Roma - L'immagine del giorno
proposta sul sito ufficiale della NASA ritrae
l'atterraggio dello shuttle Atlantis di ritorno dalla
missione STS-125, quella che ha impegnato gli astronauti nella
revisione di Hubble: dopo quasi venti anni di attività il telescopio spaziale è stato oggetto di una
grande e rischiosa opera di manutenzione servita anche per consentire l'installazione del
Cosmic Origins Spectrograph, sensibilissimo spettrografo all'ultravioletto, e la
Wide Field Camera 3 che ha sostituito la
Wide Field/Planetary Camera 2, strumento preposto alla ripresa dei pianeti in alta definizione.
Questo quinto ed
ultimo viaggio era stato in realtà
programmato per il 28 agosto 2008 ma
una serie di
rinvii ha fatto terminare il countdown solo lo scorso 11 maggio, quando finalmente l'Atlantis ha lasciato il
Kennedy Space Center. L'attenzione degli internauti era inoltre stata alimentata dai cinguettii inviati dalla spazio dallo specialista di missione Michael J. Massimino, scoperti poi essere
falsi.
Il successo della missione di servizio è stato determinante per
garantire ad Hubble almeno altri cinque anni di operatività alla fine dei quali sarà dismesso e sostituito dal
James Webb, telescopio spaziale la cui entrata in orbita è prevista non prima del 2014.
Dunque se da una parte è possibile che per un breve periodo i due telescopi potranno fare squadra,
nel 2010 la flotta degli shuttle dovrebbe invece essere messa a terra in via definitiva senza che siano pronti i mezzi di nuova generazione. I ritardi subiti dal progetto
Constellation, al cui interno è compreso lo sviluppo della nuova navetta
Orion e del suo vettore
Ares, potrebbero infatti determinare un vuoto operativo di circa cinque anni in cui
gli astronauti statunitensi dovrebbero rivolgersi agli storici rivali russi per catapultarsi oltre la stratosfera.
Un'opzione questa che non sembra piacere al Congresso che preferirebbe invece tenere in vita gli shuttle fino al completamento di
Constellation, utilizzando però fondi (da 2,5 a 4 miliardi di dollari l'anno), personale e strutture indispensabili per lo sviluppo di Orion e Ares: basti pensare che STS-125 ha
rimandato di sei mesi i lavori di adeguamento delle rampe di lancio 39A e 39B di Cape Canaveral.
Di questo e altri problemi dovrà occuparsi Charles Bolden, indicato dal presidente Obama come amministratore dell'agenzia spaziale USA. L'ex astronauta e generale dei Marines dovrà infatti fare i conti con il completamento della Stazione Spaziale Internazionale e con l'organo di controllo istituito dal governo di Washington con il compito di stilare entro settembre un rapporto valutativo sul programma spaziale statunitense.
Secondo John Logsdon, docente alla
George Washington University, la presenza di un simile comitato non permetterà a Bolden di agire liberamente e anzi potrebbe trovarsi nella condizione di dover eseguire ordini provenienti direttamente dalla Casa Bianca. Tuttavia Ralph Hall, membro del
Science and Technology Committee, ha reso noto che la NASA potrebbe vedere
aumentare il suo budget, 18,686 miliardi di dollari, qualora le necessità di sviluppo lo richiedano.
Giorgio Pontico