Gaia Bottà

Pacchetto Telecom, sventate le disconnessioni

Ma solo per il momento, in attesa del voto in sessione plenaria. La commissione ITRE ha stabilito che le ghigliottine alla connettività ledono il diritto del cittadino a esprimersi e informarsi

Roma - Solo l'autorità giudiziaria potrà comprimere la libertà di esprimersi e di informarsi dei cittadini della rete, solo una motivazione appurata e concreta potrà agire come una ghigliottina sulla connessione dei netizen. La Commissione ITRE ha votato il tassello che le spettava del Pacchetto Telecom: se non ci dovessero essere variazioni nell'ambito del voto in sessione plenaria, l'Europa sgombrerà il campo dall'ombra della dottrina Sarkozy.

L'emendamento al Pacchetto Telecom è stato reintrodotto a larga maggioranza, a seguito di un percorso estremamente travagliato. L'intrico di regole volte ad agire sul quadro normativo europeo contiene disposizioni che si configurano come una bomba ad orologeria: in Francia, nel Regno Unito, in Spagna e in Italia ticchettano proposte ad orientamenti che, nel nome della tutela del diritto d'autore, attentano al diritto dei cittadini di affidarsi alla rete per manifestare le proprie opinioni e per informarsi. Le numerose declinazioni della risposta graduale alla francese, da poco provvisoriamente disinnescata a Parigi, prevedono che l'industria dei contenuti possa rastrellare indirizzi IP presso i circuiti del file sharing, costringere i fornitori di connettività a consegnare le generalità degli abbonati e a diramare ingiunzioni a desistere dai comportamenti pirata, a disconnettere gli utenti recidivi con il semplice avallo di un'autorità indipendente, non composta da magistrati.

Privare i netizen della connettività sarebbe una evidente violazione, una restrizione che solo l'autorità giudiziaria dovrebbe poter imporre. Per questo motivo si era mobilitato l'europarlamentare Guy Bono, che con una relazione approvata dai colleghi aveva sancito il necessario principio di proporzionalità nel soppesare i diritti degli attori in campo sul mercato dei contenuti. Per questo motivo la parlamentare europea Catherine Trautmann aveva strenuamente difeso l'emendamento 138, nel quale si prevedeva la necessità della mediazione dell'autorità giudiziaria per sanzionare i cittadini della rete che si fossero macchiati di file sharing illecito.
Il testo dell'emendamento 138 aveva suscitato il fervore delle autorità francesi, già avviate lungo il percorso della risposta graduale: lo stesso presidente Sarkozy era intervenuto per sensibilizzare la Commissione Europea, per sostenere le ragioni delle disconnessioni coatte come minaccia volta a dissuadere i cittadini della rete dall'ingaggiare comportamenti pirata. La Commissione aveva declinato l'invito di Sarkozy, così i ministri della cultura europei: l'emendamento 138 non avrebbe potuto essere ridimensionato a favore della tutela della proprietà intellettuale, non senza ghigliottinare i diritti dei cittadini della rete.

Poi il cambio di fronte dell'Europa. Il Consiglio d'Europa aveva provveduto a stralciare l'emendamento dal Pacchetto Telecom. I netizen europei erano insorti, chiedevano la reintroduzione dell'emendamento 138 e delle tutele che avrebbe eretto a garanzia dei loro diritti. In fase di seconda lettura le loro istanze erano state accolte: la socialista Trautmann aveva ripresentato le modifiche al testo, che erano sfociate nell'emendamento 46. In accordo con l'articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea sulla libertà di espressione e di informazione, nessuna autorità indipendente avrebbe potuto limitare i diritti fondamentali e le libertà degli utenti senza una decisione dell'autorità giudiziaria. Nel contempo, l'Europa approvava la raccomandazione Lambrinidis, che definiva la rete come collante di una società civile libera e democratica. I giochi sembravano ormai chiusi, a favore dei diritti dei netizen.

Ma le istituzioni europee, radunate per affinare il testo da votare, avevano ammorbidito la perentorietà dell'emendamento, riclassificato con il numero 135: il testo non sgombrava il campo dalla dottrina Sarkozy, ma si limitava a raccomandare blandamente e in maniera non vincolante agli stati membri di non abusare di ghigliottine e disconnessioni.

Ma l'Europa si è mobilitata, lettere e appelli hanno inondato le caselle email dei rappresentanti dei cittadini. Trautmann non era disposta a scendere a compromessi: il testo della proposta sarebbe tornato a garantire l'inviolabilità delle connessioni.

Il voto della Commissione ITRE ha reintrodotto l'emendamento 46: 40 voti a favore, 4 contrari, 2 astenuti. Si rallegra con amarezza Bono, padre dell'emendamento, si felicita Trautmann, tirano un sospiro di sollievo i cittadini della rete. Ma resta ancora da sciogliere il nodo del filtraggio da parte dei provider in vista di una solida tutela della neutralità della rete. E il percorso del Pacchetto Telecom è tutt'altro che concluso.

Gaia Bottà
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