Alfonso Maruccia

Frontiere sempre pių hi-tech

Sensori termici, microfoni, analizzatori del livello di CO2: le frontiere statunitensi e anglosassoni non si fanno mancare davvero niente. La caccia al clandestino, che sia umano o batterio, č aperta

Roma - Nel mondo globalizzato in cui le persone si spostano e viaggiano senza posa, il controllo alle frontiere rappresenta un problema difficile (se non impossibile) da risolvere in via definitiva. Nondimeno le autorità americane ci provano, innestando soluzioni tecnologiche sofisticate nei processi di check-in (e check-out) agli aeroporti con risultati non sempre del tutto soddisfacenti.

Ad esempio, le misure precauzionali seguite alla "epidemia" della febbre suina, supposta minaccia mortale alla salute mondiale che si sta rivelando essere meno deleteria e pericolosa di una comune influenza stagionale, tuttavia ha spinto gli States a dotare i checkpoint di sensori di calore, controllo a cui naturalmente sottoporre le persone in transito per verificare eventuali anomalie nei normali valori della temperatura corporea.

Questo genere di misure rischia di ingenerare un falso livello di sicurezza nei viaggiatori, un po' come i controlli anti-terroristi agli aeroporti saliti "a livelli da idiozia" dopo gli attacchi dell'11 settembre scrive Gizmodo. Sensori termici e "sniffer" di particelle virali nulla potrebbero infatti contro epidemie e infezioni in stadi diversi di incubazione o provocate da agenti sconosciuti, o che magari non generano i sintomi che si vorrebbero scovare come la febbre caratteristica delle influenze pseudo-pandemiche.
Se un virus è sconosciuto e cattivo sul serio, continua Gizmodo, sistemi di controllo come questi non serviranno a nulla tranne che a far sentire più sicure le vittime dell'epidemia nell'istante stesso in cui ne vengono investiti. "La battaglia" per il contenimento di eventuali pandemie capaci di decimare la popolazione mondiale "è persa" almeno per il momento, hi-tech o non hi-tech.

Se la guerra ai virus fa segnare uno score negativo, quella contro i clandestini va nella direzione esattamente opposta: gli aggeggi tecnologici in dotazione gli agenti delle frontiere britanniche sono tutto fuorché inutili, prevedendo l'impiego di sensori in grado di misurare l'accelerazione del battito cardiaco e un eccesso di produzione di CO2 accanto ai più tradizionali controlli computerizzati dei documenti di identità e di viaggio.

Il controllo del traffico su ruote motrici che avviene nel tunnel sotto la Manica non può riguardare tutti i mezzi che attraversano il passaggio, ma accanto alla tecnologia per scovare scomparti segreti e clandestini nel retro degli autocarri le autorità di sua maestà si affidano anche al "fiuto" degli agenti di frontiera, a cui spetta il compiuto di selezionare i mezzi da controllare una tantum senza bloccare completamente il transito.

Le autorità chiedono con sempre maggiore insistenza la collaborazione dei cittadini-viaggiatori, a cui ad esempio viene consigliato l'acquisto della Checkpoint Friendly Laptop Bag prodotta da Aerovation su indicazione della Transportation Security Administration statunitense. L'obiettivo, in questo caso, è facilitare il compito di controllo e scansione ai raggi-x ai checkpoint.

Alfonso Maruccia
1 Commenti alla Notizia Frontiere sempre pių hi-tech
Ordina
  • ... peccato che ogni volta che viaggio in aereo col portatile mi venga invariabilmente richiesto di estrarlo dalla borsa, di aprirlo e di farlo passare aperto sotto i raggi X.

    Giusto per dire che questo genere di controlli di sicurezza tecnologici, dato anche l'alto livello di errore che introducono - sempreché il principio su cui si basano sia fondato, cosa niente affatto scontata - non costutuiscono alcuna soluzione, solo un'ulteriore problema con cui avere a che fare.
    non+autenticato