L'estinzione dell'IMAIE: una lezione di cui far tesoro

di Guido Scorza - 118 milioni di euro di equo compenso accumulati e non distribuiti. 1613 artisti aventi diritto alla ripartizione individuati su quasi 60mila. Il Prefetto di Roma ha chiesto la chiusura dell'Istituto

Roma - Con un provvedimento del 30 aprile, notificato lo scorso 7 maggio al Presidente Edoardo Vianello, il Prefetto di Roma ha dichiarato estinto l'IMAIE.
L'IMAIE è - o meglio era - l'Istituto preposto alla tutela dei diritti degli Artisti Interpreti Esecutori di opere musicali, cinematografiche e audiovisive costituito dalle Federazioni dello Spettacolo di CGIL, CISL e UIL nel 1977 come libera associazione tra gli artisti interpreti e musicisti per proteggere la loro prestazione professionale e far valere il diritto all'equo compenso connesso alla riutilizzazione o alla riproduzione delle opere interpretate o eseguite in base a quanto previsto dalla legge sul diritto d'autore. L'istituto era stato, successivamente, eretto in Ente Morale - espressione che, oggi, a leggere il provvedimento del Prefetto, suona infelice ed anzi quasi beffarda - con Decreto del 25 ottobre 1994.

Si tratta di una notizia da salutare con grande favore, della quale far tesoro quando nelle prossime settimane si tornerà a parlare di "equo compenso" e che dovrebbe imporre di avviare una seria riflessione e discussione sul ruolo e le funzioni delle società di intermediazione e sulle dinamiche che, nel nostro Paese, caratterizzano la circolazione delle opere dell'ingegno e la fruizione di contenuti culturali.

A leggere il provvedimento con il quale è stata dichiarata l'estinzione dell'Istituto e la relazione ad esso allegata più che chiedersi perché si sia pervenuti a tale decisione, viene da chiedersi perché si sia atteso così tanto ad assumerla. Si tratta, infatti, di quindici pagine dense di fatti, episodi, denunce, segnalazioni, procedimenti giudiziari e, soprattutto, numeri che tratteggiano il quadro di un Ente incapace di raggiungere gli scopi statutari così come rilevato dal Prefetto nelle conclusioni del proprio provvedimento.
Ma andiamo con ordine ed iniziamo proprio dai numeri, quelli contenuti nel provvedimento del Prefetto Pecoraro e quelli che emergono dai bilanci dell'Istituto e dall'ultima relazione annuale. La scintilla che ha, probabilmente, determinato il Prefetto ad assumere la decisione di sciogliere definitivamente l'Ente è stata rappresentata dall'aver trovato l'IMAIE con le mani in un barattolo di marmellata da 118 milioni di euro incassati, negli anni, a titolo di equo compenso ma mai redistribuiti alla più parte degli artisti, interpreti ed esecutori perché, a quanto pare, impossibilitato a procedervi o per poca chiarezza nelle regole che avrebbero dovuto sovrintendere alla redistribuzione o, addirittura, per la difficoltà di rintracciare coloro che avrebbero dovuto beneficiare del riparto.

Sembra, dunque, che in oltre 20 anni di attività, l'IMAIE non abbia imparato a ridistribuire i proventi della propria attività e, ciò che è più grave, che nonostante la consapevolezza di non essere in grado di procedere al riparto abbia continuato ad incassare esorbitanti importi a titolo di equo compenso. In nome di chi ed a che fine visto che doveva risultare ormai chiaro che quei soldi non sarebbero mai stati redistribuiti?

118 milioni di euro di corrispettivo di equo compenso accantonati ed in buona parte investiti - c'è da augurarsi in operazioni più sicure di quella attraverso la quale la SIAE ha perso oltre 40 milioni di euro nel crack della Lehman Brothers - e mai redistribuiti sono già abbastanza per chiedersi se non sarebbe stato, forse, meglio far a meno di esigere tali importi e lasciarli ai distributori e fruitori di cultura.

Ma i numeri che fanno riflettere non finiscono qui.
Il bilancio IMAIE al 31 dicembre 2007 - l'ultimo pubblicato sul sito dell'ente - parla di oltre 9 milioni di euro di immobilizzazioni equamente ripartite tra immobiliari e mobiliari, oltre 75 milioni investiti in azioni, depositi bancari per oltre 15 milioni e di quasi 30 milioni di euro di costi di produzione.

Secondo l'ultima relazione del Presidente sull'attività svolta, nel solo 2007 l'IMAIE ha raccolto 27 milioni di euro di equo compenso cui vanno ad aggiungersi i quasi 18 milioni raccolti tra il primo gennaio ed il 31 agosto 2008. Una montagna di soldi incassati e, ovviamente, nella più parte dei casi non distribuiti tanto che dalla stessa Relazione emerge che tra il 1° gennaio 2007 ed il 31 agosto 2008, l'IMAIE ha incassato 3 milioni e mezzo di euro di interessi bancari. Una cifra da capogiro se si pensa che l'IMAIE avrebbe dovuto prontamente redistribuire le somme incassate agli artisti, interpreti ed esecutori e, soprattutto, se si riflette sul fatto che a produrre quei capitali abbiamo contribuito tutti noi attraverso il meccanismo dell'equo compenso che, una volta di più, ha mostrato le sue debolezze e l'esigenza di un profondo ripensamento.

Ma c'è un altro dato nella relazione annuale del Presidente dell'IMAIE che fa riflettere: nell'intero 2007 i soggetti che hanno versato l'importo di quasi 30 milioni di euro di equo compenso sono stati solo 31 ovvero RAI, RTI, SKY e pochi altri. Vi sembra possibile che per incassare meno di 30 milioni di euro da 31 grandi imprese sia necessario spenderne 29 corrispondenti - stando al bilancio dell'IMAIE al 31 dicembre 2007 - ai costi di produzione dell'Istituto in relazione a tale esercizio?

Ancora un numero sul quale riflettere.
Secondo la solita relazione annuale, gli artisti, interpreti ed esecutori che avrebbero dovuto beneficiare del riparto degli importi incassati a titolo di equo compenso ed i cui indirizzi avrebbero dovuto, pertanto essere recuperati, erano, nel 2007, 58.366 di cui ne sono stati individuati solo 1613. Un risultato assai poco lusinghiero per l'attività di un ente tanto ricco e costoso e, soprattutto, per poter continuare a credere che dal pagamento dell'equo compenso dipenda davvero il futuro della creatività e della cultura nel nostro Paese. D'altra parte, nei giorni scorsi, rispondendo alle domande di una giornalista di Altroconsumo, il Presidente della SIAE aveva candidamente riconosciuto che una percentuale del 50/60% degli artisti che si iscrivono alla sezione Musica della SIAE, a fine anno, incassano meno di quanto versano per iscriversi.

Forse ce n'è abbastanza perché sorga almeno il sospetto che la strada che si sta percorrendo non sia quella corretta e che occorra cambiar qualcosa e farlo in fretta, chiedendo, magari, aiuto proprio alla tecnologia che non è solo - come sembrano pensare in troppi - un'arma nelle mani della pirateria ma, anche e soprattutto, una preziosa alleata per la gestione dei diritti sulle creazioni intellettuali nella società dell'informazione.

Attraverso un comunicato sul sito Internet, l'8 maggio, il Presidente dell'Istituto ha informato di aver dato mandato ai legali per impugnare dinanzi al TAR il provvedimento di estinzione del Prefetto, chiedendone la sospensione ed ha chiamato a raccolta gli artisti, interpreti ed esecutori perché intervengano nel ricorso per sostenere le ragioni dell'IMAE.

Francamente, numeri alla mano, non riesco a comprendere per quale ragione un artista, interprete o esecutore dovrebbe sostenere la sopravvivenza di un ente che - nato per tutelare i suoi diritti e per garantirgli l'accesso all'equo compenso - ha, sin qui, nella più parte dei casi, palesemente mancato tale obiettivo ed è stato trovato con oltre 118 milioni di euro spettanti proprio agli artisti, interpreti ed esecutori nelle proprie casse.

Credo, invece, che sarebbe opportuno che le associazioni dei consumatori e quanti hanno davvero a cuore le sorti della cultura in questo Paese intervengano nel procedimento a supporto della legittimità del provvedimento del Prefetto: se non c'è altra soluzione, si può anche accettare l'idea di dover pagare un equo compenso, ma occorre avere la certezza che ciò serva, sul serio, a garantire lo sviluppo del nostro patrimonio culturale.
Mi sembra evidente che una certezza di questo tipo, in oltre 20 anni di attività, l'IMAIE non è stata in grado di garantirla e non vedo ragioni per ritenere che, domani, sarebbe diverso.

Guido Scorza
www.politicheinnovazione.eu
48 Commenti alla Notizia L'estinzione dell'IMAIE: una lezione di cui far tesoro
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  • Informazioni e documenti su quello che è successo all' IMAIE e quello che sarà il futuro del diritto connesso in Italia su:
    www.cllaie.it
    non+autenticato
  • Da tempo ho provato a denunciare la questione in tutte le occasioni eppure nessuno mi ha ascoltato. Come Mai?
    Il diritto degli interpreti è sacrosanto e lo è altrettanto quello degli autori e degli editori che investono per la musica tempo e denaro, ci sarebbe necessità di fare chiarezza ad evitare che commenti che leggo su questo argomento e su questo sito contribuiscano alla confusione che già è troppa. Io faccio di mestiere l'autore e l'inteprete , se si scarica illegalmente da internet la mia musica chi mi dà da sopravvivere, i furboni che vorrebbero libertà assoluta????????
  • siamo pieni di carrozzoni inutili, un plauso a chi lo ha tolto di mezzo. Ma bisogna stare attenti: questi enti sono per qualcuno delle galline dalle uova d'oro e hanno intorno una corte di finti autori assistiti pronti a difendere l'ente. Spero che il ricorso legale il direttore lo paghi con i soldi propri e non con quelli della società.
    non+autenticato
  • Non ho letto un solo commento da parte di qualcuno che abbia una men che minima idea di cos'è l' IMAIE:

    a) non tuteliamo Autori ma Interpreti
    b) non prendiamo soldi dal POPOLO ma dagli utilizzatori secondari ovvero RAI - MEDIASET - LA7 - SKY - PRODUTTORI MUSICALI per darli agli artisti che interpretano quelle opere su cui i suddetti utilizzatori fanno guadagni...
    c) L' Istituto è stao chiuso perchè i sindacalisti che ne erano a capo si rubavano i soldi della "cresta" invece di pensare a modi per far funzionare meglio l'ente.
    d) I soldi nelle casse dell'IMAIE sono per legge proprietà degli artisti aventi diritto. Se poi volete eliminare il diritto andatelo a dire agli artisti...ahahaha...mi voglio fare una risata!
    non+autenticato
  • Caro Luigi hai perfettamente ragione e purtroppo ormai questo è il modo di fare informazione nel nostro paese, la verità è che i commenti che hai letto sono il frutto di disinformazione e di incapacità di vedere al di là del proprio naso, bisognerebbe infatti chiedere a questi che avanzano commenti idioti, come farebbero ad ascoltare delal buona musica se nussuno la pagasse. Sono gli stessi che lamentano la mancanza di buona musica italiana e privilegiano quella estera senza sapere che in Inghilterra la musica è da sempre sotenuta meglio delle industrie automobilistiche.
    Poi basta vedere la legge Francese appena approvata che, finalmente potrebbe sospendere il servizio internet a chi scarica illegalmente la musica i film e le opere protette.
    Io non sono di destra, ma credo ch la sinistra debba ultimamente imparare ad ascoltare piuttosto che a predicare su cose di cui non sà.
  • Ma non vi pare strano che una società che riscuote "il dovuto compenso" faccia degli investimenti?
    Visto che per legge gli spetta il compenso, e questi lo reinvestono invece che redistribuirlo e generano altro reddito che non viene a sua volta redistribuito.. che fine fanno sti soldi?
    non+autenticato
  • sono bravi a fare i furbi con i soldi degli altri..
    questa faccenda che hai menzionato la dice lunga sulle reali intenzioni di tali enti...
    ma che non si sappia in giro..
  • Mai sentito parlare di stipendifici? e di voto di scambio? L'ente serve all'unico scopo di scambiare voti con posti di lavoro pagati dai grulli che pagano le tasse.
  • Le chiarisco che in IMAIE non confluisce un solo centesimo di soldi Pubblici, che l' IMAIE si autofinanzia come previsto dalla legge grazie al 10% di spese di gestione prelevato sugli incassi, che gli incassi dell'ente derivano da reti televisive, radiofoniche e produttori musicali/video.

    Qualcuno ha fatto sì che non fosse possibile essere celeri nel redistribuire, dato che siamo legati ad una distribuzione analitica dei compensi: se la radio mi da 3 centesimi per passare la canzone X io quei 3 centesimi li devo dare agli interpreti della canzone X che non sempre sono indicati o raggiungibili. Gli investimenti servono a non far svalutare i soldi degli artisti, se c'è un ritardo nei pagamenti gli artisti ricevono interessi addirittura vantaggiosi rispetto ad una banca. Lo sapevate?

    Se un artista vuole sapere se abbiamo soldi per lui deve solo venire sul sito e cercare il suo nome, fornirci il suo indirizzo di posta e le sue coordinate bancarie, gli rilasciamo ricevuta (o fattura) e gli facciamo il bonifico.
    Se non sa usare il sito può chiamarci allo 06.46208888 o venire a trovarci dal lunedì al venerdì anche senza appuntamento.Sorride Informarsi gente, informarsi.
    non+autenticato
  • Sarà ma io trovo questo elemento dell"irreperibilità" di artisti ed autori francamente inconsistente in quanto trattasi di personaggi in maggioranza pubblici di cui si sa vita morte e miracoli... chissà perchè di tali personaggi non si conosce indirizzo.
    Inoltre scommetto che per opporsi al decreto di estinzione tali personaggi verranno invece mobilitati dall'ente a difesa dei propri interessi.... E COME MAI ADESSO E' NOTO L'INDIRIZZO DI QUESTI? Ah già... per dargli il dovuto l'indirizzo non era noto... per chiamarli a protestare contro l'estinzione dell'ente... toh eccolo qua!
    E comunque anche se autofinanziato l'ente non produce alcunchè quindi è comunque un peso che grava alla fine sui prezzi dei supporti, e i cui posti costituiscono potenziale merce di scambio per i politici interessati.
  • Sull'irreperebilità: se chi dovrebbe farti promozione ti rema contro è difficile farsi conoscere di modo che la gente ti venga a cercare...se devi cercarli tu non è semplice...chi su questo forum conosce l'indirizzo degli eredi di Caruso? Devo dargli una barca di soldi...

    Inoltre la maggior parte degli irreperibili ad oggi sono attori poco conosciuti o stranieri che non sono associati alle società omologhe del loro paese, o musicisti comprimari o classici di cui si ha solo il cognome e l'iniziale del nome...

    Gli artisti chiamati a scongiurare l'estinzione dal presidente sono sempre i soliti 4-5 che vivono esclusivamente del sistema clientelare che si era instaurato...sistema denunciato da noi dipendenti alla magistratura e alle autorità competenti, ed è a causa di questa onestà che ci troviamo a rischiare il lavoro!
    Se doveva andare avanti in quel modo sordido è meglio che chiuda!
    non+autenticato
  • Questa notizia non passerà molto sui mezzi principali di comunicazione ovvero tv e giornali..
    si parla sempre di pirati e non di ladri della siae e company.
    Comunque la siae fa la stessa cosa, redistribuisce come no.....report lo aveva mostrato..
  • 1) Non ci occupiamo di autori ma di esecutori
    2) Distribuiamo milioni ogni anno, tutto ciò che i sindacalisti al vertice ci lasciano distribuire.
    3) Se abbiamo soldi per te chiamaci e t eli daremo coi dovuti interessi se siamo in ritardo...ci sono persone che non sanno di dover prendere d anoi centinaia di migliaia di euro...e no glieli possiamo mandare perchè non sappiamo il lro indirizzo...
    non+autenticato
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