Gaia Bottà

Wikipedia accoglie Creative Commons

Per consentire il dispiegarsi di una cultura ancor più libera e partecipata, le licenze CC e GFDL conviveranno fra le pagine dell'enciclopedia libera e nei progetti Wikimedia. I netizen hanno detto sì

Roma - Più travasi di contenuti, la possibilità di attingere e disseminare materiale, una circolazione ancora più dinamica della cultura. I membri di Wikimedia Foundation si sono espressi, si sono pronunciati i cittadini della rete che partecipano ai progetti della Foundation: hanno abbracciato le licenze Creative Commons, in parallelo con la GNU Free Documentation License che ora etichetta i contenuti dei wiki dei progetti.

Lo spettro delle licenze Creative Commons doveva ancora nascere quando Wikipedia ebbe origine: per favorire il fluire della cultura, per agevolare lo scambio di contenuti da e verso l'enciclopedia libera, si era scelto di adottare la GNU Free Documentation Licence (GFDL). Era stata applicata agli stessi contenuti di Wikipedia nonostante fosse una licenza sviluppata dalla comunità del software libero per le documentazioni del software libero, delineata per proteggere la libertà di contenuti maneggiati dalla cerchia degli sviluppatori e degli utenti. Proprio perché tagliata su misura per testi diversi da quelli di Wikipedia, proprio perché nel frattempo l'applicazione delle licenze Creative Commons aveva iniziato a liberare sempre più contenuti (dalle immagini ai testi, passando per la musica), Wikimedia Foundation aveva meditato un'integrazione: rendere compatibile la GFDL con la licenza CC Attribution-ShareAlike avrebbe consentito di rilasciare contenuti con una licenza piuttosto che con l'altra e di fondere l'uno nell'altro contenuti con le diverse licenze. Avrebbe ampliato il dominio della cultura libera.

La Free Software Foundation ha offerto la propria collaborazione: con l'avvento della versione 1.3 della GFDL si è realizzata la piena compatibilità con la licenza CC-BY-SA 3.0. Mancava solo l'avallo degli utenti per procedere alla transizione, per fare in modo che la licenza principale dei progetti Wikimedia divenisse Creative Commons.
La votazione si è svolta a cavallo tra aprile e maggio: sono stati invitati ad esprimere il proprio parere tutti coloro che partecipano attivamente ai progetti di Wikimedia Foundation. I riscontri sono stati oltre 17mila, provenienti in particolare dalle comunità linguistiche inglese, tedesca, francese, russa, spagnola, polacca, italiana e cinese: l'88 per cento dei votanti si è espresso a favore di una transizione verso le licenze Creative Commons.

Il Board of Trustees di Wikimedia ha suggellato la decisione dei cittadini della rete: dal 15 di giugno tutti i progetti di Wikimedia Foundation, dall'enciclopedia libera a Wikibooks, con l'eccezione di Wikinews che già rilascia contenuti sotto licenza CC-BY e con l'eccezione delle immagini rilasciate sotto GFDL 1.2 only, migreranno alla licenza CC-BY-SA, continuando parallelamente ed essere etichettati con GFDL. I nuovi contenuti, quelli prodotti da zero, verranno rilasciati sotto CC-BY-SA: a seconda del processo di evoluzione che li ha portati a germogliare potranno essere rilasciati contemporaneamente anche sotto GFDL.

La scelta spetterà a coloro che desidereranno riusare questi contenuti: poiché entrambe le licenze sono licenze virali, si riflettono cioè sui contenuti che si diramano dagli originali, chiunque decida di riutilizzarli potrà scegliere se rendere disponibile il contenuto sotto l'una o l'altra licenza.

Non si tratta di una frattura rispetto al passato: se la transizione dal punto di vista logistico si promette morbida per coloro che partecipano all'enciclopedia libera e agli altri progetti Wikimedia, è altrettanto vero che i rapporti tra la comunità del software libero e Creative Commons saranno ancora più stretti. "L'impegno dimostrato da Richard Stallman nei confronti della cause della cultura libera è stato d'ispirazione per tutti noi - ha commentato Lawrence Lessig, padre di CC - Assicurare l'interoperabilità della cultura libera rappresenta un passo avanti fondamentale per fare sì che questa libertà funzioni davvero".

Gaia Bottà
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