Gabriele Niola

WebTheatre/ Quando il web habla espanol

di Gabriele Niola - Quanti sono i telespettatori statunitensi? Meno di quanti abitano in America Latina e pių a sud. Un territorio vergine da conquistare via Rete

Roma - La Rete non è solo a stelle e strisce, anzi è sempre di più altro. Il crescere della connettività mondiale condanna inesorabilmente gli Stati Uniti ad una marginalità, sebbene continui a sembrare che l'inglese rimanga la lingua franca utilizzata per comunicare con il resto del mondo anche da chi non la riconosce come lingua madre. I contenuti regionali sono però sempre più desiderati, riconosciuti e fruiti. E se i cinesi (nettamente l'etnia prevalente) sembrano avere una Internet tutta loro lo stesso non si può dire dei latini.

Dall'America del Sud alla Spagna, lo spagnolo e i suoi dialetti sono una delle lingue più parlate del pianeta: tuttavia a causa della povertà di molti di quei paesi è arrivato con grande ritardo su internet. Un ritardo che sempre di più non è tale visto che Lo que tu quieras oir, un corto in spagnolo, è uno più visti di sempre su YouTube con 90 milioni di visualizzazioni. Assieme ai video di Avril Lavigne e all'Evolution of Dance c'è infatti questo cortometraggio, un genere che stona da morire tra i primi 20 del più grande aggregatore di video della rete e che ci parla di un'altra cultura.

Quella latina infatti è una cultura fortissima dotata di propri valori specifici, che nemmeno una lunga storia di tentata integrazione in terra statunitense ha cancellato. E di certo non lo farà Internet che al contrario ne esalta le peculiarità. Non solo dunque si stanno affacciando alla ribalta della rete contenuti in lingua spagnola impossibili da fruire per il pubblico anglofono (per molto tempo Lo que tu quieiras oir non è stato disponibile sottotitolato!) ma lentamente il mondo dei produttori sta prendendo coscienza di quel tipo di pubblico. L'ennesima gigantesca nicchia da conquistare.
Se in televisione da tempo sono arrivati a questa conclusione, in rete l'idea sta lentamente maturando. Esemplare in questo senso è il caso di Ugly Betty, la serie tv colombiana che gli americani hanno preso, adattato e trasformato in un prodotto di successo anche nel loro paese sotto l'egida di Salma Hayek (attrice messicana famosissima ad Hollywood e in questo caso anche produttrice). Ugly Betty racconta di una latinoamericana di New York alle prese con il mondo della moda, una mosca bianca (per la sua bruttezza) in un universo di modelle.

La serie è orientata ad un pubblico latino (sebbene buona a sufficienza anche per gli altri) ed è una delle prime a godere di una serie regolare di spin off partoriti appositamente per internet. Si chiama infatti Mode After Hours la mediocre webserie con protagonisti Marc e Amanda, due personaggi della serie tv che qui giocano di rimbalzo con gli elementi della trama. Si tratta palesemente di un prodotto corollario, creato con il medesimo budget e le medesime competenze della serie televisiva e dotato del solo fine di aumentarne e fidelizzarne il pubblico. Per questo è ingannatorio, poco interessante e, sebbene ben girato, assolutamente privo di interesse.

La stessa cosa non si può dire invece di Ylse, una serie per la rete un po' più vecchia che, come spesso capita, prende i temi di successo della televisione (ancora una volta Ugly Betty) e li rilancia in Rete, scavando nella nicchia. Ylse è una serie spanglish, cioè perfettamente bilingue buona per il solo pubblico di latinoamericani che comprende, incrocia e fa uso di entrambi gli idiomi per raccontare di una ragazza spagnola immersa nel sistema dello show business.

Ancora una volta un prodotto seriale che passi indifferentemente tra due lingue in occidente non potrebbe trovare altro spazio che la Rete. In questo senso solo su Internet può emergere quella fetta di pubblico avvezzo all'uso del network (e quindi all'inglese) ma ancorato molto alla cultura latina (i temi di Ylse lo sono fortemente) che la TV mostra solo parzialmente con Ugly Betty.

MODE AFTER HOURS:


YLSE TRAILER


YLSE - EPISODIO 1
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