Luca Annunziata

Baia, il giudice è giusto

Nessun conflitto di interessi. Nessuna sudditanza psicologica. Chi ha condannato i fondatori di The Pirate Bay ha agito in totale indipendenza, dicono i giudici

Baia, il giudice è giustoRoma - Uno "strumento educativo", come un corso di aggiornamento, certo non una relazione pericolosa: chiunque la pensi diversamente è in malafede. In una parola, il giudice Tomas Norström è innocente: l'inchiesta interna del tribunale di Stoccolma, che avrebbe dovuto chiarire se la sua posizione in seno al processo a The Pirate Bay sia stata o meno macchiata da un conflitto di interesse tra pubblico e privato, ha dato esito negativo. Il processo che ha condannato i quattro "fondatori" è valido e può affrontare tranquillamente i successivi gradi di giudizio.

La Corte d'appello di Svea non lascia adito a dubbi: "L'appartenenza (di Norström alle organizzazioni che si occupano di copyright, ndr) deve essere intesa come strumento per incrementare la conoscenza della problematica sulla legislazione del diritto d'autore e non invece come motivo per stabilire una incompatibilità". Al contrario, prosegue il dispositivo che ha archiviato la faccenda, "è fondamentale che i giudici restino al passo dei tempi su queste faccende".

Bene avrebbe fatto quindi il discusso magistrato a partecipare a riunioni e seminari sul tema copyright: il suo costante aggiornamento sulla questione lo ha reso nell'occasione il candidato ideale per giudicare con cognizione di causa l'operato dei bucanieri e della Baia. Il solo fatto che sia legato in qualche modo alla Swedish Copyright Association e alla Swedish Association for the Protection of Industrial Property, organizzazioni che si battono sul lato opposto della barricata rispetto a TPB, non è un motivo per ritenere che il suo giudizio non sia stato imparziale.
Ma non era soltanto di incompatibilità ideologica che Norström era accusato: gli avvocati dei quattro condannati, in primo luogo quello di Peter Sunde alias brokep, avevano anche puntato il dito contro la procedura di assegnazione del giudice al caso. Non casuale sarebbe stata, secondo quanto prescrive la norma svedese, ma una vera e propria designazione a tavolino: anche questa accusa è stata rispedita al mittente, se possibile ancora più nettamente della precedente.

"Rigettiamo fortemente questa obiezione" hanno scritto i giudici, spiegando che "La selezione si è svolta in aderenza alle regole di procedura della Corte Distrettuale": c'è stata in effetti una piccola deroga alla modalità canonica, legata però ad una riorganizzazione interna che ha portato ad una riassegnazione del caso. Ma nel complesso, secondo la Corte d'appello, l'intero iter si è svolto in modo trasparente, aperto e oggettivo: nessuna via traversa è stata percorsa, nessuna scorciatoia è stata battuta.

Ai quattro bucanieri, Peter Sunde, Fredrik Neij Gottfrid Svartholm Warg e Carl Lundström, non resta ora che ricorrere in appello nel secondo grado di giudizio: l'obiettivo di questa prima istanza era chiedere l'annullamento della prima sentenza e la ripetizione dell'intero procedimento. Dunque spazio all'appello, già presentato dagli avvocati dell'accusa per altro: troppo pochi, secondo loro, i quasi 3 milioni di euro a testa che i quattro devono risarcire. Sunde ha già fatto sapere che non intende pagare un centesimo, ma starà alla Corte - la nuova Corte - stabilire chi abbia ragione questa volta.

La questione è ancora più che rovente. Grazie alla pubblicità ricevuta (o raccolta direttamente e indirettamente) nel corso del processo, il Partito Pirata svedese è riuscito a raggiungere un seggio a Strasburgo, garantendosi una percentuale significativa di voti in terra scandinava. C'è anche chi ha voglia di scherzare: Henrik Pontén, avvocato dell'organizzazione antipirateria Antipiratbyrån, si è visto recapitare a casa un avviso che confermava il suo cambio di generalità anagrafiche: ora per l'ufficio delle entrate svedesi è Pirate Pontén. Evidentemente qualcuno ha deciso che la cosa doveva suonare divertente.

Luca Annunziata
53 Commenti alla Notizia Baia, il giudice è giusto
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  • I giornali hanno dato una notizia errata a partire da NYT e da quelli che hanno replicato leggendo sul NYT:

    http://torrentfreak.com/media-misreports-on-pirate.../

    13/06/2009
    Three judges are currently reviewing the judge that handled the Pirate Bay trial to discover if he was biased or not. No decision has yet been made but the New York Times and several other publications report inaccuracies and plain wrongs that claim otherwise. Time to get the facts straight.

    Pirate Bay judge Tomas Norström’s objectivity has been called into doubt by the defense lawyers because of his ties to national and international pro-copyright lobby groups. To investigate these accusations of bias, the appeal court appointed a judge, Ulrika Ihrfelt.

    Her task is to decide whether or not Norström’s verdict could have been biased since this issue must be resolved before they can move on to the appeal request. If it’s determined that Norström was indeed biased, the case will be resubmitted to the district court for retrial, meaning that an appeal is not needed at this stage.

    Earlier this week the District Court of Stockholm handed in their statement to the Appeal Court, arguing that they don’t believe that Norström was biased. This was not really a surprise since they appointed him and admitting that he is biased would be admitting to having made a mistake before the “bias case” is reviewed.

    However, many publications mistakenly concluded from this statement that a ruling was made on the bias issue, or even worse.

    “The four men convicted for operating file-sharing site the Pirate Bay suffered a further setback this week when they failed to get the case thrown out because of alleged bias by the sentencing judge,” the Hollywood reporter wrote.

    This was picked up and twisted even further by none other than The New York Times who reported: “A Swedish court has denied the appeal of four men convicted of violating copyright law for their involvement in the Pirate Bay.”

    Several other large and smaller publications wrote similar articles this week, concluding that the court “ruled” that the Pirate Bay judge was not biased or that an appeal was off the table. The truth is that the Appeal Court still has to decide whether or not the judge is biased. The only thing that happened this week is that the District Court handed it their statement.

    Appeal Court Judge Ulrika Ihrfelt, who was taken off the bias case previously, but will be involved in an eventual appeal told a local newspaper this week: “The biggest challenge will probably be the enormous amount of media attention at the trial. I haven’t been in media’s spotlights before, so this is a new experience for me.”

    The biggest challenge for the media on the other hand, is to get their facts straight instead of writing up nonsense. Props to our friend David Kravets at Wired who was one of the few who got it right.
    non+autenticato
  • IO lo trovo divertente!
    non+autenticato
  • Di per sé la pirateria non va permessa, poichè come è logico pensare, se funzionasse al 100% nessuno più si metterebbe a spendere denaro e lavoro per produrre film, musica e quant'altro.
    Ma sappiamo anche che vi sono le nuove tecnologie che possono comunque permettere la pirateria illegale con i nuovi strumenti.
    Quindi occorre disciplinare il P2P e non tediare chi lo usa per scaricarsi un film o musica legalmente con chi non si preoccupa dei vari diritti.
    Perchè non proporre una tassa o per meglio dire Tichet a chi usa questi strumenti?
    Ovvio che non si dovrà fare come finora fatto mettendo tasse sui supporti a tutti o far pagare di più a tutti il collegamento internet.
    Occorre dare fiducia a chi consuma e chi scarica prodotti coperti da coprygth proporre un tichet perchè possa tranquillamente scaricare compensando così i produttori ed autori.
    Certo sappiamo che ci sono i "furbi" che farebbero finta di niente e scaricherebbero senza autodenuncirsi per non pagare qualcosa in più...
    Ecco che in questo caso sarebbe giusta una sanzione, un avvertimento ed al limite la disconnessione.
    Si può debellare la pirateria illegale solo responsabilizzando gli utenti ed ottenendo la loro collaborazione, anche per evitare chi volesse continuare a violare la legge.
    Per ora però non si cerca la collaborazione degli utenti e potenziali chilenti, si cerca soltanto la repressione o la rissa. Questo atteggiamento è un atteggiamento autolesionista, non farà altro che rafforzare il fronte dei "pirati" e si avvieranno nuove tecnologie più sofisticate per sfuggire ai controlli.
  • Mai visto un giudice che ne condanna un altro, un magistrato che ne condanna un altro?
    Forse vi saranno dei casi rari.
    Qui da noi non so se sia mai successo, al limite fanno andare il tutto in prescrizione come nel caso risaputo di Di Pietro.
  • "La selezione si è svolta in aderenza alle regole di procedura della Corte Distrettuale"
    MA
    "c'è stata in effetti una piccola deroga alla modalità canonica"
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