Mauro Vecchio

UK, un nuovo fronte contro il cybercrime

Il Regno Unito si accoda agli States e si cautela per prevenire gli attacchi. Come bilanciare sicurezza e diritto alla privacy?

Roma - Evitare il collasso. Per le autorità del Regno Unito è tempo di armarsi contro il cybercrime. Un centro di sicurezza nazionale per combattere i cracker stranieri e le loro infiltrazioni criminali nelle reti governative, militari e finanziarie.

Quella britannica è una virata decisa nell'ottica di una più vasta strategia di difesa informatica. Una vera e propria inversione di tendenza rispetto alle dichiarazioni del Ministero della Difesa di solo 18 mesi fa. "Non è nell'interesse della sicurezza nazionale - si diceva - confermare il possesso da parte dei nostri dipartimenti di informazioni su eventuali attacchi contro sistemi IT". Presto, invece, verrà diffuso a Downing Street un documento strategico di sicurezza contro quelle che già il presidente USA Barack Obama ha definito nuove "armi di distruzione di massa".

La lotta, infatti, assume sempre più un sapore di guerra fredda, rivisitata al tempo del cybercrimine. Da un lato della rete, gli Stati Uniti di Obama. Un leader che non ha mai fatto mistero dei suoi più convinti propositi a favore di un Pentagono informatico. Motivazioni forti che hanno portato a non convenzionali risultati come la nomina del cracker Jeff Moss come membro dell'Homeland Security Council. O a programmi più imponenti come la creazione di un'autorità federale unica coordinata dall'ormai noto cyberzar.
Dall'altro lato, i nuovi "cattivi" della cyberwar. Parlano russo, cinese e nordcoreano, violano le università e i cieli statunitensi.
Ora gli USA e il Canada avranno a nel Regno Unito un nuovo, prezioso alleato contro quegli stati che continuano a negare ogni coinvolgimento nelle attività di spionaggio e terrorismo informatico. Una mossa a sorpresa caldamente sponsorizzata dal capo dell'MI5 Jonathan Evans per porre, così, fine al basso profilo (se non segretezza) delle precedenti attività britanniche in materia.

La cyberguerra pare appena iniziata con le forze nazionali già disposte sul campo. Eppure c'è più di qualche apprensione, lato oscuro di questo dispiegamento di uomini e centri nazionali. L'attivista per la pace Frida Berrigan aggiunge la sua voce alla recente dichiarazione dello stesso Obama che ha negato qualsiasi operazione dei militari o del governo per controllare email e, in generale, quello che i cittadini della rete fanno online. "Se il Pentagono ed i servizi militari vedono il cyberspazio come un campo di battaglia - denuncia Berrigan - allora le frontiere che proteggono la nostra privacy e le nostre libertà civili diventeranno molto presto confuse".

Mauro Vecchio