Giorgio Pontico

Geocities saluta il web, Yahoo! stacca la spina

Il search engine viola, alle prese con la ristrutturazione delle sue attività, fa fuori lo storico servizio di hosting gratuito. E, forse, si chiude pure un'era di Internet: una Rete 1.0 che non esiste più

Geocities saluta il web, Yahoo! stacca la spinaRoma - Entro la fine dell'anno Yahoo! darà il benservito a Geocities. Il servizio che permetteva di creare pagine web in maniera gratuita risulta incluso nella lista dei tagli stilata dal nuovo CEO Carol Bartz e finalizzata a mantenere attivi esclusivamente quei comparti aziendali ancora capaci di generare utili. Per effetto di questa operazione perderanno il posto circa settecento dipendenti, cioè il cinque per cento dell'intero organico del motore viola, dando luogo al terzo giro di licenziamenti in poco più di un anno.

Un avviso pubblicato sulla homepage della piattaforma informa che non è più possibile aprire nuovi account: agli utenti attuali viene offerta la possibilità di migrare su Yahoo! Web Hosting per non perdere i propri contenuti. Trattandosi di un servizio il cui prezzo mensile è di 5,98 dollari, al contrario di Geocities che ha fatto della gratuità una forza, è improbabile che si assista ad una valanga di iscrizioni.

Nonostante l'attuale numero di utenti mensili di Geocities eguagli quello di un giovane di belle speranze come Twitter, il grafico fornito da Compete.com evidenzia una flessione nell'ultimo anno di circa un milione e mezzo di contatti.
Nato nel 1994 con il nome di Beverly Hills Internet, in principio era la proiezione sul web di una startup californiana che si occupava di web hosting. Un anno dopo, cambiato il nome in Geocities, nacque una delle prime community online in cui gli homesteader (così venivano identificati i suoi membri) potevano costruire il proprio spazio personale gratis oppure pagando per ottenere alcune feature in più.

Nel 1997 la continua crescita portò quello creato da David Bohnett e John Rezner ad essere il quinto sito più frequentato della Rete. Ottenuto questo risultato i due decisero di traghettare la loro creatura in borsa, quotandola sul listino statunitense NASDAQ all'inizio del 1998. Per acquisirlo nel Gennaio del 1999 Yahoo! arrivò a spendere più di tre miliardi e mezzo di dollari, spinta dal trend causato dalla bolla speculativa dot.com, la cui fine concise con l'inizio del lento ma costante declino della popolarità del servizio di free host.

Fin dall'acquisizione, avvenuta il 28 Maggio 1999, Geocities non era mai stato la punta di diamante dell'azienda di Sunnyvale: i membri della community non avevano digerito i cambiamenti apportati dal nuovo proprietario ed iniziarono una migrazione di massa. Ad aumentare le dimensioni di questo esodo vi furono alcune controverse decisioni della stessa Yahoo!, come quella di introdurre una nuova e più costosa tipologia di account premium che di fatto azzoppava i servizi offerti agli utenti di categoria inferiore.

Il colpo di grazia arrivò qualche anno più tardi con l'irrompere sulla scena di Internet dei primi social network, di cui in fondo Geocities era in un certo senso il progenitore, per poi arrivare allo switch-off deciso per la fine di quest'anno che segna di fatto l'uscita dalla Rete di una delle sue reliquie. Geocities non ha retto all'impatto del Web 2.0: dietro un servizio vecchio vi era un'idea, vecchia anch'essa, basata su una Internet che non esiste più. Attribuire la responsabilità per la fine del paradigma delle homepage personali è pressoché impossibile, anche se forse qualcosa di social si sarebbe potuto provare per ridare slancio al servizio.

Oggi, in ogni caso, non è più necessario conoscere il linguaggio HTML o saper maneggiare i fogli di stile per essere online: l'utente crea i contenuti alla cui formattazione provvedono terze parti. I netizen collaborano fra loro, creano e disfano dando luogo ad un flusso continuo di dati fruibile ed implementabile da chiunque. Wikipedia e Facebook, con tutti i difetti che gli si possono attribuire, sono l'esempio di come sfruttare al meglio questa tendenza.

Altre vittime illustri come Napster e mp3.com, simboli dell'equilibrio anarchico che regolava il Web, hanno ceduto il passo di fronte all'imposizione di nuove regole. Sta di fatto che con la dipartita di Geocities sparisce l'ultima testimonianza vivente di un modo antico di intendere Internet, in cui essere vincenti non doveva per forza coincidere con la capacità di trarre profitto.

Giorgio Pontico
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