Vincenzo Gentile

Pechino: Google spaccia pornografia

BigG non avrebbe mantenuto i patti, lasciando proliferare il porno sulla rete. Mentre il filtro imposto dal Governo continua a fare rumore

Roma - Le autorità di Pechino, che hanno da sempre manifestato repulsione nei confronti dei devianti contenuti pornografici sparsi per il web, rivolgono accuse pesanti sull'operato di Google, dal momento che si ritiene che il gigante del web abbia fatto poco o niente per erigere una consistente diga che impedisca alle nudità di varcare le soglie della versione cinese del noto search engine. Intanto, continua la polemica sul software di stato prossimo ad essere installato su tutti i PC venduti.

A muovere le accuse è l'istituzione che vigila su Internet (CIIRC), secondo cui il colosso del web è responsabile di disseminare contenuti volgari o pornografici. Sotto accusa, come già detto, la versione locale del motore di ricerca, troppo incline a far passare tale tipo di contenuti nonostante la ben nota battaglia intrapresa dal governo locale contro siti che in qualche modo possano risultare inadatti per i netizen cinesi.

BigG starebbe violando gli impegni presi col Governo nel lanciare la versione cinese del portale, rilancia il CIIRC: "Google China non ha rispettato le richieste fatte dalla legge e dalle normative del paese, facendo passare oltre le nostre frontiere un grande quantitativo di contenuti web porno" dichiara l'ente, secondo il quale sarebbe quantomai necessario l'intervento del Governo affinché risolva la questione e metta in riga l'azienda.
Sulla vicenda si attendono commenti ufficiali da parte delle autorità locali, da sempre molto sensibili in materia di filtraggio dei contenuti ritenuti nocivi alla popolazione, soprattutto quella più giovane, per cui è stata pensata l'introduzione di un nuovo software volto a vietare l'accesso ad indirizzi web sconsigliabili. In seguito alla notizia dell'imminente arrivo di Green Dam, in Cina è infiammata una sentita protesta per un software che ha lo scopo di bloccare la pornografia ma che di fatto blocca anche siti che affrontano tematiche politiche o, addirittura, la ricerca di immagini ritraenti rosati suini.

Come effetto della protesta il Governo sembrerebbe essere tornato sui suoi passi, garantendo che nonostante il software verrà fornito con ogni nuovo PC il suo utilizzo non è obbligatorio. Di conseguenza, nessuna sanzione dovrebbe essere comminata ad eventuali utenti che tenteranno di disinstallare l'applicazione. Semmai vi riusciranno, dal momento che secondo quanto dichiarato dalla software house che ha realizzato Green Dam non sarebbe possibile disinstallare completamente il software.

Comunque, quella sulle modalità di utilizzo non è l'unica polemica che ruota intorno a Green Dam: stando a quanto dichiarato da un'azienda statunitense, il codice necessario per realizzare il software sarebbe stato esplicitamente copiato da un loro prodotto analogo. A dichiararlo è Solid Oak Software, società che produce CyberSitter, il programma di filtraggio del web da cui sarebbe stato copiato il codice. Per tutelarsi, l'azienda ha innanzitutto contattato tutti i vari fornitori chiedendo loro di rifiutare di abbinare ai loro dispositivi il software incriminato. Attualmente nessuno dello staff dietro al progetto Green Dam ha commentato la notizia, ma è impressione comune che del filtro cinese si continuerà a sentir parlare.

Vincenzo Gentile
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