Da Stoccolma a Bergamo, carcere per tutti?

di Fulvio Sarzana di S.Ippolito (www.lidis.it) - I quattro della Baia sono corresponsabili di un reato che non è stato commesso da nessuno? O tutti i condivisori sono punibili con il carcere, come i quattro della Baia?

Roma - Come già riportato da Punto Informatico quattro persone a diverso titolo in relazione con il sito Pirate Bay sono state condannate in Svezia ad un anno di carcere per aver agevolato la condivisione di files protetti da diritto d'autore. Quali sono i presupposti per la condanna e qual è la situazione invece in Italia?

Da quanto è dato apprendere dai media che hanno affrontato la vicenda sembra che i titolari del sito siano stati condannati perché hanno "promosso l'infrazione delle leggi sul diritto d'autore" e più in particolare per "complicity in violation of copyright law". In pratica i titolari del sito avrebbero agevolato la commissione dei reati di violazione del copyright.

Il semplice assunto sembra già difficilmente comprensibile. Se così fosse, infatti, ovvero se ci fosse stata una qualche forma di complicità, allora il Tribunale avrebbe dovuto condannare anche chi scarica: solo se la violazione del diritto d'autore da parte di terzi è accertata e gli autori del reato sono perseguiti allora i titolari di The Pirate Bay possono essere considerati responsabili di un reato in concorso. Altrimenti la complicità avviene rispetto a chi e che cosa?
L'istigazione di per sé, in pressoché tutti gli ordinamenti (e tranne per tipi di reato ben più gravi, quali i reati di terrorismo) generalmente non comporta sanzioni penali dirette quali ad esempio la reclusione, ma generalmente misure secondarie (come le misure di sicurezza).

Inoltre, come giustamente rilevato dall'avvocato Samuelson, difensore di Lundstrom, e portavoce degli altri condannati, vi deve essere un nesso di causalità tra l'azione consapevole di coloro che scaricano (e che non si capisce perché non siano stati a questo punto condannati anch'essi) e l'azione dei titolari del sito, nonché una consapevolezza da parte di quest'ultimi, perché altrimenti vedremmo addossati a soggetti una forma di responsabilità oggettiva che prescinde dagli ordinari criteri di imputabilità.

Per fare un esempio pratico dovremmo pensare che sia responsabile di concorso in omicidio colui il quale produce cacciaviti perché un cacciavite è stato usato da un soggetto assolutamente sconosciuto al produttore, per commettere un omicidio. La responsabilità quindi dei titolari del sito sembrerebbe essere stata una responsabilità di tipo "morale". Orbene in Italia la responsabilità morale nella commissione di un reato si ha allorquando si fa sorgere o si rafforza l'altrui proposito criminoso (si pensi, ad esempio, a chi istiga un determinato soggetto a commettere un furto o, addirittura, al caso del "mandante" di un omicidio). In ogni caso però, come si diceva prima, ci deve essere un reato compiuto da qualcuno.

E allora sorge spontanea la domanda: è reato in sé scaricare musica protetta da diritto d'autore? La risposta è no, almeno in Italia. Nel nostro ordinamento il mero downloading di file protetti da diritto d'autore non si può considerare un reato ma un illecito amministrativo, mentre lo è in certi limiti l'uploading ovvero la condivisione: per questo c'è una sanzione penale, entro certi limiti oblazionabile, cioè convertibile in denaro. In particolare, chi scarica illecitamente file protetti dal diritto d'autore (utilizza, duplica o riproduce) per scopi personali può essere punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di 154 euro. In realtà questa sanzione può essere ipotizzata solo se questa attività non concorre con quella di upload. Pene più dure (1.032 euro e pubblicazione in due giornali) sono previste nel caso di recidiva (art. 174-ter comma 2).

La condivisione invece (o uploading), ovvero l'azione di "Chiunque mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche mediante connessioni di qualsiasi genere" anche solo una parte dell'opera protetta, per scopi estranei a quello di lucro è punito con una multa da 52 euro a 2.066 euro (art. 171 lett. a-bis). Quindi, ancorchè con una sanzione modesta, quest'ultima ipotesi configura un reato. L'art. 171 comma 2 prevede in questo caso la possibilità di oblazione (pagamento pecuniario che estingue il reato), pagando un importo pecuniario pari alla metà del massimo edittale della pena (2.066 euro / 2) cui aggiungere le spese del procedimento.

Orbene in questa ultima ipotesi i titolari di The Pirate Bay potrebbero essere indicati come responsabili di un concorso morale in quanto avrebbero rafforzato l'intenzione criminosa di chi ha compiuto il reato di condivisione a scopo personale, rispondendo di un reato che prevede come sanzione al massimo 2066 euro di multa, e non certo la reclusione, come invece accaduto in Svezia.

In realtà in Italia (così come avvenuto a Stoccolma) si è provato (e si prova tuttora) nell'unico caso finora noto introdotto presso il Tribunale di Bergamo, a vedere nel comportamento di The Pirate Bay una violazione della legge sul diritto d'autore per scopi di lucro, fattispecie ben più grave e che invece è sanzionata anche con la reclusione. L'immissione in rete infatti di contenuti protetti dal diritto d'autore per scopi lucrativi (diciamo impropriamente commerciali), dopo l'entrata in vigore del plesso normativo noto volgarmente come Decreto Urbani del 2004, prevede la reclusione.

In pratica The Pirate Bay risponderebbe di concorso (a titolo lucrativo) del reato (non lucrativo) di chi condivide, che però (secondo la Procura di Bergamo ed evidentemente anche della Corte di Stoccolma) resterebbe ignoto, ma che a rigor di logica, e seguendo questa impostazione, dovrebbe a questo punto essere perseguito non per la condivisione ad uso personale ma per il più grave reato di condivisione a scopo di lucro.

Nel provvedimento del GIP di Bergamo del 1 agosto 2008, poi revocato ma per motivi di carattere essenzialmente procedurale infatti si legge che il reato ipotizzato per i titolari di The Pirate Bay (e per terzi ignoti) è quello "previsto e punito dagli articoli 110 c.p. e 171 - ter, comma 2, lettera a bis della Legge 22 aprile 1941 n. 633 in concorso tra loro e con altri attualmente ignoti, in violazione dell'articolo 16 della suddetta legge ed a fini di lucro, comunicavano al pubblico opere dell'ingegno protette dai diritto di autore, in particolare file musicali; documenti di testo; riproduzioni digitali di pubblicazioni a stampa; audiolibri; immagini; opere cinematografiche a televisive; programmi informatici...". Quindi il titolo di reato per The Pirate Bay è concorso in proprio e con terzi ignoti nel reato lucrativo di violazione del diritto d'autore, punito appunto con la reclusione. Ma chi potrebbero essere questi terzi ignoti, se non gli utenti?

La conseguenza aberrante (ma logica) della sentenza di Stoccolma e dell'impostazione della Procura di Bergamo sarebbe quella di attribuire agli utenti che scaricano la stessa responsabilità di The Pirate Bay assoggettandoli alla reclusione e aggirando di fatto le norme che non prevedono sanzioni penali per chi scarica per uso personale.

Infatti l'articolo 116 (cd. aberratio delicti) del nostro codice penale, detto anche "concorso anomalo", prevede che se uno dei partecipanti all'esecuzione di un reato commette un fatto diverso da quello realmente voluto (o un altro oltre quello voluto dai concorrenti) risponde anche di quest'altro reato, anche se più grave. L'articolo 116 c.p. stabilisce infatti che "qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione o omissione. Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave".

Quindi se io condivido un file protetto dal diritto d'autore e mi espongo alla sanzione della multa, automaticamente mi vedo "appioppare" il reato di comunicazione al pubblico a fini di lucro, che prevede appunto la sanzione della reclusione. Ovvero se un soggetto ha solo condiviso per scopo personale ma viene chiamato a rispondere in un processo in cui è presente anche The Pirate Bay (e ovviamente da ora in poi sarà sempre così) dovrà necessariamente rispondere anche del reato lucrativo del concorrente con sanzioni che pur diminuite prevedono comunque la reclusione, ovvero il carcere.

In entrambi i casi i giudici hanno "glissato" sulle conseguenze di questa impostazione che però appare l'unica possibile, forse per evitare prevedibili reazioni da parte dell'opinione pubblica. Si spera che nel futuro chi dovrà giudicare della questione si ponga questo "spinoso" problema.

Fulvio Sarzana di S.Ippolito
www.lidis.it
38 Commenti alla Notizia Da Stoccolma a Bergamo, carcere per tutti?
Ordina
  • Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.
    Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.

    George Bernard Shaw
    non+autenticato
  • Potrebbe essere anche scritto in questo modo.. se tu rubi un mp3 e io ne rubo un altro e ce li scambiamo, allora abbiamo rubato due mp3 a testa..
    non+autenticato
  • Al tre tutti agli swap-party.. organizzati tramite sms... o messaggi di fumo...
    La questione è che non riusciranno ad educarne 100 ma ne faranno inca....e 1000 e via di reti darkness...
  • Le case discografiche in primis cominciarono gia ai tempi delle audiocassette a pretendere un indennizzo in seguito alla vendita di ogni singola audiocassetta vergine, inquanto sostenevano che poi la gente si sarebbe 'scambiata' i 'dischi' registrandoli su nastro.
    E' da quel periodo che le leggi di tutto il mondo piu o meno gli rispondono 'picche', perchè effettivamente la loro richiesta è molto assurda...presumere un reato in relazione all'acquisto di un supporto vergine è effettivamente un assurdità giuridica.
    Ora con l'avvento del 'digitale' la questione è proprio sfuggita dalle mani di questi signori un po troppo arraffoni.
    Secondo me non si stanno accorgendo che proprio i mezzi di sharing contro cui tanto combattono potrebbero essere la loro salvezza. Ad esempio. Io sono un grandissimo fruitore di musica, ne ascolto veramente tanta e non tutta pirata...i dischi che meritano li ho tutti ben esposti in bacheca. Quello che mi da un'immenso fastidio è il fatto che tutta sta musica è sparsa tra decine di cd, dvd ed hard disk.
    A nessuno di questi grandi cervelloni delle major è venuto in mente che potrebbero sfruttare i mezzi di sharing per fornire, chiaramente a pagamento, un servizio di 'banca dati' musicale? Se riuscissi ad avere accesso online a tutta la musica mettiamo della EMI, che me ne farei di masterizzarla su di uno scomodissimo ed ingombrante dvd?
    Piuttosto che a sky preferirei di gran lunga corrispondere un giusto abbionamento alle major per avere accesso a tutta la loro musica senza piu nessuna menata.
    Forse sarei l'unico, ma io sarei disposto anche a stipulare un contratto decennale!
    Coasì parlò quel 'prendi 1' di SatHack.
    non+autenticato
  • Come dice "erbeppe" si favorirà chi le canzoni se le scambierà tramite i cd e dvd masterizzati, e diventeranno famosi i "Pizzini Digitali" passando di mano in mano e si favoriranno quelli che di pirateria campavano bene, prima del p2p.
    Le majors, puntano a fare cassa, attaccandosi a tutto, perdono di vista le basilarità del mercato, io a volte mi chiedo perche non siano loro stessi a mettere in giro dei brani o divx (gratuiti o con il pagamento di un tot) con delle pubblicità incluse che vadano a coprire le loro "perdite", 50% il tot e 50% la pubblicità o 100% di pubblicità.
    In alternativa dare dei prodotti per fascia di prezzo pagato ad esempio: x= traccia mono e bitrate 5   Y= traccia stereo e bitrate 7 e così via.
    Parlano tanto di prodotti mirati ...ma mirati a chi?
    non+autenticato
  • Bhe, l' articolista si dimostra agile ad arrampicarsi sugli specchi, la verita' "vera" e' che il p2p e' possibile solo grazie a siti come pirate bay, e che chi scarica o condivide materiale protetto da copyright in soldoni "ruba". Giusto quindi considerare pirate bay complice di questo reato. Ancora piu' giusto sarebbe stato condannare, almeno simbolicamente, gli utenti di pirate bay.
    non+autenticato
  • Si vede che non ne capisci niente di P2P e sul sistema di condivisione dei file...
    Ti ricordo che la stessa Microsoft utilizza un client P2P tutto suo per distribuire i suoi programmi!
  • - Scritto da: Maritonna Nicola
    > Bhe, l' articolista si dimostra agile ad
    > arrampicarsi sugli specchi, la verita' "vera" e'
    > che il p2p e' possibile solo grazie a siti come
    > pirate bay, e che chi scarica o condivide
    > materiale protetto da copyright in soldoni
    > "ruba". Giusto quindi considerare pirate bay
    > complice di questo reato. Ancora piu' giusto
    > sarebbe stato condannare, almeno simbolicamente,
    > gli utenti di pirate
    > bay.
    Mi piace il tuo uso del termine "Verità Vera". Sa di religione fondamentalista, quella dove esiste una Verità Assoluta e Indiscutibile e il resto sono blasfemi e peccatori da convertire ed educare.
    Nel mondo reale esistono leggi scritte a regolare i rapporti tra persone (fisiche e giuridiche), che ogni parte tira a sé come una coperta corta per averne il massimo vantaggio.
    Se il mondo dell'intrattenimento e della cultura (scritta, musicale, video fotografica) fosse senza peccato potrebbe scagliare la prima pietra e parlare di "rubare"; allo stato delle cose direi che occorre un cambio profondo del mercato e delle leggi che tenga conto di un modo diverso (meno "materiale") di distribuire opere e non si ostini a "mungere" denaro anche da chi NON fruisce dell'opera (avete presente le tasse sui supporti registrabili? e i bollini SIAE?) a favore di fumosi "detentori di diritti".
    Si legge che lo Stato non deve intromettersi nei rapporti (commerciali) tra privati, ma questo è un falso e comodo modo di leggere il liberismo, per non voler rispondere della tutela degli acquirenti, salvo invocare lo Stato per ottenere denaro attraverso sentenze.
    Lo Stato ha ruoli di riequilibro delle parti, non ultimo la difesa delle opportunità dei soggetti "deboli". Peccato che non sia anche l'obiettivo della maggior parte dei Partiti ora in Parlamento.
    non+autenticato
  • - Scritto da: OldDog
    > - Scritto da: Maritonna Nicola
    > > Bhe, l' articolista si dimostra agile ad
    > > arrampicarsi sugli specchi, la verita' "vera"
    > e'
    > (...)
    > Mi piace il tuo uso del termine "Verità Vera". Sa
    > di religione fondamentalista, quella dove esiste
    > una Verità Assoluta e Indiscutibile e il resto
    > sono blasfemi e peccatori da convertire ed
    > educare.
    (...)
    > Se il mondo dell'intrattenimento e della cultura
    > (scritta, musicale, video fotografica) fosse
    > senza peccato potrebbe scagliare la prima pietra
    > e parlare di "rubare"; allo stato delle cose
    > direi che occorre un cambio profondo del mercato
    > e delle leggi che tenga conto di un modo diverso
    > (meno "materiale") di distribuire opere e non si
    > ostini a "mungere" denaro anche da chi NON
    > fruisce dell'opera (avete presente le tasse sui
    > supporti registrabili? e i bollini SIAE?) a
    > favore di fumosi "detentori di
    > diritti".
    (..)
    Che dire QUOTO TUTTO e specialmente il pezzo di cui sopra.
    E' noto anche ai sassi che, da molto tempo, si spinge in maniera violenta un principio astrattamente valido (attenersi alla legge) sostenendo con esse principi insensati, a favore dei monopoli del mercato e contro la cittadinanza.
    Dalle varie siae (magari ci fosse solo lei in italia che pretende delle prebende) e loro rendite di posizione, all'allungamento COSTANTE del tempo di tutela del copyright con arzigogoli degni del miglior azzeccagarbugli. Credo che tra le piu' ostentatamente palesi c'e' una legge americana, che non a caso viene chiamata "legge disney" (o mickey mouse protection act) [ Copyright_Term_Extension_Act ], scandalosamente di parte.
    Poi si passa al mega sfruttamento selvaggio, basato sull'aria fritta (se io possiedo i diritti sui pezzi dei beatles, posso rivendere le licenze per farci suonerie midi, mp3, aac, mpeg su youtube, 15 secondi suonati in tivu, jingle nella pubblicita, ecc. e cosi' all infinito per ogni idea malsana che venga in mente a chiunque nel mondo, perpetuamente. tentando di guadagnare sull'aria fritta.. nessuna creazione di niente, e flussi di soldi per pezzi prodotti 40 anni fa)
    E via via andare.
    Finché non subentra una profonda revisione del copyright a favore del 99.9% della popolazione, sarà impossibile richiedere il rispetto
    non+autenticato
  • - Scritto da: Maritonna Nicola
    > chi scarica o condivide
    > materiale protetto da copyright in soldoni
    > "ruba".
    vedo che di copyright ne sai poco. Il copyright nasce all'atto della creazione dell'opera. ovvero, appena io scrivo la canzone questa è automaticamente protetta da copyright.
    poi è l'autore che decide come distribuirla.
    io per esempio lascio che vengano scaricate, condivise, diffuse tramite una licenza creative commons. quindi su pirate bay ecc. ci può stare tranquillamente materiale protetto da copyright. quello che non ci dovrebbe stare per gli sfruttatori del diritto d'autore è la loro musica, quella per cui loro concedono la licenza d'uso ma non la libera diffusione.

    Morale della favola: prima di sbandierare il 'copyright' come arma di distruzione di massa, cerchiamo almeno di capire di cosa parliamo.
    senza rancore, ehOcchiolino
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 20 aprile 2009 12.21
    -----------------------------------------------------------
  • perchè credi che su google.com non si trovino bittorrent file craccati, pirata ecc..? e credi magari che su PB si trova solo roba craccata , pirata, film illegali? è una cosa pericolosa questa se PB verrà condannata perchè è un motore di ricerca (ed è questo pirate bay) spero proprio venga condannata anche google.com msn e qualsiasi altro motore di ricerca che tra i suoi risultati annovera prodotti pirata crack e video con diritto d'autore.....non capisco perchè non si perseguiti le persone che realmente fanno ciò chi uploada film chi crea crack ecc..., solo perchè non si è in grado? e quindi ci si "vendica" sull'utente finale indifeso che semplicemente trova queste cose in giro anche se non dovrebbero esserci? quello che è sicuro è che codesti moralizzatori non vinceranno mai visto che stanno sbagliando e direi alla grande.....
    non+autenticato
  • > il p2p e' possibile solo grazie a siti come pirate bay

    Balle!

    eMule con la rete Kad è totalmente indipendente da qualsiasi sito o server.

    http://www.emule-project.net
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 14 discussioni)