Vincenzo Gentile

Quel tirchio di Google

Così alcuni dei designer invitati a illustrare bottoni e icone del browser di Mountain View. Vogliono essere pagati. Ma secondo BigG, far parte di Chrome è già un privilegio

Roma - Sta suscitando numerose polemiche tra gli addetti al settore la campagna proposta da Google volta a portare artisti e designer grafici a realizzare delle skin d'autore per il suo browser: dopo aver chiamato a raccolta uno stuolo di talentuosi designer per rivestire il minimalista Chrome, BigG ha risposto picche alla richiesta di specificare un compenso per un lavoro che ritiene essere non degno di retribuzione economica.

Questo perché, secondo le menti di Mountain View, dare la possibilità di poter dare una visibilità garantita da milioni di utenti al lavoro di chi si cimenterà con la realizzazione del prèt-a-installèr per il minuto browser costituisca una ricompensa più che ragionevole. Tuttavia questo non basta, secondo i numerosi designer che hanno cestinato con evidente indignazione la proposta del colosso del web, raccogliendo poi le proprie lamentele su Drawger, sito di riferimento per la comunità di illustratori grafici.

Secondo il pensiero degli artisti, che spesso fanno della loro passione il proprio mestiere, l'atto di Google è macchiato dalla vergogna di possedere un fatturato da capogiro e non voler pagare il lavoro altrui. Diverso sarebbe stato, a loro avviso, l'andazzo se BigG avesse istituito un contest per artisti e grafici esordienti o comunque meno blasonati di coloro che sono stati contattati dall'azienda, persone che vantano collaborazioni con nomi dal comprovato blasone come Newsweek e New York Times.
Benvenga la promozione e la visibilità al grande pubblico, purché sia retribuita: "Quando un'azienda come Google esce allo scoperto in questa maniera aspettandosi che il libero mercato gli conceda gratuitamente il proprio lavoro si crea un precedente pericoloso per tutti noi" spiega Brian Stauffer, illustratore con alle spalle numerose esperienze. Dal canto suo Google taglia corto dichiarando che le loro strategie non prevedono alcun tipo di compensazione economica per questo tipo di prestazione, e di aver trovato altri artisti disposti con entusiasmo a sottostare alle proprie richieste.

Il nocciolo della questione, comunque, sembrerebbe ruotare non intorno alla retribuzione della prestazione - che dovrebbe essere sempre dovuta in maniera da ricompensare gli sforzi profusi - bensì intorno al valore reale dell'oggetto del contendere, ovvero le skin per il browser: esistono intere comunità online di artisti pronti a distribuire il proprio lavoro in maniera gratuita, deviantART giusto per citarne una tra le più famose. Queste palestre per giovani designer, se da un lato aumentano l'offerta di servizi al pubblico, dall'altro fanno lievitare l'ammontare di risorse gratuite per gli utenti creando uno svantaggio per chi si cimenta a livello professionale, abbassando il valore di mercato di questo tipo di lavoro.

Comunque, quella delle skin non è l'unica campagna indetta da BigG per promuovere il suo browser, che va a battagliare in un territorio non semplice contro giganti come Safari, Firefox, Opera e Internet Explorer: a questo proposito l'azienda californiana ha lanciato un contest volto alla creazione di video virali in cui gli utenti si cimentano nel disegnare il logo di Chrome, ovvero quella pallozza tonda e schiacciata. Dalle torte ai magneti, dai palloncini alle divise di hockey: tutto va bene pur di rendere virale l'ennesima campagna per il browser, che già conta un tot di corti professionali ospitati sull'apposito canale YouTube.

Vincenzo Gentile
69 Commenti alla Notizia Quel tirchio di Google
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  • E' assolutamente reale il punto di vista dell'autore.
    Concordo in pieno.
    Un tale atteggiamente è pericoloso, nocivo a livello sociale ed economico.
    Fare ciò, significa mobilitare una gran forza lavoro per ottenere solo un qualcosa.
    Il prodotto finale può motivare uno sforzo simile?
    Senza neppure essere retribuito?

    A livello psicologico si può credere di essere in competizione per qualcosa per cui ne valga la pena, ma se questo non lo è, in seguito si rivela un qualcosa che si è fatto e che non ha prodotto niente. Uno sforzo inutile.
    I paesi crollano per questo principio. E' veramente deprimente.

    Psicologicamente a lungo andare, secondo me, può spingere un individuo a non ritenersi all'altezza di un qualcosa, quando poi le cose se commissionate e messe appunto con chi le vuole, funzionano sempre (salvo rari casi).

    I due generi di azione hanno risvolti differenti.
    Nel primo caso hai distrutto molto per ottenere poco;

    Nel secondo caso gli sforzi vengono ottimizzati per raggiungere una esigenza.


    Per fare un esempio:
    Se per debellare l'AIDS dovesse servire l'eliminazione fisica del 99% della razza umana, che diavolo di soluzione contro l'AIDS è?

    E' veramente una vile forma di sfruttamento.
    Mascherata.
    G. si sta facendo strada a suon di pestoni:
    Però, bello!! Mi sono fatto pestare da G!!
    E' Grande G!! Per me è un onore farmi pestare
    così.
    non+autenticato
  • Diventare visibili a milioni di utenti è il pagamento che google da. Potrebbe essere ritenuto poco o tanto... le icone di chrome sono gratis perchè chrome è gratis!!!

    Ma riuscire a farsi una pubblicità mondiale in poco tempo è un pubblicità molto costosa... simo sicuri che sarebbe lavorare gratis?

    L'open source genera lavoro nella misura in cui un'azienda che usa software non può permettersi fermi causati da problemi software... questo implica per forza di cose un "manutentore" del software interno o esterno all'azienda... lui non lavorerà gratis. Certo l'open source fa girare meno soldi... ma permette l'accesso a strumenti potenti anche da parte di chi non potrebbe permetterselo... questo genera realtà nuove che danno lavoro....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Carlo
    > Diventare visibili a milioni di utenti è il
    > pagamento che google da. Potrebbe essere ritenuto
    > poco o tanto... le icone di chrome sono gratis
    > perchè chrome è
    > gratis!!!
    >
    > Ma riuscire a farsi una pubblicità mondiale in
    > poco tempo è un pubblicità molto costosa... simo
    > sicuri che sarebbe lavorare
    > gratis?
    >
    > L'open source genera lavoro nella misura in cui
    > un'azienda che usa software non può permettersi
    > fermi causati da problemi software... questo
    > implica per forza di cose un "manutentore" del
    > software interno o esterno all'azienda... lui non
    > lavorerà gratis. Certo l'open source fa girare
    > meno soldi... ma permette l'accesso a strumenti
    > potenti anche da parte di chi non potrebbe
    > permetterselo... questo genera realtà nuove che
    > danno
    > lavoro....

    Quoto in pieno ed aggiungo: nessuno li obbliga. si tratta di professionisti della grafica che hanno l'opportunità di farsi pubblicità. Tra l'altro nel campo della grafica iniziative simili, sono abbastanza diffuse...
    non+autenticato
  • realtà nuove che danno lavoro?
    intendi realtà che non hanno l'informatica come core-business o parli di ditte informatiche?
    no xkè penso che l'open anzi porti esattamente all'opposto.
    non+autenticato
  • Tutto chiaro.
    l'obiettivo finale è la creazione di un mondo migliore in cui il denaro reale o virtuale non esiste neppure e in cui chiunque fornisca un servizio, una consulenza, un lavoro, lo faccia volontariamente e con autentico entusiasmo.

    Resta il problema di capire chi pulirà il cesso della metropolitana.
    Gli esperti pensano ad una squadra di feticisti che google stesso individuerà tramite i dati incrociati di ricerca e navigazione e le cui attitudini sessuali sono state amplificate dai risultati delle loro ricerche artefattamente pilotati.
    Questo è il futuro, gente.
    Chi si lamenta, ha una mentalità 1.0 e, se non si aggiornerà, verrà presto disintallato dal pianeta.
    non+autenticato
  • Come in MatrixSorride Se mi pagano 3k euri al mese li pulisco io i cessi.
    non+autenticato
  • si sentono Dio in terra mi sa... si critica tanto MS, ma quelli almeno fanno "il loro mestiere" di azienda che cerca profitto. Google invece si sente già salvatore del mondo e dio in terra.
    non+autenticato
  • Certo che Google di gigadollaridolari ne ha abbastanza, e qualche spicciolo potrebbe anke darlo via. Ma d'altra parte se c'è gente "emergente" che è disposta a farlo gratis (e magari ne è contenta) che mink**a si lamentano a fare quelli che vogliono essere pagati, se non gli conviene non lo facciano. Poi anche "politicamente" capisco l'idea di non pagare chi lo fa. E' la mentalità open-free di alcuni fenomeni di Internet. Come uno che mette sul blog le istruzioni per fare un lancia patate. Non lo fa per i soldi, ma solo per farsi conoscere. E poi, visto che molti sono ossessionati da essere veline, tronisti o generici idioti televisivi, magari anche solo farsi vedere ha un valore quantificabile.
    non+autenticato
  • come spiegato se non volevano pagare...bastava non rivolgersi ai professionisti..ma creare un contest di giovani emergenti...fine della storia...google ha toppato semplicemente
    non+autenticato
  • infatti, Google non ha mica promesso di pagarli e poi non l'ha fatto

    del resto nel campo del design questo fenomeno c'è sempre...ci sono fior fiori di webdesigner che hanno gallerie di centinaia di design free e li creano per farsi un nome

    chi non ci sta semplicemente non lavori con google e punto
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