Alfonso Maruccia

Il supersoldato si crea in laboratorio

Conoscere il cervello umano sui campi di battaglia, condurre analisi genetiche, monitorare i livelli ormonali, secondo gli scienziati statunitensi servirÓ a plasmare il militare perfetto

Roma - In fondo il super-soldato potrebbe anche non essere una macchina assassina modello T-1000 o un robot scarsamente consapevole dell'opera di distruzione di cui è portatore: secondo un recente rapporto della National Academies of Science (NAS) statunitense a formare squadroni d'assalto imbattibili basterebbero ossa e muscoli di comuni esseri umani, posto ovviamente che vengano opportunamente "potenziati" da monitoraggi digitali, scariche elettriche rivitalizzanti e selezione genetica.

Realizzato da un panel di 14 eminenze del settore, lo studio promosso dalla NAS si focalizza su quegli ambiti in cui l'impiego della scienza e della conoscenza del cervello porterebbero un indiscutibile vantaggio pratico, laddove le suddette conoscenze sono tali da poter essere impiegate come principio di partenza dei ritrovati tecnologici veri e propri.

Le neuroscienze avanzano così come la comprensione di fisiologia e meccanismi di funzionamento del complesso sistema nervoso umano, al punto che i 14 ricercatori ingaggiati dalla NAS prevedono che entro 5 anni sarà possibile analizzare in tempo reale in buon funzionamento del cervello di un soldato sul campo di battaglia, ed entro 10 si potranno prevedere i modelli comportamentali delle truppe in relazione agli stress ambientali (caldo o freddo eccessivi) o personali (sforzo fisico prolungato).
I super-soldati del futuro fatti di muscoli e ossa non dovrebbero avere niente da invidiare ai Terminator di Cameroniana memoria, grazie prima di tutto all'impiego di screening genetici attraverso cui selezionare il personale adatto a compiti specifici siano essi cecchino, fanteria d'assalto o quant'altro. Analizzando la genetica e il mixing di sostanze chimiche presenti nel corpo di un soggetto si potrebbe ad esempio giungere alla conclusione che, avendo un alto livello di serotonina nel cervello, il soldato tenderebbe a essere calmo in condizioni di stress candidandosi naturalmente per il ruolo di cecchino.

Analizzare e tenere sotto controllo il comportamento del sistema nervoso in contingenze di forte stress ambientale potrebbe poi servire non solo a evitare tragedie come il recente omicidio plurimo da parte del sergente John Russell tornato da una missione di 15 mesi in Iraq, ma anche a programmare una sorta di "companion" digitale con il compito di rilasciare scariche elettriche capaci di tenere sempre all'erta il soggetto sul campo di battaglia.

Il futuro delle neuroscienze applicate al warfare dell'era digitale appare insomma roseo, ma gli scienziati si premurano di avvertire le autorità sulle conseguenze etiche di tutto questo rimestare col cervello. Un soldato scartato dopo lo screening del genotipo potrebbe benissimo accusare l'esercito di razzismo genetico, mentre una eventuale droga somministrata per bloccare il funzionamento dell'ormone ossitocina e la susseguente incapacità di provare empatia per commilitoni, civili e avversari in armi potrebbe anche rischiare di portare a conseguenze diametralmente opposte a quella "alta profittabilità" delle tecnologie neurologiche perseguita nel rapporto della NAS.

Alfonso Maruccia
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