PA digitale: nuove norme, vecchi errori?

di E. Belisario - Il Senato ha approvato una legge che disegna una nuova PA digitale. Nel provvedimento sono contenute interessanti novitÓ. Ma l'esperienza insegna che la fase pi¨ importante sarÓ l'attuazione

Roma - Il 26 maggio scorso il Senato ha approvato definitivamente la legge recante "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile". Leggendo il testo del provvedimento mi è venuto in mente che Otto Von Bismarck diceva "se ti piacciono le leggi e le salsicce, non guardare mai come vengono fatte": nella legge, composta da decine di articoli, si spazia dalla banda larga al riordino degli Enti Pubblici, dalle disposizioni in materia semplificazione normativa a quelle in tema di riforma della giustizia civile. Tale circostanza desta perplessità dal momento che è assodato che tale tipo di tecnica normativa non è utile e produttiva in quanto impedisce un esame sistematico delle diverse disposizioni, oltre ad essere caotica per gli interpreti e i cittadini in quanto va a modificare un ingente numero di norme preesistenti, risultando di difficile lettura.
Cavilli da giurista, si dirà.

Tra i settantadue articoli vi sono alcune interessantissime disposizioni in materia di nuove tecnologie e Pubblica Amministrazione digitale: si tratta del più importante ed organico intervento normativo dal 2005 in materia di digitalizzazione dei pubblici uffici. Le parole chiave di queste norme sembrano le stesse del piano e-government 2012 e, più in generale, quelle che hanno contraddistinto l'azione del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione in questo primo anno di legislatura: efficienza, trasparenza, controllo dei risultati, abbandono del cartaceo per il digitale.

Alcune norme sono immediatamente operative e destinate ad innescare un doveroso e celere percorso di adeguamento da parte delle Amministrazioni, altre contengono la delega al Governo a dettare decreti che modifichino le disposizioni vigenti, in particolare il Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005).
Proviamo ad andare con ordine cercando di illustrare tutte le principali novità del provvedimento.

Siti web delle Amministrazioni
Il nostro Legislatore decide di dare nuovo impulso all'innovazione nel settore pubblico partendo dai siti internet delle singole amministrazioni. Abbandonata quindi l'idea di un unico "portale del cittadino", grande importanza è data ai singoli portali degli Enti che vengono riempiti di ulteriori contenuti. In particolare:

1) ciascuna Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di pubblicare le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale di dirigenti e dei segretari comunali e provinciali, nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale (art. 21, comma 1).

Dalla lettura di questa norma, che è immediatamente precettiva, emerge con chiarezza l'intenzione di rendere obbligatoria per tutte le PA quell'operazione trasparenza che il Ministro Brunetta aveva inaugurato proprio un anno fa per i dirigenti del suo Ministero.

Per ovviare alle perplessità sollevate in materia di riservatezza dei dati personali, il Parlamento negli scorsi mesi aveva approvato una modifica al Codice Privacy in base alla quale "le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione non sono oggetto di protezione della riservatezza personale". Tale previsione, di fatto, consente la pubblicazione dei dati suddetti senza la necessità di richiedere il consenso degli interessati.

2) le Amministrazioni hanno altresì l'obbligo di individuare le buone prassi esistenti al proprio interno e di divulgarle attraverso il proprio sito internet (art. 23, comma 2). Si tratta di un adempimento assai rilevante perché è espressamente previsto che "l'elaborazione e la diffusione delle buone prassi sono considerate ai fini della valutazione del personale".

3) è inoltre previsto che "al fine di aumentare la trasparenza dei rapporti tra le amministrazioni pubbliche e gli utenti, a decorrere dal 1░ gennaio 2009 (avete letto bene!) ogni amministrazione pubblica determina e pubblica, con cadenza annuale nel proprio sito internet o con altre forme idonee: a) un indicatore dei tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture, denominato "indicatore di tempestività dei pagamenti"; b) i tempi medi di definizione dei procedimenti di erogazione dei servizi con riferimento all'esercizio finanziario precedente" (art. 23, comma 5).

Tale ultimo adempimento non appare di semplice attuazione dal momento che presuppone che ogni ufficio provveda - con urgenza - ad effettuare la mappatura di tutti i procedimenti seguiti ed il loro monitoraggio. Si tratta di attività dispendiose che solo pochi uffici, ad oggi, hanno già effettuato.

4) a parziale modifica di quanto già previsto dal CAD è disposto, inoltre, che entro il 30 giugno 2009 tutte le Amministrazioni che dispongono già di un proprio sito internet sono tenute a pubblicare nella home page del loro sito un indirizzo di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta (art. 34, comma 1). Le PA devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta, le modalità di lavorazione delle pratiche e i servizi disponibili.
Dal momento che non tutte le PA (specialmente quelle locali) si sono dotate di un indirizzo di posta elettronica certificata, gli uffici dovranno - in poco meno di un mese - organizzarsi con urgenza per attivare la casella e modificare la pagina iniziale del proprio sito web.

5) entro il 31 dicembre 2009 le PA che già dispongono di propri siti dovranno anche pubblicare il registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico (art. 34, comma 1). Tali processi, è stabilito, devono essere dotati di appositi strumenti per la verifica a distanza da parte del cittadino dell'avanzamento delle pratiche.

Paperless Administration
Il provvedimento rappresenta una tappa importante lungo la strada verso una "PA senza carta", che costituisce uno dei principali obiettivi del Piano E-gov 2009-2012. Infatti una delle novità più rilevanti della legge appena approvata dal Senato è quella introdotta dall'art. 32 (Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea) che determinerà il definitivo abbandono (salvo proroghe) del cartaceo a vantaggio del digitale.
Infatti "a far data dal 1░ gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati".

Tra sei mesi sarà dunque effettiva una vera e propria rivoluzione copernicana per l'Amministrazione italiana: finalmente andrà in pensione il vecchio regime di pubblicità legale (proprio della civiltà del borgo e non di una società informatizzata) basato su Bollettini che nessuno legge più e affissioni ad Albi che nessuno consulta. Il Legislatore, pur motivato dall'esigenza di ridurre la spesa pubblica, prende atto che oggi l'unico modo di assicurare davvero la conoscibilità di norme, atti e provvedimenti è la diffusione con gli strumenti telematici: si tratta di un passo sicuramente positivo verso l'affermazione della "cittadinanza digitale".

Tale importante innovazione assicurerà un indubbio risparmio per le casse pubbliche ma, se non sarà adeguatamente attuata, rischia di complicare la vita di cittadini e imprese; l'assenza di un portale unico del cittadino potrebbe rendere eccessivamente dispendiosa la ricerca di atti e provvedimenti. Per questo motivo, in modo condivisibile, è previsto che il CNIPA realizzi e gestisca una vera e propria directory dei siti delle PA (nella legge "portale di accesso ai siti").

╚ infine espressamente previsto (art. 32, comma 5) che le pubblicazioni effettuate in forma cartacea dal 1░ gennaio 2010 non avranno effetto di pubblicità legale; è quindi opportuno che le Amministrazioni abbiano la consapevolezza del fatto che l'eventuale pubblicazione cartacea avrebbe solo finalità integrativa.
Per il momento, anche per ovvie ragioni di compatibilità con la normativa comunitaria in materia di appalti, sono fatte salve soltanto le pubblicità in Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea e Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana previste dal Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n. 163/2006).

Codice dell'Amministrazione Digitale 2.0
La legge appena approvata dal Senato contiene, inoltre, la delega al Governo a modificare il Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005); quella che doveva essere la "magna charta dell'Amministrazione digitale" è diventata una delle normative meno conosciute ed applicate dell'intero ordinamento giuridico italiano.
Il contenuto della delega al Governo sembra particolarmente ampio, non limitandosi a piccoli aggiustamenti. In particolare nei decreti, che dovranno essere adottati entro i prossimi diciotto mesi, saranno contenute le seguenti modifiche (art. 33):

a) modifica della normativa in materia di firma digitale al fine di semplificarne l'adozione e l'uso. Il legislatore prende quindi atto di quello che molti andavano dicendo da tempo e, cioè, che la firma digitale non è mai entrata nella vita dei cittadini e nelle prassi delle Amministrazioni.

b) incentivare il riuso delle applicazioni informatiche realizzate dalle Pubbliche Amministrazioni.

c) prevedere l'obbligo dell'utilizzo delle procedure e delle reti informatiche nelle comunicazioni tra le pubbliche amministrazioni di qualsiasi livello, tra loro e con i propri dipendenti.

d) erogare servizi "in modalità tradizionale" solo ove non sia possibile procedere all'erogazione in modalità telematica.

e) individuare meccanismi volti a quantificare gli effettivi risparmi conseguiti dalle singole PA grazie all'utilizzo delle nuove tecnologie e i mancati risparmi derivati dall'inottemperanza alle disposizioni del Codice.

Dovranno essere, inoltre, previste forme sanzionatorie, "anche inibendo l'erogazione dei servizi disponibili in modalità digitale attraverso canali tradizionali" per le Amministrazioni che non ottemperino alle prescrizioni del Codice.

Molte luci, qualche ombra
Fin qui si è cercato di tratteggiare le principali novità del provvedimento legislativo che è sicuramente apprezzabile nella parte in cui tenta di dare nuova linfa al processo di digitalizzazione della PA italiana, ancora troppo saldamente legata al cartaceo e resistente all'innovazione.

Tuttavia non può non affermarsi come il successo di questa riforma debba necessariamente passare per la presa di coscienza degli errori sin qui commessi: troppo spesso negli ultimi anni il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione ha conosciuto un'altalena fatta di roboanti annunci, cospicui investimenti e nuove norme a cui è corrisposta quasi sempre la delusione delle aspettative suscitate. Purtroppo la legge, pur governata dai migliori propositi, presenta alcune ombre legate alla riproposizione di vecchi schemi che, fin qui, non si sono dimostrati efficaci.

Innanzitutto, per l'ennesima volta, l'innovazione è vista come modo per ridurre i costi e non per migliorare la qualità della vita degli utenti; non è un caso, infatti, che le norme che determinano un risparmio (eliminazione delle pubblicazioni cartacee) siano quelle immediatamente vigenti mentre le misure per i servizi on line sono rimandate ad un secondo momento (quello in cui verranno emanati i decreti di modifica del CAD).

Altra criticità è rappresentata dal fatto che i tempi per scrivere le nuove norme sono troppo lunghi rispetto all'innovazione tecnologica: basti pensare che l'iter di approvazione della legge appena licenziata dal Senato è iniziato nel luglio del 2008. Con l'evoluzione dell'informatica e della telematica le norme corrono il rischio di essere obsolete già al momento della loro entrata in vigore. Questo rischio potrebbe essere scongiurato evitando, per il futuro, di accorpare le norme in materia di innovazione tecnologica a norme che si occupano di altri settori. Sarà inoltre importantissimo che il Governo non sfrutti tutti i diciotto mesi per modificare il Codice dell'Amministrazione Digitale. Il fallimento delle politiche fin qui seguite deve essere affrontato quanto prima con provvedimenti tempestivi e consapevoli, anche perché la stessa legge prevede che entro il 31 dicembre 2010 tutte le PA italiane dovranno aderire al Sistema Pubblico di Connettività.

Proprio questo rischia di essere un altro punto debole della riforma che è appena iniziata, sotto un duplice ordine di profili. Il primo è rappresentato dal fatto che - in questo periodo di cruciale importanza per l'informatizzazione dell'Amministrazione - la legge appena approvata inizia il processo di modifica/trasformazione di una serie di enti tra cui Formez e CNIPA che si dovrebbe completare nei prossimi dodici mesi (art. 24): tale riorganizzazione cade in un momento inopportuno in cui i processi (anche normativi) dovrebbero essere governati in modo autorevole e coordinato.

Altra grave pecca della legge in esame è rappresentata dal fatto che in molti punti si legge che dall'applicazione delle disposizioni introdotte "non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica". Tali previsioni sono superficiali e pericolose: non può esistere vera innovazione senza investimenti (in tecnologie e in formazione soprattutto)!

Differentemente dovremo rassegnarci all'idea che le riforme della PA digitale sono destinate a rimanere sulla carta.

Ernesto Belisario
Il blog di E.B.
www.politicheinnovazione.eu
120 Commenti alla Notizia PA digitale: nuove norme, vecchi errori?
Ordina
  • 1)Sono un dipendente PA
    2)Prima che qualcuno lo dica, sono fuori orario lavorativo. E devo ancora finire di farmi le ferie del 2006. Tanto per intenderci. Non sono tutti fannulloni.
    3)Ben venga la legge antifannulloni. Partendo dal governo. Si rendano conto di essere dipendenti pubblici. Pagati dai cittadini. Non dallo Spirito Santo.
    4)La digitalizzazione è necessaria. Ciò che sta facendo Brunetta non è digitalizzazione. E' campagna politica denigratoria contro il pubblico impiego. Se ci sono dei fannulloni qualcuno li ha assunti. Se c'è un debito pubblico, qualcuno l'ha creato. E Brunetta era con Craxi, mentre questi faceva esplodere appunto il debito pubblico.
    5)Allo stato attuale non c'è UN SOFTWARE UNICO in nessun campo della pubblica amministrazione. UNO che sia UNO non c'è.
    L'anagrafe è lasciata in mano agli amici degli amici di ogni singolo amministratore.
    6)allo stato attuale ci sono software che cercano di "mettere d'accordo" tutti i vari programmi. Poi ci sono software che cercano di mettersi d'accordo l'un latro. Tor Vergata DOCET. Ina SAIA docet....
    7)allo stato attuale ci sono programmini creati da volenterosi singoli dipendenti per riuscire a snellire la macchina pubblica. Questo crea col tempo disastri per poi mettere d'accordo tutto.
    8)allo stato attuale ci sono municipalizzate che creano software di protocollo informatico, anagrafe, sistemi territoriali, senza il minimo controllo e coordinazione con gli altri.
    9)allo stato attuale ci sono singole amministrazioni che si creano il software perchè da Roma non succede nulla.
    10)e' un puxxxxanaio!! Non si capisce per quale ragione la CARTA D'IDENTITA' viene fornita dal poligrafico dello stato, mentre il software per stampare la stessa possa essere realizzato dal primo porcello che passa per la strada.
    Per avere una Rivoluzione Digitale serve un ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni. Solo così si può avere un sistema funzionale e senza sprechi.
    Un istituto che fornisca tutte le PEC ed i sistemi di certificazione.
    Magari Basato sull'open source. Magari obbligando tutti a passare a strumenti quali Open Office.
    11)Allo stato attuale la digitalizzazione informatica della PA è solo un'altro modo di buttare soldi. CATTEDRALI nel DESERTO. con il vantaggio che sono invisibili..
    La Lombardia che si fa le cose da sola perchè è la più furba pensate che non abbia un costo?
    Un call center di Regione Lombardia in Sicilia realizzato senza concorsi da membri di questa maggioranza non ha costi?
    12)Allo stato attuale abbiamo la carta regionale dei servizi "vecchia" ancora valida. Abbiamo quella nuova.
    Abbiamo la carta SISS perchè i medici sono meglio degli altri umani. Le altre regioni hanno la CNS. La Carta di Identità Elettronica è pura UTOPIA senza un sistema centrale SERIO.
    Inpdap, sogei, lombardiaInformatica,x, y, z... Di quante cavolo di software house abbiamo bisogno? Quanti amici degli amici dobbiamo mantenere prima di renderci conto ne ne basta UNA SOLA???
    13) A cosa serve eliminare i fannulloni se poi non gli dai i mezzi per "rendere"?
    Bravo Brunetta, vai avanti così. Saremo in 3 milioni di efficentissimi operai che sposteranno a mano 10 granelli di sabbia al giorno, mentre con i mezzi giusti potremmo spostare le montagne.
    Continuamo a guardare alla punta del naso..
    Ed io che gli ho pure dato il voto...
  • > 2)Prima che qualcuno lo dica, sono fuori orario
    > lavorativo. E devo ancora finire di farmi le
    > ferie del 2006. Tanto per intenderci. Non sono
    > tutti

    Nel settore privato una cosa simile sarebbe la normaSorride

    > 3)Ben venga la legge antifannulloni. Partendo dal
    > governo.

    Ma secondo te loro si fanno la legge contro i loro stessi interessi?


    > 7)allo stato attuale ci sono programmini creati
    > da volenterosi singoli dipendenti per riuscire a
    > snellire la macchina pubblica. Questo crea col
    > tempo disastri per poi mettere d'accordo
    > tutto.

    al burocrate queste cose tornano comode ( è il suo lavoro ).

    Pensa se pagare le tasse fosse semplicissimo, ma cosa farebbero tutti sti commercialisti?

    Poi considera che più le problemi ci sono e più promesse può fare il politico.




    >Ficosoallo stato attuale ci sono municipalizzate che
    > creano software di protocollo informatico,
    > anagrafe, sistemi territoriali, senza il minimo
    > controllo e coordinazione con gli altri.

    e chi coordina, chi decide?


    >
    > 9)allo stato attuale ci sono singole
    > amministrazioni che si creano il software perchè
    > da Roma non succede nulla.

    E so le fanno o stanno senzaTriste.

    > Per avere una Rivoluzione Digitale serve un
    > ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi
    > TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni.
    > Solo così si può avere un sistema funzionale e
    > senza sprechi.

    Sei proprio sicuro?

    > Magari Basato sull'open source. Magari obbligando
    > tutti a passare a strumenti quali Open Office.

    non si rischia un appiattimento dei programmi, oggi sono belli, ma senza concorrenza rimarrebbero gli stessi per 40 anni.
    Poi chi ti dice che lo stesso programma vada bene per tutti?

    A Roma devono gestire non so quanti milioni di persone ( residenti + lavoratori + .... ) a ColleSperduto gestiscono 20 anime quando va bene.

    >
    > 11)Allo stato attuale la digitalizzazione
    > informatica della PA è solo un'altro modo di
    > buttare soldi. CATTEDRALI nel DESERTO. con il
    > vantaggio che sono invisibili..

    Intendi la digitalizzazione dei documenti.
    Al tempo "mi avevano" offerto per farla fare da me.
    Avevo accettato, la PA mi preparava il materiale, lo digitalizzavo e lo riportavo, mi ero informato, andavo bene anche dei singoli JPG.
    L'unica cosa che dovevano fare era quello di prepararmelo.
    Discorso fallito.

    > 13) A cosa serve eliminare i fannulloni se poi
    > non gli dai i mezzi per "rendere"?

    Il discorso "elimino i fannulloni" fa effetto, il discorso "diamo i mezzi" fa meno effetto.
    Parlando di masse.

    > Continuamo a guardare alla punta del naso..
    > Ed io che gli ho pure dato il voto...

    Allora sei compliceSorride
  • - Scritto da: pippo75
    > > 2)Prima che qualcuno lo dica, sono fuori orario
    > > lavorativo. E devo ancora finire di farmi le
    > > ferie del 2006. Tanto per intenderci. Non sono
    > > tutti
    >
    > Nel settore privato una cosa simile sarebbe la
    > norma
    >Sorride
    >

    La mitizzazione del settore privato... alcuni miei amici che lavorano in una nota finanziaria (settore privato) non fanno granché durante l'orario lavorativo e guadagnano anche benino.
    Altri che lavorano nella grande distribuzione alimentare si fanno un mazzo tanto. Altri che lavorano in una nota istituzione pubblica non tornano certo a casa grondanti di sudore. Altri che lavorano in un piccolo comune hanno accumulato 300 ore di recupero e devono finire ancora le ferie degli anni precedenti.

    Quindi una cosa simile è la norma in quei in cui il rispetto per il lavoratore è inesistente. I nostri nonni hanno combattuto per far valere i diritti dei lavoratori ed ottenere conquiste sociali che hanno fatto diventare l'Italia un paese civile. Il trend odierno è quello di ridurre i diritti dei lavoratori, facendo regredire la civiltà di questo paese. E tutto viene fatto passare per una cosa normale...
    non+autenticato
  • - Scritto da: kakkola

    > Quindi una cosa simile è la norma in quei in cui
    > il rispetto per il lavoratore è inesistente. I
    > nostri nonni hanno combattuto per far valere i
    > diritti dei lavoratori ed ottenere conquiste
    > sociali che hanno fatto diventare l'Italia un
    > paese civile. Il trend odierno è quello di
    > ridurre i diritti dei lavoratori, facendo
    > regredire la civiltà di questo paese. E tutto
    > viene fatto passare per una cosa
    > normale...

    Ti faccio un applauso!
    La tendenza è quella di far credere agli allocchi che i diritti - che loro non hanno- siano in realtà dei privilegi.

    Piuttosto che aprire gli occhi e vedere come ogni 2 o 3 mesi vengono licenziati e poi riassunti con le stesse mansioni, nello stesso luogo e con gli stessi orari imposti, perché così si evita di dargli sicurezza, stabilità e diritti che meriterebbero con un contratto di serie A, si autoconvincono che non sono loro gli sfruttati, i lavoratori di serie B.

    Sono gli altri ad avere "privilegi", nello specifico i più privilegiati sono i lavoratori pubblici. Forse perché almeno in questo, nei contratti, un po' di trasparenza e onestà, il settore pubblico è costretto ad averla.

    Ah no, dimenticavo, rispettare la legge è da nemici della libertà di chi vuol fare quello che gli pare.
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    Modificato dall' autore il 06 giugno 2009 15.42
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    Ubunto
    1350
  • > nostri nonni hanno combattuto per far valere i
    > diritti dei lavoratori ed ottenere conquiste
    > sociali che hanno fatto diventare l'Italia un
    > paese civile.

    I nonni di queste parti si portavano a casa il lavoro la sera per farlo in neroSorride


    Altri, come potevano avere la minima, si mettevano in pensione per lavorare a casa, sempre in nero.

    Altro che diritti dei lavoratoriSorride
  • - Scritto da: pippo75
    > > nostri nonni hanno combattuto per far valere i
    > > diritti dei lavoratori ed ottenere conquiste
    > > sociali che hanno fatto diventare l'Italia un
    > > paese civile.
    >
    > I nonni di queste parti si portavano a casa il
    > lavoro la sera per farlo in nero
    >Sorride
    >
    >
    > Altri, come potevano avere la minima, si
    > mettevano in pensione per lavorare a casa, sempre
    > in
    > nero.
    >
    > Altro che diritti dei lavoratoriSorride

    Ognuno ha i noni che si merita!
    non+autenticato
  • > 1)Sono un dipendente PA
    Buono a sapersi.
    > 2)Prima che qualcuno lo dica, sono fuori orario
    > lavorativo. E devo ancora finire di farmi le
    > ferie del 2006. Tanto per intenderci. Non sono
    > tutti fannulloni.
    Complimenti
    > 3)Ben venga la legge antifannulloni. Partendo dal
    > governo. Si rendano conto di essere dipendenti
    > pubblici. Pagati dai cittadini. Non dallo Spirito Santo.
    Che c'entra con questa legge?
    > 4)La digitalizzazione è necessaria. Ciò che sta
    > facendo Brunetta non è digitalizzazione. E'
    > campagna politica denigratoria contro il pubblico
    > impiego. Se ci sono dei fannulloni qualcuno li ha
    > assunti. Se c'è un debito pubblico, qualcuno l'ha
    > creato. E Brunetta era con Craxi, mentre questi
    > faceva esplodere appunto il debito pubblico.
    Che c'entra con questa legge?
    > 5)Allo stato attuale non c'è UN SOFTWARE UNICO in
    > nessun campo della pubblica amministrazione. UNO
    > che sia UNO non c'è.
    > L'anagrafe è lasciata in mano agli amici degli
    > amici di ogni singolo amministratore.
    Sembrerebbe interessante, ascoltiamo
    > 6)allo stato attuale ci sono software che cercano
    > di "mettere d'accordo" tutti i vari programmi.
    > Poi ci sono software che cercano di mettersi
    > d'accordo l'un latro. Tor Vergata DOCET. Ina SAIA docet....
    Direi che ci siamo
    > 7)allo stato attuale ci sono programmini creati
    > da volenterosi singoli dipendenti per riuscire a
    > snellire la macchina pubblica. Questo crea col
    > tempo disastri per poi mettere d'accordo tutto.
    Direi che hai ragione
    >Ficosoallo stato attuale ci sono municipalizzate che
    > creano software di protocollo informatico,
    > anagrafe, sistemi territoriali, senza il minimo
    > controllo e coordinazione con gli altri.
    Sì, decisamente hai ragione
    > 9)allo stato attuale ci sono singole
    > amministrazioni che si creano il software perchè
    > da Roma non succede nulla.
    Vero
    > 10)e' un puxxxxanaio!! Non si capisce per quale
    > ragione la CARTA D'IDENTITA' viene fornita dal
    > poligrafico dello stato, mentre il software per
    > stampare la stessa possa essere realizzato dal
    > primo porcello che passa per la strada.
    > Per avere una Rivoluzione Digitale serve un
    > ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi
    > TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni.
    > Solo così si può avere un sistema funzionale e
    > senza sprechi.
    > Un istituto che fornisca tutte le PEC ed i
    > sistemi di certificazione.
    Finalmente uno che concorda con quello che dico da anni! Complimenti per l'esempio della Carta di Identità: non si capisce perché lo Stato fornisce quelle e poi delega privati a fornire strumenti come la firma digitale che è anche più potente di una carta d'identità.
    > Magari Basato sull'open source. Magari obbligando
    > tutti a passare a strumenti quali Open Office.
    Anche
    > 11)Allo stato attuale la digitalizzazione
    > informatica della PA è solo un'altro modo di
    > buttare soldi. CATTEDRALI nel DESERTO. con il
    > vantaggio che sono invisibili..
    > La Lombardia che si fa le cose da sola perchè è
    > la più furba pensate che non abbia un costo?
    > Un call center di Regione Lombardia in Sicilia
    > realizzato senza concorsi da membri di questa
    > maggioranza non ha costi?
    Condivido
    > 12)Allo stato attuale abbiamo la carta regionale
    > dei servizi "vecchia" ancora valida. Abbiamo quella nuova.
    >
    > Abbiamo la carta SISS perchè i medici sono meglio
    > degli altri umani. Le altre regioni hanno la CNS.
    > La Carta di Identità Elettronica è pura UTOPIA
    > senza un sistema centrale SERIO.
    > Inpdap, sogei, lombardiaInformatica,x, y, z... Di
    > quante cavolo di software house abbiamo bisogno?
    > Quanti amici degli amici dobbiamo mantenere prima
    > di renderci conto ne ne basta UNA SOLA???
    Magari non una sola (che poi potrebbe essere il CNIPA) per tutto, ma una sola che si preoccupi di quei servizi che sono inevitabilmente comuni a tutte le PA come le certificazioni (firme digitali, magari PEC...), anagrafi...
    > 13) A cosa serve eliminare i fannulloni se poi
    > non gli dai i mezzi per "rendere"?
    >
    > Bravo Brunetta, vai avanti così. Saremo in 3
    > milioni di efficentissimi operai che sposteranno
    > a mano 10 granelli di sabbia al giorno, mentre
    > con i mezzi giusti potremmo spostare le montagne.
    >
    > Continuamo a guardare alla punta del naso..
    > Ed io che gli ho pure dato il voto...
    Direi che quest'ultimo punto, come i primi, è OT
  • - Scritto da: red5lion
    > 1)Sono un dipendente PA
    > 2)Prima che qualcuno lo dica, sono fuori orario
    > lavorativo. E devo ancora finire di farmi le
    > ferie del 2006. Tanto per intenderci. Non sono
    > tutti
    > fannulloni.
    > 3)Ben venga la legge antifannulloni. Partendo dal
    > governo. Si rendano conto di essere dipendenti
    > pubblici. Pagati dai cittadini. Non dallo Spirito
    > Santo.
    > 4)La digitalizzazione è necessaria. Ciò che sta
    > facendo Brunetta non è digitalizzazione. E'
    > campagna politica denigratoria contro il pubblico
    > impiego. Se ci sono dei fannulloni qualcuno li ha
    > assunti. Se c'è un debito pubblico, qualcuno l'ha
    > creato. E Brunetta era con Craxi, mentre questi
    > faceva esplodere appunto il debito pubblico.
    >
    > 5)Allo stato attuale non c'è UN SOFTWARE UNICO in
    > nessun campo della pubblica amministrazione. UNO
    > che sia UNO non
    > c'è.
    > L'anagrafe è lasciata in mano agli amici degli
    > amici di ogni singolo
    > amministratore.
    > 6)allo stato attuale ci sono software che cercano
    > di "mettere d'accordo" tutti i vari programmi.
    > Poi ci sono software che cercano di mettersi
    > d'accordo l'un latro. Tor Vergata DOCET. Ina SAIA
    > docet....
    > 7)allo stato attuale ci sono programmini creati
    > da volenterosi singoli dipendenti per riuscire a
    > snellire la macchina pubblica. Questo crea col
    > tempo disastri per poi mettere d'accordo
    > tutto.
    >Ficosoallo stato attuale ci sono municipalizzate che
    > creano software di protocollo informatico,
    > anagrafe, sistemi territoriali, senza il minimo
    > controllo e coordinazione con gli altri.
    >
    > 9)allo stato attuale ci sono singole
    > amministrazioni che si creano il software perchè
    > da Roma non succede
    > nulla.
    > 10)e' un puxxxxanaio!! Non si capisce per quale
    > ragione la CARTA D'IDENTITA' viene fornita dal
    > poligrafico dello stato, mentre il software per
    > stampare la stessa possa essere realizzato dal
    > primo porcello che passa per la
    > strada.
    > Per avere una Rivoluzione Digitale serve un
    > ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi
    > TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni.
    > Solo così si può avere un sistema funzionale e
    > senza
    > sprechi.
    > Un istituto che fornisca tutte le PEC ed i
    > sistemi di
    > certificazione.
    > Magari Basato sull'open source. Magari obbligando
    > tutti a passare a strumenti quali Open Office.
    >
    > 11)Allo stato attuale la digitalizzazione
    > informatica della PA è solo un'altro modo di
    > buttare soldi. CATTEDRALI nel DESERTO. con il
    > vantaggio che sono
    > invisibili..
    > La Lombardia che si fa le cose da sola perchè è
    > la più furba pensate che non abbia un
    > costo?
    > Un call center di Regione Lombardia in Sicilia
    > realizzato senza concorsi da membri di questa
    > maggioranza non ha
    > costi?
    > 12)Allo stato attuale abbiamo la carta regionale
    > dei servizi "vecchia" ancora valida. Abbiamo
    > quella nuova.
    >
    > Abbiamo la carta SISS perchè i medici sono meglio
    > degli altri umani. Le altre regioni hanno la CNS.
    > La Carta di Identità Elettronica è pura UTOPIA
    > senza un sistema centrale
    > SERIO.
    > Inpdap, sogei, lombardiaInformatica,x, y, z... Di
    > quante cavolo di software house abbiamo bisogno?
    > Quanti amici degli amici dobbiamo mantenere prima
    > di renderci conto ne ne basta UNA
    > SOLA???
    > 13) A cosa serve eliminare i fannulloni se poi
    > non gli dai i mezzi per "rendere"?
    >
    > Bravo Brunetta, vai avanti così. Saremo in 3
    > milioni di efficentissimi operai che sposteranno
    > a mano 10 granelli di sabbia al giorno, mentre
    > con i mezzi giusti potremmo spostare le montagne.
    >
    > Continuamo a guardare alla punta del naso..
    > Ed io che gli ho pure dato il voto...

    COME NON QUOTARTI? SONO PIENAMENTE D'ACCORDO!
    non+autenticato
  • > Per avere una Rivoluzione Digitale serve un
    > ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi
    > TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni.
    > Solo così si può avere un sistema funzionale e
    > senza
    > sprechi.
    > Un istituto che fornisca tutte le PEC ed i
    > sistemi di
    > certificazione.

    Basterebbe che venisse creato un framework con uno schema dati condiviso e dei protocolli di comunicazione tra componenti definiti standard. In questo modo il compito "ministeriale" sarebbe quello di definire, mantenere e aggiornare il framwork. Mentre su questo ogni software house potrebbe costruire le proprie applicazioni.


    > Magari Basato sull'open source. Magari obbligando
    > tutti a passare a strumenti quali Open Office.
    >

    Eh, ora vuoi veramente troppo!!! Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: red5lion
    > 1)Sono un dipendente PA

    fermo restando che non ci crediamo

    > 5)Allo stato attuale non c'è UN SOFTWARE UNICO in
    > nessun campo della pubblica amministrazione. UNO
    > che sia UNO non c'è.

    come fai a fare un sw UNICO? dire "PA" è dire nulla... si parte dall'anagrafe, ma ci sono decine e decine di uffici diversi, alcuni dei quali veramente non avranno mai nulla a che spartire tra loro.

    > Per avere una Rivoluzione Digitale serve un
    > ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi
    > TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni.
    > Solo così si può avere un sistema funzionale e
    > senza sprechi.

    cioè un monopolio e quindi tutti i produttori di sw son tagliati fuori.
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio
    > - Scritto da: red5lion
    > > 1)Sono un dipendente PA
    >
    > fermo restando che non ci crediamo
    >
    > > 5)Allo stato attuale non c'è UN SOFTWARE UNICO
    > in
    > > nessun campo della pubblica amministrazione. UNO
    > > che sia UNO non c'è.
    >
    > come fai a fare un sw UNICO? dire "PA" è dire
    > nulla... si parte dall'anagrafe, ma ci sono
    > decine e decine di uffici diversi, alcuni dei
    > quali veramente non avranno mai nulla a che
    > spartire tra
    > loro.

    Ti faccio io un esempio banale.
    Le università ed i loro discutibili portali.
    Ogni portale universitario è diverso dagli altri, nel cms utilizzato, nella presentazione e strutturazione degli argomenti, in tutto.
    Ma non basta, in genere il portale principale è affiancato da una miriade di piccoli siti integrativi. Siti di corsi di laurea, di facoltà, dipartimenti, dottorati e chi più ne ha più ne metta.

    Tu entra in un portale non universitario qualsiasi e dimmi se la sezione (ad esempio) "cultura" utilizza la grafica ed il software della pagina principale o ne reinventa una completamente diversa.

    Andando a vedere il generale, se i ministri intelligenti di turno che si susseguono forniscono puntualmente le loro raccomandazioni, anzi imposizioni, su cosa deve essere fatto, dovrebbero anche dare una soluzione comune per tutti.
    Se si prevede un insieme di servizi identici per tutti i comuni di italia, per cui dev'essere presente uno sportello virtuale per il cittadino, perché mai non si dovrebbe anche predisporre un sistema informatico nazionale in grado di garantire questa funzionalità?

    Da un lato TAGLIANO i fondi, dall'altro richiedono SPESE.


    - Scritto da: di passaggio
    > - Scritto da: red5lion
    > > Per avere una Rivoluzione Digitale serve un
    > > ISTITUTO INFORMATICO dello STATO che realizzi
    > > TUTTI I SOFTWARE per tutte le amministrazioni.
    > > Solo così si può avere un sistema funzionale e
    > > senza sprechi.
    >
    > cioè un monopolio e quindi tutti i produttori di
    > sw son tagliati
    > fuori.

    Troppo comodo lamentarsi degli sprechi e poi frignare perché per eliminare gli sprechi non si mangia più la pastasciutta gratis.
    Come dipendente pubblico le tasse le pago anche io, anzi io le pago più di tutti gli altri, e le verso sino all'ultimo centesimo. Perché i miei soldi dovrebbero andare a finanziare scrocconi parenti, nipoti e amici del politico di turno?
    Ubunto
    1350
  • Guardate che questa è la solita solfa per illudere chi ci vuol credere.

    Queste norme, come tante altre precedenti, servono solo a riempirsi la bocca di parole e le tasche di soldi.

    Come fate, leggendo l'articolo, a non capire che a costo zero, non c'è nessuna riforma di innovazione che possa funzionare?

    L'innovazione non è una cosa che fa risparmiare nel breve periodo, mentre per avere efficacia richiede PESANTI e immediati investimenti.

    A costo zero le pubbliche amministrazioni dovrebbero SPENDERE soldi per adottare strutture e procedure informatiche?

    In aggiunta penso che oltre agli stipendi dei dirigenti e di chi prende qualche soldino, andrebbero pubblicati anche gli stipendi degli impiegati.

    Non sia mai che vedendo le cifre ridicole recepite da chi ha un contratto di categoria B o C, qualcuno non ringrazi dio di non essere un impiegato pubblico.
    Ubunto
    1350
  • Non ho mai visto un governo di centro-sinistra cercare di rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione. Sembra che lo scopo sia tenersi buoni i voti dei dipendenti statali e non fare invece gli interessi degli italiani in generale. Con il ministro Brunetta le cose sembrano cambiare, e allora giù con le critiche e tutti diventano saputoni e sputasentenze. Cerchiamo di migliorare questa Italia e consideriamo che tutto non si può fare subito ma ci vuole tempo: Chi mai comincia mai finisce.
    non+autenticato
  • Mai?

    Legge Bassanini (autocertificazione, et al.), cos'era?

    Vedo comunque che gli spot di Brunetta (lui si, "so tutto io") funzionano...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Miao
    > Mai?
    >
    > Legge Bassanini (autocertificazione, et al.),
    > cos'era?

    già... purtroppo, infatti, le leggi bassanini sono state di fatto "svuotate" e inapplicate...

    una cosa fra tutte: la forte separazione fra amministrazione (politica: assessori, ecc.) e gestione (dirigenza) rendeva i dirigenti (e dipendenti) liberi dai "ricatti" dei politici...
    non è un caso se questa cosa è stata subito "annacquata":
    - direttore generale (che "coordina" i dirigenti) di nomina politica...
    - possibilita di assumente direttamente dirigenti "esterni" a contratto (NON dipendenti della PA e NON vincitori di alcun concorso pubblico)...

    ecco perché la PA va a put...e
    il pesce puzza dalla testa: altro che dipendenti fannulloni!

    > Vedo comunque che gli spot di Brunetta (lui si,
    > "so tutto io")
    > funzionano...

    per l'appunto...


    ciao
    non+autenticato
  • Quindi Bassanini era un ministro di centro destra? Mi devo essere perso qualcosa...
  • - Scritto da: advange
    > Quindi Bassanini era un ministro di centro
    > destra? Mi devo essere perso
    > qualcosa...

    ti devi essere perso questo, della Bassanini: Legge 59/1997 art. 15 comma 2.

    "2. Gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonchè la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge. I criteri e le modalità di applicazione del presente comma sono stabiliti, per la pubblica amministrazione e per i privati, con specifici regolamenti da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Gli schemi dei regolamenti sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per l'acquisizione del parere delle competenti Commissioni."

    sono passati dodici anni, non 180 giorni e stiamo ancora aspettando. Vale per oggi come per allora: se alle parole non seguono i fatti, la PA non diventa affatto più efficiente.
  • > sono passati dodici anni, non 180 giorni e stiamo
    > ancora aspettando. Vale per oggi come per allora:
    > se alle parole non seguono i fatti, la PA non
    > diventa affatto più efficiente.
    Sono passati anche 4 anni dal CAD e stiamo ancora aspettando tutti i famosi decreti attuativi. Anche questa legge, oltre a fatti concreti, prevede una serie di deleghe con scadenza al Governo, anche su temi davvero importanti (come le sanzioni e gli incentivi per le amministrazioni).
    Quello che voglio dire è che questa è l'ennesima legge buone intenzioni; inoltre Bassanini ha fatto molto di più per snellire le PA; per esempio introducendo il principio dell'autocertificazione grazie al quale oggi le necessità di certificazione sono ridotte del 95% (se non ricordo male).
  • La legge Bassanini non ha fatto altro che complicare le relazioni fra stato e regioni creando confusione sulle competenze di ciascuno. E certe autocertificazioni hanno favorito escamotage per i furbi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: silvan
    > La legge Bassanini non ha fatto altro che
    > complicare le relazioni fra stato e regioni
    > creando confusione sulle competenze di ciascuno.
    > E certe autocertificazioni hanno favorito
    > escamotage per i
    > furbi.
    e i fatti ti cosano
  • ci sono sanzioni per le pubbliche amministrazioni?
    In particolare per non essere vaghi, chi paga per non adempiere?
    non+autenticato
  • - Scritto da: incredulo.i t
    > ci sono sanzioni per le pubbliche amministrazioni?
    > In particolare per non essere vaghi, chi paga per
    > non
    > adempiere?

    Si, se riesci a superare i vari gradi di giudizio credo il TAR possa comminare sanzioni.

    Tuttavia i soldi con cui vengono pagate sono pubblici, per cui chi finiscono per punire?
    2678
  • Il dipendente/dirigente che non ha fatto ciò che doveva fare, o nel caso del dirigente che non ha controllato che i suoi dipendenti facessero.

    Basta fare causa alla persona, sta sicuro che i soldi per i danni li recuperi, ahimè in 15 anni forse visti i tempi della giustizia in italia...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mau
    > Il dipendente/dirigente che non ha fatto ciò che
    > doveva fare, o nel caso del dirigente che non ha
    > controllato che i suoi dipendenti
    > facessero.

    Si, ma non paga il dirigente, paga la struttura per cui lo stato. Almeno credo.
    2678
  • > Si, ma non paga il dirigente, paga la struttura
    > per cui lo stato. Almeno credo.
    Sanzioni non ne ho lette e questa è una delle critiche più importante che fu mossa anche alla legge Stanca.
    Comunque sì, il dirigente può essere costretto a pagare.
  • Bene la questione della pubblicazione dei dati sui siti visto che si tratta di soldi e servizi pubblici.

    Mi domando se non sarebbe utile obbligare a fare lo stesso le società di gestione dei diritti, con obbligo di pubblicazione delle retribuzioni annue di tutti i consiglieri/dirigenti, e della distribuzione dei diritti agli autori (abbiamo incassato X, a tizio va Y, a caio va Z), visto che alla fine gestiscono soldi pubblici ottenuti tramite una sorta di tassazione.
    Questo dovrebbe avvenire ALMENO per gli incassi dell'equo compenso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mak77

    La SIAE non è pubblica.
    2678
  • > La SIAE non è pubblica.
    Questo non è un problema: molto spesso leggi per PA si applicano anche ad aziende private nel caso in cui si occupino di problematiche di pubblico interesse. E' questo il caso della SIAE ad esempio...
  • > Bene la questione della pubblicazione dei dati
    > sui siti visto che si tratta di soldi e servizi pubblici.
    In effetti era già stata prevista dalla Finanziaria 2007, che fu per questo definita liberticida da chi oggi propone questa legge; legge che quindi non fa altro che estendere quell'obbligo ai dirigenti che hanno il rango di dirigenti (la precedente valeva solo per chi aveva l'incarico): ma i loro stipendi sono in parte già noti in quanto frutto di contratti collettivi.
    > Mi domando se non sarebbe utile obbligare a fare
    > lo stesso le società di gestione dei diritti, con
    > obbligo di pubblicazione delle retribuzioni annue
    > di tutti i consiglieri/dirigenti, e della
    > distribuzione dei diritti agli autori (abbiamo
    > incassato X, a tizio va Y, a caio va Z), visto
    > che alla fine gestiscono soldi pubblici ottenuti
    > tramite una sorta di tassazione.
    > Questo dovrebbe avvenire ALMENO per gli incassi
    > dell'equo compenso.
    Mi sembra giusto.
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