Giovanni Arata

Codice eseguibile, a ciascuno il suo

L'Europa medita di estendere al software le leggi che tutelano i consumatori per quanto riguarda la garanzia e la tutela. Scetticismo dell'industria

Roma - Le società produttrici di software dovrebbero essere ritenute responsabili per la sicurezza e l'efficacia del loro codice. A sostenerlo è la Commissione Europea, intenzionata ad estendere anche ai software le leggi di protezione dei consumatori in vigore per i manufatti fisici. Ma le case produttrici non ci stanno.

A lanciare la proposta sono state Viviane Reding e Meglena Kuneva, le due Commissarie incaricate rispettivamente dei Sistemi Informativi e della Protezione dei Consumatori a livello comunitario. Dopo aver esaminato le diverse normative esistenti in materia di protezione dei consumatori, le due si sono convinte della necessità di estendere anche ai prodotti e servizi informatici le tutele già esistenti per i beni materiali, che prevedono la responsabilità dei produttori rispetto alla sicurezza ed all'efficacia dei manufatti da essi realizzati.

"Se vogliamo che i consumatori possano sfruttare appieno le potenzialità delle reti digitali per i loro acquisti, dobbiamo dare loro la certezza che i loro diritti fondamentali siano garantiti" ha spiegato Kuneva, che ha poi aggiunto: "Questo richiede la predisposizione di chiare regole di protezione dei consumatori ed il controllo su di esse, secondo gli standard che già esistono per i prodotti fisici"
In particolare, quindi, il documento presentato dalla Commissione prevede l'estensione dei "principi contenuti nelle norme di protezione dei consumatori anche agli accordi di licenza riguardanti beni quali gli antivirus, i videogiochi e altri software consimili".

Attraverso l'intervento proposto, l'Unione punta a responsabilizzare i produttori di software, e in generale le società che creano servizi digitali, con l'obiettivo ultimo di offrire maggiori possibilità di scelta ai consumatori.

Diametralmente opposta la valutazione della associazione di rappresentanza delle software house/em>, la Business Software Alliance (BSA), a giudizio della quale un'eventuale estensione ai beni immateriali della Direttiva Europea sulle Vendite e le Garanzie avrebbe l'effetto di limitare (e non di accrescere) le possibilità di scelta per i consumatori.

BSA è particolarmente critica sulla parte della norma che prevede l'obbligo per i produttori di offrire un termine di garanzia minimo di due anni. "Estendere i termini relativi alle garanzie imporrebbe alle aziende di continuare ad offrire i servizi di update anche al di là dei termini previsti dai contratti" ha detto il responsabile per le Politiche Pubbliche dell'Associazione, Francisco Mingorance. "Sarebbe un po' come affittare la propria casa per il periodo delle vacanze estive, e poi trovarsi obbligati ad estendere l'affitto per tutti i 23 mesi successivi".

BSA ha criticato con forza anche l'idea stessa di equiparare i servizi digitali a quelli materiali. "I contenuti digitali non sono uguali ai beni fisici, e non dovrebbero essere sottoposti alle stesse regole che vengono impiegate per i tostapane - ha detto ancora Mingorance - Diversamente da quanto accade per i beni materiali, i produttori di contenuti digitali non sono in grado di prevedere con un adeguato livello di certezza le performance e gli impieghi realizzati successivamente con i loro manufatti".

A giudizio di BSA, le performance di un software dipenderebbero in modo decisivo dall'ambiente in cui opera e dalle modalità di aggiornamento, nonché dal grado di personalizzazione che esso consente e dalla presenza di eventuali attacchi esterni nei confronti di esso. Ed è per questo che l'equiparazione secca non avrebbe senso.

Ultimo ma non ultimo, sottolineano altri commentatori, l'applicazione del principio di responsabilità oggettiva al campo del software potrebbe limitare la libertà creativa degli sviluppatori, i quali potrebbero finire auto-limitarsi per non rischiare di incorrere in conseguenze non prevedibili in anticipo.

Giovanni Arata
63 Commenti alla Notizia Codice eseguibile, a ciascuno il suo
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  • E' fighissimo vedere quelli di BSA affannersi a dire qualcosa che ormai e' aricnoto: "il software e' un'altra cosa", giustissimo, il software non e' paragonabile ad un bene materiale e va legiferato diversamente...

    ...salvo poi a frignare quando ci si scambia e ci si copia il suddetto software senza scopo di lucro, in tal caso si "ruba", ed il software diventa magicamente bene materiale!!!

    Diciamo che il SW e' alternativamente materiale, e' materiale o immateriale a seconda se chi si e' solidificato su posizioni di mercato dominante ci guadagna o no.

    Ah e comunque loro stanno lavrando per noi, non ti stanno togliendo i diritti affinche' loro guadagnino senza faticare, ti stanno berlusconianamente difendendo da qualcosa, e se li sanzioni, per qualche misterioso motivo, i programmatori saranno infervorati da un'estasi anticreativa e non produrrebbero piu' bene, e questo e' male per il progresso.

    Sostituissero le parole "progresso" e "bene collettivo" con "cazzi nostri" non avrei lamentele da fare...
    non+autenticato
  • così ... a caldo ... senza averci ragionato su ...

    Dal momento che esistono delle metodologie per verificare la qualità, la robustezza e la sicurezza del software, si potrebbe pensare che si potrebbe consentire la richiesta di un fee di licenza soltanto per il software che abbia superato una certificazione di parte terza rispetto alle metodologie stabilite come riferimento.

    L'approccio è un po' quello della ISO9001 (o altre norme, ma credo che questa sia la più nota): non è obbligatoria, ma se vuoi partecipare a certe gare, devi aver preventivamente investito in una verifica esterna della tua metodologia.

    Vuoi risparmiare sul costo di produzione del software? OK, ma se non non fornisci garanzie, non chiedere più di tanto (che so, per Windows 10 Euro possono andare bene?)
    Se invece certifichi il tuo prodotto (pensiamo a Windows server), a questo punto puoi chiedere anche migliaia di Euro di licenza.

    Un approccio simile è quello di RedHat, MySQL, etc. che danno gratis il prodotto, ma si fanno pagare un fee per la versione Enterprise, sulla quale forniscono garanzie, liste di certificazione, ed un servizio di risoluzione dei problemi.

    In sostanza, la Qualità si paga.
  • Caro cliente siamo contenti che lei abbia acquistato il nostro tostapane, quando aprira' la scatola lei avra' accettato tutte le nostre regole (EULA) e non potra' piu' rendere il prodotto. Puo' usare il tostapane come e quanto vuole ma qualsiasi danno e problema provocato non sara' a noi imputabile.
    Lei lo prende cosi come e' , e se il cavo e' sbucciato e ti prendi la corrente sono cavoli tuoi, se prende fuoco e ti brucia casa comprane un altra e se ti capita che mentre lo usi il puzzo che emana lo rende insopportabile turati il naso!
    Ovviamenti lo prendi com'e' e quindi niente garanzia e se non ti piace proprio... lo butti.

    Insomma lo comprereste un tostapane cosi?
    e allora perche' il "caro" software lo dobbiamo prendere cosi???


    Mah
    non+autenticato
  • - Scritto da: del viero
    quando aprira' la
    > scatola lei avra' accettato tutte le nostre
    > regole (EULA) e non potra' piu' rendere il
    > prodotto.

    ...e ovviamente l'EULA è scritta su un foglio posto all'interno della scatola !!!
    non+autenticato
  • no è scritto su un toastA bocca aperta
  • Con dentro batteriA bocca aperta
    non+autenticato
  • come se non ce ne fossero già abbastanza http://science.slashdot.org/article.pl?sid=09/05/1...
  • Io ragionerei in maniera + semplice... niente garanzie .. niente tutele sulla pirateria e sul download ..... tu non garantisci niente ai tuoi utenti .... io non garantisco niente a te .... cosi i produttori si regolano
    non+autenticato
  • Non sono un esperto di brevetti software, ma una delle tesi di diverse persone "che ne sanno" e che li criticano e' la seguente:

    "Va bene i brevetti per quei prodotti che richiedono un investimento di materiale, come un macchinario industriale, ma il software, non essendo tale, non puo' essere protetto da brevetto."

    Chi difende i brevetti - posso immaginare che BSA sia tra questi - invece dice

    "I brevetti software servono per proteggere gli investimenti, come per chi produce macchine, utensili, ecc.!"

    Ora BSA dice (cito l'articolo):

    "I contenuti digitali non sono uguali ai beni fisici, e non dovrebbero essere sottoposti alle stesse regole che vengono impiegate per i tostapane"

    La contraddizione e' evidente, non serve certo Aristotele per coglierne la logica: il software e' come un tostapane per quanto riguarda i brevetti software, mentre non lo e' per la responsabilita' delle aziende...

    Tutto questo spreco di logica per dimostrare che le aziende e chi ne fa' le veci (BSA) fanno unicamente i propri - marci - interessi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: to Ol
    > Tutto questo spreco di logica per dimostrare che
    > le aziende e chi ne fa' le veci (BSA) fanno
    > unicamente i propri - marci -
    > interessi.

    Č normale, i consigli di amministrazione delle aziende sono OBBLIGATI per legge a fare gli interessi delle aziende, potrebbero venire denunciati dagli azionisti se agissero diversamente.
    non+autenticato
  • vero, così come le autorità pubbliche dovrebbero fare gli interessi della collettività

    ma ahimè pensano solo ad approvare le leggi sarkozze http://punto-informatico.it/2621491/PI/News/dottri...A bocca aperta
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