Alfonso Maruccia

Effetti speciali digitali a buon mercato

Ricercatori del MIT lavorano a una modalità innovativa per tracciare il movimento di attori e stunt da replicare poi in digitale, pensando al risparmio economico e alla non-invasività rispetto ai metodi tradizionali

Roma - Elaborate sessioni di registrazione con sensori, scomode "suite" e sofisticati sistemi di telecamere ad alta velocità potrebbero essere presto un ricordo del passato grazie a un nuovo progetto del MIT, che ha il duplice obiettivo di rendere gli effetti speciali una tecnologia alla portata di tutti e fornire agli studios specializzati un modo non solo per risparmiare, ma anche per influenzare il meno possibile la performance e l'immedesimazione dell'attore di turno.

Opportunamente chiamato Second Skin, il sistema ideato dal professore associato del MIT Media Lab Ramesh Raskar assieme ai suoi colleghi sostituisce le costose telecamere con proiettori, facendoli interagire con piccoli fotosensori integrati nei vestiti del soggetto da filmare e digitalizzare. I proiettori, che possono adattarsi sia all'uso indoor che a quello outdoor, inviano dei segnali luminosi nello spettro dell'infrarosso (10mila al secondo), i quali vanno poi a colpire i fotosensori nei vestiti dell'attore.

I sensori si occupano poi di codificare in formato binario gli impulsi luminosi, per rispedirli a un piccolo ricevitore (anch'esso da indossare al di sotto dei vestiti) che infine trasmetterà i dati a un computer attraverso una connessione Bluetooth. Nel complesso Second Skin non arriva a costare più di 1.000 dollari, permettendo dunque scenari di impiego degli effetti digitali parecchio diversi rispetto al tradizionale set extra-lusso di tradizione Hollywoodiana.
Non che i professionisti del cinema non guardino con interesse alla nuova tecnologia: Steve Sullivan, senior technology officer per i pionieri degli effetti speciali della Industrial Light & Magic, parla di un vero e proprio uovo di Colombo grazie al quale potrebbe non essere necessario filmare gli attori in due contesti differenti. Il primo con le scene di recitazone vere e proprie, e il secondo da dare in pasto al post-processing digitale.

E non solo di effetti speciali può occuparsi Second Skin, visto che i ricercatori lo hanno utilizzato anche come sistema di perfezionamento delle posture per gli esercizi di tai chi. In questo caso particolare vengono impiegati dei piccoli dispositivi vibranti che si azionano nel caso in cui l'arto del soggetto andasse fuori forma, suggerendo dunque la necessità di correggere postura e movimenti. Lo stesso principio potrebbe in teoria essere applicato anche alla terapia fisica, speculano al MIT.

Alfonso Maruccia