Alfonso Maruccia

La fiera delle nuove batterie

Abbandonata la tecnologia li-ion, i nuovi accumulatori energetici promettono di fornire più energia a ogni genere di mezzo e dispositivo con ogni genere di vantaggio. Ci lavora anche IBM, con qualche rischio esplosivo

Roma - Le batterie agli ioni di litio sono morte. O lo saranno presto, quantomeno stando al crescente sforzo di università e aziende di tutto il mondo nel tentativo di individuare il Santo Graal dell'accumulazione energetica, una tecnologia alternativa a quella li-ion tradizionalmente impiegata su cellulari, laptop e tutto il resto, che sia più verde, più efficiente e più conveniente da produrre.

Anche se c'è chi come il MIT ha già pensato a sviluppare soluzioni ad alta efficienza che continuano a utilizzare il design base delle batterie li-ion, la ricerca nel settore procede senza sosta in territori come quello giapponese, da sempre convinto della necessità di una riconversione energetica complessiva. In Giappone Kawasaki Heavy Industries ha sviluppato (in collaborazione con il National Institute of Advanced Industrial Science and Technology) un tipo di batteria capace nientemeno di ricaricarsi entro 10 secondi e non oltre.

Certo qui non si parla di laptop e cellulari ma di scenari applicativi che riguardano principalmente il trasporto cittadino, con mezzi pubblici ecologici che potrebbero ottenere tutta l'energia di cui necessitano da batterie contenenti un composti di nichel-idrogeno, che sebbene siano più grandi in dimensioni rispetto a quelle li-ion non contengono elementi infiammabili, sono più economiche, si ricaricano come detto in un lampo e possono fornire energia anche dopo 1.000 cicli di scarica-ricarica.
Pianificate per la commercializzazione entro il 2013, dopo la viabilità pubblica le nuove batterie di Kawasaki Heavy Industries dovrebbero approdare anche al mercato dei veicoli industriali.

Un possibile sostituto della tecnologia li-ion è inoltre il design a base di litio-zolfo sviluppato presso l'Università di Waterloo. Grazie a un uso sapiente della nanotecnologia e a una struttura atomica differente rispetto a quella adottata nelle batterie li-ion, il nuovo design litio-zolfo sarebbe capace di fornire una quantità di energia 3 volte superiore a quella che contraddistingue le soluzioni attuali nello stesso volume, rimanendo nel contempo più leggera ed economica da produrre.

E mentre è lecito sognare laptop che rimangano funzionanti per un paio di decine di ore o player musicali che suonino per più di qualche giorno, i sogni energetici più spinti sono quelli perseguiti da IBM: i suoi rinnovati investimenti sono riversati in una tecnologia enormemente efficiente ma rischiosa. Anzi, esplosiva: sfruttando un metallo al litio ultra-denso e la sua reazione con l'ossigeno nell'aria, è possibile ottenere quantità di energia fuori scala (più di 5.000 watt-ora per chilogrammo), 10 volte superiore a quella fornita dalle attuali batterie li-ion più performanti.

La controindicazione non troppo secondaria del sistema è che il rischio (letteralmente) di uno scoppio è molto maggiore di quello delle vituperate, vecchie ma tutt'ora indispensabili batterie li-ion. E se già queste tendono sovente a surriscaldarsi oltre i limiti della norma, chissà cosa potrebbe accadere con le super-infiammabili di IBM. L'azienda auspica di sintetizzare una tecnologia adatta a cambiare il sistema dei trasporti statunitense. Senza il botto, si spera.

Alfonso Maruccia
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