Roma - Pechino ha staccato la spina: il silenzio deve calare sulla rete cinese, nessuno deve poter manifestare il proprio pensiero nella ricorrenza dei
fatti di piazza Tienanmen. Nessuno deve poter scuotere i propri concittadini né comunicare con i netizen che non risiedono in Cina.
Le autorità della Repubblica Popolare
hanno innescato gli ingranaggi della
Grande Muraglia Digitale: si affollano le
segnalazioni, si levano le voci di dissenso. Ad essere
bloccati a fasi alterne sono strumenti di comunicazione come
Twitter,
Hotmail e
Windows Live, piattaforme sulle quali si intessono relazioni e si condividono contenuti come
Blogger,
Flickr e
YouTube, peraltro da sempre accessibili
a singhiozzo, ma anche gatekeeper come il neonato
Bing. Fonti di informazione
da sempre monitorate come BBC e il Financial Times sono state epurate delle pagine che sfiorano gli eventi accaduti 20 anni fa.
Le autorità di Pechino
riterrebbero troppo rischioso concedere voce alle manifestazioni del pensiero dei cittadini, liberi di formare il proprio pensiero attingendo a commenti e commemorazioni e liberi di esprimere le proprie idee, spunti di sovversione per cittadini istruiti dai media ufficiali. È così che un'operazione massiccia di
silenziamento è stata avviata dalle scorse ore, senza che le autorità esprimessero giustificazione alcuna.
Non è dato sapere come Pechino stia azzittendo la rete cinese, non è dato sapere se stia operando con la
collaborazione dei colossi della rete o se stia innescando barriere a livello delle infrastrutture di connettività.
Certo è, invece, che
i netizen stanno reagendo per tornare a guadagnarsi la possibilità di leggere e scrivere la rete. Si affollano i suggerimenti, le guide anticensura, le richieste: il sito dedicato a TOR
è irraggiungibile in numerose aree della Cina, ma gli utenti si industriano per suggerire ai concittadini strumenti che sappiano aggirare i blocchi imposti dal governo. Propongono di mimetizzarsi in VPN, mentre
si è chiesto e ottenuto che Twitter utilizzasse il protocollo http secure. La rete non smette dunque di dialogare: Twitter ospita flussi di cinguettii cartalogati con gli hashtag
#GFW (vale a dire Great Firewall) e
#Fuck GFW, i cittadini della rete
ricorrono a
stratagemmi come l'uso di immagini in luogo del testo, per evitare che le
parole che le autorità ritengono sobillatorie inneschino i setacci.
Gaia Bottà