Gaia Bottà

Contraffazione, eBay non ha colpe

Lo ha stabilito un tribunale del Regno Unito: la piattaforma non deve risarcire L'Oréal. Ma è invitata a collaborare con più intensità. E le autorità europee sono invitate a chiarire ciò che di oscuro c'è nella legge

Roma - EBay è un intermediario, una piattaforma che ospita relazioni commerciali fra i suoi utenti: non può essere considerata responsabile delle truffe che si intessono a danno dei suoi utenti, ma dovrebbe fare di più per prevenire i traffici di merce contraffatta.

La sentenza dell'High Court del Regno Unito sembra accontentare sia L'Oréal sia eBay. L'azienda che produce cosmetici aveva trascinato eBay di fronte al tribunale perché si sarebbe dimostrata poco vigile nei confronti di coloro che approfittano della piattaforma per abusare dei marchi registrati e importare e vendere prodotti contraffatti a ignari cittadini della rete. Si tratta di rivendicazioni avanzate anche da marchi quali Tiffany e altre griffe del lusso: eBay permetterebbe agli inserzionisti di usare delle parole chiave protette da trademark, agevolerebbe il mercato delle imitazioni non impegnandosi in prima persona a vigilare e rimuovere inserzioni.

Si tratta di accuse a cui eBay ha sempre risposto offrendo la propria collaborazione, a patto che l'opera di monitoraggio venisse svolta principalmente da colui che si sentisse leso nei propri diritti, a patto che non si dovesse impegnare in una verifica preventiva e sistematica dell'originalità dei prodotti. Si tratta di impegni che eBay ha confermato anche di recente: nel quadro del programma Verified Rights Owner Programme (VeRO) eBay dichiara di aver rimosso su segnalazione 2,1 milioni di inserzioni nel solo 2008, di aver agito per rimuovere 2 milioni di inserzioni che violavano spudoratamente la legge.
Il caso sollevato da L'Oréal è stato analizzato dalla High Court, che ha ora fornito delle risposte e delle linee guida, ha evidenziato delle problematiche nel quadro normativo. I giudici hanno in primo luogo stabilito che eBay non si possa considerare corresponsabile della vendita dei belletti contraffatti: così come stabilito nei giorni scorsi dal Tribunal de Grande Instance parigino, nel Regno Unito si è chiarito che eBay non dovrà corrispondere all'azienda cosmetica il risarcimento richiesto.

Restano però da sciogliere dei nodi che saranno sottoposti all'ettanzione della Corte di Giustizia delle Comunità europee: non è chiaro ad esempio se eBay possa essere sotto qualche profilo responsabile per aver ospitato link sponsaorizzati di inserzionisti che vendevano merci contraffatte.

EBay confida nelle autorità europee e accoglie la decisione del tribunale come una vittoria: una vittoria per eBay e la sua strategia di collaborazione, una vittoria per coloro che vendono e comprano con la mediazione della piattaforma.

Ma la decisione del giudice ha accontentato anche L'Oréal: la High Court ha ammonito eBay a filtrare meglio e a filtrare di più, a irrigidire le policy e a punire con più efficacia. Raccomandazioni che dimostrerebbero, spiega L'Oreal, che "eBay potrebbe fare di più per prevenire le violazioni dei marchi registrati".

Gaia Bottà
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