massimo mantellini

Contrappunti/ L'Iran è sul Web

di M. Mantellini - In un paese fatto di giovani la Rete diventa lo strumento principe dell'informazione. Scardinando e stravolgendo lo status quo

Contrappunti/ L'Iran è sul WebRoma - Qualche giorno fa Bret Taylor, uno dei fondatori di Friendfeed, ha pubblicato un grafico che illustra la censura subita dalla sua piattaforma in Iran. Friendfeed, ambito sociale fra i più evoluti ed in grande ascesa in tutto il mondo, in occasione delle contestazioni seguite al voto iraniano ha fatto la medesima fine di altri più noti strumenti di relazione in rete come Facebook, anch'esso spento da giorni dalle autorità iraniane.

il grafico degli accessi su friendfeed dall'iran


Le reti cellulari funzionano con grandi difficoltà da giorni, i giornalisti occidentali sono maltollerati e spesso consegnati negli alberghi, perfino gli SMS, noto strumento di aggregazione istantanea molto utili in contesti del genere, sono stati "spenti".
Ma per quanto le maglie della rete censoria imposta dal regime iraniano si stringano, le informazioni sulle proteste a Tehran continuano ugualmente a fluire al di fuori del paese, spesso transitando prima su Internet che non nei canali informativi abituali.

C'è quindi una prima importante novità: molte delle informazioni sugli eventi in corso sono contemporaneamente disponibili per i professionisti della informazione e per i cittadini che abbiano voglia di andarsele a cercare. Se si eccettuano forse i primi giorni, la stragrande maggioranza dei contenuti video e fotografici sui sanguinosi scontri di piazza sono apparsi prima su Youtube e su Twitter (o meglio sugli spazi di upload fotografico collegati a Twitter) che non sulle pagine dei siti web delle grandi imprese editoriali.

Gli aspetti fondamentali che riguardano l'emersione dei contenuti informativi da dietro la cortina censoria iraniana è spiegata all'interno di un bel post che Antonio Sofi ha scritto qualche giorno fa sul suo blog. Fra gli altri emerge un aspetto interessante: non è oggi immaginabile bloccare interamente una popolazione giovane e tecnologicamente evoluta in un paese come l'Iran dove il 70 per cento dei cittadini ha meno di 30 anni. La fervida gioventù iraniana è stata da sempre ampiamente sottovalutata in occidente, dove i luoghi comuni sui paesi orientali includono anche una certa lontananza dall'orizzonte tecnologico.

Ma la crisi iraniana ha messo sul piatto anche questioni informative che interessano quest'altro lato della barricata e in particolare una sempre più necessaria integrazione fra ambiti informativi molto differenti. La logica recintata della comunicazione editoriale, secondo la quale le informazioni sono patrimonio privato in quanto fonti di reddito aziendale, fatica a trovare una sua logica in situazioni come quella della copertura mediatica della crisi iraniana. Nel momento in cui le informazioni sono rese liberamente disponibili (sul twitter di Mousavi è nato lo slogan "one person=one bradcaster") il processo noto di cannibalizzazione delle fonti sul web che gli editori online applicano da tempo mostra tutta i suoi limiti.

La grande maggioranza dei contribuiti video di questi giorni sono per esempio stati caricati direttamente su YouTube (e qui andrebbe aperta una parentesi su quale straordinario collettore di libera informazione sia YouTube in situazioni simili) dai cellulari degli attivisti: che senso ha duplicare simili contenuti e incorporarli dentro i propri siti web con un bel marchio aziendale come fanno da sempre Repubblica.it e Corriere.it? Perchè invece non "santificare il link", come sempre si dovrebbe fare in Rete, ed utilizzare l'embed di Youtube (come invece fa correttamente il sito web de La Stampa)?

La stessa etica minima di Rete andrebbe applicata alla citazione delle fonti, non foss'altro per il grande lavoro di riassunto informativo che, non solo i protagonisti degli eventi, ma anche semplici cittadini in tutto il mondo compiono da giorni a margine di migliaia di informazioni differenti che arrivano da Tehran.

La qualità dei contributi rielaborati in rete è ormai talmente alta che nella giornata di ieri su google era possibile consultare la mappa delle ambasciate occidentali disposte ad accogliere i feriti e quasi in tempo reale i luoghi degli scontri. E in questo diluvio informativo non è un caso che ai siti web dei grandi giornali come il New York Times non sia rimasto altro che dedicarsi alla analisi degli avvenimenti, abdicando al loro racconto che invece avveniva altrove in rete, su Twitter, su Friendfeed, su aggregatori di news come HuffingtonPost e DailyKos.

A pensarci bene si tratta di una inversione completa rispetto a ciò che è stato sempre sostenuto sui rapporti fra informazione e Rete. Si è sempre dato per scontato il ruolo insostituibile del sistema giornalistico nel racconto delle notizie, riservando ai blog ed ai social network il ruolo di ambiti di discussione, commento ed elaborazione delle notizie stesse. Quasi a creare un rapporto di insostituibile (e consolatoria) dipendenza dei secondi nei confronti dei primi. L'inversione iraniana è invece proprio questa: il racconto degli eventi, specie quando le maglie della censura si stringono, percorre altri sentieri in rete ed ai grandi media spetta il lavoro importantissimo di filtro, rielaborazione e commento. Si tratta in fondo di prove di civile convivenza fra ambiti informativi assai differenti la cui unione, appena si riuscirà ad evitare le insidie legate a vecchie abitudini ormai corrose, renderà l'informazione per i cittadini semplicemente migliore.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo
62 Commenti alla Notizia Contrappunti/ L'Iran è sul Web
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  • Oggi, 29 giugno il Corriere della Sera pubblica sul suo sito web e con estrema rilevanza un breve articolo a corredo di un’immagine sulle proteste in Iran: http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_28/iran_fo...

    E’ l’immagine di una donna che mostra il dito medio ad Ahmadinejad che, in piedi dal tettuccio di un Suv, saluta la folla. E’ un’immagine fotoritoccata di un originale diffuso dall’agenzia iraniana Fars (una fonte un po’ più autorevole di Twitter, che il Corriere cita come fonte) e che mostra quella donna fare un gesto con la mano aperta di più difficile interpretazione. L'intervento grafico ha trasformato quella mano aperta in un pugno con il dito medio alzato e reso quell’immagine una “foto simbolo”.

    Non importa che l'immagine risultante sia falsa. Oggettivamente quell'intervento con Photoshop riesce in qualche modo a suggerire una lettura dell'immagine che rafforza l’originale e la rende paragonabile all’immagine dello studente di fronte al carro armato di piazza Tienanmen.
    Non importa che quelle di Tienanmen fossero riprese video perché la memoria è fotografica. E non importa nemmeno che nella piazza di Pechino di fronte al giovane ci fosse un inumano carro armato, mentre qui ci sia il corpo, esposto, del sovrano. Non importa che la stessa foto originale abbia sollevato dubbi di autenticità.
    Quello che importa è che quella immagine è in grado di influire sulla percezione della realtà di un conflitto come quello in corso in Iran.

    Tante immagini sono riuscite a farlo.
    La foto di Nick Ut della bambina vietnamita che fugge nuda dal villaggio bombardato con in napal. Gli scatti amatoriali dei soldati americani nella prigione di Abu Ghraib. Le riprese di piazza Tienamnen.

    In alcuni casi il successo delle immagini è dovuto alla loro forza evocativa, in altri c’è invece una più attenta regia. Come per la foto dei sei marines che issano la bandiera americana a Iwo Jima durante la seconda guerra mondiale. Un immagine che, come ci racconta Clint Eastwood in “Flag of Our Fathers”, costituì uno degli strumenti più importanti per la gestione del consenso interno durante la seconda guerra mondiale. Anche quella foto non era del tutto autentica in quanto non rappresentava la vittoria nella battaglia di Iwo Jima (la vittoria sarebbe arrivata solo settimane più tardi rispetto alla scatto fotografico) e nemmeno il momento in cui la bandiera venne effettivamente issata per la prima volta.

    Ma torniamo alla nostra fotografia della ragazza iraniana con il dito alzato rimbalzata anche su siti internazionali (http://telecinco.es/informativos/internacional/not.../). L’aspetto davvero curioso è che il fotoritocco di tale immagine sembrerebbe realizzato in Italia.

    Gli autori? L’associazione per la difesa dei diritti umani Secondo Protocollo (http://www.secondoprotocollo.org/). Una onlus intorno a cui sono sorti diversi dubbi e perplessità a cominciare dal fatto che molti dei suoi impiegati nominati nel sito e particolarmente attivi sul web si sono poi dimostrati essere personaggi inesistenti con fotografie rubate da siti di incontri o da Flickr. Una serie di sospetti avvalorati da prove documentali che sono stati raccolte dal sito Primo Protocollo (http://primoprotocollo.altervista.org/) e che gettano una strana luce sull’associazione in questione.

    E’ noto infatti che la manualistica delle “rivoluzioni colorate” contempli come cruciali le attività di pressione sull’opinione pubblica internazionale attraverso “agenzie” sostenute ad hoc. Tutto ciò può fare ipotizzare che tale ruolo sia svolto in Italia proprio dall'associazione Secondo Protocollo.
    Anche perchè tale associazione sembra aver svolto recentemente un ruolo analogo a fianco del deputato Gabriella Carlucci nella più provinciale disputa sul famigerato disegno di legge antipirateria (http://www.webnews.it/news/leggi/10368/gabriella-c.../).
    non+autenticato
  • si, un articolo interessante, mostra che spesso l'unica salvezza dei cittadini è l'inefficienza (o l'ignoranza) dei poteri costituiti.
  • Dove c'è la Sharia non può esserci democrazia. Leggetevi il Corano e capirete.
    non+autenticato
  • forse volevi dire "dove c'è lo stato teocratico" non può esserci democrazia (e senza bisogno di leggersi la Torah).
  • Caro Etherodox la Sharia è legge dello stato teocratico. Non mi risulta che lo stato di Israele lo sia, come non lo è lo stato Italiano, anche se qualcuno in Vaticano un pensierino lo farebbe.
    non+autenticato
  • considera meglio la versione "liberomercato" dello stato confessionale istraeliano. E' grazie alle differenze etnico-religiose che i palestinesi di gerusalemme est sono attendati fuori delle loro case, requisite dagli israeliani.
    (per chiunque volesse darmi dell'antisemita, avverto che non sono antisemita, non sono razzista, non ho niente contro gli ebrei tranne un certo prurito al senso di giustizia).
  • > (per chiunque volesse darmi dell'antisemita,
    > avverto che non sono antisemita, non sono
    > razzista, non ho niente contro gli ebrei tranne
    > un certo prurito al senso di
    > giustizia).

    Io non ho niente contro gli ebrei, tant'è che quelli iraniani hanno votato in massa Ahmadinejad, e non lo dico io ma i giornali israeliani, alla faccia delle teste di cazzo locali che blaterano di negazionismo e nazismo.
    Dei sionisti invece penso che siano la feccia del mondo occidentale, un cancro da estirpare dal mondo anche a costo di operazioni chirurgiche drastiche e devastanti.
  • Non volevo entrare in polemiche pro o contro gli ebrei, ma solo sottolineare che, dove una religione vuole dettare legge a tutti i cittadini di uno stato, fatalmente ci sarà discriminazione e mancanza di democrazia. La frase che taciterebbe qualunque oppositore sarebbe: Chi sei tu per mettere in dubbio la parola di Dio ? .
    non+autenticato
  • Silvan precisa:
    Non volevo entrare in polemiche pro o contro gli ebrei, ma solo sottolineare che, dove una religione vuole dettare legge a tutti i cittadini di uno stato, fatalmente ci sarà discriminazione e mancanza di democrazia. La frase che taciterebbe qualunque oppositore sarebbe: Chi sei tu per mettere in dubbio la parola di Dio ? .

    Non c'è dubbio che questa sia la logica dello stato teocratico in generale. Proprio perchè si tende a scordare che "stati civilissimi" e "democrazie avanzate" come Israele, sono stati confessionali a base etnica, ci ha un po' sviato il tuo primo post: "Dove c'è la Sharia non può esserci democrazia. Leggetevi il Corano e capirete".
    Ciao
  • > Non volevo entrare in polemiche pro o contro gli
    > ebrei, ma solo sottolineare che, dove una
    > religione vuole dettare legge a tutti i cittadini
    > di uno stato, fatalmente ci sarà discriminazione
    > e mancanza di democrazia. La frase che
    > taciterebbe qualunque oppositore sarebbe: Chi sei
    > tu per mettere in dubbio la parola di Dio ?
    > .

    Anche il sionismo è una religione di stato, in vigore in tanti se non tutti i paesi occidentali.
    Tanto è vero che chi in Italia nega l'"Olocausto" va in galera. E' democrazia questa?
  • Chi nega l'olocausto è un c******e che non merita la galera, solo qualche oretta di scuola serale.
  • > Chi nega l'olocausto è un c******e che non merita
    > la galera, solo qualche oretta di scuola
    > serale.

    Posso concordare con la prima parte del tuo giudizio, ma ciò non cambia la sostanza dei fatti.
    In Italia, così come in altri stati, si può negare l'esistenza del genocidio degli armeni, o dei tutsi in Ruanda, ma non la "shoah", a meno di conseguenze penali. Perché c'è la libertà di essere coglioni su tutto, meno che su una cosa. Se non è religione di stato questa...
  • Non la butterei sulla religione di stato, ma sulla ragion di stato. Se pensi al giorno di commemorazione delle foibe (con il dovuto il rispetto per chi ci è morto), vedi che le verità ufficiali non solo solo sioniste, sono giusto un po' fasciste.
  • Con tutto il rispetto per le idee diverse e sempre valida l'affermazione attribuita a Voltaire, i miei amici iraniani che vivono in italia e che sentono (più correttamente "cercano di sentire") i propri parenti ed amici in Iran la pensano in modo leggermente diverso.

    Ed il fatto che, contrariamente a Voltaire, chi gestisce gli strumenti di telecomunicazione iraniani non sia propriamente disposto a "morire perché tu possa esprimere la tua idea", bensì sembra più disposto a "farti morire" perché vuoi esprimerla, non mi fa provare naturale simpatia per chi pratica la repressione a suon di botte e di fucili, che questo avvenga a Genova o a Teheran.

    Che poi blocchino l'accesso alla rete, mi da fastidio quando lo fanno per The Pirate Bay, figurati per la cronaca.

    P.S: Una mia amica iraniana mi detto:"Invece di guardare i due contendenti, prova a confrontare le foto delle loro mogli: capirai da solo perché mi sbatto tanto per uno invece che per l'altro".
    non+autenticato
  • > Con tutto il rispetto per le idee diverse e
    > sempre valida l'affermazione attribuita a
    > Voltaire, i miei amici iraniani che vivono in
    > italia e che sentono (più correttamente "cercano
    > di sentire") i propri parenti ed amici in Iran la
    > pensano in modo leggermente
    > diverso.

    Non ho dubbi. Mi sembra altrettanto naturale che qualcuno rivendichi il diritto a un futuro per un'Iran che non copi i modelli sociali della civiltà occidentale.

    > Ed il fatto che, contrariamente a Voltaire, chi
    > gestisce gli strumenti di telecomunicazione
    > iraniani non sia propriamente disposto a "morire
    > perché tu possa esprimere la tua idea", bensì
    > sembra più disposto a "farti morire" perché vuoi
    > esprimerla, non mi fa provare naturale simpatia
    > per chi pratica la repressione a suon di botte e
    > di fucili, che questo avvenga a Genova o a
    > Teheran.

    Il passato di Moussavi, sedicente capo della rivolta, è coperto da tanti di quei cadaveri che si potrebbero fare delle montagne. Ne ha uccisi più lui di cento Ahmadinejad messi insieme.

    > P.S: Una mia amica iraniana mi detto:"Invece di
    > guardare i due contendenti, prova a confrontare
    > le foto delle loro mogli: capirai da solo perché
    > mi sbatto tanto per uno invece che per
    > l'altro".

    In democrazia il voto di ogni uomo è uguale a quello degli altri, e quello di una donna conta come quello di tutte le altre. Se invece si vuole affermare che le idee e le aspirazioni delle donne belle, benvestite e istruite valgono più delle donne coperte, brutte e retrograde si abbia l'onestà di dire che premessa dei principi democratici è l'incensazione del modello occidentale, e il rifiuto di tutti gli altri.

    Salvo poi, indignarsi perché un politico di primo piano si dice sia andato a letto con una puttana. Allora in tanti ritornano ipocriti e penpensanti.
  • > In democrazia il voto di ogni uomo è uguale a
    > quello degli altri, e quello di una donna conta
    > come quello di tutte le altre. Se invece si vuole
    > affermare che le idee e le aspirazioni delle
    > donne belle, benvestite e istruite valgono più
    > delle donne coperte, brutte e retrograde si abbia
    > l'onestà di dire che premessa dei principi
    > democratici è l'incensazione del modello
    > occidentale, e il rifiuto di tutti gli
    > altri.
    >
    > Salvo poi, indignarsi perché un politico di primo
    > piano si dice sia andato a letto con una puttana.
    > Allora in tanti ritornano ipocriti e
    > penpensanti.

    Purtroppo non val la pena dirti quante cazzate hai scritto perche' poi passano quelli di PI e segano giu' tutto, lasciati comunque dire che hai dei pensieri un po' contorti
    non+autenticato
  • > Purtroppo non val la pena dirti quante cazzate
    > hai scritto perche' poi passano quelli di PI e
    > segano giu' tutto, lasciati comunque dire che hai
    > dei pensieri un po'
    > contorti

    Ah! Dunque anche qui esiste la censura, e non solo nel paese del malefico Ahmadinejad?
    Mi dici che scrivo cazzate. Può darsi. Solo per essere più esplicito, ribadisco il mio pensiero.
    Non nego che esistano delle persone che in Iran vogliono un governo diverso da quello attuale. La tua amica ha il diritto di lottare per ciò in cui crede. Ma se davvero crede nella democrazia, deve accettare il governo che la maggioranza degli elettori nel suo paese ha votato. Rivendica brogli? Che smentisca allora anche i tanti sondaggi, condotti sa società occidentali e per di più americani, che fino a pochi giorni delle elezioni davano la vittoria di Ahmadinejad come sicura e schiacciante.
  • - Scritto da: reXistenZ
    > > Purtroppo non val la pena dirti quante cazzate
    > > hai scritto perche' poi passano quelli di PI e
    > > segano giu' tutto, lasciati comunque dire che
    > hai
    > > dei pensieri un po'
    > > contorti
    >
    > Ah! Dunque anche qui esiste la censura, e non
    > solo nel paese del malefico
    > Ahmadinejad?
    > Mi dici che scrivo cazzate. Può darsi. Solo per
    > essere più esplicito, ribadisco il mio
    > pensiero.
    > Non nego che esistano delle persone che in Iran
    > vogliono un governo diverso da quello attuale. La
    > tua amica ha il diritto di lottare per ciò in cui
    > crede. Ma se davvero crede nella democrazia, deve
    > accettare il governo che la maggioranza degli
    > elettori nel suo paese ha votato. Rivendica
    > brogli? Che smentisca allora anche i tanti
    > sondaggi, condotti sa società occidentali e per
    > di più americani, che fino a pochi giorni delle
    > elezioni davano la vittoria di Ahmadinejad come
    > sicura e
    > schiacciante.

    Abbe già i sondaggi.... il sacro sondaggio è da smentirsi... infatti nei paesi più democratici si sostiutirà la votazione col sondaggio (magari pilotato)....
    In un paese dove vige la censura e dove le elezioni non sono pubblicamente controllabili può vincere anche topolino!

    Tanto perchè tu lo sappia persino in bulgaria si indivano le elezioni e le vinceva costantemente il governo con percentuali appunto "bulgare" (oltre il 90%)... ciononostante i governi dell'epoca non sono passati alla storia come governi sotto cui vigeva un eccesso di libertà e di democrazia...

    Io non so (e neppure tu lo sai) se ha davvero vinto ahmadinejad o no e come me e te non lo sanno davvero molti iranianiani manganellarli non mi pare la soluzione del problema e sparargli per strada neppure.
    Il problema non è di dare ragione all'avversario di ahmadinejad ma quello di dare torto ad un regime teocratico-oppressivo dove le libertà individuali e colllettive non hanno la benchè minima garanzia...
    In questo quadro è ridicolo (comunque sia andata) sostenere che qualcuno abbia vinto (l'uno o l'altro) delle "libere elezioni"...
    Questo è il punto caro rexistenz!
    non+autenticato
  • quoto in pieno
    non+autenticato
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