Arturo Di Corinto

C'è chi vota per l'open

di Arturo Di Corinto - Una piattaforma per i politici che si impegnino ad incoraggiare la pubblica amministrazione ad operare con il software libero e open source e con standard aperti. Un vessillo di trasparenza

Roma - Le elezioni si avvicinano e così il mal di testa per i poveri elettori che si trovano a dover decidere da chi farsi rappresentare senza pentirsene il giorno dopo. Per rendere la scelta più semplice l'Associazione per il software libero ha deciso di lanciare la campagna Caro Candidato, aderendo alla quale ogni singolo politico dichiara formalmente e pubblicamente il proprio sostegno alla causa del software libero inteso come bene comune.

Ma di che si tratta? È noto che il software libero è quel software che, sotto i diversi nomi di free ed open source software, permette a chiunque metterci le mani sopra e quindi di adattarlo ai propri scopi grazie a particolari licenze che ne tutelano la paternità ma ne favoriscono l'uso, la diffusione e l'adattamento gratuito anche a scopo commerciale. Come stanno scoprendo i professionisti del web e dell'editoria, dell'audiovisivo e dell'animazione, che sempre più lo scelgono per le sua versatilità, è anche un software che proprio perché si può guardare dal di dentro, offre quella caratteristica di trasparenza che è tanto importante nel rapporto fra PA e cittadino e che, in virtù dell'assenza di costi di licenze, spesso fa risparmiare dei soldi a chi lo adotta, istituzioni comprese.

Però, siccome nonostante le diverse proposte di legge che a livello regionale (Marche, Puglia, Lazio) ne vogliono favorire l'adozione, e il rinnovato impegno di alcuni partiti, come il PD, che una settimana fa ha presentato una legge quadro nazionale per promuoverlo, nonostante i numeri consistenti della sua adozione nel settore privato, che secondo l'ISTAT tocca punte del 39,7% tra le aziende con oltre 250 dipendenti, e la convinzione che esso svolga una funziona anticiclica in un periodo di recessione economica, come sostiene Novell sulla base dello studio commissionato ad IDC, sia le imprese che la PA non sembrano abbastanza determinate per farne uno strumento di politica economica. Perciò l'Associazione decide di voler giocare la partita della sua promozione.
L'obiettivo della campagna è quindi semplice: aiutare gli elettori a scegliere il candidato che pubblicamente si impegni a incoraggiare le amministrazioni ed i servizi pubblici a sviluppare ed utilizzare prioritariamente Software Libero e standard aperti; a supportare politiche attive a favore del Software Libero, opponendosi ad ogni discriminazione nei confronti di questo; a difendere i diritti degli autori e degli utenti di Software Libero, in particolare richiedendo la modifica di ogni norma che indebolisca tali diritti, contrastando ogni iniziativa legislativa che avrebbe questo effetto.

Nel sito in sintesi si chiede al candidato di sottoscrivere il patto per il software libero e nel caso accetti, dopo essersi fatto riconoscere, lo si invita a esporre sui propri siti un banner che lo identifica come sostenitore del software libero per segnalare a tutti quelli che nella libertà di software credono.

Insomma, dopo il successo dell'esperienza del 2008, quando in occasione delle Elezioni Politiche del 2008 la campagna di sensibilizzazione per promuovere il software libero, in soli 10 giorni aveva convinto 101 Candidati ad aderirvi sostenuti da 2.148 Elettori, desso si replica, a livello europeo, e con una piattaforma nuova di zecca. La motivazione resta sempre la stessa. "Far parlare il più possibile dei benefici che il software libero apporta alla società - ci dice Marco Ciurcina, presidente dell'associazione - crediamo infatti che solo così il grande tema della libertà di software possa superare i confini degli ambienti tecnici che finora se ne sono occupati".

Arturo Di Corinto
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39 Commenti alla Notizia C'è chi vota per l'open
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  • Qualcuno ha sottolineato che quando la PA commissiona lo sviluppo di in SW, ne acquisisce automaticamente la proprietà dei sorgenti.

    Teoricamente, è vero.
    In pratica chi produce il software si guarda bene dal mettere in condizioni il cliente di entrare in possesso dei propri sorgenti.

    Possedere dei sorgenti non significa avere un CD pieno di righe di codice: significa invece avere una procedura di consegna per cui il produttore consegna un CD con i sorgenti, un manuale per la compilazione, installazione e configurazione del prodotto, ed il cliente, seguendo pedissequamente le procedure, perviene al risultato funzionante.
    Su questo si fanno i collaudi.

    E questa sarebbe la teoria: in pratica:

    1. La PA ha ben pensato di non strutturarsi mai in questo, in modo da lasciare il monopolio in mano ai soliti produttori;

    2. La PA non pubblica on-line i sorgenti dei propri prodotti, in modo che qualsiasi softwarehouse interessata ad entrare nel mercato investa tempo e denaro nell'acquisizione del necessario know-how;

    3. La PA non ha mai pensato che i manuali (quelli veri, intendo, e cioè quelli che davvero, se correttamente seguiti, mi portano a riprodurre il software che ho commissionato), e tutto il resto costano soldi, e che le gare per lo sviluppo del software non possono essere fatte al ribasso selvaggio ('pay peanuts, get monkeys ...' dicono gli americani ...)

    In pratica, non credo molto alla politica che si fregia del marchio 'Open Source' per ottenere il voto degli informatici che sanno quanti soldi vengono 'regalati' all'estero ogni anno (e con 'regalati' ho utilizzato un eufemismo, per non andare a sollevare il sospetto su pesanti interessi di qualcuno, viste le cifre che girano ...)

    Crederei molto di più ad un politico che inserisse nel proprio programma la pubblicazione on-line di tutto il SW della PA, e che promuovesse la peer review e la collaborazione di tutti gli uffici coinvolti (che spesso dispongono di personale qualificato e personalmente motivato, che viene smontato giorno dopo giorno da burocrazie e logiche insensate).

    Dixi.
    non+autenticato
  • E i soldi saranno versati alla Siae la quale si prenderà l'incarico di valutare la situazione dell'open per migliorne la diffusione.


    Siete sicuri che sia impossibile?
  • - Scritto da: pippo75
    > E i soldi saranno versati alla Siae la quale si
    > prenderà l'incarico di valutare la situazione
    > dell'open per migliorne la
    > diffusione.
    >
    > Siete sicuri che sia impossibile?

    probabile...
    non dirlo forte però... forse ancora non ci hanno pensato...
    non+autenticato
  • Adesioni sul sito per le elezioni europee: zero.

    ricerca per keyword "software libero"

    http://www.dsonline.it/
    19 risultati, aggiornato al 6/20/2006

    http://www.italiadeivalori.it/
    Un solo risultato, aggiornato al 26.10.07

    Lega Nord e PDL non hanno nemmeno una funzione di ricerca sul sito.

    Vedo un grandissimo interesse da parte della politica ...
  • - Scritto da: eymerich
    > Adesioni sul sito per le elezioni europee: zero.
    >
    > ricerca per keyword "software libero"
    >
    > http://www.dsonline.it/
    > 19 risultati, aggiornato al 6/20/2006
    >
    > http://www.italiadeivalori.it/
    > Un solo risultato, aggiornato al 26.10.07
    >
    > Lega Nord e PDL non hanno nemmeno una funzione di
    > ricerca sul
    > sito.
    >
    > Vedo un grandissimo interesse da parte della
    > politica
    > ...

    sbagli... c'è moltissimo interesse invece...

    qualcuno sta cercando già da tempo di mettersi in condizioni di controllare la situazione per orientarla verso certi interessi...

    ci sono governi che fanno super-accordi con mamma M$...

    ci sono governi che vanno verso la "regolamentazione" della rete... nel senso rete = TV...

    eccetera... se guardi bene vedrai che l'interesse della politica lo trovi eccome...
    non+autenticato
  • sarebbe ora che la smetteremmo di pagare il software, che per natura deve essere gratis e open source come il sapere del'uomo!

    Il software è come il SESSO, è meglio avercelo gratis.
    Torvalds

    Fan LinuxFan LinuxFan Linux
    non+autenticato
  • Una volta si diceva "promesse da marinaio"...

    Insomma, se tutto quello che mi chiedono e' di sottoscrivere un impegno a non discriminare l'OSS, beh, che ci vuole? Ma certo che lo sottoscrivo, qualunque cosa per un paio di voti in piu'.

    Poi, quando sara' il momento, nell'appalto ci mettero' la frasetta "non si fanno discriminazioni", accanto alle specifiche richieste ritagliate e cucite attorno ad un certo prodotto o una certa societa' o gruppo. Eeeeh, che ci posso fare, se l'OSS non ha societa' che rientrano nei parametri... Sara' per la prossima volta, neh?

    E poi, lo sapevate che anche microsoft fa OSS?

    CYA
    non+autenticato
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