Luca Annunziata

SarÓ davvero un Bing bang?

Il nuovo, o per meglio dire, il rinnovato search di Redmond raccoglie pareri contrastanti. Ma mette molta carne a cuocere. In attesa del giudizio degli utenti

Roma - Un nome nuovo e una campagna pubblicitaria che dovrebbe valere qualcosa come 100 milioni di dollari da soli non basteranno, probabilmente: Microsoft dovrà convincere i navigatori, l'ultimo anello della catena del business su Web, che il suo Bing è davvero un'alternativa interessante al più tradizionale search di Mountain View. BigM ha compreso che la semplice imitazione dell'interfaccia di Google non basta: e mischia le carte proponendo un paio di idee potenzialmente interessanti.

Innanzi tutto, il nome: Bing, che potrebbe essere una sorta di esclamazione (bingo?) così come pure l'ennesimo sfortunato e inconsapevole (?) gioco di parole. I più perfidi fra i commentatori hanno già sottolineato come le lettere del nome possano tranquillamente significare "But Is Not Google" (ma non è Google), eppure è proprio su questo punto che Microsoft sembra concentrarsi: così come nel vocabolario anglosassone ormai la ricerca online è sinonimo di Google, Bing dovrebbe trasformarsi nelle intenzioni dei suoi creatori in una più calzante descrizione di quello che si può fare con Internet.

La nuova homepage di Bing
E su Internet si può, soprattutto, prendere decisioni: ci si può informare sulle caratteristiche di un oggetto che si desidera acquistare, si può controllare se il proprio aereo è in orario o se c'è traffico sulla via per l'ufficio. Sul Web si può dare un'occhiata alla programmazione delle sale cinematografiche della zona o al meteo, e prendere di conseguenza delle decisioni per la propria serata. Bing tenta, molto più aggressivamente di Google, di mettere a disposizione strumenti per affrontare queste scelte mescolati ai risultati delle ricerche: BigM non per niente lo definisce un "decision engine", contrapposto al search utilizzato dalla concorrenza, quasi a mettere in secondo piano un fattore che si potrebbe definire quasi esclusivamente tecnologico.

Tenendo presente il destino di Cuil, tenendo conto dell'approccio di Wolfram Alpha, a Redmond hanno evidentemente deciso di cambiare strategia: lo stesso CEO Steve Ballmer, intervenuto al D7 per presentare la sua nuova creatura, non ha taciuto o tentato di distogliere l'attenzione sul fatto che oggi Google sia il sovrano del settore e la sua Microsoft un comprimario che riesce appena a salire sul podio. Bing, per quanto efficace possa essere, avrà bisogno di anni per conquistarsi la fiducia e l'apprezzamento dei consumatori: BigM lo sa e avrà pazienza, spiega Ballmer.

Restando sul fattore nome, è possibile notare un'altra differenza fondamentale rispetto al precedente Live e al primogenito MSN Search: questa volta Microsoft ha abbandonato ogni riferimento esplicito nella denominazione del prodotto per farlo riferire al suo business tradizionale, niente finestre volanti o nomi di sistemi operativi a ingombrare la visuale. Bing è Bing, così come Xbox è Xbox, e l'esperienza utente che i navigatori si apprestano ad affrontare è stata per loro confezionata anche tenendo in mente questo fattore.
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