Gabriele Niola
venerdì 17 aprile 2009

Cinema, l'identikit del pirata italico

di Gabriele Niola - FAPAV traccia un ritratto di chi viola il diritto d'autore. E snocciola suggerimenti per combatterli. Mentre produttori, registi e distributori avanzano proposte in linea col mercato

È stato anche detto che la pirateria ha sottratto al cinema un volume d'affari per quasi 600 milioni di euro. Una cifra calcolata chiedendo ad ogni intervistato cosa avrebbe fatto se non avesse trovato l'ultimo film che ha piratato. A seconda del tipo di risposta ("Sarei andato al cinema", "l'avrei noleggiato", "l'avrei cercato in tv" oppure "niente") sono stati valutati i soldi persi del noleggio o dei biglietti e poi si sono moltiplicati questi dati per tutti i film piratati. Un dato presentato come ufficiale, ma che poi il presidente della FAPAV Filippo Roviglioni, interpellato sulla questione, ha commentato come "Non è preciso ma grosso modo i soldi sono quelli".

Non è stata poi fatta menzione del fatto che secondo i dati Cinetel (che è l'organo ufficiale di rilevazione) dal 2003 ad oggi i biglietti staccati sono aumentati e non diminuiti. Mai, nemmeno un anno (l'unica eccezione è stato il passaggio 2007/2008, ma in quel caso, lo dicono gli addetti ai lavori, il calo è stato dovuto al fatto che il 2007 sia stato un anno eccezionale per numero di blockbuster usciti) e allo stesso modo dal 2003 ad oggi le vendite di DVD sono aumentate sempre di anno in anno (dati Univideo). L'unica cosa che è calata (vertiginosamente) è stato il noleggio. Il pirata dunque va anche al cinema e compra i DVD, pure di più che in passato. Cioè, come è normale che sia, più vede film più si appassiona al cinema. Interpellato sulla questione, sempre Filippo Roviglioni ha sostenuto che non sia vero che i biglietti sono aumentati. Informato sulle fonti dei dati ha dichiarato che "Qui si fa un discorso più in generale, in Italia c'è una legge che va fatta rispettare".

C'è stato infine anche spazio per ipotizzare dei possibili rimedi. La FAPAV ha spiegato come la ricerca sia stata fatta per essere uno strumento utile nelle mani del governo, sperando che anche grazie alla commissione da poco attiva si possa giungere ad un rimedio. FAPAV suggerisce una strada decisa sul modello francese. A tal proposito Roviglioni ha raccontato anche dei primi timidi tentativi mossi dalla Federazione: "Un mese fa con un software trovammo un certo numero di persone che scaricavano film e musica. Andammo dal magistrato molto contenti, con nome e cognome, il magistrato ci chiese come li avevamo ottenuti e visto che ovviamente i pirati in questione non erano consenzienti ci disse che rischiavamo di essere inquisiti per violazione della privacy. Siamo andati allora a parlare con il numero due in materia di privacy che ci ha detto solamente come condivida il nostro senso di impotenza e frustrazione".
Nella stessa direzione si è pronunciato il sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani: "Noi in Europa siamo vicini alla posizione francese e al momento l'unico dubbio che abbiamo è solamente se agire prima o dopo l'intervento della magistratura". Si è insomma parlato di "mettere un filtro a questi siti" (sic!) fino a che non sono entrati nella discussione alcuni registi e produttori cinematografici intervenuti alla presentazione, i quali si sono dimostrati di opinione diversa, proponendo in alcuni casi di impugnare soluzioni che sembrano accordarsi meglio all'andamento del mercato.

È stato Paolo Virzì il primo a prendere la parola con una certa verve, difendendo la propria categoria (poi, a presentazione finita ha anche candidamente ammesso di aver calcato la mano perché poi lui è in prima persona è un regista e proprio per questo gli spetta decidere di queste cose). Ha lanciato una forte accusa agli ISP, che ritiene i veri colpevoli: "Un ragazzino paga 50 euro al mese per una connessione a banda larga e quelli sono soldi rubati al cinema!". Il regista di Tutta La Vita Davanti propone di combattere la pirateria senza perseguire chi scarica ma con un'alternativa legale migliore: "Dobbiamo essere noi a mettere online i film di un anno fa, in ottima qualità, pieni di extra e di cose ganze! E devono costare poco, 50 centesimi o un euro".

Ripresa la parola, Roviglioni ha tenuto a prendere le distanze dall'attacco agli ISP e anche dal rimedio giudicato forse appropriato ma comunque in questo momento poco efficace: lo scopo principale sarebbe quello di lottare contro la pirateria.

Anche l'intervento seguente però è andato nella direzione di quello di Virzì, anzi anche più in là, con una proposta ancora più interessante, quella di Enrico Vanzina. Si è espresso a favore dell'azzeramento della finestra distributiva: "Andiamo al cinema, in dvd, in tv e in rete con un film nello stesso momento poi ognuno sceglie come vederlo". Un'idea che ronza da tempo e che in sostanza dà ai pirati esattamente ciò che già hanno ma meglio e ad un prezzo contenuto.

Anche i produttori, rappresentati da Riccardo Tozzi di Cattleya (Mio Fratello È Figlio Unico, Solo Un Padre), si sono detti più che favorevoli a mettere in piedi un'alternativa legale a prezzi modici: "Con i volumi di Internet che volete che ci voglia a farli costare poco?".

Viene da chiedersi dove sia il problema se tutti i produttori di contenuti sono d'accordo. Viene allora in aiuto Warner che fa sapere come si stia già muovendo e molto per la vendita e il noleggio online. Tuttavia i negozi oggi presenti nella rete italiana non accettano sempre di mettere i loro film e di metterli a prezzi contenuti perché mancano le altre case di produzione. L'utente, dicono i venditori, non ha cognizione di quale film appartiene a quale casa e se viene e non trova ciò che cerca pensa semplicemente che il sito non abbia una buona offerta. E magari non torna più.

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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