Alfonso Maruccia

La crittografia quantistica pronta per il mercato. E per gli hacker

I ricercatori scovano nuovi modi per portare il qubit nelle comunicazioni di tutti i giorni. Ma dal mondo accademico arriva anche un appello: a non fidarsi troppo di quello che Ŕ ritenuto inviolabile, ma inviolabile non Ŕ

Roma - Il quantum computing sarà anche un orizzonte ancora lontano per l'informatica in quanto tale, il qubit avrà anche le paturnie quando si tratta di contenere stabilmente le informazioni in formato binario, ma c'è una tecnologia che fa uso delle proprietà dei quanti di energia che appare molto più vicina alla concretizzazione, e tale tecnologia è la crittografia quantistica.

Ricercatori di Cambridge hanno infatti pubblicato il lavoro "Distribuzione pratica di chiavi quantistiche basata su fotodiodi a cascata" sul New Journal of Physics, definendo una serie di misure che è possibile adottare per adottare la crittografia quantistica a componenti elettronici non necessariamente avanzatissimi e dai costi esorbitanti.

Se infatti per applicare misure di crittografia quantistica occorre in genere utilizzare laser e tecnologia altamente sofisticata, con possibilità di trasferimento di informazioni ridotte sia nelle quantità che nelle distanze coperte, il nuovo sistema ideato dagli esperti Toshiba e dell'università britannica prevede l'utilizzo di un laser "attenuato" come fonte del fascio di fotoni, e un sensore compatto (basato sulla tradizionale tecnologia al silicio) per ricevere le informazioni mantenendo nel contempo le caratteristica di estrema sicurezza garantite dalla crittografia quantistica.
"Con questi avanzamenti - scrivono i ricercatori - noi crediamo che la distribuzione quantistica di chiavi crittografiche sia ora utilizzabile per la diffusione di comunicazioni teoreticamente sicure a banda larga". L'impiego dei fotoni per registrare e successivamente inviare le chiavi con cui i dati da trasferire vengono cifrati sarebbe dunque in procinto di lasciare i laboratori e approdare sul mercato, con prestazioni misurabili in 10 Mbps di velocità su una distanza di 20 chilometri, valori cento volte superiori rispetto all'efficienza delle comunicazioni quantistiche raggiunte in precedenza.

Le comunicazioni sicure ad alta velocità faranno sicuramente gola a governi, agenzie di intelligence, banche e a chissà quanti altri soggetti che hanno tutto l'interesse perché questo genere di tecnologie si diffonda, ma il professore Hoi-Kwong Lo dell'Università di Toronto mette in guardia sul fatto che in realtà la crittografia quantistica non è così sicura da essere virtualmente a prova di hacker.

Nel suo lavoro, Lo ha scoperto che i sensori di fotoni che da un lato trasmettono e dall'altro ricevono le informazioni di cifratura non si "accendono" nello stesso identico istante, e sapendo che uno dei due sensori si attiva in ritardo rispetto all'altro (anche se è un ritardo misurabile nell'ordine di poche centinaia di picosecondi) un malintenzionato non dovrebbe fare altro che dirottare il segnale dell'altro sensore verso il suo, su una fibra ottica più corta rispetto a quella del percorso originario, per "sniffare" l'informazione prima di farla arrivare a destinazione come preventivato.

Alfonso Maruccia
22 Commenti alla Notizia La crittografia quantistica pronta per il mercato. E per gli hacker
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  • Che io sappia la crittografia quantistica si basa sul fatto che se io LEGGO un fotone, automaticamente lo SCRIVO in maniera irrecuperabile. Vale cioè il principio di indeterminazione di Heisenberg.
    Mi sa che mi dovrò leggere con calma le ricerche dell'esimio professore
  • Anch'io sapevo che valesse il principio di Heisenberg, e quindi un attacco del tipo "man in the middle", in crittografia quantistica, non era assolutamente praticabile. Mah ?!Newbie, inesperto
    non+autenticato
  • sottoscrivo, anche a me suona strano questo "hack". mah...
    non+autenticato
  • Risultava anche a me questo limite,per questo si vantava una sicurezza nella trasmissione vi FIBRA che nessun altro sistema garantiva.
    non+autenticato
  • capperi. non sapevo che dei fisici quantistici leggessero punto-informatico.
    non+autenticato
  • Beh, invece qualcuno che conosce la fisica quantistica c'è....Sorride

    E comunque, in questo articolo ci sono diverse...imprecisioni (siamo buoni!) ben miscelate nel testo, che possono trarre il lettore in confusione.
    Consiglio vivamente di andare a leggere gli articoli originali.

    C.
    non+autenticato
  • L'attacker non legge la chiave misurando i qubit, ma sfrutta lo sfasamento dei due sensori (0 e 1) del ricevitore per capirla indirettamente.
    Dall'articolo citato:
    << If Eve knows, for instance, that the "1" detector is switched off slightly later than the "0" one, all she must do is direct Alice's signal through a slightly longer fibre optic cable en route to Bob. Timed right, Eve can make sure the photon arrives at Bob when only his "1" detector is open. Now, if Bob registers a click and tells Alice, Eve knows that the photon was in the "1" state. >>
    non+autenticato
  • perchè? vuoi farci credere che le capiresti?
    non+autenticato
  • Se tu non le capisci, anche gli altri non dovrebbero?
    non+autenticato
  • il principio di Heisenberg funziona solo il caso di dimensioni paragonabili a una molecola, non ad insiemi di esse (è una questione di massa/dimensioni). Non so come funzioni un computer quantico, ma se ci fosse il problema a cui ti riferisci sarebbe inutilizzabile ai fini di conservazione di un dato non credi?

    Un dato che varia solo per il fatto che lo devo leggere è inutile.
    non+autenticato
  • yeah, tirate sempre a caso e sperate di indovinare? mah...
    il principio di indeterminazione di Heisenberg esiste sempre, a prescindere che si tratti di una molecola o di una galassia, ma che cavolo dici?

    la distribuzione delle galassie nell'universo è proprio legata al principio di indeterminazione, che a lungo andare ha creato una distribuzione di materia non uniforme, altrimenti l'universo sarebbe uniforme e noi non esisteremo

    semplicemente in un caso macroscopico, per piccoli tempi di osservazione, gli effetti dovuti all'indeterminazione quantistica sono trascurabili, ma dipende comunque di cosa stiamo parlando
    esistono sistemi macroscopici che si reggono grazie ad effetti quantistici, vedi l'elio superfluido, o le stesse stelle di neutroni, e così via

    la fisica lasciatela ai fisici vaSorride
    non+autenticato
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