Alfonso Maruccia

Più che un laser, l'arma definitiva

Un dispositivo commissionato dall'esercito USA promette di fare di tutto: fermare veicoli in movimento, stordire i nemici, friggerli a puntino a distanza. Al momento però, dopo anni di studi, i risultati non sembrano essere incoraggianti

Roma - Un'arma in grado di combinare assieme gli effetti di uno shock elettrico, la scarica di un raggio laser e il calore mortale delle microonde: ci stanno lavorando negli USA presso l'Army's Armament Research Development and Engineering Center (ARDEC), nella speranza di qui a pochi anni di sviluppare una tecnologia poliedrica che si presta a essere utilizzata in molti scenari diversi.

Nota appunto come Multimode Directed Energy Armament System, tale tecnologia serve sia in difesa che in attacco, permettendo nel primo caso di debellare esplosivi o razzi in procinto di disintegrare su un bersaglio, mentre come arma i suoi effetti possono variare da scariche modello Taser a veri e propri "fulmini" ad alta energia capaci (tra le altre cose) di bloccare i veicoli in transito, passando per la somministrazione di un fascio concentrato di microonde che proprio bene alla pelle non fanno.

Così come viene descritto su Wired e New Scientist, il sistema MDEAS utilizza un impulso laser a corto raggio per creare un canale ionizzato attraverso l'aria; in tale canale viene poi fatto passare il getto di energia che può essere elettrica o a base di microonde, risultando nel secondo caso letale per qualsiasi mezzo o essere umano si trovi malauguratamente sulla traiettoria dell'arma.
Barbara Machiak dell'ARDEC presenta la tecnologia MDEAS descrivendo un dispositivo in grado di "sconfiggere/neutralizzare un intero spettro di minacce materiali a distanza", capace di generare "effetti di energia diretta (DE) multimodali" e di poter essere tarata per sortire "effetti regolabili dal non-letale al letale".

Di armi multimodali in realtà l'esercito americano si starebbe già occupando da nove anni e più, ma sino a ora i risultati sul campo non si sono visti per niente. Tra i problemi da affrontare per concretizzare questo genere di tecnologia, avvertono gli esperti, c'è l'effetto "suicidio" che contraddistingue le armi a microonde, tendenti a generare danni sia sul bersaglio che sulla piattaforma di origine del raggio.

Alfonso Maruccia
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