Luca Annunziata

Presentato il Rapporto Caio

Audizione al Senato, promessi milioni contro il Digital Divide. Gli addetti ai lavori premono per un approccio ragionato ai problemi

Roma - Alla fine, nonostante o forse proprio grazie all'uscita anzitempo su Wikileaks, il Rapporto Caio è stato presentato ufficialmente: davanti alle commissioni IX Trasporti e 8a Lavori pubblici, il consulente del Governo ha illustrato il contenuto del suo studio alla presenza del viceministro Paolo Romani, riepilogando in breve le questioni già note. I tempi necessari a combattere il digital divide sono lunghi, e dunque occorre muoversi subito. L'Esecutivo sembrerebbe d'accordo.

Caio e Romani vanno di pari passo: occorre partire oggi per non perdere il treno della banda larga, occorre valutare con attenzione l'attuale livello dei servizi e quale saranno gli interventi davvero necessari. Il compito sarà complesso ma non impossibile: è lo stesso viceministro a chiarire come il suo staff abbia già fatto tutti i conti e stabilito che cancellare il digital divide costerà "1.471 milioni di euro". Il progetto varato, o in via di definizione, "Entro la fine del 2012 darà la possibilità di connettersi a internet a una velocità tra i 2 e i 20 megabit": nel peggiore dei casi, quindi, i cittadini potranno accedere alla Rete, e ai servizi digitali della PA, con una linea in grado di garantire una navigazione adeguata ma non i servizi multimediali.

Il Governo comunque, proprio per questo e seguendo le raccomandazioni di Caio, vuole guardare in avanti: "La copertura sarà realizzata prevalentemente in fibra, offrendo così una connettività sino a 20 mb/s al 95,6 per cento degli italiani, e in tecnologie radio nelle aree scarsamente abitate dove non risulta conveniente intervenire con infrastrutture fisse". In particolare, quattro cittadini su cento dovranno accontentarsi di WiFi, WiMax o Hyperlan: ed è proprio su questo punto che gli addetti ai lavori, come Stefano Quintarelli, invitano a prestare la massima attenzione per ottimizzare le spese ed evitare sovrapposizioni con gli investimenti privati.
Lo sforzo complessivo d'altronde non sarà indifferente, e l'auspicio è che ogni centesimo frutti al massimo (Romani parla di un ritorno sensibile sul PIL: ogni euro speso dovrebbe fruttarne 1,45): "Investiremo 564 milioni di euro per connettere 2900 centrali in fibra ottica e mille centrali con sistemi wireless" ha spiegato il viceministro, aggiungendo che verranno anche rinnovati gli apparati di circa 8mila centrali con una spesa di 161 milioni di euro. Infine, altri 747 milioni ci vorranno per "bonificare la rete di accesso incrementando la connettività sia fissa sia mobile". Il totale, centesimo più centesimo meno, arriva a 1471 milioni tra materiale, hardware, software, progettazione. Il progetto avrà una durata di quattro anni.

Infine, capitolo risorse e finanziamenti. Lo Stato italiano dovrebbe metterci di tasca propria circa 800 milioni, fondi già stanziati e ora finalmente a disposizione: a questi si dovranno sommare altri fondi europei destinati allo sviluppo delle aree depresse, e infine una quota non inferiore ai 210 toccherà ai privati. In prospettiva, all'orizzonte una rete in fibra capace di non meno di 50Mbps: non resta che attendere che le promesse si trasformino in realtà. (L.A.)
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