massimo mantellini

Contrappunti/ Il polso del Web

di M. Mantellini - Passano gli anni ma non le brutte abitudini. Le decisioni strategiche non si prendono a tavolino, il mercato e i navigatori della Rete non sono un Risiko in mano a pochi volenterosi

Roma - Nella sua immensa ingenuità l'ex presidente francese Jacques Chirac nel 2005 decise che l'Europa avrebbe dovuto avere un suo motore di ricerca, capace di porsi come concreta alternativa allo strapotere di Google. Un gioco da ragazzi: si raccolsero un po' di denari, si chiamarono a raccolta le migliori menti francese e tedesche e si coinvolsero le grandi aziende tecnologiche dei due paesi, da France Telecom a Siemens a Deutsche Telekom. Si scelse un nome, Quaero, e si indissero conferenze stampa di pronta riscossa continentale alle quali seguirono tonnellate di articoli su tutta la stampa mondiale il cui senso finale era "spezzeremo le reni a Google". Alla fine del 2006 il progetto fu, se non abbandonato, ampiamente ridimensionato e di fatto scomparve dall'orizzonte.

È superfluo sottolineare oggi che le cose della Rete non funzionano secondo simili dinamiche.

Qualche settimana fa in un albergo alla periferia di Chicago c'è stata una riunione misteriosa. La Newspaper Association of America ha riunito i manager delle maggiori case editoriali americane per capire come iniziare a monetizzare i contenuti su Internet. Una ventina fra i rappresentati della grande editoria statunitense, dal New York Times a Gannett, da Hearst Newspapers ad Associated Press, si sono incontrati per dare concretezza ad una idea che lo stesso Rupert Murdoch va affermando con brutale convinzione da diversi mesi. Il concetto è semplice e lineare: smettere di mettere i nostri contenuti in forma gratuita su Internet ed iniziare a farseli pagare.
Il primo a sollevare il velo su questo "conclave" è stato James Warren, corrispondente di quello splendido giornale che è The Atlantic. Come scrive Warren, ripreso da Luca de Biase in un post sul suo blog su Nova qualche giorno fa, accanto al piano A, che prevedeva la creazione di un "cartello" dei grandi editori che si accordino per un comportamento comune nei confronti delle news online, piano ritenuto da molti assai pericoloso data la grande parcellizzazione dei contenuti di Rete, si è fatta strada l'idea, meno radicale, di un possibile secondo approccio, quello secondo cui siano gli editori stessi a tentare di controllare le dinamiche di propagazione delle news in Rete, oggi fortemente condizionate da Google News e dalla grande capacità del motore di ricerca di Mountain View di distribuire collegamenti verso questo o quel sito web informativo in Rete.

Qualche mese fa del resto lo stesso Jeff Jarvis aveva scritto che ormai Google è la nuova edicola dei giorni nostri visto che circa due terzi del traffico di search verso i siti web editoriali è ormai "guidato" da Google stessa. Nello stesso tempo gli aggregatori automatici come Google News sono oggi spesso un gradino intermedio del traffico Internet verso le news, molti utenti utilizzano quelli senza poi redirigere la propria attenzione verso i siti web dove la notizia è stata originariamente creata.

Così l'idea finale della grande editoria americana alle prese con la gatta da pelare della circolazione dei propri contenuti su Internet è stata quella di crearsi propri strumenti di aggregazione e magari, contemporaneamente, dar mandato ai propri uffici legali per interrompere gli accordi con Google per la syndacation dei propri contenuti in rete.

Il progetto del prossimo Google News degli editori sembra si chiamerà ViewPass (e già il nome) ed è piuttosto evidente che si tratta di un primo passo per proporre domani ipotetici abbonamenti per l'accesso ai contenuti in Rete. Ma se la tecnologia stessa è in questi casi il primo cospicuo ostacolo, anche la filosofia che ci sta dietro ha la sua importanza. La breve ma ricorsiva storia della rete ci insegna che comprare Napster per farne una cosa del tutto differente non è una grande idea, così come non bastano i colpi di bacchetta magica di un presidente francese per creare dal nulla un motore di ricerca che gli utenti desiderino utilizzare.

Che il progetto si chiami Quaero o ViewPass siamo quindi di fronte alle solite questioni, accomunate tutte da una sostanziale sottovalutazione dei desideri degli utenti della Rete: prevedere grandi fallimenti continua a non essere così difficile.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo
7 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Il polso del Web
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  • Amo cominciare la mia giornata leggendo le notizie di Punto Informatico.
    Mi capita di saltare qualche articolo forse, ma tutte le rubriche, da Contrappunti a Cassandra Crossing, WebTheater, NoLogo, passano sotto i miei occhi.
    Tuttavia.. era gia' da un po' di tempo che tutto questo mi arrivava sempre piu' pesante. Era come se una ombra oscura si fosse lentamente calata sul tutto.
    Ogni notizia contro la liberta' di espressione, contro il p2p, contro la collaborazione libera di tanti per il profitto di pochi, era spesso accolta e riportata come l'ineluttabile scure calante di un tiranno sordo e invincibile, compiacente di se stesso.

    ?

    Il potere per imporsi ha bisogno di sentire la paura e la frustrazione di chi lo subisce. Se questa paura non c'e',la dinamica del potere.. pure.
    Secondo me questi governi di oggi sono 'alla frutta'.. le stanno provando tutte per salvare modelli che crolleranno, ed e' solo questione di tempo.
    E allora, una volta tanto, leggere un articolo cosi', leggere di un ViewPass come Quaero come Sarcozy come tutto cio' di cui un giorno rideremo, mi fa partire bene la giornata.. mi fa gia' ridere un po'.
    E piu' rido, piu' ho voglia di dare, voglia di connettermi, voglia di rendermi parte utile di una collettivita' pulsante di milioni di individui che restando compatti e ottimisti, percorreranno tutta questa strada gia' iniziata di completo rinnovamento dell'assetto mondiale, e sono incredibilmente curioso di vedere cosa verra' fuori.

    E mi viene da pensare che saranno questi 'potentoni' ad avere paura.
    Anzi.. paura della grossa!
  • Se da sempre c'è stato qualcuno che ha pagato delle persone per raccogliere e riportare informazioni, un motivo ci deve essere.

    Ed il motivo è che l'informazione giusta al momento giusto porta potere e vantaggi commerciali.

    Se una persona si occupa di investimenti, avere prima degli altri certe informazioni può portare vantaggi.

    Ma, come spesso accade, non ci si concentra sul significato di ciò di cui si parla.
    l'"Informazione" non è semplicemente riportare un accadimento; lo è invece il correlarlo ad altri accadimenti, per evincere connessioni e collegamenti di causa-effetto che ci consentono di prevedere cose per nulla evidenti.

    Sono questi collegamenti il valore aggunto dell'informazione, e sono quelli che dovrebbero giustificare lo stipendio dei giornalisti (di quelli veri, intendo).
    Oggi invece ormai il giornalismo è diventato un po' troppo sensazionalismo, spesso andando a pescare notizie non vere, e pubblicandole senza alcun controllo pur di fare lo scoop.

    Ci troveremo, penso, ad avere un'informazione a due velocità: le notizie (gratis), e le vere informazioni (a pagamento, e coperte da copyright); in questo modo nessuno potrà pubblicarle attraverso il Google News di turno senza aver prima stretto accordi e pagato i diritti.

    Ma ciò di cui parlo esiste già da tanti anni, soltanto che non ci facciamo più caso: sono i servizi a pagamento di aggiornamento normativo, finanziario, rassegne stampa, etc.

    Ciò di cui si sta parlando oggi, in realtà, non è di inventare l'acqua calda: stanno invece soltanto cercando di trovare quali siano i tipi di aggregazione a maggior valore aggiunto delle informazioni.
  • almeno per ridurre lo strapotere di Google!!!
    non+autenticato
  • E per aumentare lo strapotere di Microsoft... dalla padella alla brace!

    Almeno quando c' era wikia search, quello era veramente gratuito e libero...
    non+autenticato
  • già la credibilità editoriale di queste corporation è ai minimi termini, aggiungano solo la richiesta di pagamento per leggere le loro veline e sia mai che è arrivato il momento che nessuno si abbevererà più alla fonte mainstream.
    non+autenticato
  • - Scritto da: enrico
    > già la credibilità editoriale di queste
    > corporation è ai minimi termini, aggiungano solo
    > la richiesta di pagamento per leggere le loro
    > veline e sia mai che è arrivato il momento che
    > nessuno si abbevererà più alla fonte
    > mainstream.

    Sarebbe un ottima notizia, purtroppo però è ancora presto per affermare la vittoria del mezzo Internet, sul controllato oscurantismo della carta stampata..
    Esiste ancora un gigantesco gap (soprattutto generazionale) che continua a tenere la gente lontana da internet.

    Fin che ci saranno persone lontane da essa (internet) non ci sarà cambiamento in questo, ma solo le sintomatologie piu o meno estese della caduta del "media tradizionale" (con tutti i pro e i contro, cade un meccanismo di controllo dell informazione, ma aumenta l'interesse dei "controllori" per il mezzo Internet..), e il grande rischio che il crescente interesse delle forze politiche verso internet non porti alla sua stessa distruzione prima del felice giorno in cui le Rete si sarebbe rivelata per quella piattaforma rivoluzionaria del "dire" e del "pensare" che tutti noi per anni abbiamo immaginato, e che oggi più che mai rischia di essere cosi lontana, proprio a un "10" anni dalla realizzazione del più grande e lauto sogno Internettiano.

    Non voglio che l'invenzione più libera e consapevole mai fatta dall'essere umano si trasformi nella catena dello schiavismo del XXI secolo.

    Poichè ad oggi è questo, coi furbissimi deficenti che se ne interessano, gli interessi monetari che vi ruoteano, e quella assurda scelleratezza che è diventata il copyright (oltre che essere la legittimazione perfetta per affermare i voleri dei "sopradescritti" criminal-politicanti) il rischio che corriamo.
    non+autenticato
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    Poveretto (in senso metaforico, s'intende)!
    non+autenticato