La domanda, tutti lo ribadiscono, c'è: e forse tra gli assegnatari di licenza il meno attivo fino ad oggi è stato proprio l'incumbent della rete fissa, vale a dire Telecom Italia. Non stupisce che quindi abbia deciso di stringere un accordo proprio con Aria,
un accordo tanto raro perché vede Telecom nella posizione di azienda che acquista un servizio da un'altra. "L'accordo nasce da un'idea, dalla voglia di avviare un processo intelligente di coopetition - spiega a
Punto Informatico l'amministratore delegato di Aria,
Mario Citelli - Telecom non aveva programmi particolari per il WiMax, presa com'è nelle scelte riguardanti NGN e fibra: abbiamo fatto un accordo, ci siamo presi la responsabilità di garantire anche gli impegni di copertura minima presi a suo tempo con il Ministero, perché crediamo che questa tecnologia possa essere vincente con livelli di massa critica adeguati".
Non c'è il rischio, chiediamo, in era di
Rapporto Caio che WiMax faccia la fine di Cenerentola, che venga relegata in un angolo anche rispetto ai finanziamenti in gioco in qualità di
tecnologia subordinata? "Investire nella fibra può essere complicato - aggiunge Citelli - Non ho difficoltà a pensare al WiMax come una tecnologia
subordinata alla fibra: ma se in un paese del futuro la FTTH (fiber to the home, ndr) sarà il punto fisso sul piano tecnologico, basti pensare a Giappone o Corea che sono già avanti in questo discorso, l'Italia resta un paese con una geografia particolare. Ci sono molti comuni di piccole dimensioni da coprire, e per questo credo sia più giusto definire il WiMax come complementare più che subalterno".
Attenzione poi, e questo lo sottolinea De Caro, a
non ritenere il WiMax soltanto uno strumento per navigare: "Il WiMax non è solo connettività - chiarisce a
Punto Informatico - nel nostro approccio non viene vista solo come una infrastruttura per navigare, per fare VoIP o stare sui social network: è una struttura di comunicazione
machine to machine, serve ad abilitare una serie di servizi di videosorveglianza, di controllo del territorio, di monitoraggio del rischio idrogeologico". La visione di Mandarin, aggiunge, "esprime bisogni e percezioni della Sicilia, diversi da altre aree della nazione: è una visione turistica, che insiste su aree suburbane o rurali che spesso soffrono pure di una scarsa copertura in rame".
Si potrebbe, insomma, allo stesso tempo ampliare l'infrastruttura in grado di veicolare i servizi della pubblica amministrazione del territorio, e il citato rischio idrogeologico è solo uno degli esempi più immediati, ma pure tentare di esplorare nicchie di mercato specifiche altrimenti difficilmente percorribili, in sinergia con l'architettura fissa o mobile tradizionale. La stessa Aria, azienda umbra, come racconta Volpi ha un gran numero di esempi di occasioni nelle quali per tante ragioni anche dove l'ADSL (e quindi in teoria la banda larga) c'è,
lo spazio per il WiMax resta comunque: basti pensare al centro storico di una città come Perugia, dove a volte ci sono piccoli buchi di connettività da coprire, o un servizio più efficiente da offrire al pubblico.
Sia Mandarin che Aria confermano di essere a buon punto dello sviluppo del servizio: la seconda, anche in virtù dell'accordo raggiunto con Telecom e grazie alle licenze acquisite per l'intero territorio nazionale, si avvia ad
una copertura di diverse regioni già a partire da questi mesi e per tutto il 2010, con l'Umbria (dove gioca in casa) già a buon punto. Non è escluso che in futuro altri accordi tra gli operatori possano esserci in direzione di una "razionalizzazione del concetto di open network", così la definisce l'AD Citelli, un po' come successe nel '98 all'epoca della liberalizzazione del fisso e degli oltre 300 operatori spuntati ovunque come funghi.
Le offerte, per i privati e le aziende, ormai sono sul mercato da qualche mese, e presto potrebbero anche allargarsi: resta da capire se l'impegno di queste aziende, e di Intel che continua a
sponsorizzare ogni volta che è possibile la tecnologia, riusciranno a rilanciare e far affermare definitivamente il WiMax.
Qualcosa si muove anche sull'altra sponda dell'oceano, ma nonostante siano trascorsi 12 mesi dall'assegnazione delle licenze italiane forse oggi è ancora presto per stilare un giudizio definitivo.
a cura di Luca Annunziata