scritto : Amici, Amici di Amici, Le tue reti, Chiunque. Ora, se io dico AMICI, voglio che solo gli amici possano vederle. Ciò non ha nulla a che fare col fatto che le foto restino memorizzate da qualche parte e se le possano vedere le autorità o altro, ma nessuno mi dice che comunque saranno visibili da tutti. Vi entra il concetto ?

    2) Le applicazioni possono vedere le tue foto e i tuoi , alcune applicazioni non sono gestite da Facebook (ciò è indicato chiaramente) da chi allora ?
    Allora tutte le volte che accetti una applicazione di fatto stai diffondendo PER SEMPRE il diritto di agganciare i link e i riferimenti di ogni genere anche quando disattiverai il tuo account. Puoi disattivare ad un certo punto ciò che l'applicazione può vedere ma questo non serve a nulla ed ecco un'altra falsa informazione, l'applicazione può continuare a raggiungerti anche se non sei più indicizzato.

    3) SEI di fatto impossibilitato a cancellare i tuoi dati e questo anche se riportato nella pseudo licenza, è contrario ad ogni regolamento sulla privacy, sia italiano che straniero.

    Poi ci sarebbe da fare un discorso diverso sui messaggi privati e su quanto sono privati ( visto che non sottostanno a differenza della EMAIL alle clausule sulla riservatezza della corrispondenza ) di chi li possa leggere eccetera.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ma pensa te
    > È curioso vedere quando uno pubblica un articolo,
    > quanto subito il popolo si divida in Pro E
    > Contro. Ma da dove imparate a pensare, dalla
    > Televisione
    > ?

    Probabilmente dagli stessi che hanno insegnato a te a esprimerti in Italiano

    > vedere le autorità o altro, ma nessuno mi dice
    > che comunque saranno visibili da tutti. Vi entra
    > il concetto
    > ?

    E a te entra il concetto che invece le copie di quelle foto sono visibii da tutti tramite un semplice e rigido algoritmo matematico?
    "chiunque conosca la "codifica" dell'URL assegnato ad ogni immagine all'atto dell'upload - si tratta, peraltro, di una codifica che risponde ad un preciso schema matematico e, dunque, agevolmente decodificabile come mostrano su Trackback - è in condizione, quali che siano le scelte in materia di privacy del titolare delle immagini - di accedervi, visualizzarle ed appropriarsene per qualsiasi genere di uso."

    > Allora tutte le volte che accetti una
    > applicazione di fatto stai diffondendo PER SEMPRE
    > il diritto di agganciare i link e i riferimenti
    > di ogni genere anche quando disattiverai il tuo
    > account. Puoi disattivare ad un certo punto ciò
    > che l'applicazione può vedere ma questo non serve
    > a nulla ed ecco un'altra falsa informazione,
    > l'applicazione può continuare a raggiungerti
    > anche se non sei più
    > indicizzato.

    E perché dovrebbe essere consentito di farlo?
  • ma quante caxxate stai dicendo
    non+autenticato
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