Gaia Bottà

USA, YouTube deve pagare gli artisti

La società statunitense di gestione dei diritti degli autori di musica ha chiesto 150 volte quanto il portalone si è proposto di offrire. L'accordo sembra ancora lontano, così come i criteri per fissare la cifra

Roma - Un milione e 400 mila dollari, oltre un milione di euro, questo è quanto YouTube dovrebbe corrispondere alla collecting society statunitense ASCAP: i video animati dalla musica degli artisti associati alla società di gestione dei diritti sarebbero stati diffusi senza corrispondere il dovuto agli autori. Ma le cifre che YouTube dovrà consegnare ad ASCAP per la spartizione non sembrano ancorarsi a nulla di concreto: i parametri per calcolarle variano al variare di coloro che le propongono.

ASCAP ha trascinato YouTube di fronte ad una corte distrettuale di New York: il portalone e la società di gestione dei diritti statunitense non riuscivano ad accordarsi sulla cifra che avrebbe saputo ricompensare i detentori dei diritti per lasciare che la propria musica scorra nelle clip postate dagli utenti. Non si tratta di una negoziazione analoga a quella che la piattaforma intrattiene con le singole etichette: ASCAP, in maniera simile a quanto avviene con SIAE, rappresenta i compositori e gli autori associati, gestisce i loro diritti, provvede alla redistribuzione.

ASCAP aveva chiesto 12 milioni di dollari, quasi 9 milioni di euro: questa somma avrebbe potuto ripagare gli artisti per tutte le volte che, dal 2005 al 2008, gli utenti di YouTube hanno ascoltato musica creata dagli artisti associati. 7 milioni di dollari, 5 milioni di euro abbondanti, sarebbero bastati a coprire tutti gli utilizzi delle opere per il 2009. Le stime di ASCAP, suggerisce Techdirt, sarebbero fondate su una precedente decisione della stessa corte distrettuale: il prezzo della licenza forfettaria concessa a YouTube non si baserebbe su un calcolo delle effettive utilizzazioni, né su una potenziale spertizione con YouTube del magro bottino accumulato da YouTube.
YouTube, da parte sua, proponeva alla corte di dirimere il contenzioso con un versamento ad ASCAP di 79.500 dollari, poco meno di 60mila euro: la 150esima parte di quello che rivendicava la società di gestione dei diritti. 20mila dollari per trimestre, secondo stime di YouTube basate sulla proporzione tra video musicati da artisti ASCAP e la globalità delle clip postate, avrebbero potuto ricompensare i detentori dei diritti lungo il 2009.

La corte non sembra aver accontentato nessuno: ha suggerito che YouTube paghi 1,4 milioni di dollari per l'intervallo di tempo tra il 2005 e la fine del 2008, ha stabilito che una quota equa per piattaforma e detentori dei diritti possa aggirarsi intorno ai 70mila dollari al mese, intorno ai 50mila euro. I calcoli tracciati dalla corte distrettuale si baserebbero sul criterio delle entrate accumulate da YouTube: impossibile, senza dati alla mano, stabilire il numero delle utilizzazioni, le visite dei netizen, il tempo che hanno trascorso intrattenendosi con i brani degli autori.

Dopo la decisione della Corte distrettuale, le parti dovranno trovare un accordo. Ma è probabile che non si tratti di processo di negoziazione sereno e lineare: YouTube, nell'impossibilità di adottare una soluzione che potesse soddisfare GEMA e PRS, rispettivamente società di gestione dei diritti tedesca e britannica, aveva proceduto alla rimozione delle clip degli artisti iscritti alle collecting society. Gli stessi video che potrebbero consentire agli autori di guadagnare popolarità e di investirla ad fi fuori di YouTube.

Gaia Bottà
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