Luca Annunziata

Caro Steve, come stai?

E soprattutto, dove sei? Nel fine settimana voci insistenti su un trapianto. Ormai il futuro di Apple si delinea sempre più chiaramente

Roma - Che le sue condizioni fisiche fossero più complesse da diagnosticare rispetto ad un "virus di stagione", come le PR di Cupertino avevano riferito durante l'autunno scorso, era evidente a tutti. Ma a distanza di sei mesi dall'annuncio del congedo temporaneo per motivi di salute, la sorte di Steve Jobs sembra - seppur fausta - molto più travagliata di quanto si fosse sospettato: secondo il Wall Stret Journal e CNBC, il CEO di Apple si sarebbe recato in Tennessee quasi tre mesi or sono per sottoporsi ad una procedura delicata come un trapianto di fegato.

A giudicare dalle informazioni fornite nelle settimane recenti anche da Steve Wozniak, co-fondatore di Apple, l'operazione deve essere andata al meglio: Jobs è in buona forma, è stato visto al campus di Cupertino e resta il ritornello dell'ufficio relazioni con il pubblico che ribadisce che il suo ritorno è previsto per fine mese. Vale a dire per la prossima settimana: ed è proprio in questo senso che vanno letti gli scoop delle due differenti fonti statunitensi. Come di consueto con Apple, la riservatezza è spesso impenetrabile: se le informazioni sulla condizione di salute di Jobs sono filtrate, è probabilmente perché si è voluto in qualche modo fare luce su una storia fin qui piuttosto oscura.

Secondo la ricostruzione indipendente fatta sia dalla testa del gruppo News Corp, sia dall'emittente televisiva che fa capo a Universal, a marzo Jobs si è recato in Tennessee per sottoporsi all'intervento: non è insolito che chi, come lui, viene trattato per un tumore pancreatico possa subire conseguenze che coinvolgono il fegato, e uno dei luoghi migliori dove sottoporsi a questo tipo di intervento è proprio lo stato che si trova a sud est degli USA. In Tennessee, infatti, non è necessario risiedere legalmente per essere inseriti nella lista di attesa per un trapianto, e la stessa lista è decisamente più corta - secondo le ricostruzioni - che altrove.
Dunque Jobs si sarebbe recato in Tennessee, e da Apple nessuno smentisce ma neppure conferma, per sottoporsi ad un intervento pur sempre complesso e di conseguenza rischioso, e che gli imporrà comunque una dipendenza a vita da trattamenti specifici post-trapianto. L'auspicio, come per chiunque affronti problemi di salute, è che il tutto vada per il meglio: di certo, però, una patologia trattabile ma cronica non si sposa al meglio con un impiego da amministratore delegato di una delle aziende più in ascesa e più osservate del panorama della Silicon Valley.

Non è un caso, forse, se nell'articolo del WSJ - curiosamente privo di fonti esplicite ma basato insolitamente su semplici indiscrezioni da una fonte ritenuta attendibile - si facciano due considerazioni: la prima è che Jobs verrà "incoraggiato" a un rientro morbido nel campus all'Infinite Loop, con un paio di mesi di part-time a cui potrebbe seguire (ma non è garantito) un rientro a tempo pieno. La seconda è che, anche durante questa fase come nel precedente interregno durato da gennaio, a tirare le fila di tutta la faccenda sarà Tim Cook: il COO, aggiunge la fonte ben informata del WSJ, potrebbe presto anche venire inserito nel consiglio di amministrazione.

A Cupertino, a scanso equivoci, si sta probabilmente preparando la successione del leader macsimo: d'altra parte il suo "coinvolgimento nelle decisioni chiave" non esclude che siano altri a metterle in pratica, la guida di Jobs non impedisce a Cook, Schiller e tutto il resto della squadra di tenere in piedi la baracca anche senza Steve che detta il passo e mette pressione. Sono andati a scuola da lui, come già ribadito a gennaio, e da lui e con lui hanno tracciato il presente e auspicabilmente il futuro dell'azienda con la mela morsicata.

Jobs, 54 anni, secondo alcuni standard d'oltreoceano è pure già troppo vecchio per guidare un'azienda che fa innovazione, che "pensa diverso" come Apple: di certo una figura come la sua passerà alla storia in questo settore, ma dopo aver fatto la parte del protagonista con Mac, iPod e iPhone, forse la spinta del CEO potrebbe essersi arrestata di fronte all'evidenza degli anni che trascorrono. Non è improbabile che Jobs abbia ancora qualcosa da dire, ma è altrettanto chiaro che Apple, per garantirsi un futuro sereno, non possa continuare a essere legata a doppio filo con le sorti del suo fondatore.

Dunque Jobs sta meglio. Una buona notizia. Magari adesso si prospetta un autunno fastoso con nuovi iPod, nuovi Mac e novità per Apple TV e distribuzione tramite iTunes Store. Poi si vedrà: in sua assenza Apple ha riguadagnato parecchio del terreno perduto in borsa durante la crisi, e ha messo in campo una buona offerta per quanto attiene i portatili con la mela. iPhone 3GS è probabilmente un modello di transizione in attesa del nuovo il prossimo anno: chissà se per allora ci sarà ancora di nuovo Steve a dettare il ritmo e la melodia di quello che resterà sempre, nella mente di tutti, il suo circo a tre piste.

Luca Annunziata
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