massimo mantellini

Contrappunti/ Dal tribunale al mondo reale

di M. Mantellini - Che cosa cambia dopo la sentenza svedese? Di certo il mondo sembra essersi accorto di Internet. Ora occorre solo che tragga le dovute conseguenze dalla sua esistenza

Contrappunti/ Dal tribunale al mondo realeRoma - Potrà sembrare strano ma la prima notizia importante è che la questione Pirate Bay occupava interamente la pagina 5 del Corriere della Sera di sabato scorso, con tanto di rimando e foto in prima pagina. Le cose della rete sono ormai definitivamente le cose del mondo. Non mi riferisco tanto ai 25 milioni di utenti del tracker svedese, una goccia nel mare della popolazione mondiale, quanto alla accettazione ormai chiara della centralità di alcune tematiche di cui discutiamo ormai da oltre un decennio. La circolazione dei contenuti in rete in formato digitale è oggi tema centrale nella società. Punto e a capo.

Seconda questione: la sentenza di condanna della Corte Distrettuale di Stoccolma di venerdì scorso ha i pregi ed i difetti di tutti i pronunciamenti simili che si sono succeduto in questi anni. Si tratta di sentenze che immaginano un controllo della norma sull'evoluzione tecnologica e questo, indipendentemente dal caso specifico, è talvolta flebilmente possibile, quasi sempre invece no. ╚ infatti piuttosto evidente che se l'aspirazione della legge è quella di regolare le pratiche sociali, specie nel caso in cui tali pratiche non fossero note al legislatore del tempo che fu, il risultato finale ha solo due possibili alternative: congelare l'evoluzione sociale o, in alternativa, dichiarare fragoroso fallimento.

Non è un mistero per nessuno che nella logica autoreferente della industria dei contenuti l'ibernazione delle pratiche sociali è un prezzo equo da far pagare ai cittadini in cambio del mantenimento del proprio conto economico. ╚ altresì altrettanto evidente che un simile disegno è normalmente rigettato dalla società stessa che nell'innovazione e nel cambiamento trova la ragione stessa della sua esistenza.
Esiste del resto un percorso già faticosamente iniziato in molte parti del mondo emerso (specie in quelle in cui la attività di lobbing dell'industria multimediale riesce ad essere controllata) ed è quello ovvio e di segno opposto dell'adeguamento della norma alle prassi sociali. Se milioni di individui iniziano a scambiarsi file attraverso Internet le ipotesi praticabili sono solo un paio: etichettare l'intera popolazione come una manica di farabutti o immaginare nuove legislazioni che comprendano simili atteggiamenti dentro una inedita idea di normalità.

Questo significa forse che i detentori dei diritti non debbano più pretendere di essere retribuiti? Ovviamente no: significa che l'intera filiera commerciale che porta musica, film, software, libri e notizie nelle case di tutti necessita di una qualche revisione.

╚ il segreto di Pulcinella, tutti lo sanno e nessuno lo ammette, poiché è evidente che, almeno inizialmente, una simile "nuova era" passa attraverso un ridimensionamento economico del mercato dei contenuti. In mancanza di una volontà minima di aperta discussione su simili tematiche quello che ci attende in casi come quello di Pirate Bay è una pacata, usuale ed inutile discussione fra sordi.

Da un lato i peana sulla economia dei contenuti che precipita e l'esultanza per le sentenze "con la schiena dritta" dei bravi giudici scandinavi, capaci di dare il giusto peso al ben noto "crimine di link", dall'altro le usuali considerazioni dei "pirati": nessuno ci potrà fermare, la rete è libera e tutto il solito bla-bla-bla conosciuto, comprensivo anche della salvifica chiamata in correità di Google, la cui economia del link non è in fondo troppo distante da quella di un tracker bittorrent.

Ed è proprio sul dato della ormai impossibile eliminazione fisica di Google dalle nostre vite che si giocano molte delle logiche di chi oggi immagina nuove piattaforme di condivisione in rete. Anche di quelle differenti da Pirate Bay che ha il limite di crogiolare se stessa in una evidente quanto superflua etica anticopyright il cui risultato finale è quello di complicare lo scenario dei diritti in rete invece che favorirne la normale necessaria evoluzione.

Massimo Mantellini
Manteblog

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28 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Dal tribunale al mondo reale
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  • Se due persone fumano sotto il cartello divieto di fumare gli fai la multa.
    Se venti persone fumano sotto il cartello divieto di fumare chiedi loro di spostarsi.
    Se duecento persone fumano sotto il cartello divieto di fumare togli il cartello.

    Winston Churchill
    non+autenticato
  • Mi pare di essere stato preventivamente d'accordo con te qui: http://www.plurale.net/?p=542
    non+autenticato
  • solo una domanda: il corriere avrebbe dato lo stesso spazio anche ad una sentenza di assoluzione?
    non+autenticato
  • Mi permetto una piccola riflessione su alcune cose lette nelle discussioni precedenti.

    Un CD "indie" costa sui 12 euro. Chi afferma che un CD costi molto, evidentemente non è interessato alla musica indie, quanto a quella delle major. Ad una musica commerciale, imposta o almeno "suggerita" dall'industria. Se si è complici del gioco, perché non lo si dovrebbe pagare di tasca propria?

    L'unica alternativa che vedo al pagamento di ciò che si consuma in rete è una tassa generalizzata, che costringerà anche me, che non consumo musica commerciale, a pagare proventi all'industria musicale e ai suoi "artisti". E che (come con il meccanismo adottato dalla Siae per la ripartizione dei compensi da qualsiasi media) porterà più soldi alle major e meno agli artisti indipendenti.

    Sono certo che finiremo come con la radio e la televisione: sono costretto a pagare la Rai con il suo pessimo servizio di cui mi rifiuto di usufruire, e non posso avere un'edizione italiana di Arte od EuroNews, che invece "consumo" spesso.

    I ragazzini lobotomizzati alla nascita che vogliono scaricare l'ultima canzoncina commerciale potranno farlo gratuitamente, e magari con una connessione velocissima, mentre io che voglio procurarmi musica indie dovrò continuare a sperare di intercettare qualche bel concerto dal vivo, dove potrò acquistare i dischi. Perché sui canali ufficiali, che sarò costretto a pagare per lasciar scaricare liberamente il ragazzino di cui sopra, comunque continuerà a non passare nulla - esattamente come accade attualmente con radio e TV.

    Paolo
    non+autenticato
  • Un commento così avrei voluto scriverlo io, ma non credo che lo avrei fatto con una tale proprietà di linguaggio.
    Mi ci ritrovo al 100%.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Drummer
    > Un commento così avrei voluto scriverlo io, ma
    > non credo che lo avrei fatto con una tale
    > proprietà di
    > linguaggio.
    > Mi ci ritrovo al 100%.


    Quoto.
    Un'altra soluzione far sopravvivere i contenuti è farcire i film di pubblicità e trasformare le canzoni in jingles pubblicitari...
  • In effetti, ho il sospetto che non se ne lamenterebbe nessuno, vista l'abitudine alla pubblicità in TV, radio, e ormai anche al cinema. L'esperimento francese (eliminazione della pubblicità dalla TV pubblica) sembra dimostrare che di certo la sua presenza non danneggià l'audience (né la sua assenza la premia).

    Il problema è che i media finanziati dalla pubblicità non hanno mai reinvestito nelle produzioni indipendenti, perché il loro guadagno non viene dal prestigio dell'offerta di qualità, ma dalla capacità di vendere pubblicità al prezzo più basso e piazzarla a tutte le ore e nel più vasto numero di mass media. Se contano i numeri, meglio investire su poche produzioni a bassa qualità, che su diverse ad alta - costose e dal pubblico limitato.
    non+autenticato
  • Perfettamente d'accordo.
  • - Scritto da: Mr.Pink
    > - Scritto da: Drummer
    > > Un commento così avrei voluto scriverlo io, ma
    > > non credo che lo avrei fatto con una tale
    > > proprietà di
    > > linguaggio.
    > > Mi ci ritrovo al 100%.
    >
    >
    > Quoto.
    > Un'altra soluzione far sopravvivere i contenuti è
    > farcire i film di pubblicità e trasformare le
    > canzoni in jingles
    > pubblicitari...

    Che è poi ciò che effettivamente stà succedendo!
    non+autenticato
  • Ottime riflessioni come al solito, anche se, imho, colgono solo una parte del problema.

    In termini strettamente teorici nessuno sano di mente arriverebbe a sostenere che la legislazione possa mettersi in aperto contrasto con le abitudini normali della popolazione, pena l'immediata sostituzione di quel legislatore che avesse fatto il passo più lungo della gamba.

    Ma siamo proprio sicuri che il popolo 'sovrano' abbia conservato una quota significativa di poteri e che sia in grado di esercitarli al momento del voto così da costringere il legislatore ad adeguarsi ai progressi e/o a cristallizzare in legge le pratiche che si sono diffuse?

    Personalmente ho la netta sensazione che il 'popolo' non abbia più alcun potere e quei pochi che gli rimangono li getti costantemente alle ortiche continuando a votare ed eleggere, non chi gli garantisce leggi serie e ponderate, ma chi si presenta meglio grazie al lavoro proprio di quelle lobbies che, superata la formalità elettorale, si presentano ad incassare ottenendo provvedimenti legislativi a loro favorevoli.

    La stessa classe politica, del tutto incapace di riformarsi, si è aggrappata ai gruppi di potere in grado se non di garantire la rielezione, almeno di non ostacolarla, magari mediante la pubblicazione di qualche notizia non gradita.

    Il popolo così diffida del politico a priori (e normalmente diffida con piena ragione) e finisce per votare in funzione dell'appartenenza o meno a un ristretto gruppo di clientes, o peggio in funzione di un'idea che si è fatto con gli spot elettorali, spesso pagati con contributi elettorali gentilmente elargiti proprio dai potentati economici.

    Stando così le cose o si riesce a interrompere il ciclo vizioso lobbies che garantiscono la rielezione - politici che garantiscono le lobbies oppure possiamo scordarci di avere una legislazione che si ponga in linea con le aspettative dei cittadini.

    Però i segnali che vedo in giro non sono per nulla confortanti, preferendosi il vivacchiare in un'illegalità diffusa con connessa autoassoluzione morale (scarico perchè le major sfruttano) e nella speranza di non essere beccati, piuttosto che provare ad affrontare seriamente e in prima persona il problema avanzando proposte che non si limitino al virtuale.

    Certo chi dovesse affrontare pubblicamente un simile argomento con gli strumenti propri della democrazia dovrebbe essere come la moglie di Cesare .... ma chi è senza peccato da poter scagliare la prima pietra?

    edit: di Mantellini, ossia di gente disposta a mettersi in discussione ce ne sono troppo pochi, e le guerre senza eserciti finiscono normalmente in un massacro
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    Modificato dall' autore il 20 aprile 2009 12.40
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  • - Scritto da: deathspell
    > Ottime riflessioni come al solito, anche se,
    > imho, colgono solo una parte del
    > problema.
    >
    > Stando così le cose o si riesce a interrompere il
    > ciclo vizioso lobbies che garantiscono la
    > rielezione - politici che garantiscono le lobbies
    > oppure possiamo scordarci di avere una
    > legislazione che si ponga in linea con le
    > aspettative dei
    > cittadini.
    >
    supponendo di aver colto tutto il problema. Se ne deduce che la sentenza ci appare ingiusta...

    > edit: di Mantellini, ossia di gente disposta a
    > mettersi in discussione ce ne sono troppo pochi,
    > e le guerre senza eserciti finiscono normalmente
    > in un
    > massacro

    mettiamo che si trovi qualcuno che ci mette la faccia...
    l' "esercito" dove lo trovi!?

    l'unica maniera IMHO e' facendo conoscere il problema...

    Io condivido la casa con diversi artisti, un compositore, un pittore e uno scrittore (non e' una barzelletta)... nessuno di loro ha mai sentito porre la questione del copyright come gli e l'ho spiegata io... nessuno aveva mai sentito parlare di creative commons... alcuni reagiscono bene e sono stimolati altri sono decisamente terrorizzati... mi dicono che nessuno di quelli che gli stanno vicino gli ha mai detto cose del genere percui sono io che dico cose strane...
    Verrei andare al DAMS e poter spiegare cos'e' il copyright cosa e' il copyleft e cosa e' giusto a mio avviso di un modello e dell'altro ed innescare una discussione con gli artisti... Perche' sono loro che ci possono tirare fuori da questo "guaio"
    La cosa che non mi spiego e' come mai gli artisti che in tutte le epoche storiche sono sempre stati all'avanguardia con idee innovative ora sono piu' indietro e coservatori di un gruppo di Nerd che passano la loro vita davanti al computer a scrivere codice ?! (non dimentichiamo che molto di tutto questo arriva dal mondo open source...)
    non+autenticato
  • quoto e cito
    > La cosa che non mi spiego e' come mai gli artisti
    > che in tutte le epoche storiche sono sempre stati
    > all'avanguardia con idee innovative ora sono piu'
    > indietro e coservatori di un gruppo di Nerd che
    > passano la loro vita davanti al computer a
    > scrivere codice ?! (non dimentichiamo che molto
    > di tutto questo arriva dal mondo open
    > source...)
    beh perche gli "artisti" che contano sono stile Bono (u2) e il suo manager McGuinness ... McGuinness è uno strenuo sostenitore dello statusquo e dà dei ladri a tutti... bono era piu moderato e dava del ladro "principalmente" agli ISP ... irrilevante il fatto che guadagnino quanto il PIL di piccoli Stati..
    non+autenticato
  • ma in questo caso non mi riferivo agli artisti gia affermati che ovviamente e giustamente hanno solo da guadagnare dal copyright...
    quello che mi domando e' come mai ragazzi giovani 20-25 anni non sappiano nulla del movimento copyleft o addirittura siano terrorizzati dalla cosa...
    Quello che pensavo era che, essendo qualche cosa di nuovo, essendo una strada non ancora ben battuta, che gli artisti o presunti tali ci si butassero a pesce... invece vedo molta diffidenza...

    "ma poi cosa ci guadagno!?"... "e poi io sono un artista, io voglio fare la mia musica e sono contento non mi inetessano tutte queste cose legali"... "Comunque e' uno scandolo che Marco Carta venga finanziato... le generazioni future cresceranno credendo che per diventare artista bisogna partecipare a un reality..." queste sono alcune delle sconcertanti affermazione di quelli che conosco.
    non+autenticato
  • Temo che le frasi che senti siano parte di una verità difficilmente modificabile proprio da parte degli artisti. In Italia se non si ha un contratto con la major o non si ricevono sovvenzioni pubbliche (sui cui criteri di assegnazione potremmo discutere per giorni) è ben difficile che un artista riesca anche solo a pagare le bollette del telefono.

    Internet, distribuzioni in copy left .... parliamoci chiaro con il digital divide che subiamo in Italia, con l'arretratezza culturale anche nelle giovani generazioni (ho coetanei ingegneri che han comprato un computer solo per scrivere la tesi di laurea ...) con un rimbambimento imposto dai media tradizionali (spesso infarciti di marchette neppure più ben mascherate) ... quali possibilità potrebbero esserci di far fortuna ponendosi fuori dal 'sistema'?

    Sarei curioso di leggere una statistica sulla popolazione italiana che mi chiarisse quanti usano internet in modo più o meno ponderato in ambiti extra professionali e non per scaricare l'ultimo 'successo' della 'stella' lanciata da M. De Filip. & co.

    Temo che i risultati sarebbero drammaticamente deludenti.
  • - Scritto da: deathspell
    > Temo che le frasi che senti siano parte di una
    > verità difficilmente modificabile proprio da
    > parte degli artisti. In Italia se non si ha un
    > contratto con la major o non si ricevono
    > sovvenzioni pubbliche (sui cui criteri di
    > assegnazione potremmo discutere per giorni) è ben
    > difficile che un artista riesca anche solo a
    > pagare le bollette del
    > telefono.

    pero' la maggior parte di quelli che conosco io non ricevono soldi da nessuno e a mio avviso se continuano cosi non li riceverranno mai... quello che mi stupisce e' che, sempre IMHO, l'unica possibilita' che hanno e' buttarsi verso la rete, fare community, cambiare il modello del rapporto tra artista e ascoltatori. quello che mi stupisce e' che il modello degli artisti del 2009 e' ancora l'artista del '800 che si chiude in una stanza crea la sua opera poi esce e fa vedere a tutto il mondo quanto e' bravo... Non e' piu' cosi... il mondo e' cambiato... come e' possibile che proprio loro, che dovrebbero essere le nostre avanguardie culturali, non se ne accorgono!?

    >
    > Internet, distribuzioni in copy left ....
    > parliamoci chiaro con il digital divide che
    > subiamo in Italia, con l'arretratezza culturale
    > anche nelle giovani generazioni (ho coetanei
    > ingegneri che han comprato un computer solo per
    > scrivere la tesi di laurea ...)

    Hai perfettamente ragione... purtroppo...Triste

    > con un
    > rimbambimento imposto dai media tradizionali
    > (spesso infarciti di marchette neppure più ben
    > mascherate) ... quali possibilità potrebbero
    > esserci di far fortuna ponendosi fuori dal
    > 'sistema'?

    qui non ci troviamo d'accordo... le possibilita' sono enormi. un giorno il sistema attuale in quelche modo collassera' e chi si trovera' in prima linea, chi avra' gia sperimentato i nuovi modelli fara' fortuna... Chi si e' perso WoodStock ragionava come hai indicato...

    >
    > Sarei curioso di leggere una statistica sulla
    > popolazione italiana che mi chiarisse quanti
    > usano internet in modo più o meno ponderato in
    > ambiti extra professionali e non per scaricare
    > l'ultimo 'successo' della 'stella' lanciata da M.
    > De Filip. &
    > co.

    anche io...

    >
    > Temo che i risultati sarebbero drammaticamente
    > deludenti.
    non+autenticato
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